LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

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Quanto costa stare dalla parte del torto

6 commenti

Ricevo dal gruppo di Torba e Bertoldino questo bel post di Mariano che pubblico.

Rosy

Contrariamente a quanto avvenuto in Germania e Stati Uniti, dove il tasso di disoccupazione è calato, in Italia la situazione del mercato del lavoro peggiora. A ottobre infatti il tasso di disoccupazione ha raggiunto l’8,2%. È il dato peggiore da aprile 2004. Lo rileva l’Istat che ha rivisto al rialzo il dato diffuso nelle scorse settimane (8%). I disoccupati nel mese erano quindi 2.039.000. L’occupazione è diminuita nel terzo trimestre di 508.000 unità rispetto allo stesso periodo del 2008 (-2,2%), mentre ha perso 120.000 unità rispetto al secondo trimestre del 2009. l’Istat precisa che è il calo peggiore dal ’92, anno di inizio delle serie storiche, e che 386.000 posti sono stati persi nell’industria.

Dopo la crisi che hanno negato per mesi e che un attimo dopo hanno detto che era già finita, come al solito si fa sentire la disoccupazioneche ha raggiunto livelli di quasi vent’anni fa e crescerà ancora per un paio di anni dopo la fine effettiva della crisi.

Il governo risponde con la proroga dello scudo fiscale che salva gli evasori e risciacqua il danaro sporco.

La realtà italiana vede una forte fibrillazione nel sistema politico, dove un Presidente del Consiglio pretende, populisticamente, di rappresentare l’intero corpo sociale attraverso la centralità assegnata alla figura dell’individuo proprietario, mentre dal parlamento sono assenti forze politiche che si rifanno alla cultura politica del movimento operaio.

Una situazione davvero inedita per l’Italia e,  secondo me , irreale. Ma è altresì significativa anche la situazione sociale al di fuori del sistema politico.

La disoccupazione di massa è di nuovo una realtà, mentre la precarietà nei rapporti tra capitale e lavoro e diventata la norma che vede concretizzarsi il ridimensionamento, se non la cancellazione del welfare state. Mai dal dopoguerra a oggi, i rapporti di forza tra le classi, che pur  hanno sempre visto l’egemonia della destra politica e del capitale, sono stati così sbilanciati a vantaggio delle destre.

Se vogliamo mantenere viva e vegeta una idea intelligente , politica e militante, che accompagni chi continua a stare «dalla parte del torto»occorre che , sul piano teorico e su quello pratico, si unifichino i tentativi  –  che a centinaia in tutta italia  vengono posti in essere –   di ricreare un unico partito dei lavoratori, un partito comunista italiano.

Occorre ricominciare a vivere nelle fabbriche respirando l’aria che respira il lavoratore ma occorre anche ricominciare a studiare. Ad esempio la portata di questa crisi, quali ellementi del capitalsmo in atto mette in crisi e se lo fa definitivamente.

Spesso le questioni si capiscono meglio in paragone fra loro, ade sempio miolti proprongono un confronto con la crisi del 1929.

Io sono un operaio di generazione e di ringhiera, ed  ora sto in Piemonte da qualche anno; pur avendo letto molto non sono certo un economista nè un esperto teorico marxiano e quindi sono alla ricerca di contributi allo scopo di ricreare un progetto reale di sinistra dei lavoratori.

La mia non è solo una esigenza ideale ma nasce dal bisogno concreto di avere uno strumento  di interpretazione della realtà lavorativa che si va spezzettando in rivoli di rapporti medievali che cancellano tutte le nostre conquiste.

Abbiamo bisogno di integrare le nostre storie fra loro e creare una rete di conoscenze e supporto, prima che il poco sapere ed il poco diritto rimasto evapori come la nebbia a Torino col sole di mezzogiorno.

Mariano

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Autore: mediolungo

piccolo imprenditore di Rimini

6 thoughts on “Quanto costa stare dalla parte del torto

  1. Inventano terrorismo e diffondono paura.
    Mentre la strategia della tensione degli anni ’70 era per intimidire la gente dal votare pci
    questa farsesca ripetizione storica è una bella arma di distrazione di massa dai problemi veri come i terrificanti effetti economici della politica sociale del governo più oscuro e classista della storia http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=40e54281e7b31d8e

  2. armi di distrazioni di massa, dicevamo…

  3. ve la dico io qual’é la verità per capire cosa succede e darsi da fare: non è necessario essere comunisti ma non guasta…
    cambia il tempo ma le contraddizioni rimangono le stesse e le analisi che le capiscono pure…

  4. si non è necessario essere comunisti…
    anche in una società pre-fascista come questa, nonostante tutto, i valori positivi di progresso sono ancora largamente presenti nella maggioranza del popolo
    bisogna riuscire a farli riemergere, è difficile, richiede tanto lavoro e sacrifici, ma non è impossibile
    non sono i leader della attuale “opposizione” che hanno capacità, onestà, crisma per guidare questa ripartenza

  5. ancora coi comunisti? Certo che se il vostro rapporto con le masse è quello attuale, la prossima rivoluzione proletaria la farete con la piccola borghesia di Repubblica e qualche maestro sfigato e precario…
    un passo in avanti, ah ah ah
    ma vi rendete conto che siete come quelli che pensano ancora a Mazzini o sognano Giuseppe Verdi?

  6. Beh, sognare Giuseppe Verdi ti pare una cosa brutta? Cosa dovrei sognare, Giovanotti?

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