LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

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“sogna come se dovessi vivere per sempre, vivi come se dovessi morire oggi”

5 commenti

Questa è la frase che un paracadutista del 186° Folgore ha scritto nella presentazione del suo profilo in Facebook. E’ impressionante come la forza delle parole siano così prorompenti e dirette. Mi ha particolarmente colpito questa frase in quanto esprime una profondità concettuale e al contempo una razionalità  analitica al di fuori del contesto comune, o quanto meno di un ragazzo di poco più che ventenne.

L’aspettativa di una vita intera da vivere, prevarica in maniera ampia e ridondante un’ idea di inaspettata conclusione. La morte viene considerata solo una appendice discreta, silenziosa ma pur vera. E’ questo lo spirito che emana in questi ragazzi. Ragazzi che riescono a scindere il loro lato altamente professionale in maniera più che eccellente oserei direi magistrale, da quello ovattato, sdolcinato, viziato che è quello familiare.

Non mi è difficile immaginare il giorno in cui uno di quei ragazzi che oggi giorno vediamo nei tanti e attuali reportage giornalistici, vestiti in mimetica, carichi di armi in spalla, protetti da elmetti e giubbotti anti proiettili, dicono a casa, nei rari momenti in cui la famiglia si ritrova a tavola…..”tra qualche mese parto in missione”. Ma cosa significa veramente “VADO IN MISSIONE”? Certo che si sa cosa significa “MISSIONE”, ma non si ha la consapevolezza di cosa veramente sia. I Media ci fanno vedere molte cose, forse troppe o forse troppo poche e spesso non attendibili. E’ un mondo lontano quello che si vede, e non solo logisticamente. Le notizie che danno i telegiornali vengono recepite con molta distrazione e non curanza, tra una pietanza e l’altra e un gioco di zapping con il telecomando quando le notizie ci “annoiano” e ci “disturbano” perché troppo tristi. I morti i feriti le distruzioni sono al di là del mondo, del tuo mondo, niente e nulla ti può cambiare la  tua vita quotidiana, tra impegni vari, cellulari che squillano, vicini di casa invadenti e colleghi di lavoro insopportabili.

ma alla notizia dell’imminente partenza del figlio/a o del marito per la MISSIONE, tutto cambia. Attimi di sospensione dove la quotidianità acquisisce una dilazione di tempo. Da quel momento tutte le notizie su determinati luoghi ed eventi vengono recepiti, assorbiti, assimilati  ed elaborati con una sorprendente capacità cognitiva.  Come per incanto tutto diventa chiaro,attento, comprensivo ed esplicito, come se tutto ciò che offuscava i nostri organi percettivi, venissero privati di quel velo represso che impediva la giusta visione.

Prendi coscienza che ogni giorno che passa, è un giorno in meno con cui puoi stare con il tuo “MISSIONARIO”….ma del resto… “MICA VADO IN GUERRA”? una delle frasi che vengono dette per smorzare quella inevitabile tensione che si crea in famiglia prima di una partenza…L’intelligenza e la sfida è riuscire a scherzare anche su questo. E’ vero, proprio una sfida….riuscire a sovrastare una paura e tramutarla in coraggio..non il loro, in quanto sono abilmente addestrati ad averlo, ma di coloro che rimangono a casa in attesa di una telefonata, di un contatto via sms, di uno scorcio di visibilità attraverso la  webcam,tanto che un collegamento internet disturbato condiziona la quotidianità.  Maledici o benedici la tecnologia a secondo di come recepisci la qualità dei contatti…Non ci si rende conto, ma quante cose vengono apprezzate di più e quante altre, che prima ritenevi importanti, passano in secondo ruolo!!! Cambia proprio il tipo di prospettiva, e gli atteggiamenti verso cose e persone hanno una valenza diversa….forse più attenta, forse più frugale a secondo di come è il proprio stato d’animo, ma comunque diversa.

E’ da ritenere che certe esperienze, queste esperienze  specifiche, sono vere PALESTRE di vita da ambedue i fronti, sia per chi va in Missione, sia per chi resta. Spesso, e sottovalutando il fenomeno, ci si scorda che dietro ogni persona che intraprende un progetto di vita, qualunque esso sia, c’è dietro una famiglia che lo supporta e  lo sopporta. Una famiglia che lo ha stimolato o incoraggiato nei momenti critici; sostenuto quando  titubanze o tentennamenti potevano  mettere a repentaglio un vero e proprio progetto di vita, ascoltando sempre con interesse lamentele, o naturali discrepanze che si possono creare all’interno di sistemi collettivi, consigliando, su ciò che è possibile su decisioni da intraprendere. Cercando di creare  un equilibrio emotivo di serenità e di tranquillità comunque sia,  dietro ogni casco c’è un mondo familiare sommerso ove non viene menzionata l’esistenza, ma che esiste e coesiste assieme a  quei uomini/donne che si trovano al di della barricata.

Infine, ma non concludendo questa personale provocazione, c’è la speranza, nonché l’esigenza di aprire una sorta di canale di solidarietà e di comunicazione  tra i familiari dei militari in missione e non, per condividere e sperimentare quello spirito di appartenenza e di corpo caratteristica di un solida organizzazione come è quello dei militari nonché della Folgore, fiore all’occhiello delle nostre Forze Armate. Spero che questa mia richiesta/denuncia di mancanza di legame, dia i suoi ridondanti frutti e che possa proliferare anche su altri rami.Grazie

Cristiana Cicchetti

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Autore: laconoscenzarendeliberi

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5 thoughts on ““sogna come se dovessi vivere per sempre, vivi come se dovessi morire oggi”

  1. è un onore per me leggerti ed abbracciarti virtualmente
    sii fiera del tuo ragazzo che rischia la vita per un ideale di vita e di onore.
    Sii orgogliosa di avere educato un uomo che rischia la sua vita per la sicurezza di tutti noi, anche di quelli che lo vituperano oltraggiandolo nelle piazze…

  2. Grazie Cristiana
    spero che questo sia solo il primo di tanti contributi di cui ci vorrai onorare 🙂

  3. i nostri militari meritano soltanto onore, rispetto ed ammirazione.

  4. rispetto, specialmente rispetto
    quello di chiamare “guerra” quella cosa che sono andati a fare là
    e non operazione di pace
    quella di spiegare che è stata un inutile carneficina
    a cui non bisognava partecipare
    speriamo che Cristiana riesca ad andare oltre lo spirito di corpo ed acquisti la consapevolezza che suo figlio avrebbe ben altre palestre di vita dove provare le sue qualità…ed anche lei stessa.

  5. “Il carosello pro-sicurezza è per la criminalità ciò che la pornografia è per i rapporti amorosi. Il carosello pro-sicurezza non corrisponde alla reale criminalità, come la pornografia non corrisponde ai rapporti amorosi.”

    Data la natura del terrorismo contemporaneo, la nozione di “guerra al terrorismo” è una stridente contraddizione di termini.
    La risposta a simili atti terroristici è inadeguata quanto radersi con una scure:
    coinvolge un’area di gran lunga piu’ ampia di quella presa di mira dagli attacchi, causa piu’ vittime collaterali e un volume maggiore di danni collaterali, e di conseguenza ancora piu’ terrore.

    Se lo scopo dei terroristi è gettare i semi del dubbio nelle società occidentali riguardo i loro poteri, diffondere il panico, o paralizzare queste società, i terroristi possono contare sull’aiuto dei grandi network televisivi, che senza sosta mostrano immagini di orrore. I terroristi sanno anche che le misure di prevenzione dello stato creano un’atmosfera di costante oppressione e propaga il concetto della fortezza sotto assedio, del nemico alle porte. Stiamo affrontando una situazione dove ogni persona con uno zaino o qualsiasi autista di un furgone potrebbe essere un assassino travestito.

    Nel passato, la sovranità e l’autorità era definita territorialmente e il ricorso dello stato alla forza militare era una sorta di garanzia per questo ordine. Il terrorismo di oggi, essendo un fenomeno dell’era della globalizzazione, è per definizione extra-territoriale e perciò elude tale definizione. Il più potente esercito militare di tutti i tempi, che utilizza gli equipaggiamenti più sofisticati e ha a sua disposizione il più grande budget della storia, è vulnerabile contro individui che usano armi da tasca pesanti poco più di una moneta.

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