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SESSUALITA’ E POLITICA

5 commenti

Ricevo da Lucio questo bel post e volentieri lo pubblico.

Rosy

In Italia, negli ultimi tempi si è ripreso a discutere di “sessualità e politica” in virtù dei casi di cronaca che hanno coinvolto alcuni transessuali in relazione soprattutto all’ex governatore del Lazio, ma pure in seguito alle vicende scandalistiche che hanno investito altre personalità pubbliche, ultima in ordine di tempo Alessandra Mussolini. La quale si è lamentata (giustamente) degli ignobili  attacchi di tipo sessista provenienti da vari organi di stampa, in particolare si è indignata a causa di un vergognoso articolo scritto dal solito Vittorio Sgarbi ed apparso sul quotidiano “Il Giornale”, di proprietà del fratello di Silvio Berlusconi. Ebbene, pur comprendendo la reazione di rabbia e sdegno della Mussolini, non si può fare a meno di osservare che tale cultura sessista è riconducibile soprattutto, ma non esclusivamente, alla tradizione storica dello schieramento politico a cui la Mussolini si ricollega da sempre, cioè la destra. Certo, bisogna riconoscere che certi atteggiamenti e ragionamenti di stampo maschilista appartengono pure a molte persone che possono dichiararsi “di sinistra”. Nessuno osa negare l’evidenza di un simile dato di fatto. Tuttavia, mentre negli ambienti sedicenti “di sinistra” l’esternazione di una mentalità sessista viene biasimata e rigettata come una volgare indegnità, nel microcosmo di destra ne fanno addirittura un motivo di vanto.

Comunque, al di là di elementi di circostanza, vorrei soffermarmi su un tema politico e culturale di ordine più generale, che attiene al rapporto tra sessualità e politica.

Ricordo che l’Italia non si è ancora dotata di una legge sui DICO (Diritti e doveri dei Conviventi), che oltretutto sarebbero un misero surrogato dei PACS (Patto Civile di Solidarietà). Una normativa che ha trovato applicazione ovunque, in Europa e nel resto del mondo civile, eccetto che in Italia, in Grecia e in Polonia. Questi sono gli unici Stati che ancora risentono dell’influenza esercitata dal Vaticano. Il quale, prima ha azzerato il progetto dei PACS, quindi ha affossato il governo Prodi che voleva ratificare i DICO, annullando definitivamente l’ipotesi di legalizzare formalmente in Italia, sia pure con una legge capestro, le convivenze di fatto. Con tale espressione si designano non solo le coppie omosessuali, ma anche quelle eterosessuali che rifiutano di consacrare la propria unione in chiesa e in municipio, rifiutando l’autorità del trono e dell’altare.

Non c’è dubbio che si tratta di un tema d’elite, in quanto interessa un’esigua minoranza di individui, e non certo la maggioranza delle persone, ma non si può rinunciare ad assumere una netta posizione critica di fronte all’attacco sferrato dal potere clericale contro le spinte e i movimenti progressisti che partecipano all’emancipazione civile, morale e culturale della società italiana, così come è avvenuto in altri Stati europei.

La curia pontificia ha scatenato tutto il suo potere politico, intervenendo con arroganza nel dibattito pubblico nazionale, minando la stabilità politica del paese, cancellando l’opera del governo Prodi in materia di DICO, intimidendo e ricattando l’azione legislativa per l’avvenire, esercitando una prova di forza assolutamente inaccettabile in uno stato di diritto, in un paese effettivamente laico e democratico. Per giungere infine a un duro antagonismo frontale con il movimento per i diritti dei gay, ingaggiando quindi una “lotta tra froci”, come un omosessuale dichiarato ha ironizzato in un’intervista rilasciata durante un programma trasmesso nel 2007 da una rete televisiva nazionale.

Rammento che il governo Prodi venne messo in minoranza su un tema di politica estera, malgrado alcuni giorni dopo, a “crisi” risolta, lo stesso Parlamento abbia votato a maggioranza bulgara il rifinanziamento della missione militare in Afghanistan. Questa fu la conferma che il governo andò sotto per motivi estranei a questioni di politica estera e alle guerre in cui l’Italia è tuttora coinvolta, ma a causa di un’altra “guerra”, non dichiarata ma clandestina, mi riferisco ad un scontro organico alla società italiana.

In altre parole, si è svolto un regolamento di conti tra omosessuali liberi e coscienti, che rivendicano i propri diritti, e sodomiti non dichiarati, che da secoli praticano la pederastia nel segreto delle canoniche e delle sagrestie, dei monasteri e delle abbazie, ovunque vi siano curati, prelati, vescovi, priori, frati, seminaristi, catechisti ed ogni sorta di chierici costretti al voto di castità, cioè a logoranti ed insani periodi di astinenza sessuale. Pretaglia cresciuta all’interno di una cultura sessuofobica che contrasta con la storia dell’umanità. Una concezione che azzera la cultura dei secoli antecedenti al cristianesimo, quando in tutte le civiltà, dall’Egitto alla Grecia, dalla Persia all’India e alla Cina, la sessualità era vissuta liberamente, senza pregiudizi, tabù o inibizioni, senza inganni o menzogne, seguendo le tendenze insite nella natura umana.

Si sa che gli idoli femminili erano diffusi ovunque nell’antichità: si pensi ad Iside in Egitto, Afrodite in Grecia, Venere a Roma, Devi nella religione induista, la stessa vergine Maria, che nel paleo-cristianesimo era una figura ispirata alla dea Iside, divenuta poi Isotta. Una chiesa “votata” alla castità, oppure all’onanismo, alla pedofilia e alla sodomia più insana, in quanto mortificata, costretta alla clandestinità più aberrante.

In un contesto culturalmente omofobico e sessuofobico, che umilia e nega la sessualità, come viola la libertà dello spirito, le uniche alternative per prelati, monaci e suore, se di scelte si può parlare per chi è costretto al voto di castità, sono la masturbazione e l’onanismo, inteso come pratica anticoncezionale del coitus interruptus per impedire la procreazione, la pedofilia ed infine la pederastia. Infatti, le chiese e i monasteri di clausura sono da secoli teatro di scandali sessuali, di atti “innaturali” quali la pedofilia e altre depravazioni, nonché luoghi in cui dilagano gli abusi e le sevizie sessuali contro i deboli, in cui la pederastia si diffonde nella sua forma più oscena e perversa, in quanto vissuta morbosamente e in mala fede, di nascosto, nel terrore d’essere scoperti, nell’abiezione e nell’ipocrisia immorale e non, invece, nella libertà e nella trasparenza.

Si sa che in Italia contano soprattutto le apparenze, che “i panni sporchi si lavano in famiglia”, che le contraddizioni e i mali non esistono in realtà se non sono riconosciuti formalmente, che basta nascondere il capo sotto la sabbia come gli struzzi per non vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti, che gli omosessuali sono “liberi di esercitare” a condizione che si eclissino ma, soprattutto, che non rivendichino alcun diritto.

Ma esiste davvero un solo tipo di famiglia, come sostengono i teocons e teodem? Oppure esistono diverse tipologie familiari, dalle coppie regolarmente sposate in chiesa a quelle coniugate solo civilmente, dalle unioni di fatto tra eterosessuali ai conviventi omosessuali? Se esistono altri tipi di rapporti familiari, destinati a diffondersi, perché non legittimarne l’esistenza? In nome di chi o cosa bisognerebbe opporsi? Forse in nome del “diritto naturale”? Ma questo è solo un’invenzione del giusnaturalismo, una dottrina filosofica e giuridica che asserisce l’esistenza di un complesso di norme di comportamento valide per l’uomo, ricavate dallo studio delle leggi naturali.

Rammento che in natura non esistono né la pedofilia, né la guerra tra esemplari della stessa specie, eppure sono pratiche diffuse nelle società umane. Così come in natura ci sono numerose specie che praticano la sodomia: basti pensare ai maschi sconfitti dagli esemplari dominanti, che non potendo accoppiarsi con le femmine della loro specie si devono accontentare di congiungersi con altri maschi. Ciò che esiste è invece il diritto positivo, in quanto creazione dell’ingegno umano, storicamente determinato dai rapporti di forza insiti nelle diverse società. L’opera di legislazione dell’uomo ha sancito le conquiste del progresso sociale per cui, ad esempio, la schiavitù non esiste più, almeno formalmente, essendo stata abolita dal diritto universale, mentre in passato era giudicata una prassi “naturale” e “inevitabile”.

Il familismo, inteso come esaltazione delle virtù della famiglia tradizionale, è il valore italiano per eccellenza, è un parto privilegiato della gerontocrazia, di una società invecchiata in cui comandano le generazioni più anziane, che hanno impedito in ogni modo l’accesso al potere per i più giovani, instaurando una vera dittatura. L’ideologia familistica è la più elementare tendenza conservatrice della società borghese, è un aspetto essenziale dell’ideologia tradizionale che proclama la difesa dei principi “Dio, Stato e famiglia” su cui s’impernia l’ordine costituito. La famiglia atomizzata, la famiglia nucleare borghese è l’estrema sintesi e rappresentazione dell’individualismo, dell’egoismo e dell’economicismo ormai egemoni nell’odierna società consumistica.

La battaglia per i PACS resta nell’ambito dell’estensione delle libertà e dei diritti civili borghesi, non punta certo al rovesciamento del sistema sociale vigente. Solo in Italia, colonia del VaticaNato, si osa sostenere che la legalizzazione delle convivenze di fatto potrebbe condurre alla dissoluzione dei valori e delle strutture tradizionali della famiglia, dello Stato e della proprietà privata. Nulla di simile è accaduto laddove sono stati introdotti i PACS, cioè negli USA, in Gran Bretagna, in Olanda, Germania, Francia e Spagna, in nessuna nazione dove sono stati riconosciuti i diritti delle coppie di fatto.

Probabilmente altre forme di rapporti umani, quali le comuni e le famiglie comunitarie sperimentate dai movimenti hippie negli anni ’70, avrebbero potuto sortire effetti eversivi per la società dell’epoca. Non a caso, quelle esperienze alternative fallirono proprio perché tentate nel quadro invariato dei rapporti di alienazione, supremazia e subordinazione gerarchica vigenti nel sistema capitalistico. I “figli dei fiori” furono sgominati dallo Stato, che fece ricorso non solo all’intervento delle istituzioni repressive per antonomasia, il carcere, l’esercito, la polizia, ma soprattutto alla diffusione pilotata di alcune droghe deleterie quali l’eroina, l’acido lisergico ed altri allucinogeni letali.

Lucio Garofalo

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Autore: laconoscenzarendeliberi

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5 thoughts on “SESSUALITA’ E POLITICA

  1. ma insomma vi ricordate quando quesat diceva: “meglio fascista che frocio”oppure “i nostri ragazzi sono veri uomini”
    beh ora è servita : i veri uomini, i suoi ragazzi la pensano così sulle donne come lei, la pensano come Feltri che minaccia ed intimidisce, la pensano come quelli di F.N. che in queste ore si complimentano col capo
    insomma se sei fascista beccati sta merda e stai pure zitta
    perchè proviene da te e dai tuoi…
    non so se mi spiego

  2. sulla mussolini
    la penso anch’io cos’
    nessuna solidarietà
    è inutile che strepita e piange
    la trattano come farebbe suo nonno
    di che si lagna?
    per il resto bel post complimenti

  3. La Mussolini pur arrabbiatissima non affronta il tema conduttore di chi e perchè sia stata ordita questa trama. Eppure anche l’osservatore distratto si rende conto del fatto che Feltri è al soldo del Berlusca. Feltri è stato collocato alla direzione del Giornale per sparare a vista su tutto ciò che fa o può fare ombra al capo. Ed il compito è stato preso tremendamente sul serio. Morti e feriti non si contano più.
    Oggi Feltri in una risposta (imboscatissima) ad una lettera ammette in modo molto chiaro il Killeraggio fatto sul Direttore dell’Avvenire Bolfo. La risposta
    molto probabilmente serve per precostituire una tesi difensiva per la querela per diffamazione fatta da Bolfo contro Feltri. In sintesi il Direttore del Giornale ammette che la contravvenzione per molestie fatta a Bolfo era notizia vecchia ed irrilevante; che la velina che accusava Bolfo di pedofilia e omosessualità si è rivelata falsa; che Bolfo è un ottimo professionista e che il suo sputtanamento è dovuto al fatto che lo stesso Bolfo ha secretato il fascicolo che lo riguardava rifiutando di difendersi.
    complimenti per il post.

  4. Sono d’accordo quasi totalmente, soltanto vorrei sapere quanti morti per “acido lisergico e allucinogeni” si siano registrati.

    L’eroina sì, venne usata come ‘grimaldello’ dalle cliques dominanti di ogni paese per ‘neutralizzare’ la mobilitazione giovanile degli anni ’60 e ’70, ma l’LSD proprio no!!!!!

  5. Naturalmente non ho la presunzione di ritenermi un “esperto” in materia di droghe, ma so che negli anni Settanta, il decennio in cui si è registrato un elevato consumo di LSD per i suoi intimi legami con la controcultura “underground” giovanile, molti ragazzi sono morti per aver ingerito mix letali di sostanze stupefacenti, tra cui anche acidi e allucinogeni vari. Penso alla scomparsa prematura di alcune personalità molto famose del mondo della musica, del cinema e dello spettacolo, ossia dello starsistem. Penso, ad esempio, a Jimi Hendrix o ad altri noti artisti rock. Molte celebrità della musica pop e rock sono deceduti prematuramente in circostanze alquanto misteriose o comunque a causa di abuso di sostanze psicotrope pericolose, spesso mescolate tra loro. Rammento che da secoli l’uomo conosce la segale cornuta, un fungo parassita che attacca le graminacee e può danneggiare seriamente un intero raccolto. Ebbene, dalla segale cornuta, precisamente dall’ergot (da cui deriva il nome “ergotismo”, una spaventosa malattia conosciuta nel Medio Evo come “fuoco di Sant’Antonio”, “fuoco sacro” o “male degli ardenti”) venne ricavata e sintetizzata in laboratorio una nuova sostanza, il dietilamide dell’acido lisergico, identificato come Lsd-25 (dietilamide-25 dell’acido lisergico). La scoperta è notoriamente attribuita al chimico svizzero Albert Hofmann che nel 1938 sintetizzo l’Lsd per la prima volta nei Laboratori Sandoz di Basilea, una nota e potente multinazionale farmaceutica, leader nel mercato mondiale dei farmaci generici.
    Comunque, non mi pare che il mio articolo fosse incentrato su questo argomento, che ho appena accennato solo alla fine. A tale proposito potrei riservarmi di scrivere un pezzo in futuro per sostenere la tesi che riassumo (molto riduttivamente e semplicisticamente) nel seguente principio: “le droghe non sono proibite perché sono pericolose, ma sono pericolose proprio perché sono proibite”. A mio avviso, il tema centrale del dibattito sulle droghe dovrebbe essere esattamente il regime proibizionista che ha deformato la prospettiva e la visione delle cose, per cui un mero problema di tipo sanitario, educativo e culturale, è stato ridotto e trasformato in una grave questione di ordine pubblico, diventando una vera e propria “emergenza criminale”, strumentalizzata (a seconda dei casi e delle circostanze, delle contingenze e delle convenienze) per scopi politico-elettorali. E a questo punto non si potrebbe fare a meno di trattare il rapporto tra mafia e mercato nero degli stupefacenti, con tutte le implicazioni economiche, politiche e penali che tale risvolto comporta sul piano non solo nazionale, ma internazionale. Per il resto mi pare che Kull sia d’accordo con i contenuti del mio post.

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