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Alimentazione infantile nelle emergenze‏

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01Ricevo ( e pubblico)  da CERCHI DI VITA questa importante  segnalazione .

In questo momento un’intera popolazione è in ginocchio a causa del terremoto che ha colpito  la Regione Abruzzo , i bambini sono tra le categorie più a rischio per vari motivi.

Cerchi di vita è un associazione composta da  volontarie  ( Palermitane ) che offrono il proprio tempo per prendersi cura delle donne che desiderano condividere le loro esperienze di maternità;, parto, dopoparto e allattamento, aperte allo scambio di diverse culture e possibili espressioni del femminile in un clima accogliente di confronto, sostegno e compartecipazione.

Ci è stato chiesto di diffondere il più possibile questo testo ( redatto da Angela Giusti del Reparto di Farmacologia del Cnesps, Istituto Superiore di Sanità ) pertanto sono preventivamente autorizzate azioni di linking.

9 aprile 2009 – Come sempre, dal 1 al 7 ottobre 2009 si terrà la settimana mondiale dell’allattamento che quest’anno ha per titolo “Allattamento al seno: una risposta vitale nelle emergenze”. Pensavamo di parlarne verso l’estate, perché nessuno di noi si aspettava che l’argomento sarebbe diventato così tristemente d’attualità anche nel nostro Paese. Proponiamo quindi con anticipo questa riflessione sull’alimentazione infantile in situazione di emergenza all’attenzione di quanti si trovano a operare in Abruzzo o all’estero, a sostegno delle popolazioni colpite.

Che cos’è un’emergenza

Un’emergenza è una situazione inabituale che mette a rischio la salute e la sopravvivenza di una popolazione. Le situazioni d’emergenza possono essere provocate dall’uomo o avere un’origine naturale. Possono essere imprevedibili, ricorrenti o di lunga durata. Sono caratterizzate da uno stato d’agitazione diffuso, insicurezza, insalubrità così come dalla carenza d’accesso all’acqua potabile, al cibo, al combustibile, all’assistenza sanitaria e a un riparo [1].

Negli ultimi anni le emergenze hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone. Solo per citare i più noti, ricordiamo il terremoto in Iran nel 2003 che ha provocato oltre 40 mila vittime, lo tsunami che nel 2004 ha colpito tutta la zona dell’Oceano Indiano, l’uragano Katrina che ha colpito gli Stati Uniti nel 2005, i terremoti del 2006 in Indonesia e in Pakistan, il conflitto armato del 2006 in Libano, il terremoto in Wenchuan (Cina) e il ciclone Nargis in Myanmar nel maggio del 2008, il conflitto che ha interessato la striscia di Gaza nel gennaio 2009, le emergenze alimentari e i conflitti armati in gran parte degli Stati africani e, ultima, la tragedia che ha colpito in questi giorni il nostro Paese.

Nelle emergenze spesso le popolazioni colpite hanno bisogno di tutto per soddisfare le necessità essenziali come mangiare, dormire e coprirsi. E tuttavia, in questo quadro così drammatico, i più vulnerabili sono i bambini, soprattutto i più piccoli.

Perché è importante occuparsi di alimentazione infantile nelle emergenze

L’alimentazione dei bambini piccoli è uno degli aspetti critici nella gestione complessiva delle situazioni di emergenza. I lattanti (intesi come bambini fino a 12 mesi), i bambini sotto i 2 anni di età e le donne in gravidanza sono considerati fra i gruppi più vulnerabili in queste situazioni perché presentano bisogni specifici ai quali è necessario rispondere con immediatezza e in modo adeguato. In situazioni di emergenza, che siano provocate dall’uomo o da cause naturali, i bambini sono la fascia di popolazione più a rischio di ammalarsi e di morire e lo sono tanto di più quanto più sono piccoli; quindi, pratiche alimentari inadeguate aumentano ulteriormente questo rischio [2]. Uno fra i tanti esempi che possiamo citare è quello della guerra in Iraq del 1991, durante la quale 500 mila kurdi si sono spostati verso la Turchia e sono rimasti bloccati sulle montagne a cavallo tra i due Paesi. Nonostante si trattasse di una popolazione sana prima del conflitto e gli aiuti fossero arrivati rapidamente, i tassi di mortalità rilevati dai Cdc americani sono stati molto elevati. Due terzi dei decessi sono avvenuti in bambini con meno di 5 anni e la metà di questi in bambini al di sotto dell’anno. Circa il 12% dei bambini sotto l’anno sono morti durante i primi due mesi dall’inizio della crisi e la maggior parte dei decessi è avvenuta per diarrea, disidratazione e la conseguente malnutrizione [3].

Anche nei Paesi più ricchi una situazione di emergenza può compromettere la salute dei più piccoli. Un esempio recente è stato l’uragano Katrina, negli Stati Uniti, dove molti bambini alimentati con latte artificiale non hanno potuto essere nutriti adeguatamente e hanno sofferto di malnutrizione grave o sono morti [4]. La dottoressa Mitchell, pediatra che ha vissuto in prima persona la crisi che ha seguito l’uragano, descrive in questo modo la vulnerabilità dei bambini: “Trovai una madre che nutriva il suo bimbo di 6 settimane con un biberon di acqua perché era tutto ciò che aveva” [5].

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Autore: laconoscenzarendeliberi

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