Un po’ di fresche notizie urticanti sotto il solleone

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Ho assemblato due contributi di Lorenzo e Cavallo con uno mio , giusto per cercare di vincere il caldo con qualche sana incazzatura fresca di giornata .soleedombrellone

Inchiesta “FIORI NEL FANGO” Duecento bambini violentati, scambiati, costretti a partecipare a festini a luci rosse. Ottanta arresti e altrettante condanne, fino a vent’anni di carcere.

ROMA — Duecento bambini violentati, scambiati, costretti a partecipare a festini a luci rosse. Ottanta arresti e altrettante condanne, fino a vent’anni di carcere. L’inchiesta «Fiori nel fango» è quella che Maria Cordova ricorda per prima quando si tocca il tema delle microspie. Perché di una cosa l’ex procuratore aggiunto è certa: «Senza le intercettazioni, quei risultati non li avremmo mai ottenuti».pedofilia1

Quanto tempo sono durati gli «ascolti»?
«Almeno sei mesi. A poco a poco è emersa una catena, con pedofili che venivano a Roma anche da altre regioni».

I 60 giorni previsti adesso non sarebbero bastati?
«Assolutamente no, perché le conversazioni telefoniche non sono mai chiare. Ci possono essere quattro, cinque intercettazioni che non sono univoche. Poi, a un certo punto, arriva quella che dà un senso anche alle precedenti».

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La destra  ha sempre fatto campagne contro la pedofilia. Ora approva una legge sulle intercettazioni che complica moltissimo le indagini anche su questo tipo di reato.

pedofiliaDove é la loro coerenza? La destra é ormai complice dei pedofili e dei violentatori.

Le parole non servono più ,  questi sono fatti

Duri e forti coi deboli ( gli operai che scioperano, i centri sociali criminalizzati come terroristi, l’Onda anomala …) deboli e scendiletto coi forti ed i potenti ( vedi Berlusconi ed i suoi privilegi)

sono contro solo a parole ma in realtà sono complici dei reati più odiosi che hanno al centro la violenza ( sulle donne , sui bambini, sui più deboli ed isolati e via discorrendo…)

insomma i soliti fascisti , si travestono ma non cambiano mai…

Rosellina

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C’è una sentenza a cui sono stati dedicati solo brevi trafiletti sui giornali. Eppure coinvolge un politico di prima grandezza, che punta addirittura alla successione di Silvio Berlusconi. La sentenza è quella del processo “Oil for food“, il politico è Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia. Ricordate la vicenda? È lo scandalo scoppiato nel 2004, quando sono emersi i fiumi carsici di tangenti pagate all’ombra del programma delle Nazioni Unite “Oil for food”, nato per addolcire l’embargo all’Iraq di Saddam Hussein permettendo di scambiare oil, cioè petrolio, con food, cibo e medicine. Un’indagine americana ha certificato che, sotto l’ombrello protettivo di quel programma Onu, Saddam assegnava contratti petroliferi a prezzi di favore in cambio di robuste mazzette impiegate per sostenere il regime. Poi, dopo l’invasione Usa, quei soldi sono finiti a finanziare la guerriglia e il terrorismo. Coinvolti nel gioco, grandi compagnie e piccoli trader petroliferi, ma anche singole persone ed esponenti politici di una cinquantina di Paesi del mondo.

Tra questi, Roberto Formigoni che, in nome della sua amicizia con il cristiano Tareq Aziz, braccio destro di Saddam, ha ricevuto contratti per 24,5 milioni di barili: la più massiccia tra le assegnazioni fatte a soggetti italiani. Poiché Formigoni non fa il petroliere, i contratti sono stati gestiti da aziende suggerite dal governatore: la Cogep della famiglia Catanese e la Nrg Oils di Alberto Olivi. Così una piccola impresa come la Cogep si è trovata di colpo a passare dalle autobotti alle petroliere. In cambio, secondo l’inchiesta sviluppata a Milano dal pm Alfredo Robledo, avrebbe pagato tangenti per 942 mila dollari in Iraq e 700 mila a mediatori italiani. La Nrg Oils avrebbe pagato invece almeno 262 mila dollari. I Catanese (benché la loro Cogep fosse già stata coinvolta nello scandalo dei petroli e i suoi titolari fossero già stati condannati nel 1982 per contrabbando internazionale) sono tra i fondatori della Compagnia delle Opere, l’associazione d’imprese promossa da uomini di Cl, e questo è bastato, evidentemente, per far scattare la segnalazione di Formigoni a Saddam. A partire dal 1997, Saddam e Aziz concedono succulenti contratti alla piccola Cogep, che “ringrazia” Formigoni versando dal 1998 al 2003 oltre 700 mila dollari sui conti di una società estera, la Candonly, controllata da Marco Mazarino De Petro, il fiduciario di Formigoni per i rapporti con l’Iraq di Saddam. Come giustifica De Petro tutti quei soldi? «Sono il compenso per la mia consulenza». Ma è difficile capire in che cosa sia consistita quella consulenza, visto che De Petro può esibire soltanto una relazione stilata nel 1996, tre paginette dalla sintassi difficile, in cui strologa di un «accordo petroil for food».

Berlusconi-FormigoniOra è arrivata la sentenza. La prima condanna europea per quello scandalo: due anni di carcere a De Petro, in primo grado, per corruzione internazionale di funzionari dello Stato; condannati anche Andrea Catanese e Paolo Lucarno, uomini della Cogep. E Formigoni? Era già da tempo uscito dall’inchiesta. Ma a prescindere dal piano giudiziario, le responsabilità morali e politiche delle azioni di Mazarino De Petro ricadono su di lui. Come Berlusconi per il caso David Mills: lì, se Mills è il corrotto, Berlusconi è il corruttore; in Oil for food, se Mazarino De Petro è il corruttore, la responsabilità morale e politica del suo operato è del politico per conto del quale De Petro operava, cioè Formigoni. È semplice e chiaro. Qualcuno l’ha detto? Qualcuno l’ha scritto? E ancora: Candonly era una società riferibile di fatto ai Memores Domini, il “gruppo adulto” di Comunione e liberazione di cui Formigoni è l’esponente più in vista. Dove sono andati a finire i soldi di Candonly? Chi li ha utilizzati? Perché Formigoni non lo spiega? E perché nessuno glielo chiede?

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Ecco chi é Formigoni , del suo capo ha cominciato a seguire le tracce e l’esempio di corruttore .

Inoltre con i soldi delle tangenti irachene  finanzia quella strana setta di affaristi chiamata Comunione e Liberazione

Crazyhorse70

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Si promuovono le ronde e si tagliano gli organici della polizia. La strana politica del centro-destra.

Ieri a Roma un gruppo di agenti dei commissariati di polizia ‘Aurelio’ e ‘Primavalle’ hanno manifestato per chiedere migliori condizioni di lavoro. Su un grosso striscione bianco posto a pochi metri dall’uscita ‘Battistini’ della metropolitana con su scritto “Movimento per la sicurezza. Sindacato della Polizia di Stato”.

Erano tutti  in borghese insieme ad alcuni cittadini, tra i quali anche dei rappresentanti della circoscrizione. Corrado Tiralongo, segretario provinciale vicario del movimento, ha spiegato: “Chiediamo una razionalizzazione e una riorganizzazione delle risorse umane. La nostra iniziativa è innanzitutto una risposta che vogliamo dare a chi subisce quotidianamente disservizi e a chi è vittima di atti criminosi che si consumano in questa zona”.polizia su500

Tiralongo ha premesso che “l’attività degli agenti di polizia è ogni giorno attenta e puntuale”, ma ha sottolineato che i commissariati Primavalle e Aurelio sono “fortemente sotto organico”. «Gli agenti dovrebbero essere il doppio – ha proseguito -, basta pensare che al commissariato Aurelio ci sono 74 unità e a Primavalle 71. Un numero nettamente inferiore rispetto alle necessità dei quartieri in cui i poliziotti devono operare come Bassoggi, Valle Aurelia, e Quartaccio”.

Per chi non è romano si deve pensare che l’estensione dell’area e il numero di abitanti di quei quartieri possono essere paragonati ad una città di centomila abitanti.

Lorenzo68