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Stanotte devo dormire con il cellulare acceso ovvero il seguito della vicenda della mia scuola

Torno da un sopralluogo con gli agenti Securpol nei locali della scuola dove lavoro perchè c’è stato un tentativo di effrazione da parte dei  ragazzi occupanti nella zona coperta dall’allarme.

Stanotte dovrò dormire con il cellulare acceso perchè sono la persona che abita pià vicino e quindi facilmente reperibile per la sicurezza. (  Il preside e il vicepreside  abitano  a diversi chilometri di distanza )

Due giorni fa era successo quello che ho postato stamani , ieri  invece i ragazzi sono riusciti ad entrate.

Qui sotto la cronaca dei fatti dalla Nazione di Arezzo.

Occupano passando dalla finestra .  Il preside li insegue e chiama la polizia

Gli studenti dell’Istituto d’Arte scalano la finestra per occupare la scuola; inseguiti dal preside entrano nell’Istituto e passano la notte in aula. Interviene la polizia che media l’accordo tra il preside Tagliaferri e i ragazzi. Un’aula dell’edificio sarà destinata ai ragazzi

Arezzo occupazione (Cristini) Arezzo 23 ottobre 2008 – Occupare non è uguale per tutti. Perché allo Scientifico alcune professoresse diventano mamme, adottano i ribelli e la sera gli portano perfino la cena, nei corridoi invasi dai sacchi a pelo. E invece all’Istituto d’Arte i ‘duri e puri’ inscenano con il preside un duello da film. Martedì aveva vinto lui, bloccandoli con un colpo di reni sul portone della scuola. Ieri si sono presi la rivincita, passando dalla finestra. La finestra della sede centrale, di fronte al Parco Giotto. L’unico varco rimasto incustodito.

Per il resto la ‘security’ del professor Luciano Tagliaferri controllava un po’ tutto. Tanto che i ragazzi avevano provato perfino a passare dalle cantine, forzando una grata. Poi l’idea: intrufolarsi ai Geometri, la sede vicina, e tentare l’assalto alla finestra.

Il preside, osso duro, dietro a inseguirli. Fino alla fine. Quando con un salto degno di Nino Castelnuovo anche lui ha scavalcato alla grande la finestra.”Olio Cuore” pare abbia esclamato, tra gli applausi in fondo ammirati dei suoi allievi.

Un sorriso, poi la telefonata alla polizia. Che con saggezza media l’accordo. Destinare ai ragazzi un’aula molto grande in fondo al corridoio: il resto chiuso e con il sistema d’allarme inserito. Una porta antipanico per sbucare fuori in caso di emergenza o di pentimento, altresì improbabile. E un progetto di autogestione. Da qui a sabato. Che poi è la parola d’ordine dappertutto. Meno allo Scientifico, che ha aperto la strada e oggi chiude, almeno per ora, con l’assemblea di istituto.


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Okkupazione nella mia scuola….

Nella scuola dove lavoro è andata così ( dalla Nazione di Arezzo )

Come potete leggere tutto il personale ha fatto fronte unito stile security pur non rinunciando al dialogo con i ragazzi.

In altre scuole aretine, ad esempio al Liceo Scientifico, i genitori hanno portato i pasti agli occupanti……. ( frustrazione giovanilista ??? )

Franca Corradini

Chiuse le porte dell’istituto e assemblea ‘open’ con le classi. Il preside scrive una lettera a tutti i professori per indicare il comportamento da tenere durante l’occupazione

Arezzo, scuola occupata (foto Cristini) Arezzo, 22 ottobre 2008 – “Occupazione”: gridano e quel grido sembra bruciare gli ultimi passi che li dividono dal portone della scuola.

Un portone spalancato, come tutti i portoni delle aule dovrebbero essere alle 8 di mattina. Un portone che per qualche secondo sembra la scorciatoia naturale tra il mal di pancia sulla riforma Gelmini diffuso tra gli studenti e la rivolta.

Ma che in qualche secondo si trasforma nella palizzata di una fortezza inespugnabile. L’Istituto d’Arte, la sede dei Beni Culturali alla ex Caserma Cadorna.

Lì dove i soldati marciavano, gli studenti protestano. Ma protestano fuori.

Perché il preside Luciano Tagliaferri , con un colpo di reni invidiabile, dall’interno scatta e chiude la porta.

Aiutato da un bidello. Fuori qualcuno spinge, loro resistono e la porta si chiude.

Non si chiude invece il martedì bollente della scuola aretina. Che per un giorno molla le aule e sciama per le strade o nei corridoi. Migliaia di studenti fuori. O dento, come nel caso del Liceo Scientifico. Lì di scientifico, oltre agli studi, c’è anche l’occupazione. Dosata e calibrata al punto giusto, per paralizzare o quasi l’attività didattica ma rimanendo dentro la legalità. E strappare perfino i complimenti di chi in teoria si sarebbe dovuto sentire contestato. Perché per tutta la mattina maggioranza e opposizione si siedono, al tavolone dell’aula magna. E rispondono ad un fuoco di fila di domande. Senza grida, senza fischi: con un po’ di applausi, quasi a marcare la differenza tra un museo delle cere e la protesta studentesca.

Ore di confronto, che poi prosegue nei corridoi e nelle aule, in parte occupate. In parte, perché nelle altre le lezioni continuano. E continuano fino all’ultima campanella. Dopo prosegue l’occupazione. In assemblea e a tavola. Il preside Claudio Santori, che tiene comunque la regia della giornata per evitare di ricorrere alla forza pubblica, spranga tutti i locali nevralgici, dai laboratorio alle aule speciali. Resta una piccola ala. E in quella la pantera cuoce la pastasciutta. E dorme, sia pur con un occhio solo, fino all’alba di stamani. Quando la sveglia apre la seconda giornata di occupazione. Intorno il fermento degli altri istituti. L’Istituto d’Arte, passata la bufera, si sfoga in un’assemblea fiume nel piazzale della Cadorna: in mezzo il preside, che chiuso il portone apre le finestre.