LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse


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PDL: Partito Democratico Liquido

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renzusconiNel massimo storico del suo consenso elettorale ( 40,81 %, 11.203.231 voti alle ultime elezioni europee) il PD raggiunge il minimo storico di tesseramenti: sui 100 mila. Il dato risulta catastrofico se si pensa che solo un anno fa erano 539.354. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che la perdita di tesserati nasce da lontano; è vero, ma mai così grave, nel 2013 c’era perfino stato un numero maggiore di tesseramenti rispetto all’anno precedente.
Ma facciamo un passo indietro.

Questo era anche il problema del PDL: molti voti, pochi iscritti. Perché ? Quel partito in realtà è sempre stato solo il partito di Berlusconi, in questi partiti padronali gli iscritti non servono a molto perchè il consenso viene creato dal padrone, la collaborazione degli iscritti serve a poco (serve solo il voto) mentre la discussione interna non è gradita.

Al PD sta accadendo la stessa cosa. Non è…

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I NUOVI MERCANTI D’ACQUA…

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Vi racconto una  storia….. dei moderni mercanti d’acqua….

acqua_10C’erano dei “signori ” ( ??!! ) che non sapevano come fare ad arricchirsi e ………studia che ti ristudia ..pensarono di far soldi vendendo l’acqua.

Detto  fatto cominciarono a creare un ente che tutto faceva tranne che fare manutenzione corretta e  puntuale dell’apparato idrico.

Crearono  uffici, cariche onorifiche e non varie ecc ecc.e corbelli vari.

Nel giro di pochi anni aumentarono il costo dell’acqua del 400 per cento.

Nonostante il referendun del 2011 avesse sancito il principio che l’acqua è un bene pubblico…. in vari modi si impossessarono di questo bene  e riuscirono a fare discreti guadagni su di esso,

Quando temevano di perdere i profitti si inventavano nuove “voci ” in bolletta per compensare i guadagni  persi o che temevano di perdere e fu così che nacque il deposito cauzionale... somma da versare  SUBITO e non recuperabile  se non…

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“No Hirst ad Icastica2014″ ( Arezzo )

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PROTESTA CON INIZIO IL 29 MAGGIO E CON TERMINE IL 28 SETTEMBRE 2014

Damien Hirst è stato invitato ad esporre una sua “opera” (???) alla mostra Icastica di Arezzo. Hirst è conosciuto per opere e performances di cui fanno le spese gli animali. Gli animali vengono catturati, uccisi, messi in formaldeide ed esposti alla vista del pubblico. La sue creazioni si avvicinano più al lavoro degli imbalsamatori e al feticismo che all’arte vera.

Ricordiamo brevemente alcune sue installazioni:

1) Uno squalo tigre di 4 metri di lunghezza immerso nella formaldeide. Lo squalo è stato catturato in natura dietro richiesta dello stesso Hirst appositamente per la creazione dell’opera.

2) Nel 2012 alla Tate Modern Gallery di Londra ha usato farfalle chiuse in due stanze senza finestre. I lepidotteri hanno mangiato, vissuto e sono morti nello spazio angusto dove venivano ferite a morte o uccise dai visitatori che se le scrollavano di dosso e gli camminavano sopra. Ogni settimana gli animali morti venivano sostituiti con altri.
La Tate Gallery ha stabilito che 9.000 lepidotteri siano morte durante l’esposizione dell’opera, altre stime fanno salire fino a 20.000 questo numero. Gli animali utilizzati appartenevano a due specie tropicali, che in natura vivono fino a 9 mesi, mentre nell’esibizione sono durate pochi giorni, a volte solo poche ore.

3) Una mucca e un vitello tagliati a metà esposti in vasche di vetro piene di formaldeide.

4) Una testa di animale esposta in una teca all’interno della quale si svolge il ciclo vitale di mosche e mosconi che nascono e vivono cibandosi della carne in putrefazione, prima dell’inevitabile morte.

5) Una tela interamente ricoperta di migliaia di ali di farfalle.

6) Una bicicletta decorata di ali di farfalle, strappate dai corpi dei lepidotteri da Hirst e dai suoi collaboratori, che fu regalata al ciclista Lance Amstrong, poi al centro di uno scandalo per doping.

La PETA (People for the Ethical Treatment oif Animals) ha definito le sue opere: “sadiche, barbare e raccapriccianti”.

La Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals (RSPCA), la più grande organizzazione per la protezione degli animali del regno Unito, è insorta contro l’uso degli animali messi in atto da Hirst, oltre ad altre associazioni.

Le sue opere scandalizzano i visitatori, i critici e coloro che amano gli animali oltre che i difensori dei loro diritti. Fenomeni artistici di questo genere sembrano richiamarsi all’arte degli imbalsamatori, o al feticismo, più che a movimenti artistici degni di nota e non sono certo paragonabili alle proposte di coloro che cercano di fare arte vera.
Le critiche fatte dagli addetti ai lavori a Hirst sono molteplici, ricordiamo solo la dichiarazione di Julian Spalding che in una intervista per La Repubblica del 4 aprile 2012, non esita, tra le altre cose, a dichiarare: “È un artista fallito che si è preso la sua rivincita con l’ arte. Hirst non ha creato nulla che sia arte in sé. Lo è solo nella mente della gente. Hirst è un imprenditore.”
E da buon imprenditore di se stesso sembra che Hirst sia “l’artista” attualmente piu’ ricco al mondo.
Damien Hirst stesso dichiara che “l’intento dell’opera non è spaventare ma obbligare lo spettatore a stare di fronte ad un’immagine convincente di ciò che normalmente non ha il coraggio di guardare.”
Per assurdo allora chiediamo che, provocatoriamente, invece di animali, o pezzi di animali in putrefazione, siano esposti pezzi di corpi umani provenienti da vittime di serial killer! Questo sarebbe davvero qualcosa che normalmente non si ha il coraggio di guardare, nonchè motivo di riflessione.

L’Unione Europea ha riconosciuto gli animali quali esseri senzienti (art. 13 Trattato Comm. EU). Quindi devono essere trattati con il rispetto dovuto ad ogni forma di vita e non come “cose”.
Usare gli animali per uno scopo economico o di celebrità è metodo che ci ripugna in quanto non rispettoso nei loro confronti.

Non ci scandalizziamo per un corpo già privo di vita ma ci indigniamo per la mancanza di rispetto che viene evidenziata. Uccidere animali o sacrificarli per cosiddette “opere d’arte” messe in atto allo scopo di richiamare attenzione non ha, e non può avere, nessuna giustificazione artistica. E’, e rimane, un atteggiamento diseducativo non rispettoso della “VITA”.

Esprimiamo quindi il nostro totale disaccordo con la decisione di esporre opere di questo genere.

Mettiamo anche in evidenza la contraddittorietà che esiste nell’ospitare le opere di Hirst in una città dove recentemente è stato approvato un “Regolamento Comunale di Tutela e Benessere animali” all’avanguardia, che è già stato riproposto in altre città e alla messa a punto del quale hanno lavorato per più di un anno le associazioni animaliste presenti in città.
Forse l’assessore Pasquale Macrì non è a conoscenza del regolamento approvato, o forse non ha creduto opportuno tenerne conto, ma questo comportamento denota una imperdonabile lontananza dal tessuto sociale a cui deve fare riferimento in quanto assessore del Comune di Arezzo.
O forse questa è solo una manovra pubblicitaria di basso livello.

Protestiamo contro questa forma di arte e contro chi invitandolo ad esporre alimenta questo mercato di oscenità e orrore.

Ci chiediamo quanti soldi del Comune oltre che degli sponsor sono stati spesi per mettere in mostra questa opera e chiediamo se non potevano essere spesi meglio.

Chiediamo che il sindaco di Arezzo si impegni a vigilare sull’operato dei suoi assessori.

Noi crediamo che sia giusto chiedere le dimissioni dell’assessore alla cultura Pasquale Macrì in quanto responsabile della mostra a cui Hirst è stato invitato ad esporre.
Ma questa richiesta è a vostra discrezione.
Potete togliere la frase dalla mail se non credete che sia opportuno.

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Potete inviare mail da voi preparate, evitando le offese, oppure sotto trovate un testo
INVIARE A: segreteriasindaco@comune.arezzo.it

OGGETTO: Scrivete quello che volete, meglio diversificare così leggeranno prima di eliminare.
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TESTO DELLA MAIL PRONTO

Al Sindaco di Arezzo,

ho appreso che a breve nella città di Arezzo sarà presente una mostra nella quale, tra quelle di altri artisti, sarà esposta un’opera di Damien Hirst.

Con la presente intendo esprimere il mio profondo disprezzo per il messaggio diseducativo comunicato da queste performance in cui le vittime sono gli animali.

Già la PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) ha definito le opere di Hirst “sadiche, barbare e raccapriccianti” e la Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals (RSPCA) è insorta contro l’uso degli animali messi in atto dall’artista.

Come noto, l’Unione Europea ha riconosciuto gli animali quali esseri senzienti (art. 13 Trattato Comm. EU) e la Vs. Amministrazione ha recentemente approvato il “Regolamento Comunale di Tutela e Benessere animali”.
Il tutto in assoluta antitesi con la promozione delle opere di Hirst che non hanno giustificazione alcuna, sono indegne e denotano una profonda mancanza di rispetto.
Evidentemente, l’assessore alla Cultura della città di Arezzo Pasquale Macrì non ha voluto tenere conto del tessuto sociale della città in cui presta il suo operato.
Comportamento gravissimo.
La decisione di invitare Hirst sembra una manovra pubblicitaria di basso livello e certo la presenza in città di un animale in via di putrefazione non arricchisce il patrimonio artistico da mettere in mostra.
Basta un opera del genere a squalificare una mostra e la città che la ospita.
Mi piacerebbe sapere quanti soldi pubblici del Comune oltre che degli sponsor sono stati spesi per mettere in mostra questa opera, e mi chiedo se non potessero essere spesi meglio per la cultura.

Chiedo che l’opera di Hirst sia rimossa o che la sala dove è esposta venga chiusa al pubblico.

Mi auguro che il Sindaco di Arezzo Giuseppe Fanfani si impegni a vigilare in futuro sull’operato degli assessori da lui preposti per evitare che si ripetano episodi di basso livello culturale ed educativo di questo genere.

Chiedo, altresì, le dimissioni dell’assessore alla Cultura Pasquale Macrì.

Grazie per l’attenzione.

Nome cognome
—————————————————-
Se volete telefonare Numeri telefono:
Segreteria Sindaco: 0575 377603. (chi telefona da Arezzo può fare solo 377603 senza il prefisso 0575)
Centralino Comune: 0575 3770 chiedere della segreteria del Sindaco


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LA COPERTA DEL MONDO

quilt_aids_full

Vogliamo realizzare una coperta composta da piccoli quadrati provenienti da ogni parte di Italia o meglio ancora del mondo.

La coperta, in linea di massima , avrà i colori della Terra vista dallo spazio come simbolo di protezione e calore per tutti i popoli uniti.

Chiunque potrà contribuire inviando un pezzetto autoprodotto a maglia, uncinetto o telaio.

Misure della mattonellina, colori e filati sono comunque lasciati alla fantasia e sensibilità di chi vuol contribuire.

Ad Arezzo si lavora in compagnia tutti i giovedì dalle 17 alle 19 , Via Po 37.
Per chi non è di Arezzo spedire il lavoro a Fior di Loto onlus via PO 37

EVENTO FACEBOOK

PRIMI ARRIVI …2013-10-26 14.08.25


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Hiroshima, 68 anni fa: per non dimenticare

n queste giornate afose rischiano di cadere in silenzio due date che rievocano un’immane tragedia per l’umanità. Mi riferisco al 6 e al 9 agosto 1945, quando gli americani sganciarono le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Solo nei mesi immediatamente successivi alla deflagrazione i morti furono oltre 200 mila. Secondo stime attendibili, fino ad oggi le vittime accertate sarebbero oltre 350 mila, in seguito soprattutto alle affezioni tumorali provocate dalle micidiali radiazioni termonucleari.

Quelle dell’agosto 1945 sono state le uniche volte in cui furono impiegate armi nucleari in un conflitto bellico contro popolazioni civili, sterminando intere generazioni e annichilendo intere città. Bisogna ricordare che la paternità storica di tali crimini contro l’umanità, rimasti tuttavia impuniti, va ascritta agli Stati Uniti d’America, che non hanno esitato un momento ad usare armi di distruzione di massa per vincere la guerra.

In particolare occorre riflettere sulla seconda bomba, sganciata su Nagasaki. Secondo vari storici si è trattato di un atto terroristico evitabile, eppure è stato ugualmente eseguito per due ragioni fondamentali. La prima, più che altro un alibi tecnico-scientifico, era che la bomba su Nagasaki, essendo composta di plutonio e non di uranio arricchito come quella su Hiroshima, aveva bisogno di essere sperimentata, ma un simile ragionamento è semplicemente cinico. Il secondo motivo era di ordine strategico, in quanto la seconda bomba era inutile per vincere la guerra contro il Giappone, un paese già stremato, ridotto alla mercé dei vincitori, per cui apparve subito evidente il vero scopo della seconda esplosione, vale a dire un atto scellerato in funzione antisovietica.

In tal senso le bombe lanciate su Hiroshima e Nagasaki, le ultime della seconda guerra mondiale, furono anche le prime della “guerra fredda”. Insomma, fu un chiaro segnale intimidatorio teso a far capire ai sovietici ed al mondo intero chi erano i nuovi padroni.

Negli anni successivi al 1945 le armi atomiche furono adottate dalle principali potenze: l’URSS la ottenne nel 1949 grazie alla decisione di alcuni scienziati che avevano concorso alla creazione della bomba H per il governo nordamericano, per ristabilire un equilibrio tra le parti avverse, la Gran Bretagna nel 1952, la Francia nel 1960, la Cina nel 1964.

In questo periodo, segnato da una prima proliferazione degli arsenali atomici, sorse un clima di “guerra fredda” nel quale i due blocchi politico-militari (la NATO, ancora esistente e il Patto di Varsavia, che ruotava attorno all’Unione Sovietica) erano coscienti di annientarsi vicendevolmente con il solo impiego delle armi atomiche. Era la teoria della “distruzione mutua assicurata” alla base del cosiddetto “equilibrio del terrore”, la strategia della deterrenza che, in qualche occasione, ha scongiurato il rischio catastrofico di un conflitto termonucleare totale. Tale “equilibrio”, ancorché fosse un utile deterrente sul piano strategico, tuttavia non impedì un’enorme proliferazione degli arsenali atomici sia ad Ovest che ad Est. Al contrario, le armi nucleari divennero più numerose, ma soprattutto più sofisticate, quindi più potenti, al punto che confrontate con quelle successive le bombe gettate su Hiroshima e Nagasaki parevano “giocattoli”.

Gli arsenali atomici a disposizione dei due blocchi (Est ed Ovest: nemici sulla carta, ma in realtà complici rispetto alla spartizione economica, politica e militare del globo) erano potenzialmente in grado di disintegrare il pianeta, non una, ma decine di volte.

Nel corso degli anni ‘80 il dialogo tra Reagan e Gorbaciov condusse alla stipulazione dei trattati START I e START II che sancivano una graduale riduzione degli armamenti atomici posseduti dalle due superpotenze. In quegli anni, esattamente nel 1985, uscì un film intitolato “War games” (tradotto in italiano “Giochi di guerra”) che narra la storia di un ragazzo di Seattle che, giocando col computer, riesce ad inserirsi nella rete informatica della difesa nucleare statunitense provocando, nella finzione cinematografica, il rischio di un conflitto termonucleare, poi scongiurato. Cito il film per evidenziare come in quegli anni la percezione dei pericoli di un conflitto atomico che avrebbe potuto causare l’autodistruzione del genere umano, era maggiore di oggi.

Eppure, la situazione odierna è ben più pericolosa di quella descritta relativamente al periodo della “guerra fredda”. Attualmente, gli Stati che dichiarano di possedere armi nucleari e fanno ufficialmente parte del cosiddetto “Club dell’atomo” sono esattamente otto: Stati Uniti d’America, Russia, Cina, Regno Unito, Francia, India, Pakistan e Israele.

Inoltre la possibilità, non solo teorica, che alcune armi atomiche come le cosiddette “bombe sporche” (che non costano come le armi atomiche e non esigono particolari competenze scientifiche, se non quelle, ormai diffuse, che servono a costruire una bomba tradizionale) possano cadere nelle mani di gruppi terroristici al soldo dei servizi segreti delle varie potenze (USA ed Israele sono in cima alla lista per la loro spregiudicatezza) può fornire una vaga idea della elevata pericolosità dell’odierna situazione internazionale, segnata da tensioni aggravate dalla politica della “guerra globale preventiva” che di fatto alimenta le spinte oltranziste in ogni angolo del mondo.

L’odierna situazione planetaria è dunque più insidiosa del passato, soprattutto dopo il crollo del muro di Berlino del 1989 e il disfacimento dell’Unione Sovietica, ma soprattutto dopo l’11 settembre 2001, quando sono state rilanciate la ricerca e la produzione di nuove generazioni di bombe nucleari, molto più piccole e facili da utilizzare. Nonostante ciò, la consapevolezza del pericolo rappresentato dagli arsenali atomici da parte dell’opinione pubblica mondiale, è ad un livello più basso rispetto agli anni della “guerra fredda”, un periodo in cui l’equilibrio tra le superpotenze esercitava un effetto deterrente. Oggi quell’equilibrio non esiste più ed è rimasto solo il “terrore”.

Anzi, la situazione odierna è profondamente instabile e gli USA non sono in grado di gestirla da soli attraverso un ruolo di gendarmeria planetaria che si sono auto-attribuiti con la consueta arroganza che li ha condotti in uno stato di isolamento. Oggi assistiamo ad un insidioso rilancio della ricerca nucleare per fini militari, che vede un coinvolgimento crescente anche dell’Italia. Si pensi che all’aeroporto militare di Ghedi (Brescia) e nella base americana di Aviano sono già pronte almeno 90 testate nucleari.

Per capire l’estrema pericolosità derivante dall’odierno scenario internazionale, ricordo un episodio del 2002, quando India e Pakistan (che già nel 1998 avevano condotto alcuni test nucleari) si trovarono sull’orlo di un conflitto per il controllo del Kashmir, un territorio al confine tra i due Stati, famoso per un tessuto morbido e leggero di lana omonima ricavata da una particolare razza di capre che vive solo in quella regione. Si trattò di una pericolosa contesa politica che avrebbe potuto degenerare apertamente e facilmente in uno scontro bellico, con un eventuale ricorso ad armamenti termonucleari.

Oggi esistono alcune micro potenze regionali, quali la stessa Israele, che detengono arsenali atomici micidiali e assumono atteggiamenti ostili e belligeranti verso gli Stati confinanti. E nessuno osa denunciare la situazione. Anzi, chi si azzarda è tacciato di “antisemitismo”. Naturalmente sarebbe ipocrita non riconoscere che la più grave minaccia proviene da quelle superpotenze mondiali come Usa, Cina e Russia che mirano ad una nuova spartizione geopolitica ed economica del mondo ed agiscono in modo espansionistico sul terreno commerciale, entrando spesso in contrasto tra loro. Si pensi alla competizione tra Usa, Cina ed Europa o alla guerra monetaria tra l’euro e il dollaro.

Certo, dal ‘45 ad oggi le guerre finora combattute e quelle in corso non hanno mai registrato il ricorso ad armi atomiche, ma solo a quelle convenzionali. Finora ho fornito una ricostruzione storica in materia di armi nucleari, provando ad evidenziare un confronto tra gli anni della “guerra fredda” e la realtà odierna che è assai più insidiosa, benché la coscienza della gente sia meno diffusa e profonda rispetto al passato. A tale proposito mi sembra utile citare un brano tratto da un articolo di Giorgio Bocca (apparso diversi anni fa nella rubrica “L’antitaliano”), nel quale l’anziano giornalista scriveva testualmente: “Già nel 1945 avremmo dovuto capire che l’apocalisse era ormai entrata nella normalità. Scoppia la prima atomica a Hiroshima e sui giornali dell’Occidente, anche sui nostri, la notizia venne data a una colonna in basso e non destò particolare emozione. Aveva ucciso in un colpo 100 mila persone e ne aveva avvelenate a morte altrettante. Non se ne sapeva molto, è vero, ma in breve si capì che era l’arma della distruzione totale, ma l’Occidente civile in sostanza non fece obiezione: la bomba segnava in pratica la fine della guerra, perché condannarla?”. In altri termini, il fine (ossia la conclusione della seconda guerra mondiale) ha giustificato il mezzo, ovvero il ricorso alla bomba H, vale a dire ad un terrificante strumento di distruzione di massa.

Oggi, più che in passato, la bieca logica machiavellica del “fine che giustifica i mezzi” non può e non deve essere tollerata, ma va respinta con fermezza ed in modo definitivo, pena l’annientamento dell’umanità e di quasi ogni forma di vita sul nostro pianeta.

Le cause delle guerre, siano esse convenzionali o meno, sono fondamentalmente le stesse: il possesso e il controllo della terra, dell’acqua, del petrolio o di altre preziose materie prime, lo sfruttamento dell’uomo e della natura, l’oppressione di un popolo da parte di un altro popolo, vale a dire di una classe sociale da parte di un’altra classe.

Queste sono le ragioni primarie che possono scatenare un conflitto bellico. Il fatto poi che alla guerra condotta con armi convenzionali si sostituisca la guerra “termonucleare”, non cambia e non toglie assolutamente nulla alle cause, al carattere e al significato di classe della guerra medesima. Tuttavia, è evidente che la differenza tra guerre tradizionali e guerra nucleare sta nel fatto che le armi atomiche sono strumenti di distruzione totale: un “dettaglio” non certo trascurabile, che non va sottovalutato.

Lucio Garofalo


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Noi fondatori e organizzatori del NBD del 5 dicembre 2009

foto Ansa

foto Ansa

I fondatori  della grande manifestazione del 5 dicembre 2009 comunemente nota  come NO BERLUSCONI DAY insieme a molti collaboratori all’organizzazione della stessa , precisano che il cosidetto Popolo viola nato successivamente allo svolgimento della manifestazione, non è assolutamente rappresentato dal Sig. Mascia, le cui iniziative sono personali oltrechè , a volte , criticabili.

Franca Corradini

Franco Lai

Tony Troja

Giovanna Paschero

Andy Wallace

Silvia Rovelli

Anna Porta

Gabriella Costantino

Stefania Uggeri

Passerini Roberta

Elisabetta Simonti

Gianni Rosa

e altri ancora che , dato il periodo agostano, non siamo riusciti a  raggiungere

 


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Siamo uomini o caporali?

Come è noto, l’esperienza dei Soviet degli operai e dei contadini è finita male, ma Lenin ha fatto il suo “dovere” nelle condizioni storiche oggettive in cui era costretto ad agire, sebbene abbia commesso qualche errore politico, più o meno grave. La degenerazione in senso burocratico ed oppressivo dello stato sovietico ebbe inizio, seppure in minima parte, già con Lenin, ma si realizzò pienamente sotto Stalin, che fece strage di comunisti, anarchici e rivoluzionari vari, attuando una vera e propria controrivoluzione.

Un movimento di proletari auto-organizzati, non etero diretto da un manipolo di rivoluzionari di professione, o che dir si voglia, agisce sempre meglio di un nucleo di militanti o, peggio ancora, di funzionari e burocrati di partito. Certo, qualcuno potrebbe obiettare che senza uno “stato maggiore” la guerra non si vince. In linea teorica è così: almeno in guerra. Con gli eserciti e, appunto, gli stati maggiori. Ma la lotta di classe non è una guerra intesa in senso militaresco, o militarista, bensì un movimento di massa di un popolo che lotta per emanciparsi rispetto al giogo imposto dai dominanti. Che debba servire uno stato maggiore o un gruppo dirigente alla guida di una rivoluzione, nutro dei seri dubbi visto che tutte le esperienze storiche etero dirette, ovvero gestite dall’alto, sono finite puntualmente male. E’ l’idea (di origine giacobina e poi leninista) del Partito demiurgo che surroga il proletariato, cioè che pretende di sostituirsi alle masse popolari nella gestione dello Stato e, quindi, della società, che va messa radicalmente in discussione, poiché è la storia che ha dimostrato, nei fatti, il suo carattere fallimentare.

Insisto che la rivoluzione russa fu il prodotto di una visione giacobina che ancora permaneva nella struttura del partito bolscevico inteso come manipolo di “professionisti della rivoluzione”. Senza dubbio questo nucleo di rivoluzionari seppe inserirsi nelle dinamiche reali del movimento proletario russo e seppe conquistare un ruolo egemonico al suo interno fino alla conquista del potere. Ma, al di là dell’isolamento internazionale della Russia post-rivoluzionaria e della mancata estensione del successo rivoluzionario altrove, non solo in Germania, il punto cruciale è quella scissione che si verificò ad un certo punto tra il partito-stato ed il proletariato russo, portando alla degenerazione burocratica dello stato operaio ed infine alla controrivoluzione operata dallo stalinismo.

Il modello organizzativo da seguire è, invece, quello della Comune parigina del 1870. La nozione di un partito concepito in termini di “trascendenza politica”, che si incarna nel partito, è un’idea di origine giacobina nella misura in cui, come la trascendenza divina è un ente superiore, scisso ed esterno rispetto al mondo naturale, così il partito è un soggetto politico trascendente, quindi separato ed esterno rispetto alla classe operaia ed alle masse popolari. E’, insomma, il concetto del partito “demiurgo”, del partito inteso come “Dio in terra” legittimato a sostituire la classe stessa. A tale proposito Stalin usava la formula “dittatura del proletariato” per indicare la “dittatura del partito”. Sia chiaro che la funzione dei comunisti è indispensabile, talora decisiva, per indicare al movimento proletario la prospettiva di un mondo possibile oltre il capitalismo, ma un compito simile non richiede caporali, né ufficiali, né stato maggiore.

Il senso del mio ragionamento mi sembra evidente: un partito concepito come un “ente trascendente” finisce per degenerare in una tirannide. E’ accaduto in Francia dopo la rivoluzione del 1789, una rivoluzione senza dubbio borghese, ma è accaduto anche in Russia dopo la rivoluzione del 1917, una rivoluzione di tipo proletario, che poi è degenerata nella sua esatta negazione. Sia chiaro che io ammiro quelle rivoluzioni, senza le quali l’umanità sarebbe ancora imprigionata sotto il giogo aristocratico-feudale.

Nel contempo conviene prendere atto dei limiti e delle contraddizioni che ne hanno causato il fallimento. Per “ente trascendente” intendo un soggetto (che sia Dio per quanto concerne la religione, ovvero il “partito-demiurgo” in ambito politico) che è nettamente scisso ed esterno rispetto alla realtà, scisso ed esterno rispetto al mondo naturale per quanto riguarda il rapporto religioso, o rispetto al proletariato per quanto riguarda il discorso politico. Mi pare abbastanza chiaro il concetto che tento di esporre.

Quando parliamo di stato maggiore, oppure di un partito centralizzato, è opportuno chiarire che si intende di norma un gruppo dirigente separato dalle masse che agisce in modo autonomo dal volere del popolo. Anzi, spesso agisce apertamente contro di esso.

Probabilmente, all’inizio i capi della rivoluzione non sono separati nettamente dalle masse che li hanno scelti ed acclamati come leader. Ma dopo la conquista del potere, puntualmente (direi quasi “ineluttabilmente”) si verifica la scissione tra Stato e popolo.

La storia dell’umanità è zeppa di esempi chiari ed illuminanti in tal senso. Basterebbe solo studiarli. Ma come diceva Antonio Gramsci: “la storia insegna, ma non ha scolari”.

Lucio Garofalo

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