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Finalmente cacciato fuori le mura il cavallo di troia della sinistra…
Ecco l’intervento del compagno Fini dopo essere stato cacciato via dal PDL.
Ieri sera in due ore, senza poter esprimere le mie ragioni, sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito a fondare perché ritenuto colpevole di, e leggo il documento che é stato approvato ieri sera, “stillicido di distinguo o contarietà nei confronti del governo, critica demolitoria alle decisioni del partito, attacco sistematico al ruolo e alla figura del premier“, inoltre avrei “costantemente formulato orientamenti” perfino, pensate che misfatto, “proposte di legge che confliggono con il programma elettorale“.
La concezione non propriamente liberale della democrazia che l’onorevole Berlusconi dimostra di avere, emerge anche dall’invito a dimettermi perché, sempre parole del documento, “allo stato è venuta meno la fiducia del Pdl nei confronti del ruolo di garanzia di presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni“.
Il resto dell’intervento lo leggete qui
Il tono lamentoso dello sconfitto è di estremo godimento per chi come me ne aveva indicato lo squallore ormai da tempo.
Era ora che Silvio Berlusconi rompesse gli indugi e tagliasse via il ramo secco dall’ albero delle libertà.
Eppure aveva dovuto sorbirsi un infinito via vai di colombe, ultimo Ferrara, che gli diagnosticavano sventure inenarrabili se si fosse deciso a recidere il rapporto con “er caghetta”.
E già perchè questo è il soprannome che i camerati di un tempo avevano affibbiato a Fini per sottolineare il suo coraggio nelle occasioni di tensione coi rossi della capitale.
Insomma il solito colpo di genio del premier che fidandosi del proprio istinto e facendosi forze del rapporto carismatico e fiduciario con gli italiani, ha deciso di spargigliare una situazione pericolosa di lenta asfissia, chiarendola e rischiarandola con la luce della semplice evidenza dei fatti.
Gianfranco Fini è da tempo fuori dal PDL ed anche dai valori della destra su tutto un insieme di questioni che è inutile ripetere; la sua deriva radficaleggiante lo ha portato ormai ad essere il vero leader dell’opposizione al governo e solo l’ipocrisia levantina dei media di regime ( a proposito : grande Minzolini nella sua ricostruzione sincera degli avvenimenti sul TG1…) ha potuto fino ad ora ammantarlo come un martire della libertà.
Piuttosto se avesse la dignità che pochi gli riconoscono, dovrebbe lasciare lo scranno più alto della Camera e scendere nella lotta politica alla luce del sole, ma er caghetta non lo farà mai, infischiandosene così per l’ennesima volta della volontà dei suoi elettori, che lo hanno votato come uomo di destra e se lo ritrovano a sinistra…
Il tragitto del premier è invece limpido e preciso: se e quando i numeri verranno meno si andrà a votare.
Punto e basta.
Mediolungo
Fini e Berlusconi: le coliche finali…
ROMA - Non espulsione, ma dura censura politica, deferimento ai probiviri e «sospensione» per alcuni mesi (da tre a sei) dal Popolo della libertà, in attesa di un ravvedimento dei «ribelli». Poi si vedrà. Questa l’indicazione che emerge da alcune indiscrezioni dall’ufficio di presidenza del Pdl, che è stato convocato alle 19 dopo che, nel pomeriggio, si era svolto a Palazzo Grazioli il vertice tra Berlusconi e lo stato maggiore del partito, per fare il punto della situazione. Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata saranno deferiti al collegio dei probiviri. Questo, a quanto si apprende, è stato comunicato dai coordinatori del Pdl (Bondi, Verdini e La Russa) ai partecipanti all’ufficio di presidenza. Il provvedimento è contenuto in un allegato al documento politico che il vertice sta esaminando.
DOCUMENTO – «Non ci sono più le condizioni per restare nella stessa casa». Questo sarebbe l’inizio del documento nel quale Fini, Bocchino, Granata e Briguglio verrebbero considerati «politicamente» fuori dal Popolo della libertà dalle cui posizioni si sono troppo discostati. Ma il documento, dicono le fonti, sarebbe suscettibile di modifiche fino all’ultimo momento utile e probabilmente anche nel corso dell’ufficio di presidenza (di cui lo stesso Bocchino fa parte). Rilevante sarebbe il passaggio contenuto nel testo del documento, riferiscono fonti del partito, in cui si rileva che Fini e alcuni dei suoi non sono più «politicamente vicini al Pdl».
VIE LEGALI – La via della sospensione sarebbe meno rischiosa rispetto all’ipotesi di una espulsione. In quest’ultimo caso, infatti, Fini potrebbe ricorrere alle vie legali, appellandosi al giudice ordinario, sulla base dell’articolo 700 del Codice di procedura civile. Il presidente della Camera ha rivelato il progetto ad alcuni dei suoi. Il piano al momento resta l’ultima risorsa, ma metterebbe il Pdl nelle mani della magistratura. L’ex leader di An potrebbe infatti chiedere ai giudici il reintegro immediato degli esponenti sospesi dal partito. «Avrebbe anche buone possibilità di riuscita», ammette una fonte parlamentare del partito. Il ricorso avrebbe conseguenze politiche devastanti. «Un ricorso provocherebbe ulteriori danni di immagine», dice un deputato berlusconiano.
LA TREGUA RIFIUTATA – La scelta della sospensione arriva dopo una notte insonne e di passione tra mercoledì e giovedì alla fine della quale, dopo un lungo confronto al quale ha preso parte anche Giuliano Ferrara, Berlusconi ha spiegato che l’offerta di tregua di Gianfranco Fini, «resettiamo tutto e onoriamo l’impegno con gli italiani» (avanzata attraverso un’intervista a Il Foglio, appunto) è arrivata troppo tardi, fuori tempo massimo. Così, nel vertice durato oltre quattro ore a Palazzo Grazioli, il premier e gli altri partecipanti, secondo quanto riferito da diversi presenti, non hanno fatto che ribadire la posizione già assunta mercoledì mattina e messa nero su bianco in nottata in un duro documento di censura politica nei confronti del cofondatore del Pdl considerato ormai da tempo lontano dalla linea del partito.
I FINIANI SI ORGANIZZANO – Ovviamente i finiani non sono rimasti a guardare, anzi stanno organizzando gruppi autonomi sia alla Camera che al Senato e in entrambi i rami del Parlamento avrebbero i numeri sufficienti per farlo. Tutto però resta in sospeso in attesa di conoscere il testo definitivo della «scomunica».
Dovremmo trepidare per questi onumcoli che per sete di potere si “ravvedono” e fanno la guerra al loro sultano , infallibile fino a qualche mese fa?
Dovremmo continuare a farci distrarre sapientemente dai problemi del paese, primo fra tutti quello economico-fjnanziario per cui si é scelto di far pagare la crisi sempre ai soliti noti?
Tutto questo mentre Marchionne produce nuove formule contrattuali iperliberiste ( niente malattia nè rappresentanza sindacale) da far ingurgitare ai sindacati di regime ( a parte la FIOM ) ben allineati e coperti dietro Tremonti, gentaglia che per sedere in un consiglio di anmministrazione venderebbero la madre, figurati i loro iscritti .
Intanto fanno passare leggi bavaglio contro i blogger ( a proposito firmate gli appelli ) con l’aiuto di una finiana come la Bongiorno e continuano a far ammazzare i soldati italiani in Afghanistan per difendere i loro investimenti illeciti ed oscuri.
Ed il PD che fa? Si impegna in una fondamentale battaglia di principio per la democrazia: come impedire a Vendola di prendere potere nella sinistra…mentre il più grande responsabile dell’avvento di Berlusconi, D’Alema, trova il tempo ed il fiato anche per attaccare gli operai che si assentano un po’ troppo…
In conclusione non sò a voi ma a me non me ne può fregare di meno di questa falsa diatriba tra i fondatori della destra più eversiva , antidemocratica e padronale della storia di questo paese, una querelle che invece pare far faville nei salotto democratici degli aspiranti sconfitti.
Appassionatevi pure ma almeno ritiratevi a far politica nei vostri salotti e toglietevi dalle ovaie…
Rosellina970
Se si spegne l’ultimo lume rimasto, quello liberale, si spegne la luce…
Voglio rendere palese la sostanza , i contenuti che stanno dietro il mio atteggiamento verso questo governo e le speranze che nutro verso Fini o chiunque mostri di voler dare una raddrizzata liberale a quello che , anche per colpa del nostro premier, è divenuto un manipolo di comparse spesso imbarazzanti.
Il mio retroterra culturale non è quello di Gianfranco Fini, nè son disposto a giurare sulla bontà contenutistica e non di potere della sua “ribellione”, ma non vedo molte alternative a quello che mi sembra un lento spegnimento del lume liberale ed innovativo di questa compagine berlusconiana.
La Lega, al di là dei proclami iniziali, ha sempre portato avanti in concreto una politica ondivaga e populista che va dai dazi contro i cinesi al neo clericalismo, al “sostituiremo la sinistra “; in concreto spesso ha fatto da contraltare al partito della spesa del sud, favorendone la crescita.
In buona sostanza la Lega si mostra molto lontana dai principi liberali. Stessa evoluzione ha avuto Tremonti , socialista, liberista e liberale e poi ancora colbertiano e statalista : non è un caso che il ministro delle finanze rappresenti l’anello di congiunzione tra Bossi e la Finanza.
In generale tutta la politica italiana si è allontanata dal liberalismo : mentre alla fine degli anni ’90 facevano a gara a chi era più liberale, in questo secolo si ricordano solo le scarne lenzuolate di Bersani e nient’ altro.
Allontanandosi dal lume liberale, l”ultimo lume rimasto dopo il tramonto di quello socialista, la situazione politica va incontro alla notte più buia, dove vincono solo le non regole del non mercato.
Oggi va di moda infatti il lasciar che le cose vadano come vanno, pensando che questo sia un principio liberale e sbagliandosi di grosso!
Tornando a questa maggioranza, più che di voler governare si è dati l’idea di voler comandare, si è chiacchierato molto di aspetti extraistituzionali per mesi, azioni più che altro spettacolari e televisive , ma poco, molto poco si è visto come attività concretamente innovativa.
Questo paese va rivoltato come un calzino, scrostando il vecchiume e le rendite di posizione.
Non mi rifersco solo ad un welfare pieno di ipergarantiti, con la esclusione di milioni di lavoratori senza tutela.
Ma anche al tessuto industriale, zeppo di aziende che fanno del sottobosco politico ed assistito la loro maggiore fonte di guadagno.
Anche la Confindustria – che dovrebbe darsi una buona rinfrescata al proprio interno – di recente ha dato un avviso al governo: non tutti i media hanno sottolineato la particolare valenza critica dell’interventi e dello studio della confindustria. Non solo e non tanto perchè la Marcegaglia abbia alzato la voce, quanto perchè a Parma son stati sfornati dati molto negativi.
Nel 2014 il pil procapite sarà infatti del 10% in meno rispetto alla media europea.
Negli ultimi dieci anni il Pil pro capite italiano ha registrato un calo del 4,1% e da qui al 2014 si attestera’ sotto la media Ue di almeno 10 punti.
Questo lo trovo inaccettabile e trovo intollerabile la reazione cauta ed ottimistica degli addetti ai lavori di fronte a questo scenario.
L’Italia deve tornare a crescere e lo puo’ fare solo cercando di abbattere quelle ‘muraglie’ che impediscono la modernita’.
Un messaggio che gli economisti di Confindustria, guidati da Luca Paolazzi, affidano ai numeri di una vasta indagine che ripercorre i momenti piu’ importanti della vita del Paese. “Nel ’90-91 il Pil pro capite italiano era 6 punti sopra la media dell’area euro. Nel 2009 siamo andati sotto di 5 punti ed entro il 2014 ne perderemo altri 10. Per quella data dunque il Pil pro capite sara’ sotto di 10 punti“, spiega Paolazzi dal palco di Parma.
Una crescita stentata, dunque, che rende fosco il futuro, imbriglia le imprese e finisce con “incattivire” la popolazione.
Ecco perchè chiunque esso sia occorre spingere sulla necessità delle riforme subito e se Fini si mostrerà conseguente e coerente, molti di coloro che come me si sono allontanati dalla politica e dall’impegno diverso tempo fa, delusi da una rivoluzione liberale divenuta burletta, potrebbero tornare ad interessarsi.
Pochi analisti moderati hanno avuto il pregio di sottolineare come queste elezioni siano state perse da tutti: molto perse da alcuni – tra cui pd e pdl – e molto meno da altri – la lega.
Non comprendo quindi il tono trionfalistico post elettorale del tutto inconferente ed illogico e spero che in questi giorni chi di dovere non faccia una ribellione solo politicistica.
Una piccola appendice su di un aspetto che conosco piuttosto bene per essermene occupato talvolta professionalmente per la mia azienda.
Riguarda il mondo no profit.
Il 30 marzo, nel silenzio mediatico, con un decreto ministeriale pubblicato a tempo di record sulla Gazzetta Ufficiale del 31 marzo 2010 n. 75 il governo per inizativa di Tremonti ha pensato bene di sopprimere le tariffe agevolate postali per tutte le organizzazioni del settore non profit.
Ciò comporta il venir meno di una normativa favorevole incentrata sul mondo del volontariato e sulla particolare natura benemerita di alcune attività, talvolta sostitutive di inadempimenti statali. Risultato?
Aumento del 500% del costo di spedizione per tutta l’editoria libraria, quotidiana e periodica, cioè per tutte quelle comunicazioni che tali associazioni mandavano ai suoi soci. Insomma, un bel colpo ad un settore, quello delle organizzazioni e associazioni no profit, organizzazioni tipo queste : Amnesty International, Save the Children, ActionAid, AIRC, Amref Italia, CESVI, COOPI, FAI-Ambiente Italiano, Fondazione “aiutare i bambini” onlus, Fondazione Don Carlo Gnocchi, Greenpeace, LAV, Lega del Filo d’oro, Lega italiana per la Lotta contro i Tumori-Milano, Medici Senza Frontiere, Telefono Azzurro, Terre des Hommes, Telethon, Unicef Italia, Un Ponte per, WWF Italia e l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.
Io non so se ci sia o meno la voglia di fare un po’ di cassa con un settore considerato non tradizionalmente amico di questa maggiornaza, ma l’operazione mi sembra del tutto in perdita e poco lucida anche perchè, come accennato sopra, alcune di queste associazioni svolgono una attività utile e che altrimenti nessuno svolgerebbe .C’é un buco da correggere?
Gira voce che servirebbero , per le sole spese correnti, almeno 4-5 miliardi di euro e che pertanto sia necessara una manovra correttiva a giugno, anche se in realtà l’intervento non sarebbe mirato alla correzione dei conti ma solo al finanziamento di spese correnti.
Una valutazione ancora più approfondita potrà essere fatta a fine maggio, con il quadro dell’andamento delle entrate fiscali. Tra i fondi necessari vi sarebbero anche quelli per il rifinanziamento delle missioni all’estero per il secondo semestre 2010.
Sulle indiscrezioni arriva la parziale smentita del viceministro dell’Economia, Giuseppe Vegas: “Mai saputo niente“, ha dichiarato di recente al quotidiano online Affaritaliani.it.
La notizia non è di quelle buone e nonostante le solenni promesse del governo ( mai le mani nelle tasche …) , il rischio di rovinarsi le ferie estive sussite.
Il rischio è che gli italiani a giugno si trovino ulteriormente salassati.
Cominciano ad esser tante le cose che questo governo non ha fatto.
Questo governo non ha abbassato le tasse e, dopo aver tagliato i trasferimenti ai Comuni, ora si appresta a recuperare altri soldi con una nuova manovra finanziaria.
Resta da capire su cosa si baserebbe la manovra finanziaria eventualmente correttiva : riscadenzare i Bond del Tesoro? Tassare gli immobili sfitti e di proprietà di banche e società finanziarie (esclusa una reintroduzione dell’ICI , immagino)? Aumentare il prelievo fiscale sulle rendite finanziarie speculative, compreso il regime di doppia tassazione per le banche, più alto per quelle “d’affari”?
Attendo curioso, sperando nel frattempo in chiarimenti politici.
Alfredo Cantera
Berlusconi ed il ventriloquo Schifani: la pistola scarica del pistola
Considerazioni politiche
Il presidente del senato ha dichiarato che “se la maggioranza non è compatta si va a nuove elezioni“.
Il presidente del consiglio il giorno dopo lo smentisce ma intanto ha fatto circolare la voce come una minaccia.
Poichè la sortita dello scudiero del premier non aveva avuto gli effetti desiderati tra i suoi riottosi alleati, Berlusconi si è affretato a smentire il suo collaboratore facendogli fare – e così formalmente evitando di fare anch’egli – una figura non eccelsa.
Vedo che anche oggi il vecchio ricattatore Kossiga si inserisce nella polemica minacciosa dicendo la sua nei confronti di Fini.
In realtà nonostante quel perfetto cretino di Feltri si affanni a snocciolare cifre e sondaggi, la pistola delle elezioni è scarica e non funziona. Anche perchè Bossi vuole a tutti i costi portare a casa legislatura e federalismo e Fini ha il solo intento di logorare il cinghiale ferito torturandolo senza alcuna fretta. Le opposizioni invece hanno tutto l’interesse a consolidarsi nella lenta crisi del berlusconismo per giungere rinvigoriti alle elezioni politiche anche anticipate ma non troppo.
Inoltre non s’é mai visto un tacchino fare il tifo per il natale e poichè la maggioranza uscita dalle elezioni è numericamente fortissima e non ha ancora passato il termine minimo previsto per la pensione, sarà molto complicato pensare che nel segreto del’urna votino il proprio suicidio e si mandino a casa da soli.
Peraltro devo dire che secondo me Fini è solo uno che sta facendo una battaglia per sè più che per limitare il potere autoritario di berlusconi e tutto sommato potremmo interpretare la commedia tra i due come il giochino del gatto e la volpe o, se preferite, del poliziotto buono e di quello cattivo.
Sarebbe pertanto molto grave ed imperdonabile che qualcuno a sinistra pensasse che Fini stia facendo veramente l’argine democratico , sentendosi magari così sollevato dal peso di doverlo fare lui, l’argine!
Che la prossima volta trovi una pistola carica di una minaccia seria Berlusconi se vuole essere credibile e che nessuno creda veramente che Fini in cambio di altra visibilità e di altro logoramento del premier non ceda sulla giustizia.
Perchè errarre è umano per il PD ma perseverare è diabolico.
Piuttosto diano un segnale alla propria base partecipando al NO BERLUSCONI DAY e facendo meno chiacchiere in parlamento.
Considerazioni costituzionali
Ma al di là delle ovvie considerazioni politiche che smentiscono i progetti cruenti dei berlusconici, c’è dell’altro e cioé che sarebbe ora di finirla con questa visione impropria del nostro assetto costituzionale, la leggenda della costituzione ” materialmente ” cambiata.
Ricapitoliamo per coloro che amano questa favoletta.
Alle dimissioni del premier non consegue automaticamente lo sciolglimento delle camere, il presidente del consiglio non decide da solo dopo le dimissioni e non esiste nell’attuale sitema , checchè se ne dica in giro da parte di aspiranti costituzionalisti della domenica laureati ad Arcore, un rapporto diretto tra governo e popolo.
Quindi in caso di dimissioni di berlusconi, Napolitano ha il dovere di incaricare altri che possano cercare e trovare una maggiornaza in grado di sostenere un governo che continui la legislatura.
Questo è l’attuale assetto costituzionale, se qualcuno volesse mofidificarlo si desse da fare col procedimento dell’art. 138 e con la sua prevista maggioranza dei due terzi, ricordando che altrimenti può esser chiesto un referendum oppositivo come successe nel 2006.
Questa era la repubblica parlamentare della prima repubblica e questa lo è della cosidetta seconda.
L’art. 88 della costituzione prevede che il presidente della repubblica sentiti i presidenti delle due camere può sciogliere le stesse . Il presidente del consiglio dal momento che ha il potere di controfirmare il decreto di scioglimento ( art. 89) concorre in questa decisione con un ruolo notarile secondo alcuni , paritario secondo altri.
Ma nessuno - nè in dotrina nè in giurisprudenza - ha mai pensato che possa il premier decidere la questione con un potere unico o comunque in posizione superiore a quello del PdR sul tema, quest’ultimo sulla questione essendo invece in posizione dominante.
Poi in base agli artt. 92 e 94 cost il PdR nomina il PdC e su indicazioni di questi i suoi ministri. Tale governo siffatto ha dieci giorni di tempo per trovare la fiducia delle camere, altrimenti si dimette ed avvengono altre consultazione ed altro politico a cui viene affidata la guida di un governo. Solo quando non sia più possibile salvare la legislatura il PdR scioglie le camere.
C’è qualcuno che ancora non si è accorto che di riffa o di raffa sono mesi che il governo tratta solo dei fatti privati del berlusca?
C’è qualcuno che ancora non si è accorto come questi fatti confliggano con gli interessi degli italiani?
Crazyhorse70
Minacce per Berlusconi, Fini e Bossi
La logica cinica e criminale che regola la “strategia della tensione”, è riassumibile nel famigerato slogan “destabilizzare per stabilizzare”.
E’ risaputo che la “strategia della tensione” fa miracoli, è il miglior rimedio per un governo in crisi o in calo di consensi. Come è già accaduto altre volte nella storia, per riacquistare il consenso perduto basta qualche bomba, oppure solo la minaccia di una bomba o di un attentato terroristico.
Come avvenne nel caso del regime democristiano, che intorno alla metà degli anni ’70 era travolto dagli scandali ed era sprofondato in una fase di declino che sembrava quasi inarrestabile sul piano ideologico, politico ed elettorale, mentre il Partito comunista era in netta ascesa, ebbene il sequestro Moro capitò esattamente come il cacio sui maccheroni e riuscì a salvare la Dc e il suo sistema di potere politico, affaristico e criminale, da un crollo certo e definitivo.
Ed ecco che la storia si ripete sempre, la prima volta in tragedia, la seconda in farsa.
Infatti, è una commedia palesemente ridicola e surreale, se non addirittura grottesca, la lettera inviata ieri mattina, sabato 17 ottobre, al quotidiano “Il Riformista”, contenente minacce, indirette, di morte per Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Umberto Bossi da parte di una sigla, le sedicenti “Brigate rivoluzionarie per il comunismo combattente”. Una sigla buffa e farneticante, già adoperata all’inizio di ottobre per una missiva spedita ai giornali “Il Messaggero”, “Il Foglio” e “Il Fatto quotidiano”, e immediatamente giudicata dagli investigatori come assolutamente inattendibile, folle e delirante.
Lucio Garofalo
