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Il virus della paura
La paura è antica quanto il genere umano, è un impulso preesistente ad ogni forma di cultura e di intelligenza razionale, nasce con la vita animale e si lega all’istinto primitivo di auto-conservazione della specie. Essa discende dalla paura più naturale che è la paura della morte. Perciò, la paura è una pena che si sconta e si vince vivendo.
Sin dai primordi l’umanità ha imparato a convivere con la paura, con lo sgomento suscitato dalla furia naturale e dalle sue terribili manifestazioni: fulmini, tuoni, terremoti, eruzioni vulcaniche e altri cataclismi. Nel corso dei millenni della preistoria l’uomo ha provato ad esorcizzare la paura, spiegando i fenomeni fisici come eventi soprannaturali di origine divina. In tal modo è nata la religione mitologica che affonda le sue radici nelle paure più ancestrali e remote dell’umanità.
Ancora oggi, in un’era dominata dal razionalismo e da un delirio di onnipotenza tecnica ed utilitaristica dell’uomo, la paura è un elemento costante della nostra esistenza. Essa assume innumerevoli manifestazioni, si insinua nei meandri oscuri dell’animo umano, come un virus subdolo e letale che causa più danni di qualsiasi epidemia infettiva.
E’ indubbio che la paura sia uno dei tratti tipici e peculiari della natura animale insita nell’umanità, ma non può diventare un’ossessione. Eppure la nostra realtà è sempre più assillata dalle paure, a cominciare dalla paura di morire fino alla paura di vivere. Non a caso il lugubre primato dei suicidi, soprattutto tra le giovani generazioni, è conteso dalle nazioni più opulente dell’occidente, il Giappone in testa. Non a caso le società sono governate con il ricorso alla paura, gli Stati più avanzati sul versante tecnologico si servono delle paure per esercitare un controllo sociale sempre più esteso e capillare.
Non a caso il “sultano” nazionale ha vinto le elezioni politiche nel 1994, nel 2001 e nel 2008, giocando la carta dell’idiosincrasia anticomunista, che costituisce tuttora una delle inquietudini ossessive della borghesia italiana. Lo spettro del comunismo, dopo il fallimento del “comunismo reale”, dopo la caduta del muro di Berlino e il tracollo dell’URSS, è agitato più che in passato per conquistare e conservare il potere.
Anni fa, dall’Estremo Oriente abbiamo importato una nuova paura incarnata nel virus dell’Aviaria, meglio nota come “influenza dei polli”, che ha diffuso timori oltremodo infondati e irrazionali, prefigurando scenari apocalittici di stragi pandemiche paragonabili alle peggiori pestilenze del passato. Invece, come si è verificato in altre occasioni, il panico si è rivelato ben più grave e pericoloso della patologia “ornitologica”. Che polli! Ma i veri “polli” sono i miseri utenti e spettatori passivi della disinformazione di massa. L’aviaria si è dimostrata una bufala. Già nel 1998/99 numerosi polli perirono a causa del contagio, ma i mass-media non ne parlarono e così tutti continuarono a mangiare polli senza alcun allarme sanitario. Al contrario, lo spavento provocato dall’aviaria ha messo in ginocchio un’intera economia, incrementando i già colossali profitti delle case farmaceutiche. Tale vicenda conferma l’enorme importanza dei mass-media, la cui influenza è notevolmente decisiva. Aveva ragione Goebbels, il ministro della propaganda nazista, quando affermava: “Una bugia, ripetuta continuamente, viene accettata dal popolo come una verità incontestabile”.
Negli anni ’80 il virus HIV seminò una gigantesca psicosi nel mondo occidentale, ma fu presto scongiurato, tuttavia rappresenta oggi la principale malattia infettiva nel Sud del mondo, in particolare nel continente africano, un morbo più letale della tubercolosi e della malaria che pure causano stermini di massa. Mentre in occidente il virus dell’AIDS è ormai vinto grazie ai risultati ottenuti nel campo della ricerca farmacologica, nei paesi del Terzo e Quarto mondo esso uccide più di ogni malattia a causa degli esorbitanti costi imposti dalle multinazionali farmaceutiche, che risultano potenti quanto le compagnie petrolifere e quelle legate all’industria bellica, per cui sono i veri padroni del pianeta.
Nei secoli bui della nostra storia, il terrore suscitato dalla peste bubbonica causava più danni del morbo stesso. Ad esempio, nell’Europa medievale la paura degli untori era molto più nociva e deleteria della peste che pure sterminava milioni di vite umane.
Le vicende relative al nuovo virus pandemico H1N1, meglio conosciuto come “influenza A”, che avrebbe dovuto sterminare mezza Europa, confermano che la paura è più subdola e pericolosa di qualsiasi morbo epidemico, ma nel contempo può risultare lucrosa per chi, in modo cinico e spregiudicato, riesce a trarne vantaggio. La psicosi collettiva generata dal nuovo virus, che il viceministro della Sanità Ferruccio Fazio ha definito come “meno aggressivo” dell’influenza stagionale, è un fenomeno di proporzioni massicce. In realtà, l’allarmismo eccessivo serve a giustificare la corsa dei paesi dell’Unione Europea all’acquisto di milioni di dosi di vaccino “a titolo preventivo e cautelativo”, che sta facendo la fortuna dei colossi farmaceutici multinazionali.
Lucio Garofalo
Si moltiplicano i cacciatori al cinghiale ferito ed ormai isolato…
Ogni giorno è una nuova pena per il cinghialone alla ricerca di continue protezioni contro i cacciatori che ormai lo braccano da vicino.
Sempre meno scudi e scudieri pronti ad immolare la propria – scarsa – dignità mentre anzi si moltiplicano i segnali di divisioni interni al PDL anche sulle questioni della giustizia. Nel senso , l’unico, in cui tale materia è stata trattata , ossia i processi del premier. Ed intanto si ingrossano sempre più le file dei prudenti , alcuni fra i leghisti ed i Finiani . Costoro tentano coraggiosamente di resistere alle numerose trovate di Ghedini, come quella di abbreviare la prescrizione ai processi del capo, piuttosto che inviare tutti i processi a Roma -Porto delle nebbie pieno di toghe azzurre od ancora aumentare i casi di legittimo impedimento a presenziare alle udienze .
Insomma una ne pensa e cento ne fa il fido scudiero del marchese del grillo in salsa arcoriana. Vi ricordate il personaggio storico del nobile romano portato sugli schermi da Alberto Sordi, quello che diceva “ io so’ io e voi nun sete un cazzo “?
Chissà come si traduce in milanese stretto; comunque il concetto è più o meno quello espresso nella recente dichiarazione” pur condannato non mi dimetto” .
Però non tutti nelle file destriche , a differenza di prima, sono ora diposti a passare da servi sciocchi ed indignitosi , senza ricevere nulla in cambio ( presidenza delle regioni, finanziamento di spese clientelari, ecc.) e pertanto la risoluzione dei problemi risulta sempre più improbabile per il boss che sta penando per avere tutti i topini allineati e coperti dietro di lui nella lotta senza quartiere che ha scatenato contro i giudici per sfuggire ai processi.
Oltre a questo aspetto, l’attualità mostra come molti nuovi topini in fuga raggiungano i loro predecessori ( Casini ,
Tabacci, La Malfa , Guzzanti, Fini ed altri) andando ad ingrossare il partito del malessere che a destra, contando tutti i distinguo, comincia ad essere maggioritario.
Ora ci si mette anche Maroni – neo sorcione padano coi baffi - il quale, messo in croce dalle Forze dell’Ordine che avevano creduto - come imperdonabili gonzi – alle sue promesse sulla sicurezza, decide per un attimo di scuoetrsi e provare a rimanere fedele alla parola data mostrando le gengive al governo…
solo per un attimo, però, e solo le gengive perchè i denti non li ha più da tempo, quelli li ha solo il vecchio Bossi che pur rincoglionito ricorda a tutti chi comanda veramente nella Lega ed agitando la dentiera sottomette il pischello jazz e lo riporta all’ordine.
Bella figura, l’ennesima…
Intanto il consenso sul berlusca si erode in modo lento ma costante , poche centinaia di migliaia di persone ogni mese lasciano disillusi la corte del califfo e ciò accade , come previsto in questo blog, dal tempo delle numerose passeggiate sui cadaveri dei terremotati, quando raggiunse l’apice del potere e dell’ipocrisia.
MIILANO, 25 ottobre (Reuters) – La fiducia negli italiani nei confronti dell’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi è calata di tre punti a ottobre rispetto al mese precedente, ma resta ancora solida, secondo il sondaggio Ispo pubblicato oggi dal Corriere della Sera.
Il sondaggio, commissionato dal quotidiano, indica che la popolarità del governo è scesa dal 54,1% di gennaio al 44,4% di ottobre. Il calo prosegue da giugno (48,8%), dopo l’estate degli scandali a sfondo sessuale e il picco massimo del 55,5% toccato a maggio sulla scia degli interventi post-terremoto in Abruzzo.
Ispo indica anche che circa il 70% degli italiani interpellati giudica “inopportuno” il provvedimento sullo scudo fiscale.
In calo anche il consenso del governo tra i sostenitori della Lega Nord, ora pari al 74%, dai quali emerge qualche lamentela sulla mancanza di incisività del governo.
“Il governo gode ancora oggi di un buon consenso ma - scrive sul quotidiano Renato Mannheimer di Ispo - esaminando i dati degli ultimi mesi, non si può non notare un calo piuttosto consistente”.
L’ultimo schiaffo viene proprio da dove erano venute le migliori notizie negli anni precedenti , la Sicilia, dove ormai le destre sono scoppiate e divise in almeno tre partiti , apparentemente in lotta fra loro intorno all’idea di opporre un partito del sud all’asse nordista del governo.
In realtà la questione vera è come meglio spartirsi quei soldi che – meno del previsto - sono comunque arrivati o stan per arrivare; sullo sfondo peraltro di convenienti appoggi mafiosi da disputarsi, perchè come tutti sanno, la mafia è una impresa in forte attivo che tira e fa girare molti soldi in tutti i mercati.
Specie quando, come con lo scudo fiscale, trova un governo amico, inetto e corrotto, che la premia in modo sfacciato.
Palermo – 3 novembre ( Ansa ). Si chiama “Pdl Sicilia” ma ha tutta l’aria di essere il primo vero strappo all’interno del Popolo delle libertà. Dopo mesi di trattative e avvertimenti, la frattura all’interno del partito di Berlusconi c’è stata. E la segna ufficialmente la nascita del nuovo gruppo parlamentare all’Assemblea regionale siciliana, composto da 15 deputati regionali, vicini al sottosegretario Gianfranco Miccichè e al presidente della Camera, Gianfranco Fini, che hanno lasciato il vecchio gruppo del Pdl composto da compagni di partito vicini al presidente del Senato, Renato Schifani, al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e “leali” con i due coordinatori regionali del partito in Sicilia.
Lo sfacelo continua sotto i nostri occhi insomma, lento e graduale , come previsto. Il cinghiale ferito sente l’odore del cacciatore e comincia ad avere brividi freddi. Ma è ancora forte e può devastare la foresta caricando alla cieca.
Intanto l’Italia va giù, sempre più giù e ci si chiede quanto potremo resistere ancora davanti a questa occupazione privata ed abusiva delle istituzioni.
Crazyhorse70
Il cinghiale ed i suoi servi : dossier e servilismo
La bella edificante storia di Berlusconi che avverte Marazzo dell’esistenza di porno video su di lui.
Una antica e sempre meno premiata tattica per mettersi al riparo dall’eventuale accusa di essere il regista dell’operazione. Una cosa che fanno spesso gli indagati colpevoli per confondere le acque e precostituirsi un falso alibi morale , una ipoteca sui motivi per cui si mettono le mani avanti per non cadere , una specie di autosclusione per i gonzi, insomma.
Del resto ci ha pensato a lungo sul da farsi se è vero che sono passate ben due settimane di attenta e lenta meditazione tra il giorno in cui il cinghialone ammette di essere stato avvertito dalla figlietta buona - Marina, le altre son già da considearare ingrate e figlie politiche di Cacciari, poco meno che puttane, direbbe Feltri – ed il giorno in cui ha deciso di chiamare Marrazzo per fare il “gesto nobile”. Come mai tutto questo tempo?
A sentire i commenti frizzanti dei berluscloni sul caso Marrazzo sembrava di assistere ad un coro animale di
godimento, tipo ricci in calore. Essi notano gaudiosi , come tentò di fare il loro rimpianto Bettino Craxi, che essendo tutti ladri, nessuno era ladro. Tutti porci, quindi nessun porco, vai tranquillo Silvio, grufola sereno.
Altri un pò imprudenti sono usciti addirittura con improbabili distinguo sulle abitudini sessuali della destra e della sinistra formulando orgogliosamente una prefernza destrica per le donne-donne. Beh le ultime notizie su due parlamentari di destra beccati coi trans nella stessa indagine per cui Marrazzo si è dimesso fa ritenere probabile un’altra bella figura di cacca per i teorici di cui sopra. Ma stiamo a vedere.
Magari qui qualcuno arriva prima dei ROS, compra tutto e fa sparire.
Per altro verso si avverte nell’aria il fastidio dei servi per quello scandalo di andare a votare in 3 milioni alle primarie. Si avverte il rodimento di (censura) dei criceti giornalistici del governo che denunciano i “pasticci elettorali” alle primarie del Pd. Qualcuno ha votato più di una volta, stridono i criceti e magari è pure vero. Orrore. Scandalo.
Ma sarebbe interessante sapere quante volte gli iscritti al Pdl abbiano potuto votare per eleggere Berlusconi alla guida del loro democratico movimento. Facciamo zero?
Anche perchè un’acclamazione dentro un capannone al suono melenso e sciropposo di “Meno Male che Silvio C’è” non viene considerata un’elezione popolare neppure in Corea del Nord, dove peraltro usano canzoncine simili per incensare il capo.
Mentre parliamo saranno invece già pronti i dossier per la Operazione Bersani sul neo eletto segretario del PD (che schifo , un leader di partito eletto), da passare ai vari mandamenti tele-radio-giornalistici del Padrone affinchè, in assoluta autonomia e libertà naturalmente, decidano di pubblicarli.
Forse diranno delle sue giacche stazzonate ed un pò retrò, stravaganti simboli di malessere psichico ?
Peraltro la strada è in discesa per i moralisti a pagamento del boss. Difatti pur avendolo addirittura cercato a suo tempo per fargli fare il ministro, oggi Berlusconi lo considera certamente più affidabile di Franceschini – ha dietro D’Alema - ma comunque poco meno di un bolscevico.
E’ stato iscritto al Pci, possibile che non abbia un paio di pedalini stravaganti, che non vada mai dal barbiere e che zio Vladimiro, qui ritratto nello splendore della propria gloriosa uniforme, non abbia trovato qualche papello negli archivi del suo caro KGB, giusto per farsi un paio di risate fra amici tra le betulle, durante una visita personale e una vacanza? Forza brigadie’, al lavoro. La fotocopiatrice attende.
Un pensiero rispettoso ad un fascista che fu: Ignazio La Russa.
L’altra sera a Ballarò è stato prima bastonato dall’ironia del duo Bindi-De Gregorio e poverino si sentivano le unghie stridere sullo specchio. Poi per confermare che quando le sere partono male finiscono peggio, appariva talvolta terreo con quella sua faccia mesta e con gli occhi bassi e spenti mentre Berlusconi imperversava umiliando tutti , ma ancor di più lui ed Alfano, che è di gomma, con la telefonata riparatrice delle “cattiverie” di Floris.
Il boss urlante al telefono è fuori di testa: attacca i giudici rossi dimenticando che uno di quelli lo aveva assolto sul caso SME (lo smemorato di Cologno) grida come un OSSESSO di mancato contraddittorio così sotterrando la serata inutile del duo di centrodestra…
Che pena La Russa: dalle barricate di Milano allo scodinzolare triste di Ballarò…
Intanto refoli di palazzo dicono di un Tremonti sempre più isolato a difendere un rinvio del taglio dell’IRAP: berlusconi gli ha scatenato contro il partito della spesa per fargli pagare quel suo agitarsi per la successione…
Bossi lo difenderà ancora o in cambio di una regione al nord lo lascerà nei guai e si ripeterà la sua esclusione di qualche anno fà?
Crazyhorse70
Gossip e potere
L’ennesima vicenda “scandalistica” e “gossippara” che coinvolge Piero Marrazzo, così come lo scandalo Berlusconi/escort, tutto sommato ci investe e ci tocca da vicino, malgrado la gente sia interessata direttamente da questioni più concrete, ossia da priorità di ordine evidentemente economico.
A mio parere, gli scandali politici e morali si intrecciano con quelli economici e con le pesanti ingiustizie sociali e materiali che investono la condizione delle classi lavoratrici e subalterne nel nostro Paese.
Il tema della moralità pubblica, così pure la crisi della democrazia liberale borghese, che sta spingendo il nostro paese ad assomigliare ed avvicinarsi sempre più ad un regime di stampo sudamericano, sono tutte emergenze reali ed importanti che pesano ed incidono direttamente anche sul versante sociale.
Dunque, non si tratta di questioni distinte e separate come si vuol far credere.
La riduzione degli spazi di agibilità democratica, la carenza di un minimo di opposizione in ambito parlamentare, non dico di segno “comunista” ma persino di natura “socialdemocratica” e riformista, la mancanza di un quadro politico che sia minimamente “di sinistra”, l’inesistenza di un soggetto politico interessato a salvaguardare e preservare la sfera dei diritti e delle garanzie costituzionali che appartengono e si riferiscono ad una mera democrazia formale e rappresentativa, sono intimamente legate all’assenza di una forza politica e sindacale in grado di tutelare i diritti e gli interessi dei lavoratori.
In effetti, sia a livello politico nazionale, come pure sul piano internazionale, è in atto uno scontro aspro e feroce per il potere, condotto anche con il ricorso a vicende scandalistiche e di gossip o di altro genere.
Lucio Garofalo
Al via le primarie del PD
Stanno per partire le primarie Democratiche. Tra domenica notte e lunedì mattina arriveranno i risultati.
Non sono un sondaggista, ho raccolto però una serie di sensazioni che consentono previsioni abbastanza attendibili.
Intanto il clima sembra abbastanza diverso da quello di tre anni fa quando il povero Veltroni venne proiettato sulla ribalta politica per costruire l’argine contro Berlusconi. Fu grave il fatto che, in modo poco responsabile, Veltroni credette di poter interpretare questo ruolo: il buonismo populista trasformato in ideologia.
Nella sinistra c’era ancora molto entusiasmo e la incerta sensazione di poter ritornare al governo del paese.
Oggi nella sinistra si è preso coscienza del fatto che non esiste, al momento, un leader che abbia doti e capacità di grande statista.
Ci si è resi conto che nessuno dei dirigenti è in grado di contrastare Silvio Berlusconi sul piano delle sue grandi capacità di imbonitore, piazzista e clown.
La campagna pre-congressuale è apparsa alla base potenziale dei Democratici, debole, poco consistente, e non ha saputo dare soluzioni ai gravi interrogativi.
Come diceva Rossana Rossanda il 21 ottobre su la 7, i dirigenti in lizza non hanno né il carisma né le capacità politiche per affrontare una situazione politica tanto impegnativa.
Attuare una politica economica adeguata alla gravità della situazione, impostare una seria lotta all’evasione fiscale, porre mano alle varie riforme (con particolare riguardo alla giustizia, alle procedure mostruose a cui la burocrazia ci sottopone), fare una seria e rigida legge sul conflitto di interessi: tutte cose molto urgenti che richiedono un partito molto forte, unito, che abbia superato le sue gravi contraddizioni interne.
Tra gli iscritti e soprattutto tra i simpatizzanti d’area della sinistra questi fatti sono stati adeguatamente percepiti e troveranno riscontro nei risultati delle primarie.
E’ facile prevedere che tutta la servitù berlusconiana sta per scatenarsi per “celebrare” l’ennesimo trionfo di Re Silvio I° e per giorni ci scaricheranno addosso l’inno a Silvio e ogni sorta di improperio sulla sinistra morente.
Superata la mazzata ci rimetteremo a costruire il movimento e le strutture avendo molto più chiaro il percorso da seguire per ritornare alla democrazia.
Mario S.
Mentre la nave affonda e molti topi in fuga provano a salvarsi un gustoso Luttazzi vince tutte le cause…
E’ tempo di rivolgimenti nella politica italiana. Non possiamo chiamarla rivoluzione perché l’operazione del cambio di bastone del comando non è – almeno finora – una fase caratterizzata dall’efficacia della partecipazione e della democrazia diretta. Non vedo infatti alcun recepimento delle istanze dal basso ( come quella della manifestazioni recenti o delle belle iniziative future , vedi il NO BERLUSCONI DAY organizzato attraverso il web per il prossimo 5 dicembre ) quanto piuttosto una lenta ma progressiva esautorazione del cavaliere.
Ciò avviene attraverso manovre interne al potere e causate solo dall’eccessivo sbracamento dello stesso leader , dalle sue gaffes che lo rendono impresentabile ( e qui risuonano inascoltate le parole della moglie sullo stato mentale del marito ), da alcuni eccessi dei suoi servi ( vedi gli ultimi Feltri e Brachino ) nonchè non ultime le sue improvvide scelte di politica internazionale.
Comunque il trapasso è un fatto ormai deciso di cui è incerta solo la tempistica ed allora molti degli informatissimi suoi soci sembrano una miriade di topi in fuga dalla nave che affonda; magari pronti fin d’ora a dichiarare di non sapere neanche chi sia Berlusconi, di non averlo mai “veramente conosciuto”, di non aver saputo in tempo l’entità della sua attitudine delinquenziale, di aver sempre sperato che risolvesse da solo il conflitto di interessi e balle del genere .
A seconda delle dimensioni del sorcio – media , grande e piccola – la litania delle balle raccontate è più o meno rivoltante. Voglio dire : le mosse delle zoccolone di nome Casini, Fini e Tremonti non sono paragonabili ai deboli squittii di peones di compagnia come , non so, Paolo Guzzanti…
Tutti annacquando le proprie responsabilità in un mare di distinguo e di “non sapevo” - ovvero “non c’ero e se c’ero dormivo” - ma determinatissimi ormai a prenderne ipocritamente le distanze.
Per i topi in fuga è già pronta la scialuppa di salvataggio, rappresentata dal nuovo nutrito esercito di terzisti, gente che ha sempre obiettivamente aiutato l’affermarsi di berlusconi, un pò per ignavia ed un pò per interessi di bottega ( vedi quanto detto sui poteri forti e sulle sette sorelle dell’editoria ) e che è pronta ad armistizi e “volemose bene” sull’altare del principio di dover a tutti i costi “evitare una guerra civile strisciante” e ” tornare a parlarsi fra eserciti contrapposti“, per esser chiari il comportamento tenuto dal Corriere della Sera.
Tutta questa storia era peraltro già prevista ed in verità facilmente prevedibile: ciò non toglie che lasci comunque una traccia di trasformismo sempre vomitevole .
Ed allora vogliano ricordare agli eventuali smemorati uno degli atti d’imperio più efficaci e dirompenti del berlusconi premier , il famoso editto bulgaro che epurò alcune voci indigeste, tra cui quella di Daniele Luttazzi.
Eccovelo in una gustosa intervista presentata di recente da Fabio Barbera su Agoravox : “Per non dimenticare: Il Times intervista Daniele Luttazzi, uno dei grandi epurati dal berlusconismo!”
” Suvvia – dice qualcuno – non è mica un regime. Eppure degli strascichi di regime questo governo se li porta dietro. Ad una settimana dalla mobilitazione nazionale per la libertà di stampa (se ne parla qui http://www.agoravox.it/300-000-in-piazza-a-Roma-per.html e qui www.barberafabio.spaces.live.com) per farci vedere com’è difficile fare satira, informazione e controinformazione in Italia in tempo di berlusconismo, qualche tempo fa una giornalista del Times, Lucy Bannerman, ha intervistato Daniele Luttazzi. Ecco cosa ne è venuto fuori!
Ci spiega per favore come è stato citato in giudizio da Berlusconi e perché?
Che genere di conseguenze ha avuto questa causa sulla sua carriera?
La satira, dai tempi di Aristofane, dà fastidio perché esprime un giudizio sui fatti, addossando responsabilità. I miei monologhi colpiscono Berlusconi ma anche la religione organizzata e l’opposizione inesistente del PD, inclusi gli scandali in cui sono coinvolti dirigenti di sinistra (il caso Unipol). Ecco perché anche l’opposizione qua si disinteressa alla libertà della satira in tv, che è libertà della democrazia. Neppure Rai3, i cui dirigenti sono di sinistra, mi ha mai chiesto di tornare in tv, in questi anni. Il potere, in Italia, è suddiviso fra clan di destra e di sinistra. Scandali recenti hanno mostrato come questi clan si mettono spesso d’accordo sulla gestione della cosa pubblica, a livello locale e a livello nazionale. Lo stesso tipo di accordo precede le nomine dei dirigenti Rai. Il risultato è che la democrazia sostanziale è corrotta.
Quali somiglianze vede tra il controllo della stampa nel ventennio fascista e il controllo dei media al tempo di Berlusconi?
L’altra minaccia è legata all’enorme conflitto di interessi di Berlusconi. Ha aziende tv e imprese di assicurazione e di distribuzione pubblicitaria e cinematografica. Questo inquina la libertà del mercato. Un’inchiesta recente ha dimostrato che, da quando è al governo Berlusconi, molte aziende hanno tolto pubblicità dalle reti Rai per spostarle su quelle Mediaset di Berlusconi. Berlusconi inoltre controlla la politica economica e i servizi segreti. La sua influenza si estende su OGNI settore della vita italiana. E’ un potere di ricatto enorme. Uno dei pochi giornali di opposizione vera, il manifesto, sempre documentatissimo e corretto, stenta a sopravvivere perché le aziende italiane non comprano spazi pubblicitari. Ecco un altro tipo di strozzatura. Non stupisce allora che i passi della quasi totalità della stampa e della tv italiana siano felpati. Il caso recente di Veronica Lario e Noemi ha dimostrato una volta per tutte l’esistenza di una sorta di Agenzia Stefani contemporanea, prontissima a ubbidire alle esigenze del Capo e a massacrare la vittima di turno (sua moglie, in questo caso). Fra giornalisti e testate, la lista dell’inquinamento berlusconiano è lunga.
Perché il suo contro-racconto è stato rapidissimo e pervasivo, mentre sua moglie (la vittima) è stata zittita e insultata come una poco di buono e come cornuta (“Libero”, editoriale dell’allora direttore Feltri ora passato al Giornale, ndr). La propaganda dell’Agenzia Stefani funziona e Berlusconi ne è un maestro. Sua moglie lo conosce da trent’anni e lo ha definito un uomo malato. Ecco un’altra domanda che avrei fatto a Berlusconi, se fossi stato ospite di “Porta a porta”: di che malattia sta parlando sua moglie, presidente?
Dov’é finito il berlusconi del 1994?
Sto cercando Berlusconi ma non lo trovo più. Berlusconi ha vinto nel 1994 con le idee di una rivoluzione liberale ed antistatalista e sull’onda del federalismo già allora ormai maturo nella gente del nord . Dopo lo stop ed il ribaltone ha rivinto nel 2001 ed anche un anno e mezzo fa con maggioranze parlamentari “bulgare” di oltre 150 deputati e senatori in più delle sinistre
Oggi ha una maggioranza che se la sognava anche De Gasperi, un asse forte con Bossi garantito da Tremonti unico ministro economico.
L’opposizione è inesistente, i comunisti ed i verdi fuori dal parlamento, i democratici ancora scioccati dall’abbandono di Veltroni a scannarsi far loro od occuparsi di gossip e calzini turchesi.
Di Pietro irrilevante sui temi economici sbraita con populismo inservibile.
Mai nella storia del nostro paese le mie idee sono state così vicine dall’essere concretizzate , quando ricapiterà un simile miracolo? Eppure lo stanno sprecando, e stanno deludendo i fautori del cambiamento.
Il grande assente è la questione fiscale della parte produttiva del paese.
La Banca del sud sarà un carrozzone per piazzare politici meridionali di secondo piano così che non facciano il partito del sud.
Infatti, come Luigi Einaudi scrisse, le banche debbono essere «senza aggettivi», devono fare le banche e non essere
condizionate da altri fattori. La banca del Sud, realizzata con la regia delle Poste italiane, non nasce per iniziativa privata (se ci fosse un motivo economico, l’avrebbero già fatta da tempo ), ma dallo Stato che fa da balia con i soldi pubblici, dando luogo a un ibrido.
Per il sud servirebbe una No Tax Area, che attirerebbe investimenti privati e consentirebbe di rinunciare agli aiuti di Stato e comunitari. Meno tasse, meno sovvenzioni, più libertà economica. E così facendo anche meno criminalità organizzata dentro l’economia
Ieri la Banca del Mezzogiorno. L’altro ieri il ponte sullo Stretto. Il giorno prima, l’abolizione delle province che passa in cavalleria. La liberalizzazione dei servizi pubblici locali che si assottiglia, la riforma delle pensioni che si allontana, i sussidi alla Fiat che s’ingrossano, e via elencando. Il grande assente è sempre la questione fiscale.
Oggi si aggiunge la notizia di un altro regalo a Catania che è ormai fallita ed ha ricevuti altri 140 milioni di fondi pubblici addirittura destinati ad attività inesistenti o invendibili.
Ora basta, la misura è colma anche per chi come me è interessato principalmente all’economia ed è disposto a fregarsene del gossip ed anche a credere che la magistratura ce l’abbia con lui per partito preso ( la maggioranza dei P.M. sono comunisti dell’infornata degli anni ‘70, quindi gente frustrata e vendicativa per la rivoluzione mancata ).
Ma ora basta: dov’è finito il Berlusconi che chiamava immorale un prelievo superiore a un terzo della ricchezza prodotta?
E che ci sta a fare la Lega, se i suoi parlamentari alzano disciplinati la mano quando si tratta di irrorare il Sud di soldi pubblici, ma sono incapaci di portare a casa quella boccata d’ossigeno di cui la Padania ha dannatamente bisogno? E i manifesti che hanno fatto la fortuna elettorale del Carroccio, il Nord gallina dalle uova d’oro e il Paga e taci somaro lombardo? Il paradosso è che non c’è mai stato, sulla carta, un governo più nordista di questo eppure pare orientato ad occuparsi e male del sud.
Dovevano spendere meno e meglio per il sud e rispondere al nord. Meno tasse e più semplici.
Come Ronald Reagan e Margaret Thatcher.
Il Nordest oggi è in un momento di rallentamento semplicemente perché il sistema Italia non ne ha sostenuto la crescita, che è stata anche tumultuosa, ma certamente di grande vitalità.
Ad esempio, i nostri imprenditori all’estero vanno allo sbaraglio perché non hanno il supporto su cui possono contare i concorrenti tedeschi o francesi. L’italia è un paese, poi, che non ha promosso la ricerca, l’innovazione, quindi le piccole e medie imprese che da sole non possono farcela, sono svantaggiate dal punto di vista della concorrenza e della competitività.
E poi la giustizia è da riformare profondamente, invece si è data l’idea di occuparsi di giustizia per altri motivi.
Le banche non aiutano le piccole e medie imprese e Tremonti mi sembra il “sor tentenna” che chiacchiera di rivoluzioni oppure di complotti ma che di concreto non ottiene nulla per chi produce.
Tra il 2001 ed il 2006, niente riduzione, niente liberalizzazioni, nessun taglio alle spese pazze della P.A. ma solo colbertismo, la difesa degli ordini professionali, l’attacco alle compagnie aeree low cost, e la difesa dei forestali, per fare alcuni esempi. Sui diritti civili, sono venuti il no ai pacs, una legge sulle droghe per mettere in galera i ragazzi per qualche spinello, un tenace no ai pacs, e l’approvazione di una legge illiberale come la legge 40.
L’incapacità di intervenire sulle imposte è pura omissione di soccorso, visto lo stato precario in cui versa il tessuto produttivo del paese, ma anche e soprattutto un cedimento molto vicino al tradimento.
Secondo la Banca mondiale, l’Italia è il centotrentacinquesimo paese al mondo per semplicità del sistema fiscale: non basta rapinarti, vogliono anche che tu affoghi sotto inutili carte in triplice copia
Io ho 38 anni e lavoro nell’ufficio legale di una sede abruzzese di una grande azienda multinazionale.
Sono sempre stato un liberale classico e guardo agli States come mio riferimento politico e culturale e quindi difendo la sfera di autonomia del singolo dalla invadenza delle istituzioni.
Per questo la gente ha votato Berlusconi.
Ma ora sono deluso e vederlo occuparsi solo di stronzate rotolandosi su se stesso mi fa capire che non è il fuoriclasse che credevo, invece di Kakà ci siamo ritrovati con Gattuso, per di più zavorrato, e con tutto il rispetto, non è la stessa cosa.
Alfredo Cantera
Minacce per Berlusconi, Fini e Bossi
La logica cinica e criminale che regola la “strategia della tensione”, è riassumibile nel famigerato slogan “destabilizzare per stabilizzare”.
E’ risaputo che la “strategia della tensione” fa miracoli, è il miglior rimedio per un governo in crisi o in calo di consensi. Come è già accaduto altre volte nella storia, per riacquistare il consenso perduto basta qualche bomba, oppure solo la minaccia di una bomba o di un attentato terroristico.
Come avvenne nel caso del regime democristiano, che intorno alla metà degli anni ‘70 era travolto dagli scandali ed era sprofondato in una fase di declino che sembrava quasi inarrestabile sul piano ideologico, politico ed elettorale, mentre il Partito comunista era in netta ascesa, ebbene il sequestro Moro capitò esattamente come il cacio sui maccheroni e riuscì a salvare la Dc e il suo sistema di potere politico, affaristico e criminale, da un crollo certo e definitivo.
Ed ecco che la storia si ripete sempre, la prima volta in tragedia, la seconda in farsa.
Infatti, è una commedia palesemente ridicola e surreale, se non addirittura grottesca, la lettera inviata ieri mattina, sabato 17 ottobre, al quotidiano “Il Riformista”, contenente minacce, indirette, di morte per Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Umberto Bossi da parte di una sigla, le sedicenti “Brigate rivoluzionarie per il comunismo combattente”. Una sigla buffa e farneticante, già adoperata all’inizio di ottobre per una missiva spedita ai giornali “Il Messaggero”, “Il Foglio” e “Il Fatto quotidiano”, e immediatamente giudicata dagli investigatori come assolutamente inattendibile, folle e delirante.
Lucio Garofalo
I nomi dei responsabili della tragedia di Messina
Così come per L’Aquila, dove stanno uscendo in questi giorni le prime parziali conclusioni delle indagini, sarà la magistratura locale ad accertare le eventuali responsabilità in termini di violazione delle leggi locali e nazionali sulle costruzioni. E ci vorrà tempo.
Ma i tempi di accertamento delle responsabilità politiche sono per fortuna inferiori essendo sufficiente una piccola analisi legislativa.
Bertolaso dovunque vada ripete che la colpa è dell’abusivismo edilizio, ebbene diamo un nome a chi l’ha favorito , del resto son passati un pò di giorni sufficienti a seppellire le decine di morti e nulla osta a chiamare ore le cose con il loro nome.
Così si copre che i nomi sono facili da individuare basta volerli scrivere.
Bettino Craxi (Presidente del Consiglio nel 1985), Silvio Berlusconi (Presidente del Consiglio nel 1994 e nel 2003), Salvatore Cuffaro (Presidente della Regione Sicilia nel 2003) e Giuseppe Buzzanca (Sindaco di Messina dal 2003) i responsabili più o meno consapevoli del dissesto idrogeologico messinese ed italiano. Il primo responsabile: Bettino Craxi, durante il suo primo mandato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dal 1983 al 1986. Furono il suo governo e la maggioranza parlamentare che vedeva nelle sue file gli attuali Casini, Mastella, Pisanu e Sacconi e Scalfaro ad ideare ed approvare il primo condono edilizio nel 1985.
Il secondo, sulla scia del suo predecessore, in ben due diverse occasioni, fu Silvio Berlusconi. Nel suo primo brevissimo governo ebbe il tempo (a nemmeno un mese dalla sua caduta) di approvare la legge del 23 dicembre 1994 n. 724, che all’articolo 39 riproponeva un nuovo condono per gli abusi commessi dal 1985 al 1993.
Legge pressoché identica nei principi e nelle modalità quella approvata durante il secondo mandato, nel novembre 2003: legge 326/03, articolo 32.
Il principio applicato dalle tre leggi di sanatoria edilizia era lo stasso : richiesta di condono da presentare attraverso una semplice autocertificazione del richiedente, da unire alle ricevute dei pagamenti effettuati a validazione della richiesta. Nient’altro.
I pochi vincoli che vietavano la presentazione della domanda (la costruzione in zone protette o su demanio pubblico e così via) venivano stabiliti in tutti i casi dalla legge. Tutte le richieste di sanatoria non in contrasto dovevano essere ritenute automaticamente accettabili.
Inoltre gli enti preposti alla valutazione delle richiesta dovevano rispondere entro un termine trascosro il quale in base al principio del silenzio-assenso le domanda si consideravano accolte.gli
Le responsabilità degli enti locali in questa vicenda risultano marginali, dal momento che i provvedimenti di Berlusconi imponevano un adeguamento certo e rapido da parte di comuni e regioni sicchè le responsabilità di questi enti locali sono marginali.
Anche in Abruzzo si è scelto di accentrare tutte le responsabilità sul governo-protezione civile: passato l’effetto propagandistico ne vedremo delle belle, intanto ci sono ancora 6000 persone in tenda al freddo gelido de L’Aquila che non possono tornare nelle loro case inagibili nè allonntanarsi troppo dal posto di lavoro o dai loro cari.’
Gli altri responsabili .
Nell’aprile 2003, il Presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, attuale senatore UDC, prima dell’entrata in vigore del provvedimento Berlusconiano, redigeva un piano di applicazione del condono fiscale datato 1994, offrendo la possibilità di una perizia giurata sostitutiva alle varie procedure per l’approvazione che garantisse l’assenza di condanne penali per abusivismo del richiedente e gli avvenuti pagamenti.
Una firma e via.
Il 19 dicembre 2008 la giunta comunale di Messina, presieduta dal sindaco Giuseppe Buzzanca (PDL), deliberava la normativa comunale per l’applicazione delle sanatorie sugli abusi edilizi decise nel 1994 e nel 2003 dai due governi Berlusconi. Dallo stesso Comune viene definito come “snellimento delle pratiche per il condono”.
Con un colpevole ritardo di ben 5 anni, il Comune di Messina, a fronte di “una considerevole mole di lavoro” causata dall’ingente numero di domande presentate (frase presente nella delibera stessa) e del rischio di perdere gli oboli pagati dai richiedenti causa mancata approvazione (altra motivazione ufficiale), istituiva la normativa di gestione delle pratiche di condono.
Nell’ultimo anno e mezzo nessuna delibera del Comune di Messina si è occupata del rischio idrogeologico della città ed il massimo della lotta comunale agli abusi è rappresentato dall’istituzione di un controllo a campione del 5% , peraltro in conformità di un obbligo deciso dal governo Amato nel 2000.
Matteo Negri
Cotroinformazione: perchè anche il ponte sullo stretto è un’arma di distrazione di massa e non sarà mai fatto pur iniziando i lavori…
“Non metteremo mai le mani nelle tasche degli italiani”.
Quante volte avete sentito declamare questa bella frase dal premier o da altri ? Molte volte , eppure è dimostrabile come essa sia una delle maggiori bufale delle storia repubblicana. Una illusione delle tante ideata dal prestigiatore di Arcore e smentita sempre dai fatti . Come anche peraltro nel caso in esame. Basta seguire con un pò di attenzione la questioniedel ponte sullo stretto di Messina e si vede subito come in realtà pagheremo tutti l’ennesima stupidaggine di immagine del premier ed in più ci troveremo con territori più devastati e nessuna vantaggio per economia ed occupazione anzi solo qualche regalo alle famigie mafiose del circondario.Qualche peones della PDL ha voluto evidenziare una analogia tra il tunnel sotto la Manica ed il ponte dello stretto.
Analogie e differenze nel contesto di un sincronismo negli annunci di Gordon Brown e Silvio Berlusconi sebbene il primo comunichi la vendita del tunnel sotto la Manica per ridurre il debito pubblico, il secondo invece indebitandoci tutti per avviare i lavori del Ponte sullo Stretto di Messina.
Anche il costo di entrambi i “gioielli” infrastrutturali di Downing Street e Palazzo Grazioli è singolarmente identico : è stato stimato in cinque miliardi di euro nella fase progettuale .
Alla fine il collegamento sottomarino di miliardi ne è costati 14 e notoriamente inglesi e francesi, a differenza di noi italiani, non sono così elastici nell’accettare scostamenti di siffatta entità tra preventivo e consuntivo.
Da noi, visti i precedenti nel settore dei pubblici appalti, è più facile vincere al superenalotto che azzeccare la cifra che verrà realmente spesa.
Qui, comunque, finiscono le analogie.
L’Eurotunnel è stato infatti costruito totalmente con soldi privati ed i proprietari solo dopo vent’anni di rosso hanno visto per la prima volta un dividendo, 4 centesimi di euro ad azione. Il Ponte, al contrario, sebbene il ministro Matteoli ed il premier continuino a raccontare storielle sul project financing e sulle interminabili file di imprenditori pronti a tirar fuori i capitali, sarà sostenuto essenzialmente dal pilastro pubblico – il 40% delle risorse– ed i privati se la daranno a gambe levate.
Insomma come avvenuto per l`Alta velocità, che ha prodotto un danno da far pagare a tutti i cittadini, gli investimenti privati saranno in ultima istanza garantiti dallo Stato, quindi pagheranno anche quelli che non saliranno mai su un treno.
E ancora. Se mai verrà fatto, il Ponte si candida a diventare un collegamento quasi esclusivamente stradale in un’area del Paese povera di binari, mentre il tunnel è un tunnel per i treni ed è arrivato alla fine di un percorso di potenziamento e ammodernamento della rete su ferro nel sud della Gran Bretagna e nel nord della Francia: un servizio in più, in un contesto di servizi funzionali ed efficienti, non la cattedrale nel deserto.
Il premier parla del ponte affidandogli esplicitamente “ il rilancio economico, occupazionale, sociale e infrastrutturale italiano “ e con ciò fa capire di vivere da un’altra parte, non conoscere il contesto nazionale, non vedere che il nostro territorio ha bisogno di manutenzione (pensiamo alla tragedia che è successa proprio a Messina) più che di grandi cantieri. Inoltre cosa sono i 30 minuti che farebbe guadagnare il viadotto sullo Stretto a confronto delle ore che quotidianamente perdono i milioni di pendolari e tutti quelli che si spostano in città e nelle aree metropolitane ?
C’è fame di metropolitane, di ferrovie locali, di trasporto pubblico rapido, sicuro ed efficiente.
Fra Messina e Palermo per due terzi del tratto la ferrovia corre su di un unico binario che presenta in alcune parti ancora i giunti in legno a chiusura delle traversine.
Investire in infrastrutture per riqualificare i centri urbani, migliorare la qualità della vita di chi abita, uscire dall’ingorgo, ridurre i gas serra e contrastare il cambiamento climatico. Questo è quel che serve, il ponte non rispondendo a nessuna di queste proprità.
Certo la manutenzione non porta un ritorno immediato di immagine e probabilmente di voti alle regionali ma il tanto celebrato Bertolaso sere fa raccontò tutto orgoglioso un episodio in cui contestava a Prodi la sottovalutazione della messa in sicurezza del territorio idrogeologico italiano perlando della necessità di metterci su almeno 12 miliardi.
Sto ancora aspettando di lodare la sua determinazione e la sua autonomia politica sentendogli dire le stesse cose a Berlusconi ma mi pare sia caduto in un profondo silenzio…
Del resto parlare oggi del ponte sullo Stretto è pura follia: ci sono ancora i cadaveri ed i dispersi del recente evento di Messina a riprova della necessità di un diverso approccio, ma il premier è tentato da queste vere e proprie armi di distrazione di massa come un orso dal miele e tutti ricordano le 27 passeggiate 27 per il corso de L’Aquila.
La spudoratezza di annunciare che entro dicembre cominceranno i lavori per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, è ancora maggiore se si considera che nella finanziaria 2010 i fondi per la difesa del suolo sono passati da 540 a 120 milioni, cioè ridotti a un quarto, e che lo stato delle infrastrutture, e in particolare delle ferrovie, della Calabria e della Sicilia, è penoso. Occorre mettere in sicurezza il territorio e farlo subito, come dice la tragedia di Messina : senza investimenti adeguati sulle infrastrutture, visto che la ristrutturazione della Salerno-Reggio Calabria non sarà finita prima di 7-8 anni, lo sviluppo del Sud rischia di rimanere al palo, altro che ponte di Messina!
E poi c’è un’altro aspetto che concerne il “linguaggio violento e bugiardo degli annunci propagandistici “ come ben spiegato dal prof. Villari ieri sera a Ballarò : non esiste il progetto esecutivo ( nessuna approvazione ancora del CIPE) e comunque c’è in sospeso una azione di ricorso al TAR da parte di cittadini lesi nei propri diritti. Quindi nella incredulità generale, stanno per essere avviate le prime opere. Pagate da tutti , inutili, in assenza del progetto definitivo. Devastanti, perché collocate in un territorio ad altissimo rischio idrogeologico. Tutto andrà come prima, anzi: peggio di prima. Si inizia dal versante calabrese, ancora più a rischio idrogeologico di quello siciliano. “I primi lavori per il ponte riguardano necessariamente lo spostamento delle interferenze” – spiega l`A.D. della Stretto di Messina Ciucci, citato dal quotidiano l`Unione Sarda. “In questo caso la ferrovia di Cannitello, che verrà spostata più a monte“. Lavori per un importo di circa 20 milioni di euro.
L’unica cosa sicura sono quindi le opera collaterali sicché l`intero territorio dello Stretto diventerà un immenso cantiere: una devastazione
“Tanto per fare un esempio il treno, dal Ponte, deve raggiungere la stazione ferroviaria di Messina attraverso un’intubata, che è più o meno come dire una metropolitana, ma come tutti sanno, per una metropolitana c’è un cantiere aperto ogni cento metri circa, il che significherà sventrare tutto il centro di Messina”, spiega Fernando Giovine, l`esperto che ha firmato le controdeduzioni allo Studio di Impatto Ambientale della Stretto di Messina. “E la gente che abita i palazzi che verranno espropriati per fare i cantieri dove andrà? Bisognerà costruire nuove case. Dove? Io non faccio una valutazione di tipo visivo, ma di impatto su un territorio fortemente antropizzato. Aldilà di cantieri, cave, discariche bisognerà costruire nuovi quartieri ove trasferire migliaia di persone con un ulteriore consumo di suolo ed una devastazione ambientale nemmeno immaginabile“.
Molti pensano che in realtà sua tutto fumo e non se ne farà nulla , tranne le opere accessorie devastanti anch’esse.
Ad agosto, Giovine aveva dichiarato: “Secondo me non ci approssimiamo all’apertura dei cantieri del Ponte, ma delle opere accessorie. Il ponte, così come è progettato, lo dice l’Ing. Calzona, non si può fare e questo lo sanno tutti. Ciò che avverrà, a mio avviso, sarà l’inserimento di tutta una serie di opere accessorie in altri progetti esecutivi con espropri e sbancamenti in un massacro del territorio senza precedenti, poi, visto che il Ponte non si può fare se ne andranno, il che sarà peggio che se il Ponte lo facessero per davvero.”
Ma a Berlusconi che gliene frega, quando la nebbia degli annunci e degli effetti speciali si sarà abbassata ne penserà un’altra e così via, come da 15 anni a questa parte.
Crazyhorse70

