LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse


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Bavaglio alle trasmissioni

Il provvedimento era nell’aria, ma ora si è trasformato in realtà. Il CDA della Rai ha deciso di chiudere tutti i programmi di stampo giornalistico per un mese grazie alla campagna elettorale. Nessuna trasmissione, inchiesta, talk show, approfondimento politico potrà andare regolarmente in onda per non contrastare con la “presentazione” dei vari candidati per la Regione.

Nonostante le proteste forti e le promesse (quella di Santoro) di provare ad andare comunque in onda, i cittadini non potranno venire più a conoscenza dei profili di tutti i candidati che si apprestano a darsi battaglia. Ecco, proprio il conoscere e delineare i profili di questi signori è una cosa che in Rai bisogna evitare, anzi diciamo che bisogna evitarla dappertutto. Le notizie non devono trapelare, ne bisogna stilare la lista di tutti i rinvii a giudizio, processi e colpevolezze che fanno da contorno alla metà dei candidati. I vari Floris, Santoro, Vespa ( sacrificato per parcondicio) sono imbavagliati, nonostante questi avessero provato a portare avanti temi differenti dalla politica. Flores con il costo della vita, Santoro prima con lo scandalo della Protezione Civile (dove centrava la politica ma non è colpa nostra, semmai la loro) e poi con il caso Morgan, infine Lerner con lo scandalo Telecom-Fastweb. Ma neanche questo basta, neanche questa tipologia di argomenti deve essere approfondita. Meglio non far luce sui favoritismi del capo della Protezione Civile, ne sul riciclaggio di soldi creando una delle più grandi truffe della storia, ne di illustrare i modi rozzi e barbari che mafiosi, camorristi e ndranghetisti utilizzano per portare a spasso politici di un certo spessore. Se poi vogliamo fare tutto a favore della libertà di una campagna elettorale, dai piani alti sono più giustificati, visto che Formigoni in Lombardia e Errani in Emilia Romanga sono ineleggibili per legge, ma nonostante questo hanno comunque chiesto un ricorso e un aiuto perchè le leggi possono anche non essere rispettate, così come ha fatto la Polverini che ha chiesto aiuto di cani e porci, di capi di Stato e giudici in toga rossa per ritornare in corsa. Dunque oscuriamo le notizie, mandiamo l’informazione a farsi benedire e lasciamo che si assista a noiosi programmi di partito, proposte e quant’altro sia necessario a farsi “bello” davanti al grande schermo, lasciamo che sia il TG1 a occuparsi di tutti gli altri approfondimenti e di assolvere o prescrivere chi gli pare, lasciamo anche che la gente dell’Aquila rimanga li, con le sue carriole a protestare o a ignorare le pietre tombali abbandonate e lasciate li a confondersi con le macerie. Lasciamo anche che i sindaci dei paesi limitrofi dichiarino “impossibile ci siano queste condizioni in un cimitero”, quando poi tutto viene regolarmente documentato sul giornale, quei pochi veri che ancora provano a non distorcere la realtà con la menzogna o l’occultamento. Ignoriamo tutto e basta. Ignoriamo magari anche come il Regime italiano si fortifichi sempre di più, giorno dopo giorno.

Dove tutto è legale perchè reso illegale, non meravigliamoci che il sistema elettorale sia trascinato anch’esso in questo vortice che non si fermerà più.

Nicola Sorrentino


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Protestiamo per l’arresto del regista JAFAR PANAHI a Teheran

Raggiungiamo il numero più alto di firme possibile per inoltrare una petizione al Governo e alla Presidenza della Repubblica perché protesti presso le autorità iraniane, in seno all’Unione Europea e all’ONU per l’arresto del regista iraniano Jafar Panahi, avvenuto ieri sera, lunedì 1 marzo, a Teheran, con l’accusa di girare un film sulle proteste di piazza.

per firmare ed aderire alla protesta  su facebook cliccate  qui

Il testo dell’appello:

Al Presidente della Repubblica Italiana
Giorgio Napolitano

Al Ministro degli Esteri
On. Franco Frattini

Signor Presidente,
Signor Ministro,

con la presente inoltriamo formale richiesta per sollecitare il Vostro immediato impegno nella protesta da inoltrare presso le autorità della Repubblica Islamica d’Iran, contro la gravissima violazione dei diritti umani e della libertà di espressione commessa dalle autorità di quel Paese, arrestando la sera del 1° marzo 2010 presso la sua abitazione di Teheran il regista cinematografico Jafar Panahi insieme a sua moglie, sua figlia e altri presenti in quel momento nell’abitazione. Al regista sarà in questo modo impedito di proseguire le riprese di un film documentario sulle attuali proteste popolari in corso in Iran nei confronti delle autorità governative.
La gravità simbolica dell’atto, che colpisce uno dei più importanti, premiati e autorevoli cineasti iraniani come monito intimidatorio affinché nessuno – men che mai un artista -, documenti la feroce repressione in corso nel paese, è l’ennesimo episodio di disprezzo delle Convenzioni Internazionali per i Diritti dell’Uomo, peraltro sottoscritte anche dall’Iran, a cui sentiamo di doverci opporre come cittadini italiani, europei, e cittadini del mondo e parti in causa della società civile.
Chiediamo pertanto che il nostro appello sia parimenti promosso presso le sedi dell’Unione Europea e dell’ONU, affinché sostengano la protesta contro le autorità iraniane per questo deprecabile atto.