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Brunetta attacca l’art. 1 della costituzione

20 commenti

RIFORME: BRUNETTA, MODIFICARE COSTITUZIONE A PARTIRE DALL’ARTICOLO 1

Le riforme non dovranno riguardare solo la seconda parte della Costituzione, “ma anche la prima, a partire dall’articolo 1: stabilire che l’Italia e’ una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla’‘.

Lo dice, in un’intervista a ‘Libero’ il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, secondo il quale la parte valoriale della Costituzione ”ignora temi e concetti fondamentali, come quelli del mercato, della concorrenza e del merito’

Eccoci alla prima stronzata dell’anno. E chi la poteva dire se non l’autore di mille insulti e zero riforme?

Questo essere ignorante e presuntuoso che nonostante la criminalizzazione degli impiegati non abbia sortito alcun effetto sul fronte malati immaginari, continua a fare dichiarazione da scemo, annunci buoni per la sua platea di decerebrati a cui piace la politica delle tante chiacchiere e fatti zero di questo governo.

La costituzione nei suoi primi 15 articoli fondamentali non si tocca: ci sono i valori ed i principi fondamentali dello stato democratico che la destra di plastica, d’affari e razzista vuole evidentemente cambiare magari sostituendola con lo statuto di una spa.

E poi che vuole Brunetta? Brunetta quello che chiama panzoni i poliziotti che catturano i mafiosi salvo poi vantarsi della cattura in televisione?

Quello che insulta e maledice la sinistra e poi parla di clima d’odio verso il suo nano capo? Quel nano becero ed illusionista  che va in giro per supermercati a far vedere i due punti in faccia come fossero un trofeo?

Brunetta chiarisse piuttosto i rapporti tra lui e la sua compagna con lo strano mercato di Fondi, il suo mancato commissariamento per mafia ed il caso Marrazzo-Brenda. Vedi post 1 e post 2 sulla vicenda

C’é da vergognarsi non solo per noi che li vogliamo mandare a casa ma anche per quegli italiani che non sanno più cosa sia la vergogna e la dignità personale e continuano a sostenerli…

Rosellina970

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Autore: laconoscenzarendeliberi

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20 thoughts on “Brunetta attacca l’art. 1 della costituzione

  1. Ripeto il commento già affidato a Il Messaggero, al riguardo:


    Ben detto!
    Ma sì; e già che ci siamo provvediamo anche a sostituire il termine Repubblica con Sultanato.
    Ci porteremmo avanti con il lavoro per non dover mettere mano alla Carta una seconda volta in breve tempo.

    Auguri Sig. Ministro, dall’ “alto” del suo incarico ha professato la prima castronerìa (eufemismo natalizio).
    C’è un Concorso a premi al riguardo?

  2. Propongo “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro nero”, questo dovrebbe piacergli.
    Siamo solo al 2 gennaio, teniamoci forte.

  3. metteranno nella costituzione un referimento al mercato fra i principi fondamentali
    “l’Italia è una S.p.A. ecc. ecc.”

  4. metteranno nella costituzione un referimento al mercato fra i principi fondamentali
    “l’Italia è una S.p.A. ecc. ecc.”

  5. brunetta come tutti i nani di questo governo e un razzista e leccapiedi e pensa solo agli interessi del suo padrone grazie a gente come lui siamo diventati la barzeletta d’europa

  6. A proposito di chi li sostiene.
    Travaglio oggi sul FATTO, in grande tono satirico, sintetizza il comportamento del “buon” Napolitano che i DS vorrebbero fare SANTO SUBITO.
    Ciò che sembra sfuggire a molti è la gravità conseguenziale dei comportamenti del “Giorgio”. Infatti il nostro uomo in un primo tempo ha fatto qualche resistenza a difesa della democrazia e dei valori costituzionali. Non si è sbilanciato più di tanto, ma una certa resistenza c’è stata.
    Dopo la bocciatura del Lodo Infame il gioco si è fatto duro e il povero Giorgio ha buscato qualche legnata e cazzotto sui denti. Da allora il Colle si è fatto molto più morbido, anche se sul piano formale ha continuato la litania dell’ABBASSARE I TONI. Litania formale che lo stesso Ciampi ha duramente criticato.
    Alla fin fine il nostro Giorgio (può essere il caso di chiamarlo Giorgetto) ha assunto il ruolo del “guardiano infedele”. Formalmente è irreprensibile, nei fatti ha aperto la porta al moderno fascismo. I DS gli danno spago forse perchè impauriti e sperduti non sanno più dove andare a nascondersi. Baffino sta trattando la resa.
    Non è un caso che il “nostro” Giorgino ha riscosso unanimi consensi sul suo solito discorso di Capodanno.

    Qualche bipede dirà che queste sono posizioni dipietriste, io dico solo che sono posizioni di uno che pensa con la sua testa e che cerca di conservare la propria dignità e i propri valori di vita.

  7. meglio bipedi che cercopitechi

  8. che la costituzione debba recepire nuove istanze diammetralmente opposte a quelle della fine della guerra l’ho già spiegato in molte salse e non ci ritorno.
    E’ evidente che la dizione dell’art. 1 risente di una concezione del lavoro come diritto al post ed alo stipendio e non come attività lavorativa meritevole e responsabile…

  9. difficile parlare dopo uno così
    DOBBIAMO UNIRCI E MOBILITARCI ALTRIMENTI, ’’QUESTI LOSCHI’’ FIGURI SOCIALISTI PIDUISTI INNETTI E NANETTI CI FARANNO UN C…LO COSI’… SE NOI RESTIAMO INERMI !

  10. adesso mi aspettiamo l’ultimo passo … Napolitano va a commemorare Craxi? … io lo ripudio!

  11. purtroppo inermi, o infermi sembra essere divenato sinonimo di DS
    medio se ne aprofitta ancora per poco
    poi “ritornerà” nel suo posto naturale ….

  12. L’attuale costituzione ”ignora temi e concetti fondamentali, come quelli del mercato, della concorrenza e del merito”?

    Adesso ho capito perché le cose vanno così: http://www.jusprimaenoctis.net/?x=entry:entry091230-005422

  13. Grazie Brunetta! 13 anni da lavoratore precario, assenze quasi nulle, zero contributi. Ottimo direi. Contratti vari e variegati, da 1 a 9 mesi, avanti così un futuro me lo costruisco nella tomba. Ancora grazie, per le sue illuminanti uscite dialettiche, che mi alzano il morale, giusto i primi giorni dell’anno. Messaggio per Silvio: dal 97 non so cosa sono le ferie, mai avute. Ora con il contratto più lungo della mia vita, 9 mesi, non le uso per farmele pagare! Grazie!

  14. Chissà se è la parola democratico o la parola lavoro che gli fa schifo….magari tutte e due?

  15. Bisogna essere indifferenti dinanzi a certe affermazioni.

  16. Secondo me quando dice che non ha senso non si riferisce tanto al lavoro quanto a “Repubblica Democratica”, forse vorrebbero sostituirla con “Impero”..
    Anche se purtroppo dobbiamo ammettere che nel nostro paese di democratico è rimasto ben poco, somiglia molto di più ad una dittatura

  17. “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. …”
    L’incipit del nostro testo costituzionale sottolinea subito e chiaramente come, oltre l’identità repubblicana dello Stato ed il suo carattere democratico, la Nazione sia “fondata sul lavoro”. Un’espressione, quest’ultima che, alludendo – ovviamente – al lavoro in tutte le sue forme, afferma un principio di ordine etico-sociale secondo cui la società italiana vuole essere una società avanzata che esclude ogni forma di privilegio (economico, sociale etc.). Si tratta di un’affermazione di carattere generale come quelle contenute negli altri 11 articoli dei Principi fondamentali che non per questo costituiscono un preambolo di scarsa importanza ma, al contrario, delineano le caratteristiche programmatiche fondamentali della Repubblica, affermando solennemente e ribadendo i valori civili e morali sui quali si deve fondare la vita della società italiana.
    Anche al lettore non necessariamente competente non sfugge che la nostra Costituzione, riconosciuta da insigni giuristi a livello nazionale ed internazionale una delle più avanzate del mondo, non è un arido documento notarile, ma un grande progetto ideale e civile in gran parte ancora da realizzare, frutto di un dibattito denso e approfondito nonchè di uno sforzo elaborativo dei costituenti che riuscirono a conciliare culture diverse quali quelle cattolica, socialista e liberale in un testo ricco di prospettive e di volontà innovatrice.
    Dunque il lavoro intrecciandosi con l’uguaglianza, la giustizia e la libertà, tutti valori fondanti della nostra Costituzione, assume una posizione di centralità nella comunità nazionale, nel senso che gli è riconosciuto il valore di massima espressione della personalità, della creatività, dell’ingegno umano, in definitiva della dignità della persona che attraverso il lavoro si afferma nella sua autonomia e nelle sue opportunità e diviene soggetto con cui confrontarsi perché portatore di interessi, di un proprio punto di vista e non semplicemente mero esecutore in un quadro dominato dalla logica dell’impresa e del profitto.
    Al significato del lavoro umano come sopra delineato ha contribuito, come già accennato, non soltanto il pensiero socialista e quello liberal-democratico ma anche, ed in modo importante, il pensiero cristiano e la dottrina sociale della Chiesa a partire dalla Regola benedettina (attraverso il lavoro l’uomo rende più bello il creato, partecipando – così – all’arte ed alla saggezza divina) fino ad arrivare alla Rerum Novarum ed alle altre encicliche in cui il lavoro è fra i temi rilevanti. Tutte espressioni che pongono la persona al centro del mondo produttivo e che conferiscono al lavoro il suo giusto senso di dignità essenziale di ogni uomo e di ogni donna, come riproposto, in ultimo, da Papa Benedetto XVI nell’enciclica “Caritas in veritate” in cui pone l’accento su un “lavoro decente” con queste parole:
    “Serve garantire a tutti l’accesso al lavoro, e anzi, a un lavoro decente. Bisogna rafforzare e rilanciare il ruolo dei sindacati, combattere la precarizzazione e a meno che non comporti reali benefici per entrambi i Paesi coinvolti la delocalizzazione dei posti di lavoro”

    Mi sembra che vi siano argomenti sufficienti per ribadire con forza ed eventualmente con la risolutezza necessaria, che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
    Se ne faccia una ragione il sig. Brunetta secondo il quale ” …stabilire che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla…” perché “…la parte valoriale della Costituzione è figlia del clima del dopoguerra… e…ignora temi e concetti fondamentali come quelli del mercato, della concorrenza e del merito”. Espressioni queste che evocano nostalgicamente quel clima liberista che ha segnato in negativo il mutamento politico e sociale dagli anni Ottanta in poi e che oggi, ben collocandosi nello sciocchezzaio della fauna nazionale, farebbero semplicemente sorridere se non fossero state pronunciate da un ministro della Repubblica.
    Di fronte alle attuali difficoltà che vedono l’insieme del mondo del lavoro, dipendente ed autonomo, soffrire drammaticamente nei suoi diversi segmenti per la moltiplicazione di elementi di precarietà ed instabilità, trasformarsi in una specie di grande società del rischio, nonché assistere al forte affievolimento ed alla inefficacia della sua voce e della sua influenza nella società per la perdita del suo peso e del suo prestigio sociale oltre che per il quasi azzeramento del suo peso politico, l’improbabile ministro Burletta non si sente impegnato insieme alle forze sociali, alle categorie economiche ed alle istituzioni a resistere alla crisi, a ripararne i danni, a costruire prospettive di ripresa, sostenendo e tutelando la centralità del lavoro per difenderlo e valorizzarlo come diritto fondamentale della persona e della sua dignità e per garantirne la sicurezza e ricercare un minimo di condizioni di certezza.
    Al contrario questo diversamente alto sacerdote del mercato, della concorrenza e del merito vorrebbe un radicale stravolgimento dei principi etico politici e sociali che hanno ispirato i nostri costituenti in nome di un libero mercato di cui, in una situazione quale quella italiana, è quanto meno azzardato parlare perché in realtà il mercato è controllato sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta dalle grandi concentrazioni economiche, dai loro manager, da chi attua giochi speculativi conoscendo in anticipo i dati economici ed investe su prodotti finanziari anziché nella produzione, contando di lucrare su variazioni di prezzo senza lavorare, dai grandi operatori economici che influendo sul mercato guadagnano a scapito dei piccoli e così proseguendo in un percorso speculativo che trasferito in ambito globale è quel vicolo cieco che ci ha portato alla crisi.
    L’ex venditore ambulante di gondolette di plastica, che oggi si spaccia per guru dell’economia, dal curriculum che non brilla per coerenza, invece di pretendere rigore e merito (naturalmente dagli altri) pensi piuttosto alla sua scarsa produttività e presenza da parlamentare europeo, alla sua carriera accademica non certo (come pretende) all’altezza di un Nobel, a svelarci il segreto della sua straordinaria capacità rispetto ai comuni mortali di ricercare ed acquisire immobili a basso costo e se non vorrà farlo che vada a quel paese… dove si predica bene e si razzola male!
    Alferazzi Giambattista

  18. Ben detto! Ma sì; e già che ci siamo provvediamo anche a sostituire il termine Repubblica con Sultanato. Ci porteremmo avanti con il lavoro per non dover mettere mano alla Carta una seconda volta in breve tempo.

    Auguri Sig. Ministro, dall’ “alto” del suo incarico ha professato la prima castronerìa (eufemismo natalizio). C’è un Concorso a premi al riguardo? commento inviato il 02-01-2010 alle 12:57 da carunchio1

  19. brunetta come tutti i nani di questo governo e un razzista e leccapiedi epensa solo agli interessi del suo padrone grazie a gente come lui siamo diventati la barzeletta deuropa

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