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Il rovescio della medaglia

8 commenti

carcereRicordate le polemiche sollevate dall’indulto concesso dal Parlamento italiano nel 2006? Ebbene, alla luce dei recenti episodi di cronaca, credo che non ci siano dubbi sul suo fallimento. Le tragiche vicende di questi giorni hanno riportato alla ribalta dell’attualità politica nazionale il tema, sempre rovente, della giustizia e della sicurezza carceraria in Italia, ossia la questione della giustizia borghese, dei diritti e della giustizia in una società ancora classista come la nostra, forse più che nel passato. A tale proposito credo valga la pena di spendere qualche parola, riflettendo a partire da alcuni dati di fatto.

Anzitutto, il provvedimento d’indulto approvato a larghissima maggioranza dal Parlamento italiano il 29 luglio 2006, venne spacciato come un legittimo e doveroso atto di clemenza e giustizia compiuto dallo stato italiano per sanare la gravissima emergenza in cui tuttora versano le strutture penitenziarie del nostro paese. Non è un caso che gli unici voti nettamente contrari siano venuti da Antonio Di Pietro e dai suoi fedelissimi iper-giustizialisti, dai codini della Lega e dai post-fascisti, ossia dai settori più apertamente reazionari e forcaioli ad oltranza presenti nel panorama politico italiano.

Il provvedimento emesso all’epoca era appunto una misura tampone, destinata a sospendere il problema in maniera temporanea, quasi a rimuovere i pesanti sensi di colpa che turbavano la coscienza sporca della classe politica dirigente, sensi di colpa derivanti dalle inaccettabili e vergognose condizioni di vita in cui è costretta la popolazione carceraria. Insomma, prima che esplodesse qualche rivolta sanguinosa si è ritenuto opportuno prevenire i danni, anziché affrontarli in seguito, quando è più difficile rimediarvi. Di primo acchito si potrebbe convenire con lo spirito di saggezza e di indulgenza che pare avesse ispirato e dettato la suddetta disposizione legislativa.

Si trattava di una misura puramente emergenziale, che tuttavia non ha risolto nulla, dato che gran parte dei detenuti rimessi in libertà nei mesi successivi all’indulto, sono progressivamente rientrati in galera, avendo ripreso a delinquere, come d’altronde era prevedibile che facessero. Arrestati e condannati una prima volta, se non più volte, molti detenuti sono stati scarcerati grazie all’indulto, per essere nuovamente arrestati, condannati e reclusi, in attesa di un nuovo sconto di pena. E’ chiaro allora che il vero scopo del condono da parte dello Stato era un altro, molto più subdolo ed ingannevole.

Alla base di un simile gesto di “clemenza” risiedeva la volontà politica di occultare la natura reale, autoritaria e repressiva dello Stato quale detentore del monopolio della forza pubblica. In quanto tale, esso impone con la violenza e con la minaccia di ritorsione, le sue leggi, le sue strutture e le sue istituzioni, le sue ingiustizie e le sue contraddizioni, facendole accettare come “diritto”, cioè come “giustizia”, “ordine costituito”, ecc. Ma il delitto non può essere trasfigurato come “regola”, l’ingiustizia non può essere spacciata come “legge”, la violenza dell’oppressione, dello sfruttamento, della miseria, dell’emarginazione, non può essere camuffata sotto la veste ipocrita del “diritto” e di un “ordine costituito”, che pertanto non possono essere messi in discussione né essere sottoposti a critica, e tanto meno essere modificati.

La logica e l’ideologia imperanti nella nostra società pretendono che si consideri la violenza, l’ingiustizia, lo sfruttamento materiale, la guerra, quali forme e fenomeni di un “ordine naturale” del mondo, che è dunque inevitabile e permanente, ossia uno stato di cose assolutamente immutabile. Eppure la società borghese in cui viviamo è totalmente sorretta ed incentrata sulla violenza e sul delitto, tutti i suoi rapporti economici e sociali sono imperniati sull’ingiustizia, sull’ipocrisia, sulla mistificazione.

Pertanto, il senso recondito di un provvedimento di indulto come quello adottato dal Parlamento nel 2006, è senza dubbio un obiettivo ideologico e strumentale. Si è trattato di un’operazione di propaganda e di mistificazione politica, tesa ad esibire il volto “buonista” e “garantista” dietro cui si ripara il vero volto del potere, l’anima brutale della violenza poliziesca e della repressione carceraria, dell’ingiustizia e della ritorsione di classe, la natura lugubre ed oscena, cinica e perversa degli aguzzini in divisa, una realtà turpe e criminale che è venuta fuori in questi giorni, per cui non si può ostentare con eccessiva disinvoltura, ma al contrario deve essere opportunamente nascosta.

La falsa clemenza, la falsa giustizia, e più un generale la falsa democrazia, servono solo a dissimulare il carattere più atroce, cruento e sanguinoso che appartiene ad una società in cui la violenza, il delitto e lo sfruttamento sono all’ordine del giorno, anzi stanno all’origine stessa della società, e si estrinsecano abitualmente in tutti i rapporti concreti della vita quotidiana degli individui, in carcere, in fabbrica, a scuola, in famiglia, dappertutto, persino nei più consueti rapporti d’amore e d’amicizia. In tal senso, l’indulto ha esibito il lato ipocrita e perbenista del sistema attualmente vigente. Non mi riferisco solo al sistema carcerario, ma all’intero sistema sociale, dominato da interessi di profitto, arricchimento e potere, che coinvolgono un’esigua minoranza di soggetti, la cui ferrea volontà condiziona pesantemente lo Stato, la legge e l’ordine, che sono una diretta emanazione storica della classe sociale al potere.anarchiacomunismo

Recentemente, su un canale televisivo satellitare, hanno riproposto uno stupendo film di Giuliano Montaldo, “Sacco e Vanzetti” del 1971, interpretato da due attori straordinari, Gian Maria Volonté e Riccardo Cucciolla, calati nei panni dei due anarchici. E’ un capolavoro cinematografico di gran pregio, impreziosito da una superba colonna sonora composta da Ennio Morricone, la cui interpretazione canora è stata affidata all’incantevole voce di Joan Baez, la più importante cantautrice pop statunitense.

Al termine della visione del film, dopo essermi commosso ancora una volta, ho pensato alla dolorosa ingiustizia sofferta dai due anarchici italiani (riabilitati tardivamente, ossia post-mortem, dalle autorità nordamericane, vale a dire dagli stessi carnefici), una violenza perpetrata dal sistema politico giudiziario statunitense, da quella che viene abitualmente osannata come la più grande ed antica “democrazia” del mondo.

Che si tratti della sedia elettrica o di un’impiccagione, della ghigliottina o della fucilazione, di una decapitazione a colpi d’ascia o un’iniezione letale, ogni modalità tecnica di esecuzione della pena capitale è indubbiamente legata alle condizioni temporali e spaziali in cui vive un determinato ordinamento statale. E’ altrettanto indubbio che persino la civiltà giuridicamente più avanzata, che escluda dal suo codice penale la condanna a morte, sostituendola con un più “umano” ergastolo, e che ogni tanto conceda un’amnistia, un condono, uno sconto di pena, una grazia, mostrando in tal guisa un volto di “clemenza”, in realtà si propone solo di camuffare ipocritamente la sua natura feroce e reazionaria, mistificando l’autoritarismo e l’iniquità di fondo su cui si regge un sistema di tipo classista che ha bisogno di “normalizzare” e “legalizzare” le contraddizioni e le sperequazioni sociali e materiali esistenti.

Restando in tema, mi sovviene un altro film diretto da Luigi Magni, intitolato “Nell’anno del Signore”, uscito nel 1969. In questo film il personaggio principale è Cornacchia/Pasquino, interpretato da Nino Manfredi, uno dei migliori interpreti della commedia all’italiana. Pasquino incarnava la voce del popolo nella Roma papalina, un autore clandestino di versi satirici e irriverenti, scritti sulla statua dell’imperatore Marco Aurelio e rivolti contro il potere temporale della chiesa. Pasquino, a un certo punto del film, afferma in dialetto romanesco: “A noi rivoluzionari ce frega er core!”. Una frase ad effetto che si inquadrava nel contesto storico del biennio 1968/69, con le inevitabili implicazioni che il concetto esprimeva in un momento critico della storia italiana.

Personalmente non concordo con la tesi racchiusa nella frase di Pasquino, che probabilmente parlava a nome del regista Luigi Magni. Non sono d’accordo soprattutto per innegabili ragioni storiche. Infatti, tutti coloro che hanno messo in pratica un tale orientamento politico, attenendosi alla lettera al modello e allo spirito rivoluzionario incarnato da Pasquino e riassunto nella sua frase, hanno miseramente fallito. Si pensi, ad esempio, alle Brigate Rosse in Italia, alla RAF nella Germania Ovest, a tutte le formazioni combattenti emuli delle Br, che hanno adottato una strategia di lotta armata ferrea ed inflessibile, senza “cuore” e senza “pietà”: hanno tutti perso tragicamente.

Persino le rivoluzioni sociali e politiche inizialmente vincenti, quali la rivoluzione bolscevica del 1917 in Russia, hanno condotto ad esiti rovinosi. Come mai? A mio avviso, il problema di fondo sta nel fatto che quando si rimuove “er core”, cioè l’umanità, dalla lotta e dal movimento di una rivoluzione, il rischio che si corre è esattamente quello isolarsi dal carattere e dallo spirito delle masse popolari, per diventare aridi e cinici, più crudeli e spregiudicati del potere che si intende rovesciare. Non si può sconfiggere il nemico emulandolo, altrimenti si rischia di assomigliargli troppo e si finisce per creare un sistema di potere e di oppressione più cruento ed efferato rispetto a quello abbattuto. Io credo che non si debba cercare di sovvertire e conquistare il potere, ma bisogna semplicemente negarlo e ripudiarlo tout-court, senza emularlo o eguagliarlo, evitando di farsi plagiare o sedurre, quindi corrompere, dal suo fascino malefico.

Lucio Garofalo

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Autore: laconoscenzarendeliberi

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8 thoughts on “Il rovescio della medaglia

  1. quindi con un pò di pietà tutto sommato le B.R….
    Sei la prova del perché il governo farebbe bene a perseguire certi siti e certi blog…
    ora anche i terroristi ospitate qua dentro?
    Non è apologia di reato questo post?

    • tu sei solo un provocatore che incita a delinquere…
      ma che razza di commento è il tuo? sei talmente in malafede da estrapolare un breve riferimento alle Br e ad interpretarlo a modo tuo, cioè come conviene a te, da un articolo che parla di ben altro…

  2. Lucio lascialo stare
    un provocatore è già un complimento
    mi sono presa la briga di metterti anche su bella ciao
    peraltro la storia dell’Anarchia è la storia del tentativo di infilare la pietas e la carica umana dentro gli schemi rivoluzionari
    ciao

  3. grazie per aver messo il post su Bella ciao…

  4. GRAZIE LUCIO DEL BEL POST, HAI FATTO UNA SINTESI PERFETTA.INFATTI GLI ANARCHICI NON SONO PER NIENTE VIOLENTI, ANZI è IL POTERE CHE USA QUESTI STEREOPITI FASULLI DICENDO CHE ANARCHICI SIGNIFICA CAOS E VIOLENZA(MA DE CHE).GLI ANARCHICI AMANO L’UMANITà LA LIBERTà E LA SOLIDARIETà SENZA CHE CI SIA LO SFRUTTAMENTO DELL’UOMO SULL’UOMO!!!!!!!RINGRAZIO PURE ROSELLINA. GRADIREI UNA VOSTRA RISPOSTA.

  5. una sola domanda…

    ma le vittime che ci sono state, grazie a quelli scarcerati dall’indulto e che hanno ucciso prima di ritornare dentro…

    su quelle, quale è il commento dell’autore?

  6. .GLI ANARCHICI AMANO L’UMANITà LA LIBERTà E LA SOLIDARIETà SENZA CHE CI SIA LO SFRUTTAMENTO DELL’UOMO SULL’UOMO!!!!!!!RINGRAZIO PURE ROSELLINA. GRADIREI UNA VOSTRA RISPOSTA.

    Quale migliore risposta delle tue stesse asserzioni gridate peraltro con convinzione?

  7. Il governo toglie soldi alle forze dell’ordine e fa dei flop vergognosi con le ronde verdi
    Il PD chiede aumenti, Maroni li voterebbe pure contro berluscone ma…
    come al solito arriva Bossi ( il solito giochino della coppia di poliziotti che fanno il ruolo di uno comprensivo e l’altro più cattivo? )e sottomette Maroni che rimedia l’ennesima figura di merda.

    Invece di chiacchierare di anarchia prendendovela col post
    perchè non dite due paroline su queste cose concrete
    voi che vi atteggiate a legge ed ordine
    ed invece siete seguaci del disordine affaristico?

    News > Politica > Sicurezza, Maroni: ”Lega pronta a votare con il Pd”. Bossi: ”Farà quello che dico io”
    L’opposizione: ”Servono fatti, noi siamo pronti a fare la nostra parte”

    Sicurezza, Maroni: ”Lega pronta a votare con il Pd”. Bossi: ”Farà quello che dico io”
    ultimo aggiornamento: 04 novembre, ore 19:46
    Roma – (Adnkronos/Ign) – Il ministro dell’Interno: ”Sosterremo proposte per dare più soldi alle forze di polizia e voteremo contro quelle che giungano da ambiti governativi volte a ridurre i fondi”. Il Senatur frena: ”Il Carroccio mantiene la parola, abbiamo fatto le elezioni con Berlusconi” (VIDEO). Viminale: ”Non c’è nessun caso”. La polizia in piazza a Roma contro i tagli. Ronde in città, flop da Nord a Sud
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    Roma, 4 nov. (Adnkronos/Ign) – Sul tema delle risorse per la sicurezza “ci sarà battaglia forte in Parlamento” e la Lega del ministro dell’Interno Roberto Maroni potrebbe anche votare in favore di proposte dell’opposizione volte ad aumentare gli stanziamenti per le forze di polizia. E’ stato lo stesso Maroni a sottolinearlo nel corso di un intervento al convegno di Sp (Sindacato polizia). “Lo dico per me e per la mia parte politica. Sui fondi credo che ci sia da fare una battaglia forte in Parlamento: sosterremo proposte dell’opposizione per dare più soldi alle forze di polizia – ha sottolineato il ministro – e voteremo contro proposte che giungano da ambiti governativi volte a ridurre le risorse perché su questi temi non ci sono vincoli di maggioranza”.

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