LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse

Viale Jenner e il posto dei musulmani

4 commenti

Da qualche giorno la Lega ha dato inizio alla sua campagna d’estate. Non c’era più tempo da perdere, perchè le incrinature della strategia leghista nell’attuale coalizione governativa si erano fatte ormai troppo profonde e stridenti. Dal referendum irlandese contro il trattato europeo di Lisbona alle crescenti difficoltà economiche degli enti locali, dallo stallo della situazione di Alitalia fino al moltiplicarsi dei provvedimenti a personale favore del premier: la Lega della Padania Libera, del federalismo e della lotta contro i privilegi del palazzo sbiadiva ormai in quel magma di interessi e scambi di favori che lo stesso Bossi ha definito “un bordello“.
Il polverone, insomma, andava sollevato, ed i leghisti si sono affrettati a farlo andando a rispolverare i campi Rom, prima, ed i marciapiedi di viale Jenner, a Milano, poi.

Il Centro Culturale Islamico di viale Jenner 50, a Milano, nacque nel 1988. A proposito della sua fama di “moschea dei terroristi“, è interessante notare che, a fronte di un “bacino di utenza” stabile di circa 4000 persone – ma molte di più vi avranno fatto riferimento, nel corso degli anni – meno dell’1% è stato imputato in indagini giudiziarie relative al terrorismo internazionale, ed una percentuale ancora minore ha subìto una reale condanna.
Nemmeno il discorso politico, peraltro, si spinge più a denunciare la pericolosità del centro islamico; il motivo polemico, oggi, è invece il disagio creato agli abitanti del quartiere da parte dei credenti musulmani che durante la preghiera del venerdì, a causa dello spazio limitato, si ritrovano a pregare all’esterno del centro, sistemandosi sui marciapiedi antistanti. E’ dunque sintomo di una spiccatissima sensibilità urbanistica, probabilmente, il diretto interessamento – addirittura – del Ministero dell’Interno, per un marciapiede occupato un’ora alla settimana, che provoca minori disagi alla viabilità di un qualsiasi mercato all’aperto.
E’ comunque da parecchi anni, ormai, che i responsabili del centro islamico hanno a più riprese dimostrato la più ampia disponibilità a superare questa situazione di precarietà; tuttavia, le loro numerose lettere al Comune di Milano non hanno ricevuto alcun riscontro, e la ricerca di uno spazio alternativo si è arenata nei cavilli urbanistici e nella renitenza dei potenziali offerenti.

Posta e condivisa la necessità di uno spostamento del centro islamico, ora il problema sta nella localizzazione della nuova sede, che secondo alcuni orientamenti dovrà sorgere “fuori della città, in una zona non urbanizzata, non residenziale e non commerciale“. Insomma, dove li mettiamo, ‘sti musulmani?
Al centro islamico di via Padova 142 – dove il venerdì la preghiera è celebrata a turni, per mancanza di spazio – avevano già provato a rispondere a questo grattacapo, acquistando uno stabile in fondo alla strada, al 366 (verso l’infinito, ed oltre). Eppure, anche il loro tentativo si è rivelato fallimentare: nel loro caso, infatti, la compresenza di una vasta area edificabile, di un’ampia zona per il parcheggio, della fermata della metropolitana e di un’uscita della tangenziale cittadina non venne salutata come un sintomo risolutivo di decoro ed accessibilità, ma piuttosto come l’incentivo ad “un flusso quotidiano di musulmani che rischia di [..] sfociare nella formazione di un ghetto straniero. Attualmente il progetto di adeguamento del terreno – pagato interamente dalla comunità islamica – è sospeso a causa di una legge regionale ad hoc, che ha reso necessari ulteriori specifici permessi burocratici per quelle comunità religiose non convenzionate da un’Intesa con lo Stato. In una parola: il problema delle moschee sono i musulmani che le vogliono frequentare.

Oggi, a Milano, per i circa 70 mila credenti di fede islamica, il diritto costituzionale di esercitare il proprio culto è “garantito” da una piccola moschea fuori della città (Segrate), da pochissimi piccoli stabili, inadeguati ma tollerati dal Comune (viale Jenner, via Padova e via Quaranta, tra gli altri) e dalla prossima agibilità temporanea del velodromo cittadino, per 4 ore alla settimana e dietro pagamento di un regolare, oneroso affitto.
Il ritardo della metropoli lombarda, a confronto con tutte le altre grandi città europee, nella garanzia sostanziale del diritto all’esercizio della fede islamica è del tutto evidente ed inescusabile.

Va detto che per un credente qualsiasi posto è buono per tributare il culto dovuto al suo Creatore – nei limiti delle prescrizioni rituali, naturalmente.
E’ però chiaro interesse di tutta la cittadinanza, al di là di ogni schema ideologico, comprendere che un centro islamico non è soltanto un luogo di preghiera e raccoglimento per molte delle persone che vivono in città; esso può fungere soprattutto da incentivo alle più svariate iniziative di alfabetizzazione, socializzazione, scolarizzazione, avviamento lavorativo, educazione civica e sanitaria, e così via. Spesso queste strutture rappresentano anche gli snodi privilegiati per la promozione dei rapporti organici tra immigrati e territorio, nonché per la saldatura tra rappresentanze linguistiche ed istituzioni locali.

E’ dunque evidente che la tutela della dignità e della riconoscibilità di questi luoghi, qualora condotta con scienza e coscienza, rappresenta un valore per tutta la comunità civile. In questa prospettiva, la proposta di Aldo Brandirali – che prevede l’apertura di piccole moschee di riferimento per le diverse zone di Milano – coglie esattamente il senso e la misura della questione, meritando ogni riconoscimento.
La comunità islamica milanese deve ora dimostrare il miglior grado di compattezza e di maturità politica. Il recente appello di Hamza Piccardo – che sottoscriviamo pienamente – va proprio in questa direzione, auspicando la più solida unità d’intenti e di azioni, innanzi tutto tra i musulmani milanesi. Bisogna riconoscerlo: è giunto il tempo in cui rialzare il capo è divenuta una necessità, prima che una scelta, ed in cui la rivendicazione della propria dignità rappresenta un dovere, ben prima che un diritto.

4 thoughts on “Viale Jenner e il posto dei musulmani

  1. Mi dispiace, ma io non ho nessun rispetto per chi tratta, nel senso lettarele del termine, le donne come loro. Quando loro avranno rispetto per le donne, io avrò rispetto per il loro culto, ma fino ad allora li voglio fuori dai coglioni.

  2. Aldo Brandirali, oh chi si rivede !!….no comment

  3. Cara Paola, vedo dal tuo blog che stai per laurearti. Mi sembra però che non ti abbiano suggerito né un minimo di umiltà intellettuale nei confronti di un tema di cui non credo tu sia troppo informata, né una conoscenza adeguata dei principi costituzionali di tutela delle libertà. Quei medesimi principi che intimano che i diritti della persona siano promossi tutti contemporaneamente, e non uno a seconda dell’altro. Se dunque c’è un problema di condizione femminile, questo potrà essere affrontato con maggiore efficacia in una logica inclusiva e responsabilizzante, anziché nel suo contrario. Ti invito a rifletterci, se tieni davvero alle “donne”, e non piuttosto ad esprimere un’opinione fine a se stessa.

  4. Devo, in parte , dare ragione ad Abdannur.
    Invito Paola a riflettere solo su di un aspetto secondo me essenziale e lo faccio con una domanda :
    Non mi sembra proprio, soprattutto in alcune zone geografiche .
    Mi dispiace dirlo, ma anche le recenti inchieste a cui ho partecipato per radio radicale hanno evidenziato una differenza culturale notevole in varie zone d’Italia….
    Quindi ?
    Io sono, e rimango convinta che il “partito” degli uomini convinti di una loro presunta superiorità in nome della quale compiono atti terribili E’, ASSOLUTAMENTE , TRASVERSALE .
    La battaglia è lunga, anzi lunghissima, ma per essere efficace deve partire da un’analisi esatta dell’esistente.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...