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Controinformazione e controcomunicazione: lo sciacallo col suo teatrino nasconde le magagne sotto il tappeto

2 commenti

megafonoPrima la controinformazione era utile ora è necessaria.

Prima il cavaliere nano era solo un potente politicante protagonista dei media e ci si poteva incazzare per il suo continuo conflitto di interessi e per le leggi vergogna che riusciva a far votare in una notte , ma si aveva la speranza – poca in realtà – che qualcuno o qualcosa potesse prima o poi fermarlo.

Speranza mal riposta è vero e certamente dovuta alla sopravvalutazione di qualche milione di concittadini, non certo dei portatori d’acqua della finta opposizione.

Ora non c’e’ più dubbio.

In questi giorni , secondo me proprio in queste drammatiche ore , il regime berlusconico ha raggiunto la quadratura del cerchio .

Ditemi quale presidente del consiglio che abbia governato metà degli ultimi 15 anni e si ritrovi d’un tratto con  300 morti , migliaia di feriti anche gravi e 40.000 sfollati causati anche dal malgoverno può permettersi di farsi una graziosa e prolungata campagna elettorale cosi’ dannatamente sfacciata stile Mussolini e le trebbiatrici dell’Istituto Luce , con battutacce a raffica e provocazioni fuori luogo e senza ritegno e non essere preso a calci in culo fino a casa dal primo che incontra.

E’ un classico del nano di Arcore mettere sù questi spettacolini ad uso e consumo dei suoi accoliti ; inoltre ha la capacità di imporre i temi del giorno , dettare l’agenda politico mediatica , farsi inseguire dagli oppositori perfino sui tempi di reazione e specialmente distogliere l’opinione pubblica – se esiste ancora in era berlusconica l’opinione pubblica – da altri temi scottanti .

Uno di questi è sicuramente lo stato della nostra economia , al netto degli effetti della crisi globale , con gli errori del responsabile Giulio Tremonti.   Forse è utile ricordare che gli ultimi governi di Berlusconi si sono caratterizzati non solo per condoni e salvacondotti di vario genere , leggi vergogna ed ad personam ma anche per la cosiddetta finanza creativa.

Pare che dopo il terribile botto delle Borse, l’iridescente dissoluzione della «bolla finanziaria», e – venendo alle faccenduole di casa nostra – la conversione anti-mercatista del nostro ministro economico , sia particolarmente impopolare pronunciare la locuzione finanza creativa. Ma noi ricordiamo bene come il campione di questo genere di finanza, l’uomo che oggi si indigna al solo ricordo , sia proprio lui , il ministro Giulio Tremonti.

Occorre una premessa .

Se capita raramente che il nano pagliaccio possa muovere in me un sorriso pur amaro con le sue facce da tolla e le sue incredibili figuracce ( ancora si ride per “mister obamaaaa” ) cio’ non succede mai al ministro dell’economia , un folgorante esempio di antipatico incapace travestito da esperto , essendo da considerare professionalmente ben che vada un buon commercialista per “commenda” brianzoli in cerca di elusioni ed evasioni.

MILANO –

«Nessuno pensa più a un crollo globale della finanza, la gente ha tirato un respiro di sollievo».

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ospite a In mezz’ora di Lucia Annunziata, parla di crisi, terremoto, referendum. «Siamo ancora in una situazione incognita, ma sicuramente è finita la paura dell’apocalisse, che sta rallentando la caduta del commercio mondiale. La paura di un crollo delle Borse e della finanza mondiale mi sembra finita. C’è una prospettiva in cui la speranza si sostituisce alla paura» ha concluso citando Obama.

Ecco la sentenza di un uomo fortunato che si è sempre trovato al posto giusto nel momento giusto , votato coi democristiani di Martinazzoli e con il Patto Segni contro Berlusconi tradiva tutti mettendosi col cavaliere a cui servivano voti per far nascere il governo nel 1993 ( un po’ come a Prodi l’anno scorso)i ed era già in vena di campagna acquisti .   E’ un uomo fortunato ma non lo smemorato di collegno, già ce ne è uno, e quindi è inutile che si infastidisca contro chi cita ancora questa parola, finanza creativa.

Il buon Giulio non ha quindi alcun titolo per indignarsi . Come ha sottolineato di recente anche Emma Bonino , oggi l’incoerente Tremonti denuncia la pericolosità dei prodotti finanziari derivati ” senza fare cenno al fatto che fu lui stesso nel 2001 ad introdurre in Italia la possibilità di ricorrere a simili strumenti di finanza creativa.

Fin da subito apparve chiaro che, facendo riferimento agli schemi indicati dal Tesoro nel regolamento del 2002, sarebbe stato impossibile accertare il grado di esposizione al rischio degli strumenti derivati riferiti agli enti locali”

Va aggiunto che una delle vittime illustri della ‘creatività’ di Tremonti è persino il sindaco di Milano, Letizia Moratti, la quale ha dichiarato che ricorrerà a un team di legali per far fronte alle ingenti passività del Comune milanese legate ai prodotti derivati”.

E’ probabile quindi che il contaballe dalla memoria corta, oggi così attento al rapporto tra Stato e Mercato, tenda a far dimenticare come egli fosse tra i principali protagonisti di quella infausta stagione che spazzò via la finanza al servizio dell’impresa con la finanza creativa fatta di scorciatoie, da carta straccia e cartolarizzazioni.

Alcuni esempi pur brevi delle perle di Tremonti , fra i primi che mi vengono in mente.

Ancora non sappiamo quanto costeranno agli italiani le fantasie del primo Tremonti (2001-2006), ad esempio sul fronte degli swap Lehman con il Tesoro.

Per non dire dei Tremonti bond.

In ottobre ha firmato con la Banca d’Italia il decreto con cui in sostanza si concedono prestiti pubblici garantiti alle banche in luogo di titoli con interessi a rendere del 7,5-8,5 % ,concessi affinché le banche finanzino in maniera piu’ ampia e frequente  le imprese.

A guardia delle finalità pubbliche sono stati messi i prefetti.

Domanda

A quale alto saggio di interesse dovranno restituire le imprese il denaro ricevuto in prestito e costato  alle banche in tal modo?

Ma che sanzione è prevista per quelle banche che finanzino imprese che falliscono o delocalizzano, ovvero si paghino bonus o dividendi stellari?

Pensare ad un ruolo serio dei prefetti in queste circostanze è già una stupidaggine in sé , non specificare sanzioni peraltro di dubbia efficacia in un sistema non statalizzato è ancora più cretino , altro che creativo!

Direi un diretto esplicito finanziamento cretino alle banche .

Per non dire dei soldi pubblici dirottati su Alitalia ( che abbiamo regalato ad una cordata ponte italiota in vista dei francesi dopo esserci accollati noi tutti i debiti )  sui contributi ai comuni di Catania, di Roma e tra poco – si dice – di Palermo,

Come dimenticare il condono del 2003 ed i 5 miliardi non pagati dagli evasori accertati?

Per non dire di quel grande esempio di marketing che è stata l’abolizione dell’Ici , con il conseguente taglio di risorse in tutti i settori, che porterà gli enti locali ad innalzare le addizionali o a ridurre i servizi: tutte misure che aggraveranno le condizioni di chi, magari vivendo in affitto (e quindi non avendo prima pagato l’Ici) ora si troverà a pagare gli effetti di questa “riforma”.

E poi è  lui che ha perfezionato le cartolarizzazioni immobiliari .

Quella che egli nel 2002 definì “la più grande cartolarizzazione immobiliare fatta da uno Stato europeo” è ingloriosamente finita con un buco di un miliardo e 700 milioni che sarà pagato dall’INPS e da altri enti previdenziali.

Ma intanto c’è chi sull’operazione ha guadagnato parecchio. A parte gli inquilini eccellenti che sono riusciti a mettere le mani su appartamenti di gran pregio a prezzi talvolta scontatissimi, i veri miracolati vanno cercati tra le banche.

Sempre loro.

Anche più falsa se possibile  è la storia di “niente piu’ tasse” riferita al terremoto d’ Abruzzo , quando la verità è che molti cittadini le hanno già pagate queste tasse.

In che modo?

Con l’enorme divario che continua ad aumentare tra le retribuzioni lorde e quelle nette intascate dai dipendenti , con meno soldi per la sicurezza , meno  per la scuola, meno per l’Università , meno per le povertà ( infame la figuraccia della social card ben spiegata recentemente da Report e per la cui trasmissione ora la Gabanelli rischia problemi in RAI ), meno per i comuni ( quindi meno asili nido e servizi ), meno per le infrastrutture al sud, meno per la formazione sociale.

Sono tasse speciali che pagano i meno abbienti, certo non tutti gli italiani.cavallo-pazzo

Sono tasse speciali che non pagano i ricchi.

Cavallo Pazzo


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Autore: francacorradini

essere pensante

2 thoughts on “Controinformazione e controcomunicazione: lo sciacallo col suo teatrino nasconde le magagne sotto il tappeto

  1. condivido la tua analisi
    preliminarmente avrei solo una piccola cosa da rilevare: perchè abbiamo (dico abbiamo) la brutta abitudine di offendere i nani
    si il ducetto di arcore è basso e soffre tanto del complesso dell’altezza, non della bassezza in cui è…un grande
    se fossi nano giudicherei male chi usa in modo tanto improrio questo termine
    questo fatto va inquadrato nel risentimento di tanti di noi verso il cavaliere di Arcore, ma il vero risentimento deve rivolgersi verso coloro a cui abbiamo dato fiducia e che si sono venduti e/o corrotti e in primo luogo verso noi stessi che abbiamo consentito che i grandi valori venissero piano piano ignorati, stracciati
    se vogliamo superare questa fase non possiamo tirarci fuori
    assolutamente no!
    marios

  2. va bene hai ragione lasciamo stare i nani

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