LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse


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Sbagliano tutto ciò che potevano sbagliare: una fiera dell’orrore a cui partecipa anche il Colle…

Riceviamo due post sullo stesso argomento ma con un taglio piuttosto diverso e così  decidiamo di metterli insieme facendone un unico post abbondantemente assortito ed esauriente.

La Conoscenza rende liberi

1) Perchè Napolitano ha sbagliato e cosa succede ora

Si aggrava il danno di immagine prodotto dai pasticcioni della PDL ed inoltre si appesantisce sempre di più la vicenda giuridica e politica conseguente.

Tutti sanno che la materia elettorale  – dopo la riforma costituzionale del 2001  – è di competenza regionale e nello specifico la legge elettorale regionale del Lazio è la l. n.2 del 13 gennaio 2005. Inoltre il TAR ha argomentato anche nel merito del “ritardo ” e dei “documenti rimasti incustoditi” ma su questo non dico nulla essendone piene le cronache di tutti i giornali.

Mi preme sottolineare l’incompetenza assoluta ed imbarazzante non solo dei presentatori paninari ( ma chi ci crede?) ma anche del governo che prende schiaffi dappertutto, nonostante eserciti di legulei sul libro paga del premeir ed i numerosi componenti della Lega che neanche conoscono quello straccio di federalismo che già è in atto nel nostro paese e di cui tanto sbraitano.

Prove di forza golpistiche ed inutili si susseguono in una fiera del tragicomico del governo più brutto della storia d’Italia.

Me anche qui la questione è chiara ed è inutile sparare sulla croce rossa, anzi “azzurra”…

Più interessante è un analisi del comportamento di Napolitano.

Il presidente ha sbagliato per vari motivi.

Premetto che giorni fa sono stato l’unico a esprimersi qua dentro a favore delle fondate ragioni politiche che portavano a considerare ingiusto un voto monco di una lista così importante come quelle del PDL.

Ciò non toglie che per seguire questa strada occorreva necessariamente un accordo politico di tutti in parlamento. E non fare a brandelli il diritto, peraltro in modo inutile e doppiamente dannoso, come ha fatto questa sciagurata  destra italiana.

Primo motivo: il decreto non è interpretativo ma modificativo e la decretazione d’urgenza  é esclusa nella delicata materia elettorale ( ciò comporterà ricorsi avanti la Corte Costituzionale che renderanno precarie e sub iudice le elezioni  eventualmente celebratesi nel Lazio )

Secondo motivo: le regole non si cambiano mentre la partita è in corso senza un accordo di tutti i partecipanti.

Terzo motivo: la competenza non è più statale ma regionale da diversi anni ormai.

Quarto motivo: un autorità di garanzia interviene dopo che un testo viene scritto e presentato, non partecipa alla sua stesura nè garantisce in anticipo il suo parere nè per far ciò dà vita ad un insieme di colloqui e trattative “tese “e ” turbolente” che pregiudicano l’immagine del PDR stesso.

Se poi tali trattative siano state condotte nei toni e nelle forme da qualcuno denunciati, ancora peggiore sarebbe stata complessivamente la condotta del nostro Presidente della Repubblica, che con la sua remissività ha imbarazzato il suo stesso ruolo e l’intero paese.

Che succede ora? Il pasticcio si aggroviglia: se oggi la Corte d’Appello confermerà la linea del TAR di ieri, non rimane per i tardivi che il Consiglio di Stato, con il rischio di una nuova forzatura governativa per il rinvio della data delle elezioni.

Se invece si darà ragione ai presentatori tardivi, ciò  sarà facilmente ricorribile al TAR.

Abbiamo messo in mano il paese ad alieni e lo sapevamo, ma non credevamo fossero così sprovveduti.

Si dice che perfino la pazienza dell’elettore di centrodestra per la prima volta venga seriamente scossa da questa vicenda, che , unitamente ai recenti scandali molto incresciosi ed imbarazzanti per il governo, comincia a creare il primo serio solco tra questa accozzaglia di delinquenti incapaci ed il proprio elettorato.

Elettorato di destra che fino ad ora aveva  ingurgitato tutto senza tanto colpo ferire.

Crazyhorse70

2) Minacce e sputtanamenti: così hai in mano il Capo dello Stato

Il lupo non perde ne il pelo ne il vizio. Due fazioni contrapposte riguardanti la firma maledetta che Napolitano ha concesso affinchè il DL venisse autorizzato, portando quindi la lista Formigoni e Polverini di nuovo in corsa. A chi bisogna dar ragione: a chi vuole che ci sia una lotta pari fra i vari schieramenti o a chi invece ha semplicemente rispettato regole e norme elettorali, presentando le liste nella maniera corretta e quindi unici a correre per una Regione? Da una parte ci sono i giornali del manganello che rifiutano questi sistemi antiquati elettorali vecchi di 50 anni che andrebbero modernizzati e resi più malleabili, dall’altra non si capisce perchè siano state soltanto queste due liste (Lombardia e Lazio) a essere riammesse e quelle minori invece no. L’editoriale di Bruno Vespa che paragonava la firma di Napolitano a quella di Sarajevo che dava inizio al primo conflitto mondiale, mette in evidenza i grandi limiti che Giorgio Napolitano ha nei confronti del Presidente del Consiglio e anche nei confronti della sua stessa nazione. Già, quest’Italia sempre più inghiottita dal regime berlusconiano, che si permette in un primo momento di ricorrere alle minacce e alle rivolte di piazza per incitare tutti al massacro “mediatico” di chi ha ostacolato la loro ascesa al potere, poi queste minacce vengono adottate dallo stesso Premier, che nell’incontro notturno con Napolitano, con toni forti e prepotenti ha sottolineato quanto sia fra i due, lui quello importante e popolare, con tutti i consensi e le lodi. Non Napolitano, che invece sarebbe finito senza Berlusconi. Le dichiarazioni del Capo dello Stato che sono poi seguite, lasciano troppi dubbi, poche certezze e una convinzione: quel testo è stato scritto per mascherare ciò che ci viene nascosto da sempre: la sudditanza italiana nei riguardi di Berlusconi. La Costituzione viene fatta a pezzi, il Premier comanda il trenino, a seguire poi i suoi avvocati che gli rinviano puntualmente gli incontri in tribunale, mandandolo simbolicamente prima in Brasile e poi a Washington, se per caso poi qualcuno si azzarda a dire che non c’è collaborazione fra le parti, allora si mette fuori il legittimo impedimento non riconosciuto quando c’era il Consiglio dei Ministri. Le parole poi di Napolitano sanno di rassegnazione: “La vicenda è stata molto spinosa, fonte di gravi contrasti e divisioni, e ha messo in evidenza l’acuirsi non solo di tensioni politiche, ma di serie tensioni istituzionali”. Poi va avanti con il rispetto dei ruoli. Ma questo rispetto dei ruoli sembra si andato a farsi benedire nell’incontro con il Premier. Se poi in un primo momento Napolitano si era rifiutato di firmare, il giorno dopo, resosi conto di com’era andato l’incontro (tra l’altro nessuno ha ancora smentito le minacce di Berlusconi) e visto il clima di sommossa popolare che avrebbe fatto partire Berlusconi, tra televisioni, giornali ed elettori, arriva la firma. Poi, che nessuno parli di un “attentato allo Stato” è anche perfettamente normale: l’articolo 289 dice “attentato contro gli organi costituzionali e contro le assemblee regionali”, una cosa che non è proprio l’ultima delle norme visto che è punito con la reclusione da uno a cinque anni a chiunque commetta atti violenti diretti ad impedire, in parte o temporaneamente, al presidente della Repubblica o al governo l’esercizio delle attribuzioni o delle prerogative conferite dalla legge. La figuraccia, Napolitano a parte, è stata comunque fatta perchè il Tar ha annullato il decreto salva liste, non riconoscendo sufficiente la presenza in tribunale dei rappresentanti di lista. Ignoranza e prepotenza ora vanno di pari passo, entrambe punite. Tanto rumore per nulla, quando poi si pensa che simili signori sono anche quelli che dovrebbero guidare le nostre Regioni e il nostro Paese. In attesa che prima o poi venga fatto un DL anche contro il Tar e del Consiglio di Stato, il mistero della notte Napolitano-Berlusconi è ancora tutto da scoprire. Anche se forse sarebbe meglio non sapere la verità in certi casi.

Nicola Sorrentino


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Bullismo a Napoli

Di Nicola Sorrentino
Napoli. A descrivere bene la mentalità camorristica che inevitabilmente influenza i più giovani ci aveva già pensato Roberto Saviano, nel libro Gomorra e poi nel secondo La bellezza e l’inferno. Una mentalità che influenza i ragazzini dei quartieri e li spinge a imitare sempre di più personaggi che invece andrebbero allontanati, ignorati o peggio ancora cancellati. Una mentalità che può essere ritrovata negli atteggiamenti di tutti i giorni, nel quotidiano di ragazzi che assumono atteggiamenti intimidatori perchè sono il figlio di quello, perchè sono il fratello di quell’altro, perchè sono stato in galera, perchè quello li ha guardato la mia ragazza e via dicendo. E via poi con le sparatorie, le stragi, quelle accidentali, le vittime innocenti e quant’altro: tutto dovuto all’influenza che inevitabilmente ti cattura in quelle zone rosse.

E’ dalla base che bisogna partire, da quando i ragazzi sono più piccoli che cominciano a sentir parlare del fenomeno criminale, dei vantaggi che questi porta, del rispetto che sembra essere l’obbiettivo primario di chi si spinge in strada modificando i suoi modi di fare e le sue parole, con il fine di camminare a testa alta e mettendo nello stesso tempo paura agli altri. Anche nelle scuole succede tutto questo. A far da protagonista alla vicenda è un ragazzo di 13 anni, che in una succursale della scuola media di Pianura, la “Ferdinando Russo”, si è presentato impugnando una pistola, mostrandola poi ai suoi compagni. Le parole del ragazzino che parlava “fiero” del suo nuovo acquisto, sono quelle che si sentono comunemente per alcune strade e che sono recitate per intimidire o peggio ancora per presentarsi, per la serie “tu devi aver paura di me”. E questo ragazzo sembrava molto convinto di quello che stava facendo: “Sono il figlio di un boss e voglio che mi portiate rispetto”.

Subito dopo ha sparato ben 4 colpi a dei cassonnetti della spazzatura nelle vicinanze, non accorgendosi però che non erano usciti dei proiettili, ma che la pistola dalla quale aveva sparato era una semplicissima scacciacani. I docenti scolastici nell’intervallo hanno chiamato i carabinieri, avvertiti i primi da un insegnante, portando il ragazzo in caserma. Qui è uscita di nuovo fuori tutta la spavalderia del ragazzo, la sua convinzione forte e intimidatoria che recitava “Tanto non potete arrestarmi ho 13 anni”. Figlio di una onesta famiglia, padre e madre lavoratori, con un fratello indagato per degli scontri avvenuti al San Paolo di Napoli e per gli scontri avvenuti per la discarica di Pianura. Il fratello più piccolo invece, è seguito da alcuni assistenti sociali e non è per niente un ragazzo facile, in più mettiamoci che sembra aver subito una mediocre influenza da “guappariello di quartiere”.
La scuola ha visto il giorno dopo alcuni ragazzi rimanere in casa, le famiglie spaventate hanno deciso almeno per un giorno di rimanere sicuri. Nonostante questo, il luogo dove è avvenuto il fatto è sempre stato un istituto tranquillo, il compito sarà ora di far tornare la tranquillità. Ma questi non sono casi isolati, troppi giovani si lasciano prendere dal “fascino del criminale”, è una consuetudine che non fa quasi più notizia oramai.

Fonte: La Repubblica – Edizione di Napoli