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IN OCCASIONE DELL’8 MARZO: UNA RIFLESSIONE SU FEMMINISMO E FEMMINILIZZAZIONE NELLA SCUOLA ITALIANA

32 commenti

Riprendiamo le trasmissioni oggi 8 marzo pubblicando due post  adatti all’occasione. Il primo è questa riflessione di Lucio Garofalo, il secondo che lo segue è di Rosellina ed è in parte anche una risposta al primo.

La Conoscenza rende liberi.

Probabilmente, occuparsi oggi di un tema vasto e controverso come il “femminismo” potrebbe apparire demodé nel senso che, per quanto si possa sollevare un problema reale ed oggettivo, l’approccio rischierebbe di essere  superato e scorretto in partenza.

Non c’è dubbio che diversi segnali attestano che l’uguaglianza tra i sessi rappresenta un traguardo ancora distante quando si tratta dei ruoli decisionali, benché la presenza femminile in molti settori lavorativi sia in costante aumento. E’ innegabile come in tutti gli ambiti lavorativi e sociali i maschi detengano e difendano a denti stretti le posizioni di maggior prestigio e potere. La discriminazione diventa un dato più evidente nel campo della politica, soprattutto ai vertici del potere. Infatti, tranne rare eccezioni, i “boss” dei partiti politici più importanti in Italia sono quasi tutti elementi maschili. Ciò è vero anche per gli ambienti della cosiddetta “sinistra radicale”, compresa Rifondazione comunista, i cui quadri dirigenti sono stabilmente in mano agli uomini.

Nel contempo, laddove esiste una netta prevalenza femminile, come nel settore della scuola, il rapporto di potere è rovesciato: infatti, sono in aumento i dirigenti scolastici donna. Tuttavia, a riguardo mi sono formato alcune convinzioni che, all’apparenza, potrebbero risultare invise alle più accese “femministe”. Mi riferisco alla realtà della scuola italiana, soprattutto a livello dei primi ordini di scolarità: scuola dell’infanzia, scuola primaria e secondaria di I grado. In tale contesto la femminilizzazione è un dato dominante. Si pensi alle scuole materne, laddove gli elementi maschili sono completamente assenti, o alle scuole elementari, dove i maestri costituiscono una netta minoranza. Ebbene, sono convinto che uno tra i principali problemi della scuola italiana (non l’unico, è ovvio) sia rappresentato dall’eccessiva femminilizzazione.

Mi spiego meglio. Altrove, ad esempio in Francia o in altri stati europei (in particolare nei paesi scandinavi) la presenza maschile è più consistente e, in alcuni casi (si pensi alla Norvegia), è addirittura massiccia. La ragione si intuisce e si spiega facilmente. In tali paesi gli emolumenti assegnati agli insegnanti sono più appetibili e convenienti, per cui gli uomini aspirano in maggior numero ai posti di insegnamento, a differenza del nostro paese, dove gli stipendi retribuiti alla classe magistrale sono a dir poco indecenti.

Ebbene, lo scarso valore economico riconosciuto alla professione docente in Italia, deriva almeno in parte dalla eccessiva femminilizzazione nella scuola. Infatti, le donne che insegnano sono nella quasi totalità madri e mogli, impegnate ad attendere alle faccende domestiche e accudire la prole, relegate in ruoli marginali rispetto ai coniugi, che magari svolgono funzioni più vantaggiose e remunerative sul piano economico.

Pertanto, le insegnanti che sono anche mogli e madri non hanno molto tempo, né voglia per dedicarsi ad attività sindacali e sociali, e tantomeno per occuparsi di politica. Per le medesime ragioni, quando si tratta di lottare e rivendicare i propri diritti, ottenere miglioramenti nella propria condizione lavorativa, le insegnanti (mogli e madri) tendono a sottrarsi e disimpegnarsi in modo decisivo, per cui il potere contrattuale della categoria si è ridotto progressivamente. Non a caso le adesioni agli scioperi nel comparto scuola sono più basse rispetto ad altri settori, laddove la presenza maschile è più alta. Si pensi ad esempio all’industria metal-meccanica o ad altri ambienti di lavoro.

Il mio non è un atto d’accusa nei confronti della presenza femminile nella scuola e nella società italiana, anzi. Il mio intento è esattamente quello di ridestare le coscienze assopite delle donne, distratte da troppi impegni familiari e di altro tipo, siano esse insegnanti, madri e mogli, siano esse indipendenti, perché la liberazione della società passa anche attraverso l’emancipazione effettiva delle donne da una condizione di marginalità e subalternità a cui ancora sono costrette nella società italiana, in vari ambiti professionali, ma ancor più sul versante del potere politico decisionale.

Lucio Garofalo

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Autore: laconoscenzarendeliberi

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32 thoughts on “IN OCCASIONE DELL’8 MARZO: UNA RIFLESSIONE SU FEMMINISMO E FEMMINILIZZAZIONE NELLA SCUOLA ITALIANA

  1. Lucio, trovo la tua analisi – che in genere é approfondita ed esauriente – piuttosto superficiale e carente ma preferisco risponderti nel post successivo.

  2. Pingback: Sessismo e ricerca scentifica, femminismo e maschietti più o meno evoluti… « LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

  3. non è vero proprio l’assunto:
    non so in che scuola lavori tu
    ma ti assicuro che le donne maestre e professoresse si fanno il mazzo per resistere e combattono come e più dei maschi

    • Premetto che il mio articolo si proponeva di essere velatamente e garbatamente ironico sullo stato generale della scuola italiana, ma evidentemente sono stato fin troppo velato e garbato, dal momento che gli spunti ironici risultano assai difficili da cogliere, probabilmente sono addirittura impercettibili. Dunque, il problema è dipeso esclusivamente dal sottoscritto.

      Comunque, rispetto all’obiezione mossa da Gioia, ammetto che la mia analisi e il mio giudizio sono stati influenzati direttamente dal tipo di ambiente in cui insegno, laddove si registra un’elevatissima percentuale di donne che sono molto avanti con l’età. Infatti, un altro grave problema che affligge l’odierna scuola italiana è costituito (appunto) dall’invecchiamento avanzato del personale docente, una situazione riconducibile alla senilizzazione diffusa nella società italiana nel suo complesso. Quindi, l’eccessiva presenza femminile (e, aggiungo, senile) nella scuola italiana rappresenta indubbiamente un fattore negativo, in alcuni casi addirittura un ostacolo, in quanto frena e condiziona la volontà e la capacità di lotta e di emancipazione della categoria, per cui è un elemento che limita pesantemente il potere contrattuale e rivendicativo della classe docente. Questo è un dato di fatto assolutamente oggettivo e incontestabile.

      Per quanto concerne il riferimento all’eccessiva presenza femminile nella scuola italiana (altrove, come in Francia o nei paesi scandinavi, esiste una situazione molto diversa) riconosco che si possa facilmente travisare il discorso e cogliere nel mio ragionamento un elemento di provocazione sessista o maschilista, ma lo spunto del ragionamento deriva dalla constatazione empirica di un dato oggettivo e inequivocabile, presente almeno nella realtà lavorativa in cui opero, che considero emblematica.

      Mi riferisco al fatto che la maggioranza delle donne inserite nel mondo della scuola, in modo particolare nel Meridione, sono mediamente anziane e risultano alquanto oberate di occupazioni sul versante familiare, essendo impegnate ad accudire la prole e affaccendate nelle mansioni domestiche, per cui è comprensibile che tali fatiche aggiuntive siano tali da ridurre, o addirittura annullare, sia il tempo che la voglia di battersi e lottare nei rispettivi luoghi di lavoro per affermare o salvaguardare i propri diritti sindacali e non solo. Questo è un fatto oggettivo e incontrovertibile, che bisogna semplicemente riconoscere senza ipocrisie.

      Per quanto riguarda il commento di Rosellina mi piacerebbe che lei spiegasse meglio cosa intende quando scrive “Prendiamo Lucio Garofalo, che fa oggi un post che è un compitino perfettino ed un po’ ipocrita”. L’articolo di Rosellina è senza dubbio interessante e merita un’attenta riflessione, per cui mi riservo di commentarlo in un intervento successivo, non appena avrò un pò di tempo libero. Ora mi tocca rientare a scuola per partecipare ad una riunione di lavoro con le colleghe “befane”. Stavolta ho usato un’ironia meno velata e meno garbata, ma spero che nessuna si offenda…

  4. il solito paternalismo e sessismo travestito da “consiglio solerte”
    ma vaffanculo

  5. non è l’ironia più o meno velata, il problema, ma l’assunto esplicito sessista che, vedo, ripeti con ancor più forza quasi a voler chiarire un aspetto che abbiam capito già bene: il fatto appunto che tu sia convinto di quella debolezza politica femminile nella scuola, addirittura ora “dato incontrovertibile ed oggettivo”.
    Peccato : da quel che scrivevi pensavo fossi alieno da questi luoghi comuni piccolo borghesi ed antifemministi da 4 soldi.
    Sei la prova che avere letto Marx significa essere marxiani, non marxisti, onore che capita solo a chi vive sulla propria pelle i bisogni di tutti ed il conseguente desiderio di liberarsene.
    Eppure la mia esperienza come quella di altre compagne avrebbe dovuto aiutarmi a capirti subito, essendo purtroppo frequente il fenomeno dei “compagni” nella lotta e “fascisti” nella vita…

  6. Rilevare e registrare un elemento di verità, senza camuffarla sotto veli di ipocrisia e senza scadere nel linguaggio “politicamente corretto”, significa essere realmente marxisti e rivoluzionari. Scriveva una grande rivoluzionaria marxista (e femminista ante litteram), cioè Rosa Luxemburg, che in materia di marxismo l’ortodossia non consiste nell’adesione acritica ad una determinata tesi di Marx, Lenin ed altri, oppure nell’esegesi di un “testo sacro”, ma si dimostra nell’accettazione critica di un metodo di indagine e di trasformazione, quello della dialettica rivoluzionaria, che va sviluppata in base ai criteri dei suoi fondatori, per cui si tratta di proseguire e sviluppare una scienza (proletaria e rivoluzionaria) oltre i risultati già acquisiti.

    Non facciamo polemiche inutili e stupide tra compagni (“compagni” nella lotta e “fascisti” nella vita) e compagne (femministe), perché si rischia di ripetere, sotto forma di farsa, errori spaventosi già commessi negli anni ’70…

  7. la verità è che ti è estranea ogni questione concreta sulla condizione della donna – ne parli con malcelato distacco e disinteresse – sia nel pensiero che nel linguaggio
    pertanto la mia polemica non è astratta dal momento che sei tu che credi che ci sono troppe donne nella scuola
    lasciamo perdere solo ed unicamente perchè tu non sei interessato veramente a capire e quindi neanche io a spiegarti

  8. Infatti, lasciamo perdere che è meglio. Si vede che la verità fa male e rende aggressivi. E questo si evince dal tono e dal livello degli epiteti che mi sono beccato, che variano dal “fascista” e “paternalista” di Rosellina fino al più esplicito, classico e volgare “vaffanculo” di Antonia, offese ed ingiurie degne del peggior energumeno…

    • Lucio
      tu scrivi un post dicendo che le donne indeboliscono la scuola
      che sei stato leggero ed ironico
      che la verità fa male
      che è un dato oggettivo ed inconfutabile

      e continui a considerarti persona di sinistra?
      Fai tu
      di provocatori e maschilisti qui ce ne son tanti
      ma non pretendono anche di esser marxisti
      nè si lagnano se vengono contestati ( rosy ti ha dato addirittura sopazio in un suo post) nè se insistono
      insultati come meritano
      tu devi fare pace con l’altro sesso
      che disprezzi come un fascista qualsiasi
      questo è il mio pensiero

      • Io non sono e non mi considero una “persona di sinistra”, in un senso “politicamente corretto” e “radical chic”. Di siffatti “sinistrati” ne abbiamo visti tanti anche al governo e con quali risultati?

        Io sono e mi reputo un marxista rivoluzionario, cosa molto diversa, in quanto non ho il problema di ricercare e riscuotere i consensi e le simpatie dell’uditorio, tantomeno di quello femminile. Se e quando voglio conquistare qualcuno lo faccio a viso aperto, con la persona che mi sta di fronte.

        La mia preoccupazione, invece, è di ricercare la verità mediante un approccio critico e dialettico ai problemi reali, facendo emergere le contraddizioni oggettive che possono risultare scomode e ingombranti per qualcuno, uomini o donne che siano.

        Faccio presente che per un marxista non possono esistere tabù o dogmi, per cui non esito a mettere in discussione nemmeno i tabù e i dogmi femministi.

        Avrei preferito essere criticato per il metodo impiegato in questo caso, non per i risultati a cui sono approdato. Ripeto, potrei anche avere torto rispetto ai contenuti del mio ragionamento, magari perché condizionato da esperienze parziali e soggettive. Ma ribadisco che non mi interessa catturare il consenso altrui, ma la verità delle cose, per cui si può anche sbagliare finché si è in buona fede…

        • L’ultima cosa poi me ne vado anch’io…

          “La mia preoccupazione, invece, è di ricercare la verità mediante un approccio critico e dialettico ai problemi reali, facendo emergere le contraddizioni oggettive che possono risultare scomode e ingombranti per qualcuno, uomini o donne che siano.”

          affastellare una marea di luoghi comuni sulle donne affacendate, senza neanche comprendere il peso di questi impegni, per poi concludere contro la femminilizzazione della scuola
          per te è fare “emergere le contraddizioni oggettive”?
          Una risata ti seppellira’…

          la tua analisi sui bisogni è molto parziale, molto carente e dagli effetti controrivoluzionari
          lascia perdere
          sei bocciato anche in teoria
          oltre che in pratica
          come pensavo non meritavi che insulti
          maschilista spocchioso e succube della propaganda di destra di questi anni

        • ancora perdi tempo con ‘ste squinzie dei centri sociali?
          basta hai ragione le donne nel mondo del lavoro sono un peso
          ottengono un posto e poi si mettono a sgravare e mancano per 5 anni ed un piccolo imprenditore che deve fare che non può neanche licenziarle?
          non farti elecubrazioni mentali, se ti insultano é perché le hai colpite
          e vogliono pure la parità dei diritti?
          ripeto è tutta roba dei centri sociali – lo sento da come parlano, tipo zecche – rimandale affanculo pure tu…

          • Lucio, compagno rivoluzionario, ecco un camerata con cui puoi parlare liberamente dei tuoi argomenti sulle donne e la scuola

            • Se le lotte e le rivendicazioni femministe fossero affidate ad elementi come antonia, temo che le donne sarebbero ridotte molto male…

  9. APPUNTO PIANTALA
    Io conosco molte donne e colleghe che pur avendo da fare il doppio dei colleghi non si impegnano la metà, ma nella stessa misura
    il che vorrebbe dire che i colleghi, in proporzione , sono mogi e tristi individui sensa entusiasmo nè voglia di impegnarsi
    ma non ho mai pensato di GENERALIZZARE e scrivere un pezzo come il tuo sulla differenza di specie…
    se insisti e ti becchi gli insulti di ogni donna che passa ci sarà un motivo
    forse questi lunghi anni di inverno delle ideee della opratica di sinistra
    ti hanno trasformato in un maschilista piuttosto spinto, visto che teorizzi come oggettive le tue deliranti e piccole soggettività frustrate!
    SE LA PENSI COSì sulle “donne come peso” mi impietosisco per la tua compagna se ce l’hai
    chissà con quanto sussiego e paternalismo superiore la tratterai…
    inoltre, cosa che ti dissi una volta per email,
    dovresti imparare che qui nessuno ha il tempo libero di un insegnante, ce ne abbiamo molto meno, eppure riusciamo ad avere il rispetto per gli altri di leggere e commentare ogni tanto anche il post altrui
    e non solo di usare i blog come cassette postali.
    Io i tuoi li leggo e quando mi attizzano le commento, tu puoi dire altrettanto?
    E non dirmi di non aver tempo, perchè qui dentro c’é molta gente che scrive e commenta ed ha molto meno tempo libero di te…

  10. Mah, non capisco proprio cosa c’entri l’ultima tua osservazione con il tema in questione.

    Se io intervengo raramente sul blog saranno fatti miei. Se e quando vengo chiamato direttamente in causa intervengo sempre e in modo corretto, serio e rispettoso, almeno fiché dall’altra parte registro lo stesso atteggiamento. Se c’è una cosa che mi indigna è l’ipocrisia, per cui sappi che ogni mia posizione e opinione sono sempre animate e ispirate dall’onestà e dal rigore intellettuale. Naturalmente posso sbagliare anch’io. E per foruna, aggiungo.

    Inoltre, il fatto che tu chiami in causa la mia compagna non ti fa onore, perché io non tiro mai in ballo altre persone che non c’entrano nulla nella discussione, a maggior ragione le persone care per il mio interlocutore, anche se polemizzo con questo.

    Ti faccio altresì notare che se tu diventi tanto aggressiva di fronte alla minima contrarietà (ideologica) non credo che tu possa lamentarti se il tuo interlocutore possa reagire e replicare con altrettante durezza e aggressività. Ma sappi che io non lo faccio, anzitutto perché rispetto il pensiero altrui e rispetto le persone, a prescindere dal loro sesso e da qualsiasi altra caratteristica.

    Infine, ritengo inutile continuare a discutere con te…

  11. io non ho chiamato in causa nessuno
    non ti conosco e non so chi sei
    quindi è evdiente trattasi di
    discorso ipotetico
    che evidentemente non comprendi

    quanto al fatto che tu rispetti qualcuno
    sei solo rispettoso nella ipocrita forma
    perchè nella sostanza hai aspettato l’8 marzo
    per insultare tutte le donne dicendo quel che hai testualmente detto e che per te
    è “la verità che fa male”

    spocchioso e maschilista
    volevi passare oltre?

    quanto al discutere con me
    io avevo interrotto già da prima
    ma forse volevi avere l’ultima parola
    accomodati

    • Mi rendo conto che con te è impossibile ragionare. Prima tiri (ipoteticamente) in ballo altre persone, quindi accusi me di non averti compreso. Pretendi rispetto ma non sei in grado di riservare un trattamento equivalente a chi non la pensa come te, arrivando persino a manipolare il discorso e ad insinuare che io abbia atteso l’8 marzo per “insultare tutte le donne”. Cosa non vera per mille motivi, anzitutto perché non mi sono mai riferito a tutte le donne, e nemmeno a tutte quelle che lavorano nella scuola. Se hai difficoltà a comprendere il significato elementare di un testo, non posso farci nulla. Ripeto: potrei sbagliarmi, ma per l’esperienza che ho vissuto nella mia realtà scolastica, la presenza femminile costituisce un elemento negativo. Questo non significa generalizzare, io non l’ho mai fatto, né pensato. Alla generalizzazione sei giunta tu, essendo probabilmente prevenuta.
      Infine, t’informo che non m’interessa avere “l’ultima parola”, tantomeno in un confronto come questo…

  12. rosy non fargli retta
    diceva di non aver tempo, neanche fosse un manager
    ma è tutto il giorno che sta su ‘sto blog
    solo perchè l’hai tirato giustamente in ballo
    ma pensa che provocatore intelligente e di sinistra, mancava solo dicesse apertamente : ” le donne sono inferiori agli uomini” e poi li aveva consumati tutti i luoghi comuni

  13. aveva ragione rosy che volevi avere l’ultima parola

    “.. nella mia realtà scolastica, la presenza femminile costituisce un elemento negativo”

    ” Ebbene, sono convinto che uno tra i principali problemi della scuola italiana (non l’unico, è ovvio) sia rappresentato dall’eccessiva femminilizzazione.”

    “Quindi, l’eccessiva presenza femminile (e, aggiungo, senile) nella scuola italiana rappresenta indubbiamente un fattore negativo, in alcuni casi addirittura un ostacolo, in quanto frena e condiziona la volontà e la capacità di lotta e di emancipazione della categoria, per cui è un elemento che limita pesantemente il potere contrattuale e rivendicativo della classe docente. Questo è un dato di fatto assolutamente oggettivo e incontestabile.”

    queste sono un po’ delle tue affermazioni. Hai il coraggio di non considerarle generalizzazioni?
    ah ah aha ah
    continua da solo la saga dei luoghi comuni…e meno male che non hai mai tempo per leggere i post degli altri : a giudicare da oggi hai molto tempo libero…

  14. Basta. Me lo state massacrando!
    Io proclamerei un KO tecnico, nell’interesse del povero lucio.
    ….e poi noi diciamo che il femminismo è in crisi…
    ritratto, con gioia, a nome di tutti i maschietti!

    • Guarda che a me interessano la discussione e il confronto, non il pugilato, né la “Guerra dei Roses”, per cui non si tratta di ingaggiare un match o uno scontro.

      La rissa (in questo caso verbale) non serve a ricercare la verità, ma solo a deviare l’attenzione dai problemi reali. Se qualcuno ha scambiato questo blog per un ring pugilistico, ricordo che un match è composto non da uno, ma da diversi round. Inoltre, in un leale incontro di pugilato non sono ammessi colpi bassi.

      Pertanto, uscendo fuori dalla metafora sportiva, rivolgo un invito a chi intende ragionare sui problemi sollevati e rimando al commento successivo…

  15. sembra che lo abbiano “massacrato” solo perché lucio ha voluto trattarle con riguardo

  16. Mi rivolgo a tutte le persone ragionevoli, a cui interessa realmente discutere in maniera serena e civile, onesta e rigorosa, senza remore o tabù, senza timore della verità, senza dogmi o pregiudizi di qualsiasi natura, origine e provenienza.

    Vi invito a ricercare la “verità”, o avvicinarci ad essa. Naturalmente mi riferisco alla realtà dei problemi in questione, ossia ai temi sollevati nel mio articolo.

    Lo spunto iniziale è il seguente: provate a svolgere un’attenta indagine statistica per verificare i dati relativi alle adesione agli scioperi registrati nella scuola italiana e paragonateli con le cifre riscontrate negli altri paesi europei, oppure metteteli a confronto con le percentuali rilevate in altri settori e comparti lavorativi.

    Molto probabilmente scoprirete ciò che ho scoperto io.

    Il mondo della scuola italiana, in gran parte è formato da un corpo docente sprovvisto di qualsiasi spirito di solidarietà e di lotta, persino a livello corporativo, figuriamoci se si possa parlare di fraternità proletaria o coscienza di classe.

    La domanda che sorge spontanea è la seguente: perché?

    Mi/vi domando: c’entra o non c’entra una evidenza oggettiva, ossia la prevalenza femminile nella scuola?

    A questo dato si associano ovviamente altri fattori, che intervengono negativamente, ovvero:

    1) un motivo di tipo anagrafico, vale a dire l’età molto avanzata del personale docente (in gran parte femminile: invito chinque a smentirmi), per cui è più stanco e demotivato alla lotta;

    2) infine, un elemento ideologico e culturale, cioè la mentalità piccolo-borghese che influenza le idee e gli orientamenti della categoria docente…

    • smentito
      l’età media si è molto abbassata
      i docenti sono per lo più donne solo nella scuola primaria e dell’infanzia
      quindi se i tuoi ragionamenti partono da dati errati anche le conclusioni lo sono…
      ritorno tra poco

  17. sono in piena campagna elettorale e non ho tempo di trovarti i dati oggi
    ma credimil’età media si è abbassata ed anche la prevalenza femminile nela primaria e nella infanzia è diminuita a favore degli uomini
    i dati vanno interpretati nelle loro lineee di tendenza
    e comunque lo “svaccamento” nella professione e nell’impegno sindacale è assolutamente trasversale
    Ti dico anche che negli ultimi tempi il movimento dei precari e le lotte contro la Gelmini – io ne so qualcosa con il NGD – hanno ridato fiato all’opposizione.

  18. io ho contestato le conclusioni di Lucio senza sapere se i dati di partenza erano errati o meno e rimango della idea che giustapporre banali “verità” empiriche, seppur fossero veritiere, per concludere contro la femminilizzazione di un settore qualsiasi dell’attività sia una operazione scorretta e contraria alla verità delle cose, una operazione miope e di destra,un modo subdolo per perpetuare delle ingiustizie giustificandole.
    Ed anche peggio , perchè non viene da un panattoni o un mediolungo ma viene camuffato da “stimolo alle lotte”.

    Ne abbiamo avute fin troppe nella storia di atteggiamenti paternalistici come anche di provocazioni misogene e maschiliste per accettarne ancora, specie da chi si camuffa “amichevolmente” da compagno.

    La verità delle cose di Lucio è la statica fotografia classista e sessita di un pezzetto di scuola in un pezzetto d’Italia spacciata per rivelazione politica.

    Vi faccio e un esempio storico:
    nelle scuole serali degli anni ’50 alla Fiat di Torino, gli impiegati ed i quadri si lamentavano spesso del dover andare a rilento nell’apprendimento scolastico, a causa della presenza dei primi operai che stanchi di ore ed ore passate sulle macchine in catena di montaggio, avevano bisogno di più tempo per riuscire a concentrarsi ed a seguire le lezioni serali.
    E gli altri si lamentavano appunto dell’eccessiva operaizzazione delle scuole serali che comporttava la minore qualitè degli studi e la lentezza delle lezioni, C’erano anche polemiche “ambientali” dovute al cattivo odore degli operai che spesso in tuta raggiungevano le scuole dopo essersi ripuliti a mala pena.

    Poi la storia insegna che quegli operai in seguito han fatto prendere coscenza di classe con il loro esempio e con le loro lotte alle altre categorie produttive sprovviste di tale elemento qualificante.

    Così ritengo che la scuola, che non produce pezzi di alluminio ma cultura ed educazione alla vita, sia stata arricchita dalla presenza femminile e non danneggiata.
    Mi rendo conto che è anche inutile insistere se non si vuol capire questo punto, si diventa come quei leghisti che ti sformano i dati sulla delinquenza proporzionalmente maggiore tra i migranti rispetto a quella presente tra i cittadini italiani.
    Tale fotografia della realtà, se per ipotesi foss vera, non sarebbe una analisi veritiera che tiene conto del contesto e della non comparabilità di dati estrapolati da situazioni diverse ( essere migrante, essere cittadini), non farebbe di questi dati una analisi politica vera e reale, ma un’accozzaglia di dati non interpretati e strumentalizzati per mettere allarme sociale nelle popolazione, cosa peraltro riuscita.
    L’Analisi e la verità politica di un fenomeno è la interpretazione scelta in base all’ottica politica dell’interprete.
    Evidentemente l’ottica politica di Lucio Garofalo nel tempo si è modificata ed ora è diversa da qualle che egli ritiene ancora di possedere, sicchè si fa strumento di un a battaglia di retroguardia – per certi aspetti dividendo le energie interne – utile solo all’avversario dela scuola pubblica, che è per starana coinsidenza anche l’avversario dei diritti delle donne, che è sempre lo stesso da secoli, lo stesso che sfrutta gli operai e discrimina le minoranze. Del resto i nostri padri costituenti non a caso hanno inserito il divieto di discriminazione sessuale fra i principi costituzionali…

  19. Comincio a temere che Rosellina abbia ragione: mi sono probabilmente “imborghesito”. A furia di frequentare l’ambiente individualistico e piccolo-borghese che plasma la mentalità e lo spirito dominante nel mondo della scuola, in particolare le idee e i comportamenti del personale docente, si è modificata nel tempo anche la mia ottica politica, come suggerisce Rosellina. A questo punto comincia a sorgermi qualche dubbio. In ogni caso, registro con piacere l’inversione di rotta in positivo, cioè un migliore atteggiamento da parte di Rosellina…

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