LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

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In onore degli operai della INNSE . Che Guevara l’ha scritto nella storia : niente si ottiene senza lottare in prima persona!

7 commenti

Riceviamo questo post da un gruppo di operai che ce ne  chiedono la pubblicazione  in solidarietà alle lotte degli operai della INNSE che paiono aver aperto uno spiraglio per la salvezza della fabbrica.
Volentieri pubblichiamo questo contributo in loro onore.
Cari Hildita, Aleidita, Camilo, Celia e Ernestino,
se un giorno dovrete leggere questa lettera é perché non sarò più
tra voi. Quasi non vi ricorderete di me e i più piccoli non mi
ricorderanno affatto. Vostro padre é stato un uomo che agisce come
pensa ed é stato certamente fedele alle sue convinzioni.
Crescete come bravi rivoluzionari (che vuol dire buona condotta, serietà,
amore alla rivoluzione, cameratismo). Studiate molto, per poter dominare
la tecnica che permette di dominare la natura.
Ricordatevi che ognuno di noi, da solo, non vale niente.
Soprattutto siate capaci di sentire nel più profondo di vuoi stessi ogni
ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo.
E’ la qualità più bella di un rivoluzionario.
Arrivederci, bambini miei, spero di rivedervi ancora.
Un grande bacio e abbraccio da papà
che-guevara3

Per quale motivo il Che ha questa pericolosa abitudine di continuare a nascere?
Più lo insultano, lo manipolano, lo tradiscono, più egli nasce. E’ il maggior nascente del mondo.
Non sarà perché il Che diceva quello che pensava e faceva quello che diceva?
Non sarà per questo che continua a essere così straordinario
in un mondo dove le parole e i fatti si incontrano raramente,
e quando si incontrano non si salutano perché non si conoscono?

Eduardo Galeano

Che Guevara non fu, come a molti piacerebbe, un uomo del “suo tempo”. Ci sono uomini che non si adattano ai tempi e portano dentro qualcosa degli uomini di ogni tempo. L’oltraggio che ci fa la morte è che la “memoria” è affidata a chi resta, sicché Che Guevara è diventato un mito consumista, un eroe riciclato, buono per una società che ha valori “usa e getta”.
Che Guevara non ebbe nulla a che vedere con molti di quelli che oggi si affannano a ricordarlo: non fu un “democratico”, come va di moda, non lo fu, se con questa parola si mettono insieme Blair e Prodi, D’Alema e Zapatero. Non si pentì quando venne il tempo di pagare, non rinnegò il passato per salvare l’anima “dissociandosi”. Sotto il basco che affascina ebbe un cervello e un cuore gli pulsò in petto sotto l’eterna blusa militare: l’agitarono amore e odio.
Se fu di sinistra nella accezione moderna del termine  non ha molta importanza: non avrebbe votato Veltroni e poco o nulla si sarebbe trovato con la sinistra alternativa. Studioso attento del marxismo era leninista per interesse organizzativo e maoista per ilo tapporto privileguiato con le masse contadine, secondo lui meno burocratizzate della classe operaia. Accusato da molti di spontaneismo ed avventurismo era in realtà un fervente internazionalista, un vero rivoluzionario, come il suo vecchio e sfortunato compagno Camillo Cuenfuegos  Gorriaran . Pensava – e va detto – che un mondo nuovo si costruisce col mitra. Fu un rivoluzionario, un capo guerrigliero, che lottò per tutta la vita contro l’imperialismo capitalista.
Chi vuole ricordare di lui il viaggio in motocicletta, per cavar soldi dal fascino inquieto di un giovane borghese, faccia pure. Guevara, tuttavia, fu altro: ci piaccia o meno ciò che resta della sua vita e della sua lotta è un messaggio chiaro: contro l’ingiustizia e lo sfruttamento si lotta in prima persona. In tutti i modi, con le armi in pugno.
Dove sarebbe oggi? E dove saremmo noi che ricordiamo: con lui o contro di lui?
Chi ne ha voglia, ci pensi. Magari dopo aver letto una sua bella poesia – anche un capo guerrigliero ne scrive – e l’ultima lettera che scrisse a Fidel Castro.

Hasta siempre, Comandante! (Carlos Puebla – 1965) scarica la musica …

L’ultima lettera a Fidel

L’Avana, «Anno dell’agricoltura»
Fidel,
in questa ora mi ricordo di molte cose, di quando ti ho conosciuto in casa di Maria Antonia, di quando mi hai proposto di venire, di tutta la tensione dei preparativi.
Un giorno passarono a domandare chi si doveva avvisare in caso di morte, e la possibilità reale del fatto ci colpì tutti. Poi sapemmo che era proprio così, che in una rivoluzione, se è vera, si vince o si muore, e molti compagni sono rimasti lungo il cammino verso la vittoria.
Oggi tutto ha un tono meno drammatico, perché siamo più maturi, ma il fatto si ripete. Sento che ho compiuto la parte del mio dovere che mi legava alla rivoluzione cubana nel suo territorio e mi congedo da te, dai compagni, dal tuo popolo, che ormai è il mio.
Faccio formale rinuncia ai miei incarichi nella direzione del partito, al mio posto di ministro, al mio grado di comandante, alla mia condizione di cubano. Niente di giuridico mi lega a Cuba; solo rapporti di altro tipo che non si possono spezzare come le nomine. Se faccio un bilancio della mia vita, credo di poter dire che ho lavorato con sufficiente rettitudine e abnegazione a consolidare la vittoria della rivoluzione.
Il mio unico errore di una certa gravità è stato quello di non aver avuto fiducia in te fin dai primi momenti della Sierra Maestra e di non aver compreso con sufficiente rapidità le tue qualità di dirigente e di rivoluzionario.
Ho vissuto giorni magnifici e al tuo fianco ho sentito l’orgoglio di appartenere al nostro popolo nei giorni luminosi e tristi della crisi dei Caraibi.
Poche volte uno statista ha brillato di una luce più alta che in quei giorni; mi inorgoglisce anche il pensiero di averti seguito senza esitazioni, identificandomi con la tua maniera di pensare e di vedere e di valutare i pericoli e i princìpi.
Altre sierras nel mondo reclamano il contributo delle mie modeste forze. io posso fare quello che a te è negato per le responsabilità che hai alla testa di Cuba, ed è arrivata l’ora di separarci.
Lo faccio con un misto di allegria e di dolore; lascio qui gli esseri che amo, e lascio un popolo che mi ha accettato come figlio; tutto ciò rinascerà nel mio spirito; sui nuovi campi di battaglia porterò la fede che mi hai inculcato, lo spirito rivoluzionario del mio popolo, la sensazione di compiere il più sacro dei doveri: lottare contro l’imperialismo dovunque esso sia; questo riconforta e guarisce in abbondanza di qualunque lacerazione.
Ripeto ancora una volta che libero Cuba da qualsiasi responsabilità tranne da quella che emanerà dal suo esempio; se l’ora definitiva arriverà per me sotto un altro cielo, il mio ultimo pensiero sarà per questo popolo e in modo speciale per te; ti ringrazio per i tuoi insegnamenti e per il tuo esempio a cui cercherò di essere fedele fino alle ultime conseguenze delle mie azioni; mi sono sempre identificato con la politica estera della nostra rivoluzione e continuo a farlo; dovunque andrò sentirò la responsabilità di essere un rivoluzionario cubano e come tale agirò; non lascio a mia moglie e ai miei figli niente di materiale, ma questo non è per me ragione di pena: mi rallegro che sia così; non chiedo niente per loro perché lo stato gli darà il necessario per vivere e per educarsi.
Avrei molte cose da dire a te e al nostro popolo, ma sento che le parole non sono necessarie e che non possono esprimere quello che io vorrei dire; non vale la pena di consumare altri fogli.
Fino alla vittoria sempre. Patria o Morte!
Ti abbraccio con grande fervore rivoluzionario

Che

By Torba

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7 thoughts on “In onore degli operai della INNSE . Che Guevara l’ha scritto nella storia : niente si ottiene senza lottare in prima persona!

  1. ognuno di noi, da solo, non vale niente

    non condivido, anche il singolo può valere e anche molto

    ma certamente è vero il contrario

  2. Parlare di Che Guevara per sottolinearne – anche a margine – gli aspetti duri e violenti dovuti alla militanza, all’uso delle armi, significa essere ottusi e ciechi. Chi può dire che l’uso della violenza è aberrante, incivile e immorale quando una combriccola di banchieri internazionali sposta con un pulsante miliardi di dollari o euro causando la fortuna o la morte di molte moltissime persone o popolazioni?
    E’ più immorale prendere l’arma e prendersi personalmente la responsabilità del sangue, oppure è immorale rifiutarsi da oltre 50 anni di annullare il debito dovuto agli interessi dei paesi sottosviluppati?
    Il male vero delle persone contemporanee è l’indifferenza, è l’accettazione di una sistema economico che – finché elargisce – viene accettato incondizionatamente, e quando non più elargisce, allora lo si contesta, ma niente più.
    Pensare che questo sistema economico e imperialista (globalizzare non è altro che il sinonimo di Imperializzare) sia il migliore dei mondi possibile, significa rinunciare alla nostra natura umana, significa rinunciare all’impulso fondamentale dell’essere in vita.
    Solo con la lotta – armata e non armata – si ottiene la liberazione dal conservatorismo imperialista globalizzato. Non fare nulla significa illudersi che per davvero questo modo di schiavizzare i popoli attraverso il ricatto dell’Interesse economico bancario, sia per il nostro benessere.
    Eppure io fatico a credere che la fortuna dipenda dalla geografia politica, dipenda dall’affiliazione mafiosa intercontinentale, dipenda dalla massa di danaro, dallo sfruttamento, dalla serializzazione, dall’omologazione, dallo stupro degli ideali in favore di un unico stile di pensiero; fatico e rinuncio a credere in questa miserabile lavatura di piatti che spacciano per elisir, sia accettabile per il solo fatto di essere perbenista.
    W la rivoluzione.
    W lo spirito di Che Guevara!

    • a mario: m’inchino alle tue parole, per ora mi hai lasciato senza. Se almeno un terzo di noi italiani la pensasse così sarebbe tutto diverso.

  3. il vostro eroe è solo un assassino ed un affamatore di popolo
    viva pinochet

    e tu sei uno zombie

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