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“Jasad”, il seme della libertà piantato in terra libanese

1 Commento

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C’è un gruppo di giornalisti che, per via di qualche esaltato caduto vittima di una cultura oscurantista, rischia la vita. C’è un gruppo di giornalisti che, oltre a rischiare persecuzioni, denunce, incarcerazioni, processi in sistemi giuridici non esattamente garantisti, sta affrontando una delle maggiori sfide storiche all’interno delle società arabe. Sono i giornalisti della redazione di “Jasad” (Corpo in arabo), rivista patinata appena nata – siamo al secondo numero –, pubblicata in Libano e sempre più diffusa nei paesi arabi. Ma perché Corpo è così importante, e perché i suoi giornalisti sono tanto eroici?

Il sottotitolo recita: «Rivista culturale periodica specializzata nella letteratura, le scienze e le arti del corpo», e, benché sia tutta scritta rigorosamente in arabo, è nelle immagini che si palesa subito la sua carica rivoluzionaria. Per la prima volta in assoluto in un periodico arabo vengono stampate liberamente fotografie di nudi e di particolari anatomici maschili e femminili senza alcun pudore, il tutto a corredo di serissimi articoli di scienza, di costume, e di società. I collaboratori sono intellettuali, scrittori, studiosi, giornalisti arabi, e devono firmarsi col proprio nome. Gli argomenti di volta in volta affrontati appartengono a quella sfera che tange l’erotismo ludico per fare in realtà informazione colta: esattamente quanto di peggio per i tabù di società islamiche ossessionate dal sesso – nell’ultimo numero il tema è “il pene”, con descrizioni, notizie scientifiche, commenti, e molti ritratti espliciti.

di Andre B.Nardi– continua

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Autore: laconoscenzarendeliberi

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One thought on ““Jasad”, il seme della libertà piantato in terra libanese

  1. Con tutti i problemi in cui versano quelle culture, quei paesi divenire eroici per pubblicare parti del corpo…….

    mah !

    Questo articolo mi ricorda un giovane rumeno mio pan-pal ai tempi della scuola superiore.
    Ci scrivevamo in inglese per esercitare la lingua.

    Ad un certo punto mi chiese dei Jeans Lewis, un LP dei Beatles e alcuni numeri di Playboy.

    Sto parlando della Romania degli anni 70.

    Giustificò la richiesta delle riviste con il fatto che era il figlio di un medico e estimatore del corpo umano solo per interesse scientifico.

    Ovviamente non ebbe nessuna delle tre cose, ma per un motivo banale… non potevo permettermi io i Lewis ( usavo i Roy Rogers ! ) figuriamoci se li mandavo a lui.

    Visto che sono a fare Amarcord.

    Corrispondevo nello stesso periodo anche con una ragazza rumena,stavolta in francese.

    Lei non mi chiese mai nulla, anzi mi mandò una volta un piccolo ciondolo che rappresentava la Festa della Primavera.

    Però un paio di anni fa so che si è rifatta viva al mio domicilio da ragazza ( dove stanno i miei genitori ) per avere un “aiuto” per venire in Italia.

    I miei non hanno capito chi fosse ( non sapevano tutte le persone con cui corrispondevo e poi sono passati molti anni ) e la cosa è morta lì.

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