LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

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Sulla natura della crisi

60 commenti

La pesante recessione economica sta facendo riemergere molti segnali che inducono a ragionare meglio sull’origine e sulla natura della crisi, che non è solo economica, in quanto tradisce uno stato di decadenza e dissoluzione di un mondo imperniato storicamente sulle fragili certezze della scienza e della tecnica al servizio del profitto economico privato. Si tratta di un sistema di convinzioni pompate e sbandierate come assiomi granitici, ma che si sono rivelati per ciò che sono: facili ed ingenue illusioni. La crisi economica globale è solo l’aspetto più evidente di un processo di decomposizione avanzata di un ordine sociale incentrato sui dogmi della nuova religione pagana del capitale che si arroga il ruolo di padrone assoluto del mondo. E’ la religione più ottusa e fanatica che venera il dio denaro, promuove con ogni mezzo il feticismo del mercato, predica l’adorazione cieca dei falsi idoli del neoliberismo e del consumismo più sfrenato, esercita il culto idolatrico di un modello di sviluppo talmente vorace e distruttivo che in pochi lustri ha saccheggiato le principali risorse ambientali del pianeta, depredando popoli ed ecosistemi che per millenni erano rimasti inviolati.Lo stato di irreversibile putrescenza in cui versa l’odierna società capitalista, è talmente palese da non poter essere negato nemmeno dai fautori più esaltati e incalliti della globalizzazione neoliberista. Le classi dominanti non sono più in grado di propugnare e proporre in modo credibile alcun valore etico e spirituale, alcuna visione o idea di società e di progresso che possa infondere nell’animo delle giovani generazioni una vaga fiducia nell’avvenire, eccetto l’apoteosi acritica del presente, tranne l’offerta incessante, ma destinata fatalmente ad esaurirsi, di beni effimeri per antonomasia, legati al consumismo materiale, per cui le odierne classi dirigenti rappresentano lo specchio più patetico e grottesco del declino e della decomposizione sociale in atto.

La realtà dimostra in modo irrefutabile che l’attuale modello di sviluppo economico, imposto per secoli dall’occidente con la violenza delle armi e il ricatto alimentare, con la propaganda ideologica e mediatica, attraversa una fase di crisi non solo strutturale, nella misura in cui non riesce più a convincere, incapace com’è di sedurre ed attrarre la gente che abita sul pianeta, in particolare i giovani e i popoli del Sud del mondo. Basti pensare a quanto sta accadendo negli ultimi anni in un vasto continente come l’America Latina, scosso e rinvigorito da forti spinte anticapitaliste ed antimperialiste. Si pensi a quanto accade altrove, in Africa, in Medio Oriente, in Estremo Oriente, ecc.

Il razzismo è insito e istituzionalizzato nella storia, nella cultura e nella società dell’occidente. In tal senso, il razzismo non è solo e non è tanto un comportamento individuale, quanto soprattutto un fenomeno sociale e istituzionale, che appartiene intimamente alla storia e alla cultura del mondo occidentale. Una storia che è in sintesi un percorso di violenze, crimini, ruberie, raggiri e mistificazioni, poste in essere contro il resto dell’umanità. Finché la nostra società si ostinerà ad ignorare il razzismo istituzionalizzato in essa latente, le tragiche colpe dell’occidente non saranno mai espiate, né svaniranno i sensi di colpa che turbano la coscienza sporca dell’occidente. Ma è pur vero che la rinuncia a fare qualcosa di concreto e significativo contro il razzismo istituzionalizzato presente nella nostra società, si spiega chiaramente col fatto che la società occidentale trae il suo benessere e la sua opulenza economica proprio dall’esistenza del razzismo stesso, che serve a legittimare lo sfruttamento materiale dei popoli del Terzo Mondo. Senza questo razzismo istituzionalizzato e questo sfruttamento economico, la società occidentale scomparirebbe immediatamente.

L’occidente è sempre stato sconvolto dall’idea della violenza, quando ad usarla sono gli altri: i pellerossa, i negri, gli islamici, ecc. Ma come giudicare le efferatezze e i delitti perpetrati dall’occidente? Il punto è questo: chi detiene il potere detta legge e decide chi sono i “buoni” e i “cattivi”. E’ sempre stato così, sin dai tempi antichi. I Romani erano maestri nel campo, come insegnano Giulio Cesare e gli altri storici e conquistatori latini.

L’ignobile violenza della guerre, delle stragi, delle rapine, dei falsi trattati di pace e via discorrendo, è sempre stata dissimulata ipocritamente sotto vesti posticce, sbandierando di volta in volta nobili ideali assolutamente inesistenti quali, ad esempio, i valori della “fede religiosa” (si pensi all’epoca delle Crociate in Palestina), della “civiltà” e del “progresso” (si pensi alle conquiste coloniali in America, in Africa, in Asia), della “libertà” e della “democrazia” in tempi per noi più recenti e noti. Ogni riferimento alla guerra in Iraq o alle altre guerre attualmente in corso nel mondo, è puramente casuale.

Lucio Garofalo

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Autore: laconoscenzarendeliberi

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60 thoughts on “Sulla natura della crisi

  1. non è in crisi il capitalismo, è una crisi causata dalla speculazione.

    e l’alternativa al capitalismo ha lasciato rovine e macerie, fai leggere questo tuo articolo ad un russo che abbia subito il comunismo, poi sentiamo cosa ti dice..

    • Marco, troppo facile così.
      La speculazione è l’anima del capitalismo, lo sai benissimo anche tu.
      L’alternativa al capitalismo non esiste, semplicemente.
      Ma l’alternativa al liberismo sfrenato e senza regole di Friedman e della scuola di Chicago esiste eccome.

  2. come non esistono negri italiani
    così non esiste più nessuno che parla come questo garofalo
    sei ebreo vero?
    censurato per apologia di reato ed istigazione

  3. le gesta dei traditori e banditi partigiani sono
    sempre da condannare
    mentre le vostre lobby di potere proiettano film antistorici che le esaltano e che
    inneggiano al tradimento di allora
    banditi ieri oggi e domani
    le radici profonde non gelano mai
    censurato per apologia di reato

  4. Il razzismo è insito e istituzionalizzato nella storia, nella cultura e nella società dell’occidente.

    Questa è l’unica frase che ha un senso e corrisponde alla realtà.
    Il razzismo è
    censurato per apologia di reato ed istigazione
    Questa è la seconda volta che questo signore viene censurato per apologia ed insulti.
    Se dovesse accadere ancora sappia che gli verrà inibito di entrare qui per sempre e che tutti i suoi commenti saranno allegati ad una denuncia penale contro di lui.

  5. questo blog non merita di essere insozzato da vermi come questo
    chiedo perdono ai vermi che non meritano cotanto insulto
    sono io che mi vergogno di appartenere al genere di cui questo essere immondo fa parte

  6. boiachimolla rappresenta il paradigma del dilemma della democrazia. Ha diritto, chi inneggia alla violenza e al razzismo, a parlare? Ha il diritto di parlare, e di fare attività politica, in democrazia, chi con la parola e le azioni intende rovesciare la democrazia e istituire la dittatura?
    Bella domanda.
    Ma faremmo troppo onore a un minus habens, che parla solo per dare aria ai denti.
    Faccio solo notare che ha fatto apologia di reato.

  7. non se affermi esplicitamente di essertene accorta ora e che stai valutando con gli altri la possibilità di denunciarlo.
    Ci diamo come tempo limite entro le 20 di stasera…

  8. scusate, presa come sono dal 5dicembre the day after..mi sono persa qualcosa…

    io dico DENUNCIAMO

    • il tipo non ha fatto apologia di reato, comunque se vuoi perdere tempo con denunce inutili fai pure.

      una volta qui si lasciava scritto tutto e chi leggeva giudicava, adesso il blog si è davvero involuto.

  9. Io, da buon “ebreo comunista”, avrei conservato i commenti di boiachimolla in versione integrale, senza censure, in funzione di pubblica autodenuncia…

  10. … per la serie “si sputtana da solo”…

  11. allora:
    il tipo nazista ha fatto eccome apologia nonchè altri reati di istigazione, anche all’odio razziale, in maniera esplicita
    inoltre chiunque avrebbe potuto denunciarci se si fosse sentito offeso
    e ciò potrebbe essere già accaduto perchè me ne sono accorta dopo circa 24 ore
    Anche se non siamo una testata giornalistica esiste comunquew una certa forma di responsabilità oggettiva
    di chi pubblica in capo al legale rappresentante del blog che è Franca
    quindi ho cancellato le parti più ingiuriose lasciando il resto
    perchè ho ritenuto utile che queste schifezze di persone vengano sputtanate pubblicamente
    le loro deliranti affermazioni sono comunque state registrate in apposito file con tutti i riferimenti numerici della loro pubblicazione e del tempo in cui sono state leggibili

    • stai delirando.

      il tizio ha scritto la sua opinione, sgradevole ma la sua opinione, e questo ancora non è reato in italia.

      Io non sono d’accordo con quello che ha scritto, ma andava lasciato.

      Ha ragione Garofalo, andava lasciato scritto tutto, chi legge ha la sua testa e sa giudicare.

      Qui troppo spesso si lasciano commenti sgradevoli ed insultanti se sono di sinistra, e si censura tutto il resto, adesso inventandosi il mito delle denunce?

      Ma pensi che un magistrato, sul serio, prenderebbe in considerazione quello che ha scritto il tipo?

      Se vuoi perdere tempo liberissima, certo è che censurare a senso unico è un pò comodo.

  12. io non deliro
    sei tu che sei solo un provocatore
    farmi passare da censore cattiva è veramente una tua personale stupidaggine;
    per questi motivi:
    1) sono la prima ad aver deciso di non denunciare ma togliere solo le parti che potrebbero essere considerate offensive da terzi perché contengono ingiurie
    quindi il tuo parere è rispettabile ma inutile e sbagliato perchè comunque legge o non legge qui abbiamo regole – che ancora non ti sono entrate nella capoccia – e che tendono ad evitare non solo le ingiurie ma anche le apologie e le istigazioni all’odio razziale
    nonostante tali regole mi davano la possibilità di togliere tutto
    io mi sono presa la responsabilità invece di lasciare
    comunque in parte quel che ha scritto il deficiente

    e le ho lasciate perchè è anche utile far vedere che esiste ancora certa gentaglia
    mentre ho cancellato solo le parti più passibili di denuncia a Franca
    di cui vedo non ti frega nulla tanto risponde lei non tu
    2) tutti sanno e ne ho le prove che abbiamo censurato, anche io, molti più interventi ingiuriosi di gente come bertoldino o torba o altri di passaggio provenienti da ambienti opposti al tuo che gente proveniente da ambienti nazisti o fascisti che spesso vengono, specie di notte – vigliacchi come sono ed incapaci di confronto – a che abbiamolasciato sfogare per i motivi che diceva Lucio
    ma il tipo in questione ha sforato troppo ed è stato solo in parte censurato solo per evitare guai a Franca. tant’è che io stessa all’inizio ero dubbiosa se lasciare tutto ed ho chiesto agli altri di espreimersi
    3) noto piuttosto che approfitti dell’evento per il solito attacco al blog che sarebbe “involuto”: come al solito dimostri poco stile e non sai perdere, schiacciato cone sei dal paragone qualitativo e quantitativo che tutti sono in grado di fare
    ma mi fermo qui perchè è come sparare sulla croce rossa.
    Ti prego nella risposta risparmiami il solito attacco isterico e le solite ingiurie alle donne
    che così evitiamo di stare il pomeriggio appresso a te.
    ..

    • attacco isterico? Sei tu che strepiti ed offendi per prima come al solito, io mi limito a constatare i fatti.

      Torba hai fatto bene a censurarlo perchè usava parolacce, anche io l’ho fatto e mi hai censurato.

      il nazista che ha postato qui non ha usato parolacce, ha espresso in italiano corretto concetti non condivisibili (da me almeno) e molto forti, ma senza una parolaccia che sia una.

      E senza per questo essere passabile di denuncie.

      Se uno scrive che esiste la lobby ebraica (cosa che io considero una cazzata) ma tipica dei nazi, non commette istigazione all’odio.

      Esprime la sua opinione.

      Se non sbaglio le regole sono di non offendere o dire parole, il personaggio in questione ha espresso concetti esecrabili ma non per questo censurabili.

      Se vogliamo vedere, sei offensiva anche tu nella risposta che dai a me, ma non per questo ti sei auto censurata.

      Ora, è chiaro che se la censura si applica non solo a parolacce e bestemmie (come è giusto) ma anche al pensiero e tu, fedele lettrice del manifesto, sei lì a tagliare i commenti, il blog si è chiaramente involuto.

      Ed ancora una volta non ti fai i cazzi tuoi, perchè il commento era a Franca e non a te.

      Ma visto che sei terrorizzata dai miei commenti, ed ogni volta che puoi vieni a rompermi le palle, non hai resistito.

      L’ho già spiegato al tuo compare e Franca l’ha chiarito, questo blog l’ho ideato io, tu sei solo un’ospite, e per quanto questo ti roda, è la verità e tale rimane.

      Hai dei dubbi? Chiedi a Franca, è sempre stata onesta sulla nascita del blog e di chi fosse sia l’idea sia IL NOME.

      E visto che era nato come un blog a più voci, dove chiunque potesse dire cosa voleva e decideva chi leggeva, ed oggi pubblicano solo persone di sinistra, si è chiaramente involuto.

      So che ti rode essere solo un’ospite in qualcosa che consideri tuo, ma il blog non lo sarà mai, a costo di tornare a scrivere articoli per ribilanciare l’onda rossa che lo sta travolgendo.

        • terrorizzata dai suoi commenti…eh eh eh
          scemotto
          sei tu che hai replcato a me
          chi ti si fila
          con te ci gioco a palla
          ora vai a farti un giro
          che qui l’ospite se non l’hai ancora capito
          sei tu
          ed anche indesiderato
          vai a giocare vai…
          scrivi male e non ne hai azzeccata una
          ma ti lascio leggere
          così che anche gli altri ridano di te

          • il blog l’ho ideato e pensato io, persino il nome.

            per quanto ti roda, è così.

            tu sei davvero l’ospite, ma i tre giorni sono passati da un pezzo….

            cancellato per insulto gratuito

        • sì Franca, adesso i due clown maschio e femmina, mi hanno davvero rotto i coglioni.

          si sono impossessati del blog, una idea nostra, e si comportano da padroni in una cosa in cui sono ospiti.

          mandami quello che serve, quando sarà ispirato (per non scrivere cazzate) ricomincio a scrivere.

          Ho un brutto carattere e se vengo provocato troppo poi reagisco, visto che mi hanno cercato adesso mi hanno trovato.

          ciao.
          ciao ciao vai a dormire, eh eh eh

  13. rosellina, cancellami quante volte vuoi, ma resta il fatto che tu sei l’ospite in un blog fondato dal sottoscritto…

  14. va bene se ne sei convinto tu…
    basta che non insulti e segui le regole, vattele a rivedere sono recenti
    mi pare che qualcuno tempo fa ti ha spiegato che dare il nome ad un blog è una cosa
    pagare ogni anno per tenerlo è un’altra
    gestirlo di fatto e farlo crescere è un’altra ancora
    ti rendo atto che tu e franca avete scelto un bel nome del blog
    per il resto non esisti più
    punto
    ora sbraita pure non è che posso stare a reggere il moccolo ai bambini tutta la sera
    tanto chi fra me e te è quello invidioso e che rosica la gente l’ha capito da tempo

    • io ho una vita reale ed un lavoro soddisfacente, non sono qualcuno perchè scrivo in un blog, diversamente da te.

      tu “gestisci di fatto” il blog da quando, per il disgusto dell’articolo del tuo socio sul terremoto, me ne sono andato e questo blog è rimasto aperto perchè io e Franca abbiamo deciso così, lei in primis voleva chiuderlo.

      Quindi tu, scrivi perchè il sottoscritto ha ritenuto brutto buttare tutto a mare, nonostante personaggi come voi vi siate messi al timone del blog.

      E se farlo crescere significa scrivere solo cose di ultrasinistra per prendere proseliti su OKNotizie, bel vanto….

      io non ho bisogno di sbraitare nè di rosicare perchè nella vita facendo la ricercatrice non conto un cazzo e sono qualcuno solo qui….

      Ma visto che tu, una poveraccia di nome e di fatto, hai fatto tanto per provocarmi appena potevi, adesso accetto le provocazioni e riprenderò a scrivere pezzi, per compensare la vostra ammorbante presenza.

      il moccolo lo reggi al tuo uomo, se ne hai uno (cosa di cui dubito vista la tua acidità)

      • io scrivo perchè sono d’accordo con franca a farlo nel SUO blog che lei paga annualmente e quindi ne è legittimamente proprietaria
        se avessi pagato tu ora potresti parlare e stai certo staresti da solo o con un paio di kkk come te

        io faccio la ricercatrice universitaria ed il mio lavoro lo considero sia in teoria che in concreto molto soddisfacente, importante e di valore di molto superiore al tuo che sarai una mezza calzetta da come scivi e come la pensi

        io sono felice nella mia vita privata e tu non sei in grado neanche di poterne parlare
        stai lontano da me bulletto fascista ed ora sparisci
        che la pazienza ha un limite
        scemotto

        • vedo che la verità fa male, colpita ed affondata.

          • eh eh eh che povero rosicone che sei
            sei tu che subisci ogni giorno
            noi qui nella vita e nel nostro blog comunitario facciamo faville
            e tu sei quello che prova a rompere
            senza riuscirci
            mai
            comunque se vuoi scrivere qualcosa
            puoi mandarcela che poi vediamo che si può fare
            magari ti mettiamo cone vice mediolungo
            e lo sotituisci ogni tanto…

            • Rosellina , cara, fai la brava.. con tutte le cose che ci sono da fare ( intendo cose costruttive ..)
              lascia perdere, cosa risolvi così ?

              ognuno rimane della sua idea, non c’è scambio in questo modo..anzi

      • Marco, niente allusioni personali !
        suvvia !

  15. Adesso è più chiaro perchè difendi con tanto ardore il tuo caro amico “boia chi molla”.
    Ancora una volta ti sono venute le convulsioni dimenticando che dal blog ti sei escluso volontariamente dopo esserti azzuffato un po’ con tutti.
    E riprendi a contraddirti in modo infantile da bulletto che minaccia a destra e manca …anche se quando “parli” con le donne diventi Hulk
    Sei forte giovane balilla.
    E’ inutile che continui a farti scudo con Franca, cercando di condizionarla.Quando avete fatto il blog non avevi ancora svelato il tuo carattere aggressivo e la tua educazionenon da balera: non puoi mescolare acqua pulita con liquame.
    Su questo blog scrive chi vuole. Di destra o di sinistra, i bulletti non sono graditi.

    Forza col nuovo repertorio di insulti: ma fai un pò pena!

    • caro amico amante delle pecore, io scrivevo su un blog da mesi e con il mio stesso stile attuale.

      proprio per questo io e franca, che eravamo amici da quel tempo e ci eravamo conosciuti su quel blog, abbiamo deciso che un blog dove due persone diverse come noi potevano scrivere.

      non parlare di cose che non conosci che fai brutta figura, capisco il terrore di trovare nel blog gente che non è allineata al pensiero dominante….

    • Marco non si fa scudo di me.

      Mario piuttosto non ti sento più intervenire sui contenuti.

      Per mesi ti ho sentito sognare di movimenti trasversali, pi pensieri comuni….
      Com’è che non hai speso una parola su NBD e la nascita del popolo viola ???

      • secondo mè ti è sfuggito qualcosa (es.intervento non ripreso, su Cronaca della Manifestazione, un pò utopistico perchè salta troppi passaggi per giungere alla cacciata dei politicanti).

        Comunque 280 € solo di aereo erano troppe, senza contare i posti necessari a portare le pecore che avrebbero pagato da sole pur di sperare di vedere il balilla col pallottoliere nascosto a contare….

  16. @ Marco: checcé tu ne dica “sieg heil” è un’apologia del nazismo, e come tale passibile di denuncia. E cito solo questo.
    Detto questo, trovo buffo che tu consideri caduto in basso un sito, solo perché prima era prevalentemente berlusconiano, ed ora è prevalentemente antiberlusconiano.Ci scrivono persone di diverso parere. In quel periodo la maggioranza era di un tipo, ora è di un altro.
    Ma non è precluso ad alcuno, che io sappia, inviare i suoi scritti.

    @ Mario: Ho conosciuto il Marco di prima e posso garantire che questo di adesso si controlla molto di più.

    • Se Marco desidera scrivere non ci sono problemi.
      Io l’ho sempre invitato a farlo.
      Il blog è nato pluralista e pluralista rimane.
      Sarà poi la forza e la consistenza del dibattito a giudicare la bontà degli scritti di ognuno.
      Dibattito che , RICORDO PER L’ENNESIMA VOLTA , deve essere rivolto ai contenuti dei post e non altro.

      Ma ancora una volta vi siete fatti prendere la mano .. quasi tutti…

      Per favore,le regole.

  17. il balilla ha superato, per ora, la crisi
    aspettiamo con timore ed emozione la prossima

    vedo comunque che le “sfumature” razziste permangono
    a proposito di pecore ti consiglio di visitare il Supramonte dove pastori rosso-primiivo sono in grado di risolvere con particolare efficacia i tuoi grossi problemi…di convivenza col genere umano

  18. Dati
    debbo solo complimentarmi con te: hai uno stomaco di ferro. Ma non abusarne…

  19. Per favore commentate il post e non altro.
    Mi rivolgo a tutti indistintamente.
    Possibile che debba sempre arrivare a parlare di altro ???

  20. commentiamo il post.

    ho letto qualche giorno fa una notizia sul Sole, che poi di seguito vi riporto.

    Esistono banche che hanno patrimoni superiori al PIL della nazione dove sono nate ed operano.

    non so se avete capito bene.

    Il banco Santander vale più della Spagna, la BNP Paribas vale più della Francia.

    Cosa ha insegnato la crisi a questi colossi?

    un cazzo.

    le banche non fanno redditività con gli impieghi tradizionali (i finanziamenti ad aziende e privati) ma li fanno con i prodotti strutturati ed i derivati.

    gli stessi prodotti strutturati che hanno sputtanato il mondo con la crisi.

    Pensate che sia cambiato qualcosa?

    Obama, un vero BLUFF, ha salvato le banche americane e NON HA LICENZIATO NESSUN MANAGER RESPONSABILE DELLA CRISI.

    Nessuno.

    Tutti al loro posto dopo aver sputtanato miliardi dei soldi dei risparmiatori con i prodotti strutturati basati sui sub prime.

    Doveva esserci una nuova Bretton Wood, c’è stato il mio cazzo.

    Nulla.

    Tutti i banchieri responsabili della crisi, sono tutti al loro posto.

    E se vi leggete i bilanci trimestrali delle banche, stanno facendo di nuovo redditività con i derivati ed hanno chiuso il rubinetto alle imprese.

    E rimanendo avide e stupide, e così grandi, se ci fosse una nuova crisi pochi Stati hanno i soldi per salvare le banche, la Spagna non potrebbe salvare il Santander.

    E di questo, nessuno parla.

    Sono pari colpevoli il Silvio e l’opposizione, si usano armi di distrazione di massa e si parla di stronzate e non si corre ai ripari per questo.

    Servirebbe un accordo mondiale serio, nel quale si impedisce questo cartello bancario mondiale.

    Altro che perdere tempo con la Microsoft.

    Purtroppo, salvo chi trova questo articolo sul Sole e non in prima pagina, a nessun politico mondiale interessa questo argomento.

    Questa è la vera natura della crisi, rispondendo all’autore del post e la si risolve con regole mondiali VERE, che rendano il mercato un vero mercato autoregolante, non un oligopolio di questo livello.

    Questo non è capitalismo, questo è un oligopolio finanziario mondiale, che possiede più beni dei governi stessi.

    DI SEGUITO L’ARTICOLO DEL SOLE

    E di solito comanda chi ha più soldi, in Spagna ne ha più il Santander di Zapatero, fate un pò il conto voi.
    Gli stati non potranno più andare in soccorso delle banche. I soldi dei contribuenti non dovranno più essere utilizzati per tappare i buchi della finanza spericolata. Le banche dovranno subire una drastica cura dimagrante. In modo che non ci siano più le cosiddette «too big to fail», troppo grandi per fallire, a meno di scatenare un gigantesco effetto domino, come è avvenuto dopo il fallimento della Lehman Brothers. Questa è, o dovrebbe essere, una delle principali lezioni della crisi dei mercati, che ha avuto il suo epicentro proprio nel «chapter eleven» della banca americana.

    Ma a un anno dal crack delle borse non sembra che questa lezione sia servita. Soprattutto in Europa dove il perimetro di azione delle banche, invece di restringersi, si è allargato. Dal 2007 le attività degli istituti di credito sono cresciute del 25%. Negli Stati Uniti l’aumento è stato del 20 per cento.

    Secondo una ricerca dell’agenzia Bloomberg, negli ultimi due anni, 353 istituti di credito hanno aumentato le loro attività. Tra loro 15 hanno addirittura superato il prodotto interno lordo nazionale (nel 2007 erano 10). Il valore degli asset della francese Bnp Paribas, per esempio, dal 2007 a oggi è cresciuto del 59%, raggiungendo l’astronomica quota di 2 mila e 290 miliardi di euro (il 117% del Pil francese). La britannica Barclays ha fatto segnare un +55% e ha iscritti a bilancio asset per mille e 550 miliardi di sterline (il 108% del Pil britannico). Quelli di Banco Santander sono pari al prodotto interno lordo spagnolo a quota 1,08 mila miliardi di euro.

    Una riduzione delle dimensioni degli istituti di credito viene auspicata da più parti. Dallo scoppio della crisi, i governi europei hanno sborsato 5 mila e 300 miliardi di dollari in aiuti di stato o salvataggi bancari. «Se ci fosse un’altro grosso fallimento bancario, dubito che le finanze di alcune piccole nazioni possano reggere il colpo» commenta Tom Kirchmaier della London School of Economics. Ma attualmente le autorità nazionali e comunitarie non hanno alcun potere in questo senso. A meno che non si tratti di istituti che hanno ricevuto aiuti pubblici. Recentemente per esempio, in cambio del via libera al piano di ristrutturazione, è stata imposta la vendita di asset al gruppo olandese Ing, alla britannica Lloyds Bank e alla belga Kbc.

    • e chi è che dovrebbe tagliare le unghie alle banche?
      Il tuo berlusconi?
      Perchè non le mazionalizziamo? Hai paura dei cosacchi ?
      Occore far qualcosa di nuovo colpendo chi ha solo e sempre guadagnato dalle crisi, speculandoci.
      Tu piuttosto non ti rendi conto che berlusconi è il controsenso di se stesso.Sputtana i comunisti e i suoi unici alleati sono solo comunnsiti.vedi ceceno e putin e ghedafi.Un’ex venditore porta a porta di aspirapolveri folletto e ex mozzo strimpellatore di carrette dei mari per candestini,arricchitosi in giro di pochi mesi con la complicità di politici suoi compari di merenda,del tipo pillitteri e di craxi morto autoesiliato e ora quasi eroe nazionale,che a sua volta faceva il venditore di armamenti per le grandi fabbriche del mondo.Questo losco individuo si è messo in politica per evitare la galera e stravolge la vita degli italiani per fatti suoi che non c’entrano niente gli italiani ,e convince una massa di beoti a credere che è un perseguitato politico e non un lestofante di primo livello.Ma dove andremo a finire se non lo mettono in galera senza chiedere il permesso alla camera dei deputati?
      invece di parlare di massimi sistemi e banche pensiamo a toglierci dalle palle i nostri sfruttatori, a cominciare da chi ha iniziato con i buoni uffici mafiosi della Banca Rasini, do you remember?

  21. Tutto condivisibile, Marco.
    Consentimi però un paio di domande.

    a) Perchè se si parla di Stalinismo bisogna dire che era comunismo (cosa opinabile assai per chi conosce Marx), ma se le banche e le grandi multinazionali, in virtà dell’assenza di regole propinataci ideologicamente dalle Thatcher, dai Reagan e dai Friedman fanno strame del mercato, questo non è capitalismo?

    b) Adesso tu dici (e sei uno dei pochi a destra) che ci vogliono regole serie. Ma quando annifa si diceva di stare attenti alla deregulation, ci si sentiva dare dei dinosauri, dei comunisti, degli ideologizzati, degli statalisti, e via enumerando.

    • io ho tutti i libri di Friedman, e parla di libero mercato ma di regole SERIE, di modo che tutti gli attori abbiano la possibilità di giocare alla pari.

      Il Friedman propagandato non è il Friedman scritto e da me letto.

      E’ un pò come il distinguo che fai tu tra Stalinismo e Comunismo.

      sul punto b, io non sono mai stato a favore della deregulation, perchè favorisce i player più grossi del mercato, che uccidono i piccoli e fanno gli oligopoli, come hanno fatto le banche.

      • Marco, non metto in dubbio le intenzioni tue e alcuni risvolti del pensiero di Friedman (la curva di Laffer però era una bufala).
        Il punto è un altro, e non riguarda né quello che pensi tu, né quello che penso io, né quello che pensavano Friedman o Marx.
        Il punto è nella distorsione propagandistica che si è fatta in questi anni di certi concetti.
        Slogan come “meno stato, più mercato”, parole d’ordine come “flessibilità”, campagne di disinformazione a tappeto per cercare di rassicurare l’opinione pubblica sulla presunta innocuità del buco nell’ozono, l’idolatria della figura del manager e dell’imprenditore, il PIL come unico indicatore di sviluppo e benessere, il profitto come unico criterio per misurare l’efficienza di un’organizzazione (persino quelle non profit!): sono tutti tentativi, purtroppo riusciti, di imbottire la testa della gente con un solo messaggio: contano i soldi, e solo quelli, e chi non ci crede è uno sfigato comunista.
        Questo è il punto, non è colpa tua né di Friedman, ma questo è il punto, e non nasce certamente dalla volontà di qualche rifondarolo con il cachemire, ma nasce nei circoli deli economisti di Chicago, si sviluppa e diviene progetto politico negli ambienti repubblicani conservatori ed estremisti in USA e in UK, cavalca culturalmente l’onda del riflusso post-68 e guadagna via via fette sempre più larghe di elettorato tra i piccoli imprenditori (ma anche tra i grandi ovviamente), tra le fasce più oltranziste del conservatorismo cattolico che se ne strafrega del messaggio di solidarietà di Gesù, tra i giovani e gli anziani più ignoranti, conquista l’altoparlante dei media. E quando finisce la guerra fredda, il gioco è fatto.
        Non sarà capitalismo, perché il capitalismo dovrebbe volere regole e concorrenza? D’accordo.
        Allora facciamo così.
        Io la smetto di dire che questo sfacelo è colpa del capitalismo.
        Tu la smetti di dire che Stalin e Pol Pot erano comunista.

  22. friedman vedeva con sfavore ed accettava in rari casi estremi l’intervento dello stato nella economia
    inoltre è evidente che la crisi endemica della finanza drogata dei derivati sia la crisi stessa di un modello di sviluppo inaccettabile e da trasformare in qualcosa di diverso
    e ciò vale anche sul fronte ambientale
    che è così poco trattato dai media
    occorre un nuovo modello di sviluppo
    altro che friedman ed i monetaristi
    è ora di rispolverare John Maynard Keynes e comunque inventarsi qualcosa di nuovo
    il neoliberismo globalizato ha miseramente fallito

  23. Alcuni opinionisti, compreso Marco Panattoni, continuano a raccontarci e vogliono farci credere che l’attuale depressione economica internazionale affonda le sue radici nell’orbita delle speculazioni affaristiche compiute dal sistema delle grandi banche, delle borse mondiali e dell’alta finanza internazionale. Ebbene, si tratta solo di una falsa leggenda metropolitana, a cui non crede quasi più nessuno, nemmeno gente come Tremonti, forse nemmeno quelli che fino ad ieri erano i più incalliti ed esaltati fautori della globalizzazione neoliberista.
    Non c’è dubbio che una parte considerevole di responsabilità risieda nel settore bancario e finanziario, sia quindi da ascrivere al cinismo e alla spregiudicatezza di speculatori del mercato borsistico e di affaristi delle maggiori banche mondiali, in particolare delle banche nordamericane. Non a caso, la rabbia popolare si è scatenata, apparentemente in modo spontaneo, contro determinati soggetti individuati (in maniera pilotata ad arte dai mass-media ufficiali) come capri espiatori nei megadirigenti e nei manager super-pagati delle società finanziarie, bancarie e assicurative multinazionali.
    La depressione economica in atto nel mondo è stata senza dubbio aggravata da fenomeni speculativi di origine affaristico-finanziaria. Tuttavia, la matrice reale della crisi è sistemico-strutturale ed è di portata globale, è un crollo derivante dalle contraddizioni insite nella natura stessa dell’economia di mercato. Infatti, un’economia di mercato senza mercato, cioè priva di una domanda (quando l’offerta supera nettamente la domanda), è una contraddizione in termini, per cui rischia di precipitare in una crisi acuta difficilmente sanabile; se la crisi non trova una risposta risolutiva, rischia la bancarotta finale. Come del resto sta accadendo in questa fase, in cui si assiste al crollo vertiginoso degli investimenti, dei salari e dei prezzi, quindi alla caduta verticale del saggio (o tasso) di profitto, che approfondisce la crisi provocando un circolo vizioso non superabile, nemmeno con una “nuova Bretton Woods”.
    In tal senso si può affermare che siamo davvero in una fase di crisi epocale rivoluzionaria, ossia alla fine di un’epoca e in un momento di transizione verso un’altra epoca storica.

  24. L’odierna recessione investe l’apparato economico-politico nel suo complesso, mettendo in discussione l’intero modo di produzione capitalistico su scala planetaria. Infatti, quella in corso è una crisi di sovrapproduzione e di sottoconsumo. Ciò significa che negli ultimi decenni si è determinato un ciclo di sviluppo produttivo e di accumulazione smisurata di profitti privati, generati da un eccessivo sfruttamento materiale dei produttori, ossia degli operai salariati. I quali, a dispetto dei ritmi, degli orari e degli standard di rendimento produttivo indubbiamente elevati, si sono progressivamente impoveriti e indeboliti. E ciò è avvenuto in tutto il mondo, compresa l’Italia, per effetto di un processo di globo-colonizzazione economico-imperialistica che ha generato condizioni sempre crescenti di miseria, sottosviluppo, sfruttamento e precarietà materiali, permettendo o imponendo livelli sempre più bassi del costo del lavoro (vale a dire dei salari) su scala planetaria, malgrado gli operai delle fabbriche abbiano fatto e facciano molto più del loro dovere.
    Le conseguenze immediate sono evidenti a tutti: un drastico calo dei consumi, destinati a ridursi ulteriormente, alimentando e accrescendo in tal modo la tendenza recessiva in atto; un incremento esponenziale della disoccupazione e della precarizzazione, con inevitabili e drammatiche conseguenze in termini di costi sociali ed umani, di ulteriore indebolimento e degrado dei lavoratori del sistema produttivo e, quindi, un progressivo abbassamento degli acquisti di beni di consumo. Ciò innescherà un meccanismo vizioso che alimenterà la recessione in senso sempre più depressivo, sino al tracollo definitivo del capitalismo su scala globale, che cadrà irrimediabilmente in rovina, almeno nelle forme e nei modi conosciuti finora.
    A nulla servirà l’assunzione di rimedi ormai inutili e tardivi, di provvedimenti di pura facciata quali, ad esempio, l’autoriduzione dei megastipendi dei parlamentari, la limitazione dei compensi dei supermanager e dei dirigenti di banca, o di misure tese alla moralizzazione e regolamentazione dei mercati finanziari e persino alla proibizione dei paradisi fiscali. Misure che oltretutto non sono state ancora varate sul serio.
    Se è vero che i capitalisti sono i principali responsabili della crisi odierna, è altresì vero che nemmeno i politici, servi e funzionari del capitale, possono dirsi estranei o innocenti, anzi.
    La demagogia e l’ipocrisia, oltre all’inettitudine e all’improvvisazione messe in mostra dai ceti politici dirigenti, nonché la manipolazione e la disinformazione esercitate dai media ufficiali, sono la controprova e la conferma dell’ipocrisia, dell’inganno e della menzogna insite nella realtà e nella natura stessa dell’economia capitalistica.

  25. Vorrei altresì ricordare che quanto sta accadendo all’economia mondiale era già stato previsto scientificamente da un certo Karl Marx. Non a caso, sono in tanti a riscoprire e rivalutare l’opera del vecchio barbuto di Treviri. Persino gente come Giulio Tremonti si sta richiamando al pensiero del vecchio rivoluzionario ebreo.
    Secondo l’analisi fornita da Marx nel Capitale, la principale causa delle crisi economiche che investono periodicamente il capitalismo è da individuare nel crollo periodico del saggio di profitto. Lo stesso processo di espansione, accumulazione e concentrazione monopolistica del capitale, accelera la caduta tendenziale del saggio di profitto (tendenziale nel senso che si tratta di una tendenza che entra in contrasto con altre forze e controtendenze intrinseche al sistema economico-capitalistico).
    Tuttavia, Marx non esclude altre cause che possono essere all’origine delle crisi. La ragione ultima, che spiega le crisi capitalistiche, risiede nel progressivo impoverimento dei lavoratori e nel crescente indebolimento del loro potere d’acquisto, quindi nel crollo dei consumi delle grandi masse, un dato che contrasta con la necessità, connaturata al sistema capitalistico, di espandere i mercati ed accrescere sempre più il bacino dei consumatori. In parole semplici, quando i salari si riducono troppo, calano inevitabilmente anche i consumi delle masse lavoratrici, e tale processo non può non incidere anche sui profitti capitalistici, che precipitano in caduta libera determinando effetti di crisi spaventosa, di impoverimento e proletarizzazione anche di vasti strati della piccola e media borghesia economico-imprenditoriale, generando fenomeni di crescente conflittualità tra le potenze capitalistiche esistenti.

  26. Dal “Journal de notìcias” del 6 dicembre scorso (è il quotidinao più diffuso al nord del Portogallo) si apprende che la città di Porto è alla fame e che il governo portoghese ha dovuto mobilitare ben 356 istituzioni per soccorrere più di 350 mila cittadini indigenti che non avevano pasto (più di mezza città).
    Porto è la seconda città del Portogallo ed è ridotta praticamente alla fame. Chi la conosce e conosce la sua gente sa quanto forte sia il senso di dignità dei suoi abitanti. Andare ad accattare qualche razione al Banco Alimentare appositamente istituito deve essere un vero trauma, un insulto insopportabile per una città dove si sente fortissima la dignità del lavoro. Altro che finita! La crisi sta entrando nella sua fase più drammatica e dolorosa.
    Non meravigliatevi se i giornali italiani e di altri paesi nascondono queste notizie. Il Journal de notìcias non ha potuto farne a meno, ma voi avete trovato un riscontro sui giornali italiani?

    • hai ragione Lucio…

      il fatto che delle banche ABBIANO PROPRIETA’ PARI O SUPERIORI al prodotto interno lordo di Spagna o Inghilterra non è un problema…

      il fatto che il capitalismo odiato da Marx NON ESISTE perchè nel mondo esiste un oligopolio economico e finanziario che ha distorto tutto non è un problema…

      il fatto che le previsioni di Marx, dove sono state applicate abbiano creato Stalin, Lenin, Pol Pot, morte e fame non è un problema…

      per fortuna ci sei tu che spieghi a noi commentatori che il Capitale ha ragione e come è fatto il mondo, non so come farei senza di te, mio lume dell’intelletto….

      ALMENO CON DATI E FATTI PARLO DI COSE CONCRETE, ma come si fa a rispondere ad un dato inquietante come banche = pil nazioni citando cose trite e ritrite fallimentari dal Capitale?

      Contento tu…

  27. saranno “trite e ritrite” ma alla analisi di Lucio zeppa di argomenti, ripresi ormai da mezzo mondo ( anche da esponenti come tremonti, che nel 2002 la pensava all’opposto )e tutti concernenti la crisi di sistema , tu non sei in grado di contrapporre un argomento nel merito che sia uno
    se non dire slogan senza provarli
    se questo blog si chiama la conoscenza ecc. ecc. bisogna amche applicarsi a conoscere…

    • slogan?

      l’articolo del SOLE 24 ORE, che senza offendere ritengo più autorevole di Lucio, che ho riportato per intero nel mio commento precedente è uno slogan?

      l’hai letto o hai solo parlato a sproposito?

  28. certo che l’ho letto
    ed allora?
    E’l’opinione di un certo mondo che ha interesse a fornire spiegazioni interne al sistema
    se questi sono i tuoi argomenti…
    almeno lucio usa i suoi non quelli dei giornali di certi poteri
    poveri noi…

  29. Mah!… Faccio presente che gli abitanti di una grande città come Porto sono ridotti praticamente alla fame, citando una fonte autorevole e attendibile come il“Journal de notìcias”, che è il quotidiano più diffuso al nord del Portogallo, e questa drammatica notizia non sarebbe un dato concreto per Marco Panattoni? E quali sarebbero allora i “dati concreti” secondo Panattoni? Le “autorevoli” fandonie del Sole 24 Ore? Io non sono un esperto di economia, nel senso che non sono uno specialista della materia. Diciamo che sono molto profano e un dilettante nel campo, nel senso non esattamente letterale del termine, in quanto lo studio dell’economia politica non mi diletta affatto e non è per nulla divertente, anzi direi che è molto noioso. Tuttavia, è uno studio che ritengo necessario per capire l’attuale momento storico di crisi internazionale. Infatti, la gravità e la portata di questa crisi economica mondiale, che è senza precedenti, mi induce, anzi mi costringe ad approfondire la materia. Ebbene, perché non dovrei rifarmi agli “schemi” e alle analisi di Marx che, per quanto siano “datati” nel tempo, sono ancora validi scientificamente, visto che le teorie economiche marxiane vengono ormai riprese e rispolverate persino dai suoi più tenaci avversari ed ex detrattori? Panattoni risponda con i suoi argomenti e le sue conoscenze alla tesi che ho cercato di esporre (da buon profano quale sono). Un’ipotesi accreditata da numerosi esperti del ramo, appartenenti a scuole differenti e persino opposte. Un’interpretazione in base alla quale l’odierna crisi internazionale verrebbe compresa e chiarita in modo scientifico solo nella sfera della produzione economica, anzi nell’ambito della sovrapproduzione, e solo apparentemente sarebbe provocata dalla bolla speculativa e affaristico-finanziaria, addotta come causa fenomenica e superficiale. Il che spiega molte contraddizioni, anche “il fatto che delle banche ABBIANO PROPRIETA’ PARI O SUPERIORI al prodotto interno lordo di Spagna o Inghilterra non è un problema” (cito testualmente le parole di Panattoni)…

  30. Dall’inizio della crisi i mezzi di comunicazione (cioè di persuasione) di massa si sono prodigati e affannati nel diffondere menzogne, mezze o false verità ufficiali, notizie distorte e manipolate come, ad esempio, l’idea che la fase più critica sia sul punto di esaurire i suoi effetti più drammatici per lasciare lo spazio a una nuova ripresa dell’economia. Parimenti circolano versioni discordanti, leggende metropolitane sull’effettiva durata e portata della crisi e sulle sue cause reali. All’inizio sembrava che qualcuno avesse l’interesse a seminare il panico generale, perché da una situazione di sgomento e turbamento sociale avrebbe potuto ricavare occasioni propizie per realizzare nuove speculazioni finanziarie, approfittare della psicosi collettiva per siglare facilmente affari d’oro e ricavare opportunità di lucro personale. Oggi sembra che si giochi nella direzione opposta, provando ad ingenerare l’idea che la bufera sia cessata per sedare gli animi della gente e intorpidire le menti delle persone, quasi a voler prendere tempo per adottare nuove decisioni per l’avvenire.
    Ogni giorno si passa con estrema facilità dall’ottimismo più roseo al pessimismo più cupo e viceversa, a seconda dell’esito del vaticinio quotidiano, per cui gli “esperti” oscillano da pre-visioni fauste ad annunci “profetici” allarmistici. Il G20 di qualche tempo fa si concluse con la convinzione (puramente illusoria) di una capacità di regolamentazione e moralizzazione dei mercati finanziari con l’intento palese di infondere fiducia e ottimismo, suscitando nuove speranze e aspettative verso un risanamento della situazione. In tal modo le Borse hanno ricominciato a salire, il presidente Obama ha alimentato le speranze annunciando “segnali di ripresa”, ma il giorno dopo si smentisce o, comunque, non si sbilancia più di tanto. Questo è (più o meno) l’andazzo ufficiale degli “esperti” nel campo. In altre parole essi (i cosiddetti “esperti”)generano solo confusione e disinformazione per cercare di contenere, oppure dirottare altrove, le possibili reazioni di rabbia esplosiva della gente, ridotta sempre più alla fame. Per cui tocca a ciascuno di noi provare a conoscere e capire la verità delle cose.

  31. Comunque sia, malgrado la disinformazione di massa, è evidente a tutti, anche ai più incauti ottimisti, che siamo di fronte a una crisi non congiunturale ma strutturale, una crisi epocale che investe l’intero apparato economico-produttivo internazionale, una crisi di sistema che mette in discussione il paradigma stesso dello sviluppo economico e dell’accumulazione espansiva del capitale, e sta sfatando un falso mito imposto in Europa e nel mondo intero negli ultimi decenni. Un mito che è riconducibile a un modello di vita, quello consumistico, che ora cade in frantumi.
    Di certo il consumismo non è stato generato dai comunisti. Al contrario, la sobrietà e l’austerità del comunismo potrebbero insegnarci a vivere meglio, aiutandoci a recuperare un rapporto più equilibrato, più sano e autentico con le persone e con le cose. E’ indubitabile che il modello economico consumistico è figlio di un’economia industrializzata retta sul mercato capitalistico. Un sistema che ormai rischia il collasso e la bancarotta (fraudolenta) mondiale, nella misura in cui la domanda sta precipitando in modo vertiginoso causando il panico generale, mentre l’offerta produttiva è aumentata in maniera sproporzionata. Si conferma la tesi secondo cui siamo precipitati in piena crisi da sovrapproduzione e sottoconsumo. Finora si è prodotto in eccesso sfruttando troppo i lavoratori, che si sono progressivamente impoveriti, per cui i consumi sono calati vertiginosamente, nonostante la gente si sia indebitata fino al collo; ora i magazzini sono strapieni di merci invendute e gli operai sono gli unici a pagare la crisi con i licenziamenti e la disoccupazione di massa. Di conseguenza i consumi continuano a precipitare, cosicché la crisi rischia di aggravarsi ulteriormente e si autoalimenta in modo crescente e irreparabile.
    Dunque, sorge spontanea la domanda: non è da criminali irresponsabili esortare i cittadini ad essere “ottimisti”, a continuare a “consumare”, quindi a indebitarsi come se nulla fosse, come ha fatto qualcuno di nostra conoscenza? Nel contempo sorgono altre domande: si poteva proporre una maggiore sobrietà in tempi di consumismo sfrenato pompato dalle reti televisive Mediaset? Si poteva raccomandare l’austerità ai cittadini italiani ai tempi della filosofia iper-consumista dei “tre telefonini a persona”, delle “tre o quattro automobili in media a famiglia” e via discorrendo? Nel recente passato, chi avesse osato mettere in discussione il “dogma consumista” avrebbe quantomeno corso il rischio di essere scambiato per un idiota.

  32. Sempre a proposito di “disinformazione di massa” ritorno sulla notizia che riguarda gli abitanti della città di Porto. A tale riguardo i nostri mezzi di informazione tacciono, dunque mentono tacendo. Ad esempio non pubblicarono ciò che accadde nel mese di luglio in Cina. Il vice-ministro dell’economia, cioè il vero ministro, uno che muoveva il mondo, venne linciato e soppresso a bastonate sulle scale del ministero da 20 mila operai furibondi, mentre altri 40 mila tenevano a bada la feroce polizia cinese. Tacciono, ad esempio, sul fatto che gli operai di ben 4 fabbriche di Arzano hanno sequestrato per circa una settimana i dirigenti delle loro fabbriche. Fino a quando potranno farlo?
    Il Portogallo è ormai ridotto alla fame, una spaventosa ondata di pauperismo sta investendo le maggiori città portoghesi e sulle strade di Porto si trovano scritte del genere: Viva Otelo (Otelo Sarajva de Carvalho, il maggiore della rivolta dei garofani, inarcerato e perseguitato dal termidoro portoghese, cioè dai “socialisti”: in Portogallo il partito di estrema destra è rappresentato dal partito socialdemocratico portoghese!).
    Dunque, non si può fare a meno di pensare che devono per forza tacere la verità perchè questa incoraggerebbe alla rivolta altri proletari ridotti alla fame, o che versano in gravissime difficoltà materiali.

  33. Ancora sul tema delle crisi che periodicamente investono l’economia capitalista, vorrei rievocare e ricostruire brevemente alcuni passaggi storici che hanno segnato una crisi e un tentativo di rottura rivoluzionaria del sistema capitalistico mondiale.
    Nel 1871, in piena crisi bellica franco-prussiana, il primo punto di rottura avvenne in una sola città europea, Parigi, il cui proletariato insorgendo, organizzato in consigli, instaurò La Comune di Parigi, benché in un momento prematuro in quanto il capitalismo si trovava in piena fase di sviluppo.
    Il secondo passaggio storico risale al 1917 (con il capitalismo in fase di decadenza già dall’inizio del secolo, annunciata con una crisi bellica che causò la prima carneficina imperialistica mondiale), quando la Rivoluzione d’Ottobre compiuta dal proletariato russo, organizzato in consigli operai, contadini e dei soldati con la guida politica dei bolscevichi, segnò il secondo punto di rottura in una nazione arretrata, esattamente la Russia zarista, a cui faranno seguito, dopo alcuni anni – precisamente nel “biennio rosso” 1919/1920 -, altri tentativi rivoluzionari del proletariato in varie nazioni, quali la Germania, l’Italia, l’Ungheria ecc. Riportandomi al momento storico attuale, dopo circa 100 anni di decadenza del capitalismo e da qualche decennio in piena fase di decomposizione e putrefazione globale, bisogna constatare una crisi economica e sociale che è di natura sistemica e strutturale, irreversibile e senza precedenti, che si aggrava sempre più ed investe con forza impetuosa, anche se in maniera diseguale, tutti i paesi del mondo. Questa crisi si caratterizza principalmente:
    1) per la sua velocità, virulenza, estensione e profondità;
    2) per le seria difficoltà da parte della borghesia internazionale di poter scatenare attualmente una nuova guerra imperialistica mondiale (dal momento che il proletariato non è del tutto sconfitto) e poter trovare dei rimedi che possano tamponare anche per un tempo breve tali difficoltà;
    3) per il fatto che sotto la ferula della crisi economica ogni borghesia nazionale sta assestando mazzate durissime al proprio proletariato, e quest’ultimo, proprio perché non sconfitto, malgrado si trovi tra mille difficoltà, sta incominciando da qualche anno a rialzare la testa e a lottare su un terreno di classe in più paesi contemporaneamente, da quelli cosiddetti avanzati a quelli che una volta si definivano periferici e del Terzo mondo.
    In altre parole, non mi pare che il capitalismo possa cantare vittoria, anzi…

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