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Svendita (o fallimento?) ALITALIA: quando saranno accertate le cause e i responsabili della crisi? e se anche le banche…..( Roberto di Napoli )

Giorni fa mi è capitato di leggere i dati di un sondaggio relativo alle opinioni dei cittadini sulle possibili soluzioni della crisi Alitalia. La maggioranza, se ho capito bene, avrebbe preferito il salvataggio della compagnia di bandiera e sarebbe stata favorevole all’acquisizione da parte della Cai. Una percentuale inferiore avrebbe preferito il fallimento. Oggi, secondo le ultime notizie, la Cai avrebbe ritirato l’offerta. Quale cittadino non mi dispiace: ciò non significa che mi farebbe piacere il fallimento di Alitalia. Anzi. Se avessi dovuto esprimere la mia preferenza, la mia opinione sarebbe stata compresa tra i “Non so”. L’acquisizione della compagnia da parte della cordata di imprenditori sarebbe stata (e sarebbe, se dovessero permanere le stesse condizioni anche nei confronti di altri, eventuali offerenti), secondo me, la soluzione peggiore, la più scandalosa. Non mi riferisco solo alle conseguenze per i lavoratori: mi riferisco, soprattutto, alla possibilità di fare acquisire da una società solo la parte “sana”, solo l'”attivo”, lasciando i debiti agli azionisti! Credo che soltanto in Italia sia stata trovata -e si sarebbe potuta trovare- una soluzione del genere: un affare per un gruppetto di imprenditori! La legge che consente una simile soluzione, a mio avviso, sembra una distrazione “legalizzata” di beni di un’impresa in dissesto piuttosto che lo strumento giuridico per salvaguardare un’azienda, i creditori, i lavoratori e gli azionisti. Il mio vero desiderio, quale cittadino, è che l’inchiesta, che, a quanto pare, sarebbe stata aperta dai competenti magistrati penali, continui nella maniera più efficiente; che si accertino, magari, le cause e i responsabili (se ce ne sono) della situazione economica in cui l’azienda è precipitata negli ultimi anni. Mi pongo, poi, alcune domande che mi farebbe piacere si ponesse anche qualche parlamentare e, soprattutto, chi può (e dovrebbe) individuare le cause dell’insolvenza. Faccio alcune premesse: ogni impresa ha, in genere, la necessità di essere finanziata da istituti di credito; è noto che, in Italia, per oltre cinquant’anni, sono stati applicati dagli istituti di credito ad ogni cliente-impresa interessi su interessi e altri oneri di cui la legge e la giurisprudenza vieta l’addebito. Ci sono (e tantissime sono state già vinte) migliaia di cause contro banche per la restituzione di quanto pagato in più, nel corso del rapporto, rispetto al giusto dovuto e, in alcuni casi, anche per il risarcimento dei danni. Mi chiedo: è possibile che Alitalia non abbia mai avuto rapporti con le banche?

Se la compagnia di bandiera, nel corso di una storia durata mezzo secolo, ha intrattenuto rapporti con gli istituti di credito, è certo che non debba avere soldi indietro o che non abbia diritto ad ottenere una riduzione dell’eventuale passivo verso il sistema creditizio?

Nell’ipotesi in cui Alitalia, effettivamente, sia stata trattata, in cinquant’anni, come ogni impresa italiana (ossia, con addebiti di interessi, commissioni, oneri, ecc. non dovuti), gli amministratori hanno esercitato tutte le azioni previste dalla legge al fine di rideterminare l’esatta posizione debitoria? Può darsi che la compagnia sarebbe ugualmente nella situazione di insolvenza in cui si trova (anche a causa di sprechi, di scelte aziendali sbagliate, della concorrenza di altri vettori, del costo del petrolio, ecc.). Ho la sensazione, però, che la situazione economico-patrimoniale, oggi, sarebbe, comunque, diversa. Credo che ogni cittadino abbia il diritto di aspettarsi (dal Parlamento, dalla magistratura, dal Commissario Straordinario e da qualsiasi pubblico ufficiale abbia il potere-dovere di indagare) la massima chiarezza sulle ragioni che hanno determinato la crisi di un’impresa, di un’azienda che appartiene (o apparteneva) al Paese e che avrebbe avuto, sicuramente, ogni potenzialità da suscitare l’interesse dei maggiori vettori aerei.

Finchè non emergerà una tale chiarezza, finchè non saranno individuate le cause e gli eventuali responsabili della situazione in cui è precipitata nel corso degli ultimi anni, resteranno i dubbi se sia stato fatto davvero tutto per salvaguardare la compagnia; aumenteranno, anzi, nei cittadini, i sospetti che non sia stato fatto tutto il possibile per evitare una svendita ad affaristi interessati o, ancora peggio, il fallimento.

Rimarrà, come sempre, l’unica certezza: che siamo in Italia, nel Bel Paese!

Roberto Di Napoli