LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

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Lo stato prefascista ed i terzisti – Seconda parte

… continua dalla prima parte

Ma chi sono veramente questi terzisti?

Gente che non capisce le metafore, sicuramente, perchè la storia degli alieni non li ha convinti.

Ed allora eccomi di nuovo con argomenti capziosi, come promesso, e molto lontani dalla realtà.

Vi sarà accaduto immagino di incontrare di notte per strada qualche bulletto malintenzionato e di dovervi difendere, senza avere alcuna voglia di attaccare briga.

Magari ti ritrovi tre contro uno e nel caso avessi la fortuna di sistemarne un paio ed averne poi uno solo davanti , quale è la cosa peggiore che può accadervi? Beh accade proprio quella , l’inevitabile e paghi la penitenza.

Spunta infatti chissà da dove un tuo “amico”,  anzi si sa da dove :  fino a quel punto ben nascosto dietro un angolo. Costui in uno slancio di affetto e puro pacifismo non violento appena stai per liberarti dell’ultimo bullo entra in scena non richiesto e subito ti si aggrappa al corpo pretendendo di dividerti dal tipo che stai affrontando.

E lo fa in maniera strana, perchè  non si mette in mezzo per tenerti staccato dal bullo ma comincia a trattenerti ed indirizzare i suoi buoni uffici non violenti solo verso di te, contro di te.

All’altro non dice nulla  nè  quindi prova a trattenerlo ma si dirige risoluto verso di te e ti dice come un Pigi Battista qualsiasi che “dobbiamo farla finita ”, ” piantarla lì che non e’ giusto, la violenza non porta da nessuna parte” ”, “che figura state facendo davanti a tutti“. Tu lo guardi come si guarda una pestilenza e rispondi allibito”come sarebbe ” state facendo”? …magari volevi dire  “sta facendo”, io che c’entro?” ed intanto mentre lui ti intrattiene con lunghi distinguo  quello di fronte  – per niente inibito dalla chiacchiera nè ostacolato fisicamente  -  piazza calci e pugni che è una meraviglia e ti gonfia il viso come un pallone.

Ma lui , il maledetto paciere ,  non recede ,  sempre in mezzo allo scopo di  “dividerti” , si sposta giusto il tempo per far giungere a segno il colpo avversario e poi riprende a tampinarti da vicino.

Insomma per farla breve alla fine prendi un sacco di botte da una mezza sega ed in più ti becchi la filippica del paciere che vorrebbe che oltre che pistato ben benino tu abbia pure da sentirti in colpa.  Questi sono i terzisti.

Galli della Loggia, Mieli , Battista ,Ostellino, Panebianco, ecc.. Si sentono incaricati di un nobile spirito di servizio , quello di mediare e far da paciere e dividere i contendenti  e lo fanno per il “bene del paese” ma in realtà ti trattengono e ti imbrigliano le mani col loro falso buon senso e lo fanno per il bene e l’interesse, mutevole di  mese in mese,  del loro padrone.

In definitiva sono solo utili idioti del bullo che ti mena approfittando di loro.

E non si fermano davanti a nulla : se  il delinquente di Arcore forte del suo consenso é ormai “sbracato” nell’enorme senso di impunità acquisito ed in questo sbracamento confessa le proprie  intenzioni, loro fanno finta di non aver sentito.

Quando affermo che egli confessa le proprie intenzioni intendo che il prefascista esplicitamente dice quel che vuole e perchè  lo vuole :  sottrarsi ai giudici  per comandare il paese. Comandare non governare, peraltro.

Assuefatti dalla propaganda o,  forse più plausibilmente,  “invitati” dall’alto in questa fase a lisciare le  penne al pavone , costoro imperterriti, ti sommergono di inviti ad incassare altre botte senza renderle e di farlo per una sorta di dovere morale verso il paese.

Nel far questo si scatenano e ti  dicono che è tutta colpa tua, che dovevi  entrare nel merito, che la tua “opposizione deve essere riformista e costruttiva” , non puoi cercare “scorciatoie” che infangano l’Italia, il No Berlusconi Day è una invenzione di Di Pietro che fa bene solo a lui ed a Berlusconi. Insomma il solito mantra ripetuto all’ennesima ora è slogan anche dei terzisti : “ che importa se Berlusconi sia legibus solutus , l’importante che facendo i fatti propri faccia anche quelli di tutti, perchè escluderlo?”

Nelle ultime ore stanno dando fondo al vocabolario con tutti i sinonimi del termine ” odio”,  denunciando il clima torrido della fazione democratica, la tua fazione , che si permette di ricordare la legge: quanto odio devi avere in corpo, dice un Pigi Battista qualsiasi, per osare ricordare l’esistenza della legge? Per osare dire che se uno viaggia contromano costantemente per ore ed ore non può poi lamentarsi delle decine di multe che gli arrivano nè dire di essere perseguitato dai vigili urbani? Quante dosi di odio devi avere in corpo per ricordare ciò?

Di quanti Tartaglia sei mandante se osi offenderti quando Brunetta ti dice serenamente , senza fomentare il clima d’odio ma per legittima derisione, che “devi andà a morì ammazzato ” o La Russa ricorda che “devi morire di cancro al più presto”?

Loro deridono, offendono ed oltraggiano tutto e tutti e tu, mentre ti riempiono di calci negli stinchi, devi sentirti dire da Mieli che te la sei cercata perchè hai esposto con odio i tuoi stinchi al giusto calcio avversario…

Eccoli i campioni del pensiero liberale, fuori dal nostro paese si vergognerebbero a sostenere ciò ma qui da noi certe sublimi stupidaggini ripetute nel tempo riescono a scorrere fluide e senza ostacoli o contestazioni..

Questi sono gli argomenti dei terzisti riformisti.

Ti dicono come devi fare opposizione e cosa devi invece ingurgitare perché inevitabile, del resto “se è stato votato da tanti italiani“, ciò lo rende in qualche modo esentato dall’art. 3 della costituzione.

Pertanto è inevitabile che qualche forma di impunità vada concessagli…

La maggior parte di loro bazzica i poteri forti e scrive sul Corriere della Sera. Ma ce ne sono anche altri che si muovono nei dintorni dei gruppi che controllano le sette sorelle, li abbiamo già visti all’opera in tutti gli ambienti( Rcs Mediagroup, Mediaset-Mondadori, Gruppo L’Espresso, Gruppo Il Sole 24 Ore, Gruppo Riffeser, Gruppo Caltagirone, Telecom Italia Media)

Con gente come questa,  mossa da cotanti interessi, cosa può fare  il proprietario degli stinchi e possessore degli occhiali speciali di Essi Vivono? Niente se non prendere atto della esistenza di una quinta colonna berlusconica ( il richiamo tempo fa di S.B. al Corriere della Sera come “giornale della sinistra” ha sortito i suoi effetti”  ) e comportarsi di conseguenza.

Se putacaso sopravviva qualche altro umano  provvisto di occhiali  speciali che voglia ancora tentare di farsi capire , suggerisco l’extrema ratio  ovvero ricorrere all’ultima storiella della notte, l’amministratore di condominio delle libertà.

Se non ci riuscite nemmeno con questa lasciate ogni speranza …

C’era una volta un amministratore di condominio il quale durante una assemblea , invece di rispondere alle domande dei condomini sul bilancio ed i lavoro di manutenzione dell’ascensore, ad un certo punto decide di saltare sulla sedia e comincia a cantare una canzone napoletana ed a fare le corna. Fa tutto ciò  irridendo verso i condomini che gli stanno rivolgendo domande ed il sottoscritto che nella favola   – o vero  incubo, non so bene ancora cosa fu  -  è fra questi si sente in difficoltà , anche se magari il sorprendente comportamento dell’amministratore all’ inizio gli fa scappare una risata e gli fa pensare che tutto sommato sia uno scherzo.

Ma  questo stesso  signore in effetti è piuttosto convincente e ti guarda negli occhi e ride mentre ti porge di soppiatto l’offerta di una ditta per i lavori  di manutenzione, una offerta  da votare immediatamente. Una sua offerta, nel senso che lui  stesso, l’ amministratore, per puro caso la dirige come secondo lavoro. A questo punto che fai? Stai lì a specificare questa cosa , parli di conflitto di interesse?

Per non fomentare il clima d’odio fra i condomini provi a replicare dubbioso ma il tipo ti distrae con una recita pubblicitaria,  e poi mentre stenti a riprenderti egli comincia a salire per le scale dello stabile, entra nelle case senza permesso e con una mazza da baseball si diverte a rompere gli armadi e gli specchi e ridendo dice che lui è si un amministratore ma è molto libero nelle forme, perchè così lo vuole ” la ggente”.

Insomma le perplessità aumentano ma le sorprese si moltiplicano e non fai in tempo a contestare nulla che lo stesso , spalleggiato da altri condomini, ti dice che sei tu che non capisci che la prassi condominiale è cambiata , c’é un condominio formale ed uno materiale.

Lui è proiettato nel futuro ed è artefice di un potere dell’amministratore di condominio che ingloba tutti gli altri. Se lo deleghi poi non devi far domande e comunque la prassi è questa  : oggi gli amministratori  delle libertà sono anche gli stessi che fanno i progetti dei lavori, che se li autovistano sostituendosi agli uffici amministrativi del comune, se li eseguono con loro ditte, se li collaudano  e poi se li controllano ex post sul piano della corrispondenza con la legge.

Mentre ti gira la testa egli conclude dicendo: “Niente lacci e lacciuoli, ghe pensi mi

A questo punto mi guardo intorno stupefatto e provo a fermarlo con gli altri condomini che condividono il mio sconcerto, non siamo tanti. Molti altri invece sono abbacinati dal nuovo amministratore ed insistono di lasciarlo lavorare,  “che lo fa per il nostro bene”.

Che fare? Vedo che altri condomini delle libertà invece di preoccuparsi e bloccarlo cominciano piuttosto a dare fuoco al portone perché non gli piace il colore e con un piccone aprono una veranda dentro l’androne del palazzo collegandola con la casa privata di uno di questi.

Hai voglia tu a rincorrerli e spiegarli che stanno distruggendo tutto e che dopo non avranno non solo la veranda o la finestra abusiva, ma neanche più la casa.

Mentre mi sale l’ansia che non stia sognando e che sia purtroppo tutto vero decido di chiamare la polizia prima che sfascino tutto.

Intorno a me vedo  molta gente impazzita ed irriconoscibile : tanti occhi allucinati, gente che strappa ridendo le bollette del gas ed annunciano il no tax day , altri  con la bava  alla bocca creano dal nulla degli scivoli che finiscono direttamente al loro posto auto e non vogliono sentire ragioni mentre buttano giù un tramezzo portante dello stabile.

Altri ancora danno fuoco al verbale di saldo condominiale che Lui ha annullato, solo per loro si intende  , e prendono felici a picconate le scale per creare ex novo una finestra sul muro condominiale per il condomino delle libertà del piano di sotto. Tanto non è più necessario alcun adempimento burocratico…

Poi mi decido a chiamare anche i carabinieri visto che la polizia non è ancora venuta : c’e’ il rischio oggettivo che lo stabile vada in malora. Qualcuno deve intervenire, insomma non può essere tutto vero…

A questo punto della stramba riunione assembleare   la maggior parte dei presenti a verbale cominciano ad inveire contro di noi pochi “comunisti” resistenti con frasi tipo  ” voi ci odiate mentre noi vi amiamo“, “come ti permetti di offenderlo lui che poteva farsi i fatti propri  ( e perché non se li è fatti?) ed invece si è preso la responsabilità di governarci…“.

E’ tardi e  non confido più nelle forze dell’ordine , così  chiamo i vigili del fuoco che vengono subito , salvano il salvabile ma non avendo poteri di P.S. non possono far null’altro che segnalare la cosa…

La mattina dopo mi sveglio e spero di aver sognato tutto…

Credete voi che raccontando la storia dell’amministratore delle libertà ai terzisti ,  questa  fantomatica e strana razza di imbecilli o furbetti finto moderati possano comprendere cosa voglio dire ? Che capiscano cosa ci sia in ballo?

Vedo troppi soloni strombettare le loro richieste di moderazione nei momenti in cui l’alieno è all’angolo per qualche motivo salvo star zitti quando lo stesso cammina 20 volte in un mese sui cadaveri del terremoto.

L’altra sera  nel salotto di Floris anche il segretario della U.I.L., l’Angioletto più buono e servile che la destra abbia mai avuto nel sindacato, si sforzava di consigliare l’opposizione a moderarsi ed ad entrare nel merito delle proposte governative.

Ma come , quando? Dove? Mentre c’e’ un pazzo che mi sfascia casa e condominio io devo parlare con lui serenamente , pacatamente di finanziaria migliorabile?

Che poi almeno fosse possibile farlo : l’opposizione parlamentare se anche respirasse invece di rantolare, è praticamente messa comunque in condizione di non poter far nulla,, per l’ 80 %  del tempo   bloccata dall’inattività di un governo che va avanti a colpi di fiducia, di tempi contingentati e di leggi ad personam da inventare. Qualche commissioni parlamentare  fanno anche finta di farla funzionare ma il lavoro non arriva in aula.

E sapete perchè ? Perchè l’attività del governo  – non  lo negano neanche , tanto si senton forti – è in gran parte assorbita dalle leggi per salvare berlusconi dai processi…

Di recente  – cosa inaudita il Parlamento – hanno chiuso per 9 giorni.

Mi spiegate come dove e quando dovrei collaborare nel merito per “cooperare alle riforme”? In quale sede visto che il parlamento ha un nuovo commissario ad hoc, mavalà Ghedini, oltre che essere una dependance di vallette per l’utilizzatore finale.

La verità è che ho capito e realizzato che non potrò mai convincere un terzista e che è molto più semplice convincere un berluscones che magari  ha un sussulto di dignità e molla tutto, disintossicandosi pian piano.

Il terzista ha un interesse da giocare che il berluscones non ha più :  sfruttare il lavoro di sponda per lucrare  col potere di mediazione sul fronte degli affari – vedi le altre sei sorelle delle informazioni , nota bene specialmente i movimenti di Telecom – e della politica successiva alla caduta del premier , quando Fini , Casini, Rutelli, Montezemolo e D’Alema si incontreranno per chiudere il cerchio, lo faranno in compagnia di ottimi professionisti terzisti…

A proposito qualcuno dica a quello scemo del condomino delle libertà del mio vicino  – quello che ha deciso spontaneamente di picconare il muro del mio salotto per prendere la luce e l’aria  ” a cui lui ha un diritto naturale” ed a cui  non devo oppormi altrimenti  “vince il popolo dell’odio su quello dell’amore” – che gli permetto di fare quel che cazzo gli pare purchè la pianti di dire in assemblea che lo odio e mi faccia entrare anche a me tra i condomini della libertà e dell’amore …

così tanto per provare una sensazione nuova …

Crazyhorse70


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Il rovescio della medaglia

carcereRicordate le polemiche sollevate dall’indulto concesso dal Parlamento italiano nel 2006? Ebbene, alla luce dei recenti episodi di cronaca, credo che non ci siano dubbi sul suo fallimento. Le tragiche vicende di questi giorni hanno riportato alla ribalta dell’attualità politica nazionale il tema, sempre rovente, della giustizia e della sicurezza carceraria in Italia, ossia la questione della giustizia borghese, dei diritti e della giustizia in una società ancora classista come la nostra, forse più che nel passato. A tale proposito credo valga la pena di spendere qualche parola, riflettendo a partire da alcuni dati di fatto.

Anzitutto, il provvedimento d’indulto approvato a larghissima maggioranza dal Parlamento italiano il 29 luglio 2006, venne spacciato come un legittimo e doveroso atto di clemenza e giustizia compiuto dallo stato italiano per sanare la gravissima emergenza in cui tuttora versano le strutture penitenziarie del nostro paese. Non è un caso che gli unici voti nettamente contrari siano venuti da Antonio Di Pietro e dai suoi fedelissimi iper-giustizialisti, dai codini della Lega e dai post-fascisti, ossia dai settori più apertamente reazionari e forcaioli ad oltranza presenti nel panorama politico italiano.

Il provvedimento emesso all’epoca era appunto una misura tampone, destinata a sospendere il problema in maniera temporanea, quasi a rimuovere i pesanti sensi di colpa che turbavano la coscienza sporca della classe politica dirigente, sensi di colpa derivanti dalle inaccettabili e vergognose condizioni di vita in cui è costretta la popolazione carceraria. Insomma, prima che esplodesse qualche rivolta sanguinosa si è ritenuto opportuno prevenire i danni, anziché affrontarli in seguito, quando è più difficile rimediarvi. Di primo acchito si potrebbe convenire con lo spirito di saggezza e di indulgenza che pare avesse ispirato e dettato la suddetta disposizione legislativa.

Si trattava di una misura puramente emergenziale, che tuttavia non ha risolto nulla, dato che gran parte dei detenuti rimessi in libertà nei mesi successivi all’indulto, sono progressivamente rientrati in galera, avendo ripreso a delinquere, come d’altronde era prevedibile che facessero. Arrestati e condannati una prima volta, se non più volte, molti detenuti sono stati scarcerati grazie all’indulto, per essere nuovamente arrestati, condannati e reclusi, in attesa di un nuovo sconto di pena. E’ chiaro allora che il vero scopo del condono da parte dello Stato era un altro, molto più subdolo ed ingannevole.

Alla base di un simile gesto di “clemenza” risiedeva la volontà politica di occultare la natura reale, autoritaria e repressiva dello Stato quale detentore del monopolio della forza pubblica. In quanto tale, esso impone con la violenza e con la minaccia di ritorsione, le sue leggi, le sue strutture e le sue istituzioni, le sue ingiustizie e le sue contraddizioni, facendole accettare come “diritto”, cioè come “giustizia”, “ordine costituito”, ecc. Ma il delitto non può essere trasfigurato come “regola”, l’ingiustizia non può essere spacciata come “legge”, la violenza dell’oppressione, dello sfruttamento, della miseria, dell’emarginazione, non può essere camuffata sotto la veste ipocrita del “diritto” e di un “ordine costituito”, che pertanto non possono essere messi in discussione né essere sottoposti a critica, e tanto meno essere modificati.

La logica e l’ideologia imperanti nella nostra società pretendono che si consideri la violenza, l’ingiustizia, lo sfruttamento materiale, la guerra, quali forme e fenomeni di un “ordine naturale” del mondo, che è dunque inevitabile e permanente, ossia uno stato di cose assolutamente immutabile. Eppure la società borghese in cui viviamo è totalmente sorretta ed incentrata sulla violenza e sul delitto, tutti i suoi rapporti economici e sociali sono imperniati sull’ingiustizia, sull’ipocrisia, sulla mistificazione.

Pertanto, il senso recondito di un provvedimento di indulto come quello adottato dal Parlamento nel 2006, è senza dubbio un obiettivo ideologico e strumentale. Si è trattato di un’operazione di propaganda e di mistificazione politica, tesa ad esibire il volto “buonista” e “garantista” dietro cui si ripara il vero volto del potere, l’anima brutale della violenza poliziesca e della repressione carceraria, dell’ingiustizia e della ritorsione di classe, la natura lugubre ed oscena, cinica e perversa degli aguzzini in divisa, una realtà turpe e criminale che è venuta fuori in questi giorni, per cui non si può ostentare con eccessiva disinvoltura, ma al contrario deve essere opportunamente nascosta.

La falsa clemenza, la falsa giustizia, e più un generale la falsa democrazia, servono solo a dissimulare il carattere più atroce, cruento e sanguinoso che appartiene ad una società in cui la violenza, il delitto e lo sfruttamento sono all’ordine del giorno, anzi stanno all’origine stessa della società, e si estrinsecano abitualmente in tutti i rapporti concreti della vita quotidiana degli individui, in carcere, in fabbrica, a scuola, in famiglia, dappertutto, persino nei più consueti rapporti d’amore e d’amicizia. In tal senso, l’indulto ha esibito il lato ipocrita e perbenista del sistema attualmente vigente. Non mi riferisco solo al sistema carcerario, ma all’intero sistema sociale, dominato da interessi di profitto, arricchimento e potere, che coinvolgono un’esigua minoranza di soggetti, la cui ferrea volontà condiziona pesantemente lo Stato, la legge e l’ordine, che sono una diretta emanazione storica della classe sociale al potere.anarchiacomunismo

Recentemente, su un canale televisivo satellitare, hanno riproposto uno stupendo film di Giuliano Montaldo, “Sacco e Vanzetti” del 1971, interpretato da due attori straordinari, Gian Maria Volonté e Riccardo Cucciolla, calati nei panni dei due anarchici. E’ un capolavoro cinematografico di gran pregio, impreziosito da una superba colonna sonora composta da Ennio Morricone, la cui interpretazione canora è stata affidata all’incantevole voce di Joan Baez, la più importante cantautrice pop statunitense.

Al termine della visione del film, dopo essermi commosso ancora una volta, ho pensato alla dolorosa ingiustizia sofferta dai due anarchici italiani (riabilitati tardivamente, ossia post-mortem, dalle autorità nordamericane, vale a dire dagli stessi carnefici), una violenza perpetrata dal sistema politico giudiziario statunitense, da quella che viene abitualmente osannata come la più grande ed antica “democrazia” del mondo.

Che si tratti della sedia elettrica o di un’impiccagione, della ghigliottina o della fucilazione, di una decapitazione a colpi d’ascia o un’iniezione letale, ogni modalità tecnica di esecuzione della pena capitale è indubbiamente legata alle condizioni temporali e spaziali in cui vive un determinato ordinamento statale. E’ altrettanto indubbio che persino la civiltà giuridicamente più avanzata, che escluda dal suo codice penale la condanna a morte, sostituendola con un più “umano” ergastolo, e che ogni tanto conceda un’amnistia, un condono, uno sconto di pena, una grazia, mostrando in tal guisa un volto di “clemenza”, in realtà si propone solo di camuffare ipocritamente la sua natura feroce e reazionaria, mistificando l’autoritarismo e l’iniquità di fondo su cui si regge un sistema di tipo classista che ha bisogno di “normalizzare” e “legalizzare” le contraddizioni e le sperequazioni sociali e materiali esistenti.

Restando in tema, mi sovviene un altro film diretto da Luigi Magni, intitolato “Nell’anno del Signore”, uscito nel 1969. In questo film il personaggio principale è Cornacchia/Pasquino, interpretato da Nino Manfredi, uno dei migliori interpreti della commedia all’italiana. Pasquino incarnava la voce del popolo nella Roma papalina, un autore clandestino di versi satirici e irriverenti, scritti sulla statua dell’imperatore Marco Aurelio e rivolti contro il potere temporale della chiesa. Pasquino, a un certo punto del film, afferma in dialetto romanesco: “A noi rivoluzionari ce frega er core!”. Una frase ad effetto che si inquadrava nel contesto storico del biennio 1968/69, con le inevitabili implicazioni che il concetto esprimeva in un momento critico della storia italiana.

Personalmente non concordo con la tesi racchiusa nella frase di Pasquino, che probabilmente parlava a nome del regista Luigi Magni. Non sono d’accordo soprattutto per innegabili ragioni storiche. Infatti, tutti coloro che hanno messo in pratica un tale orientamento politico, attenendosi alla lettera al modello e allo spirito rivoluzionario incarnato da Pasquino e riassunto nella sua frase, hanno miseramente fallito. Si pensi, ad esempio, alle Brigate Rosse in Italia, alla RAF nella Germania Ovest, a tutte le formazioni combattenti emuli delle Br, che hanno adottato una strategia di lotta armata ferrea ed inflessibile, senza “cuore” e senza “pietà”: hanno tutti perso tragicamente.

Persino le rivoluzioni sociali e politiche inizialmente vincenti, quali la rivoluzione bolscevica del 1917 in Russia, hanno condotto ad esiti rovinosi. Come mai? A mio avviso, il problema di fondo sta nel fatto che quando si rimuove “er core”, cioè l’umanità, dalla lotta e dal movimento di una rivoluzione, il rischio che si corre è esattamente quello isolarsi dal carattere e dallo spirito delle masse popolari, per diventare aridi e cinici, più crudeli e spregiudicati del potere che si intende rovesciare. Non si può sconfiggere il nemico emulandolo, altrimenti si rischia di assomigliargli troppo e si finisce per creare un sistema di potere e di oppressione più cruento ed efferato rispetto a quello abbattuto. Io credo che non si debba cercare di sovvertire e conquistare il potere, ma bisogna semplicemente negarlo e ripudiarlo tout-court, senza emularlo o eguagliarlo, evitando di farsi plagiare o sedurre, quindi corrompere, dal suo fascino malefico.

Lucio Garofalo


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Torbide manovre , cinghialoni feriti e cittadini stufi che vogliono mandarlo via…

Berlusconi é un cinghiale ferito vestito da clown in mano a ben altri e consapevoli  protagonisti: la sua irruenza banditesca é più rivolta ai propri interessi che a raffinati disegni  reazionari.  Ogni tanto sfugge di mano e crea più scompigli di quanto non serva a coloro che ne hanno permesso  e poi sfruttato le gesta e che ora stanno pensando a come liberarsene.

Dopo averne aizzato la furia ed averne goduto gli effetti ormai permanenti.

Solo i modi ed i termini con cui cadrà determineranno se dopo napoleone verrà il peggio o se ci riprenderemo la nostra democrazia.

Avevo previsto che le numerose passeggiate sui poveri morti abruzzesi segnassero per l’utilizzatore finale l’inizio della fine, berlusconi-clownimmaginando anche che dallo sbracamento per eccessivo potere incontrastato alla sua effettiva caduta potesse passare ancora molto tempo e la lenta discesa  all’inferno portarsi appresso molte macerie.

Ed è quanto sta accadendo : il napoleone malato così bene descritto da Veronica Lario  sta facendo molti danni alla casa comune ( l’architettura costituzionale), secondo me più  di quanto  in realtà sia in grado di volerne consapevolmente creare.

C’è qualcosa di clownesco ed irrazionale nel suo comportamento politico, come fosse una specie di cinghialone ferito e scatenato che si agita con furia imprevedibile ; inoltre ritengo che sarà ancora più pericoloso e torbido il suo lasciare la mano, perché altri meno ricattabili, più politicamente avvertiti, cinici e consapevoli ( la vera Mafia a differenza sua preferisce ancora il detto ” megghiu cummannari ‘ca futtiri ” ) potrebbero presto sostituirlo,  approfittando delle istituzioni pericolanti già  prese a spallate dalla bestia scatenata per dare il colpo di grazia alla democrazia.

Questo discorso come è evidente esula da ogni intimo convincimento ideologico , nel senso che dovrebbe trovare attente orecchie da parte  di chiunque creda nella democrazia tout court quindi trasversalmente alle diverse opinioni politiche. Del  resto lui l’ ideologia la usa solo come arma di distrazione di massa,  dalla sua parte è pieno di socialisti  pentiti a gettone, di qua ci sono molti conservatori onorevoli e degni di rispetto  che non lo sopportano.

Il rischio che  si instauri una cricca di potere meno  naïf e più pericolosa è ormai da metter in conto.

Ancor di più se la fase attuale di lento passaggio di mano sarà gestita solo come una operazione torbida di palazzo prodotta da poteri che agiscono nell’ombra. I vantaggi dello scassamento delle architetture istituzionali e delle impalcature delle tutele e dei diritti sono per costoro già acquisiti ed ormai superati  da altro genere di danno oggettivo che la permanenza al potere dell’impresentabile puttaniere sta seminando dappertutto.

Osservate bene e nel dettaglio il comportamento del Corriere della Sera negli ultimi mesi, le cambiali in bianco al governo nella fase iniziale e l’irrigidimento successivo del moderatissimo giornale della inesistente borghesia italiana  – e degli esistentissimi appetiti piduisti  – e leggetevi questo articolo di de bortoli in risposta all’ “avvertimento” del cinghiale ferito orologio-di-bologna

Come il suo avo politico di 60 anni fa  silvio ha già svolto il proprio  compito antidemocratico e ben può mandarsi a casa col benservito, anzi dovrebbe essere più facile di allora liberarsene.

Per loro, ma non per noi : come andrà via berlusconi diventa quindi dirimente per la democrazia.

C’é un solo antidoto a queste trame oscure e melmose – in attesa che l’opposizione partitica dia segni di vita -  ed é un forte movimento civico di contestazione,  cittadini che dal basso incrinino la ferrea presa che ancora il cavaliere mantiene sull’opinione pubblica moderata, un movimento spontaneo ed autorganizzato con parole d’ordine semplici e dirette: berlusconi vattene !!!

Qualcosa che assomigli  , dalle prime notizie che raccolgo, a quanto sta avvenendo nel web per iniziativa di alcuni su Facebook .

Facciamo sentire   –   in assenza di partiti ed opposizioni dormienti e compromissorie -   la   voce spontanea , autorganizzata ed autonoma della gente normale  che prova  a gridare forte che  gli italiani , quelli veri – non i mafiosi o i lobotomizzati – non accettano  più di esser governati da Silvio Berlusconi.

Gli strateghi della tensione di un tempo sono sempre pronti a continuare il loro sporco lavoro…

Facciamo sentire la nostra voce prima che altri, approfittando delle macerie, ce la chiudano del tutto!!!

Tutti a Roma il 5 dicembre.

Riporto qua sotto il comunicato a cui aderisco personalmente.

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Salviamo l’Italia, ultima chiamata – Fate girare il più possibile ( su FB a questo link )

A noi non interessa una cippa di cosa accade se si dimette Berlusconi e riteniamo che il finto “Fair Play” di alcuni settori dell’opposizione, costituisca un atto di omissione di soccorso alla nostra democrazia del quale risponderanno davanti agli elettori. Quello che sappiamo è che Berlusconi è una gravissima anomalia nel quadro delle democrazie occidentali e che lì non dovrebbe starci, anzi lì non sarebbe nemmeno dovuto arrivarci: cosa che peraltro sa benissimo anche lui e infatti forza leggi e Costituzione come nel caso dell’ex Lodo Alfano. Ma vi sembra normale che stiamo qui a discutere di una cosa che sarebbe ovvia in qualsiasi altro posto del mondo?

BERLUSCONI DIMETTITI
INDICIAMO TUTTI ASSIEME UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER SALVARE L’ITALIA E LA DEMOCRAZIA

Per rimanere aggiornati iscrivetevi alla pagina organizzativa

QUEST’APPELLO E’ PROMOSSO DALLA PAGINA: Una Manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi “

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Crazyhorse70


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Ora si può dire : la stato di diritto è alla frutta

gazzetta_ufficiale

Sta succedendo un fatto inaudito e gravissimo per uno stato che dovrebbe essere di diritto.

Per i profani  ( da wikipedia ) : Cosa è un decreto legge ?

Il decreto-legge è un provvedimento provvisorio con forza di legge, che entra in vigore immediatamente, il giorno stesso (o il giorno successivo) della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Tuttavia, se non viene convertito in legge dal Parlamento entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione, decade retroattivamente (ex tunc): è come se non fosse mai esistito. Ma le Camere possono con legge regolare i rapporti giuridici sorti sulla base del decreto non convertito (c.d. legge di sanatoria).

A tal fine, il governo, il giorno stesso dell’adozione, deve presentare il d.l. alle Camere (anche se sciolte) per la conversione in legge, che avviene con la presentazione di un disegno di legge di iniziativa governativa (come tale va autorizzato dal Presidente della Repubblica). La discussione in assemblea deve obbligatoriamente cominciare entro cinque giorni e, come spesso accade, la legge di conversione può apportare emendamenti, cioè modifiche, al testo dell’originario d.l., che avranno efficacia dal giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della legge di conversione.

Il Decreto  Legge detto  Salva Precari ( che più che salvare i precari sta salvando-nelle intenzioni-il posteriore della Gelmini  ) approvato nel Consiglio dei Ministri del 9 settembre 2009  e pubblicato il giorno 25 settembre nella Gazzetta Ufficiale dello Stato, sta subendo modifiche.

Questo fatto è di inaudita gravità: un decreto già pubblicato in Gazzetta Ufficiale viene riscritto.

La democrazia è alla frutta.

da Orizzonte scuola :

Data per definitiva la bozza del decreto salva precari pubblicata venerdì 25 settembre, durante l’incontro di ieri sindacato e dirigenti del ministero sono riusciti a riscriverla, in tempo per la firma del ministero, attesa per oggi/domani ( 29 o 30 settembre n.d.r. ). Dalla pubblicazione del decreto e del modello ci saranno 10 giorni di tempo per presentare la domanda.

I resoconti ministeriali finora pubblicati sono sono quelli dello Snals e della FGU, per cui ci riserviamo di approfondire la problematica, se dagli altri resoconti dovessero emergere nuovi particolari, prima della pubblicazione definitiva del decreto.

continua qui : http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article23997.html

Franca Corradini

P.S :  Ovviamente il tutto con il placet dei sindacati che diranno sicuramente “lo stiamo  facendo per una buona causa “….  salvare  il loro didietro oltre a quello di Mariastella…..

Questo fatto è di inaudita gravità: un decreto già pubblicato in Gazzetta Ufficiale viene riscritto.

La democrazia è alla frutta.

da Orizzonte scuola :

Data per definitiva la bozza del decreto salva precari pubblicata venerdì 25 settembre, durante l’incontro di ieri sindacato e dirigenti del ministero sono riusciti a riscriverla, in tempo per la firma del ministero, attesa per oggi/domani ( 29 o 30 settembre n.d.r. ). Dalla pubblicazione del decreto e del modello ci saranno 10 giorni di tempo per presentare la domanda.

I resoconti ministeriali finora pubblicati sono sono quelli dello Snals e della FGU, per cui ci riserviamo di approfondire la problematica, se dagli altri resoconti dovessero emergere nuovi particolari, prima della pubblicazione definitiva del decreto.

continua qui :

http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article23997.html


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3 ottobre 2009: la libertà di stampa oscura la libertà dai bisogni

femminista1Mentre i  bagliori delle lotte sociali si accendono in tutta Italia senza che nessun media ne dia conto con sufficiente completezza, ecco la strana coincidenza dei giornalisti che decidono di protestare ( giustamente )  per la libertà di stampa minacciata dal regime.

Perche strana coincidenza? Perché per protestare la FNSI aveva scelto la giornata di domani,  poi invece  il fatto luttuoso di ieri  li ha indotti a rinviare il tutto nello  stesso luogo, giorno e  ora scelti da tempo dai precari della scuola  per la loro lotta e così di fatto oscurando una grande giornata di mobilitazione contro il più grande licenziamento di massa della storia di questo paese.

Il sindacato giornalisti é un sindacato importante con un evidente  ed elevato potere contrattuale e non occorre essere troppo maliziosi e pessimisti per prevedere per quel giorno una maggiore visibilità mediatica per  quella manifestazione a scapito della mobilitazione dei più sfortunati precari della scuola. Già, più sfortunati, perché depredati da questo governo sia delle loro libertà costituzionali   che  dei loro posti di lavoro.

Non convincono i motivi del rinvio :  il lutto per i parà uccisi poteva esser invece l’occasione per  rafforzare i contenuti della giornata a favore della libertà di stampa , magari approfittando dello spiacevole evento per spiegare  meglio questa guerra ed  i motivi per cui siamo lì. Invece si é preferito indulgere nella retorica patriottarda delle destre che ancora discriminano  i morti in guerra dividendoli per nazionalità e spesso dimenticando uguale atteggiamento luttuoso quando a morire sono le migliaia di vittime civili innocenti.

Evidentemente il sindacato giornalisti vuole compiacere la “cultura” patriottica dell’avversario pensando così di lucrare in popolarità  al momento del confronto ma così facendo compie una scelta miope e corporativa che rischia di  contrapporsi e sminuire le lotte dei precari e di dar poco respiro anche alle lotta per la difesa della libertà di stampa.

Viene da pensare male e cioé al  solito errore della sinistra veltronica in salsa americana di stracciarsi le vesti per principi e valori messi in discussione dal regime dimenticando con noncuranza che la sostanza dell’appartenenza politica alla sinistra sono i bisogni e le condizioni materiali.

Non so se sia giusto dirlo o se sia eccessivo , tale incidente potrebbe esser dovuto a mera  insipienza , certo é che suona strana questa ricercata contrapposizione tra il mondo intellettuale spogliato dalle libertà ed il mondo dei lavoratori precari, spogliato di tutto, condizioni materiali ed immateriali comprese…

La guerra dei poveri era una specialità di Berlusconi, fino a ieri.

Di seguito il post tratto da San Precario

Manifestazione del 3 ottobre, la guerra delle piazze tra errori e bugie

Piovono critiche sulla decisione della FNSI di rinviare la manifestazione per la libertà di stampa al 3 ottobre. Da Paolo Florais D’Arcais e Pietro Bernocchi dei Cobas, da Peacelink a Mamma.am, tutti avvertono questo slittamento come un gravissimo errore. Su Facebook è nato anche un gruppo*** che conferma -nonostante tutto- per le ore 16 di sabato 19 settembre la manifestazione e che conta già centinaia di iscritti e migliaia di invitati. Ma c’è di più. Nel corso della conferenza stampa di ieri**, la FNSI, per bocca di Franco Siddi, afferma di aver concordato lo slittamento con tutte le organizzazioni che avevo promosso o aderito all’appello: dalla Cgil all’Arci, da Articolo 21 al coordinamento docenti precari. Il coordinamento docenti precari? Nulla di più falso e per un semplice motivo. I precari della scuola, tramite i loro comitati hanno già convocato per il 3 ottobre (ore 15 a Roma) la manifestazione nazionale contro i tagli del ministro Gelmini*. Doppio errore dunque con contorno di bugia. Tenere la manifestazione per la libertà di stampa nella stessa data (3 ottobre), nello stesso luogo (Roma) e alla stessa ora (15-16) di quella nazionale dei precari della scuola è una scelta che tende a depotenziarle entrambe ed in particolare ad oscurare la gravissima vicenda del più grande licenziamento di massa della storia della Repubblica, ossia quello dei 42.000 lavoratori precari della scuola. Delle due l’una: o la FNSI non conosce questa circostanza e allora non si capisce come Siddi affermi di aver concordato lo slittamento al 3 ottobre con un fantomatico coordinamento docenti precari o è in atto una cosciente e -e non sarebbe la prima- operazione di oscuramento delle lotte dei lavoratori.  Manifestazione del 3 ottobre, la guerra delle piazze tra errori e bugie di San Precario.

* COMUNICATO UFFICIALE COORDINAMENTO PRECARI SCUOLA NAZIONALE
http://bru64.altervista.org/forum/viewtopic.php?t=14280.

**RESOCONTO CONFERENZA STAMPA FNSI
http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/esteri/afghanistan-19/manifestazione-fnsi/manifestazione-fnsi.html

*** L’evento che conferma la manifestazione http://www.facebook.com/home.php?ref=home#/event.php?eid=133897713491&ref=mf

Potete protestare scrivendo alla FNSI:
infofnsi@tin.it

Rosellina


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Esportazione della merce democratica

Francamente non credo nella possibilità di esportare la cosiddetta “democrazia” in quanto diffido dei falsi principi della democrazia liberale borghese, che reputo uno strumento ideologico di occultamento della reale natura rapace e violenta dell’economia capitalista, retta sull’alienazione e sulla mercificazione dei valori umani, su inique e crescenti disuguaglianze materiali e sociali.

La cosiddetta “democrazia” non è altro che un’ipocrita forma di mistificazione e copertura del delitto più atroce che si possa immaginare: l’alienazione del lavoro umano, lo sfruttamento di masse sottosalariate sempre più indifese e ricattabili, costrette a travagliare per l’arricchimento di minoranze voraci e privilegiate. Ritengo che la tanto osannata democrazia sia solo la “migliore”, forse la più raffinata rappresentazione costituzionale della dittatura borghese. Inoltre, sono convinto che tale ordinamento istituzionale non sia esportabile con procedure arbitrarie e sistemi cruenti, facendo ricorso alla primitiva irrazionalità della guerra.

In particolare, la “democrazia occidentale” non è esportabile in quelle società segnate da un’evidente arretratezza economica, come i paesi egemonizzati dalla presenza di un radicalismo religioso che in passato era avallato dalla politica dubbia dell’occidente. Il quale ha creato gli stessi mostri che oggi proclama di voler combattere, ha armato e foraggiato gli Stati più tirannici del mondo, ovunque e quando conveniva farlo. Penso a quei regimi dispotici e sanguinari, la cui ascesa al potere è stata voluta e caldeggiata proprio dalle potenze occidentali, guidate dagli USA, che hanno favorito e finanziato i movimenti islamici più oltranzisti. Si pensi a figure come Bin Laden, ai gruppi fondamentalisti ostili e bellicosi come i Talebani, armati e appoggiati dal mondo occidentale in funzione chiaramente anti-sovietica durante la guerra in Afghanistan seguita all’invasione compiuta dall’armata russa alla fine del 1979.

“Due pesi e due misure”

Da sempre mi ripugna la linea di condotta ambigua e opportunistica dell’occidente, riassumibile nella formula “due pesi e due misure”, una politica che affama e dissangua i popoli del Terzo mondo, condannandoli ad un destino di miseria e sottomissione.

Anziché lodare a chiacchiere le virtù “salvifiche” della democrazia, invece di proclamare in astratto i “sacri” principi liberali, piuttosto che annunciare velleitariamente la volontà di esportare la democrazia ovunque sia assente, l’occidente farebbe meglio se provvedesse ad impiantarla nella realtà dei propri Stati, sempre meno tolleranti e democratici, sempre più autoritari e illiberali.

L’ideologia dell’esportazione della democrazia serve a fornire un alibi utile a giustificare la carenza di democrazia all’interno delle società occidentali. Come tutte le ideologie, si tratta di un abile travestimento escogitato per coprire i delitti più aberranti. In realtà, dietro la tesi ufficiale della “necessità di esportare la democrazia” si annida un meccanismo di espropriazione violenta delle ricchezze materiali e culturali dei popoli del Terzo Mondo. Al riparo dei magnifici ideali della libertà e della democrazia, sbandierati al cospetto dell’opinione pubblica mondiale, si ammanta una sanguinosa spinta di espansione globalizzatrice esercitata dall’economia di mercato, dalle forze che sono all’origine delle guerre di rapina combattute nel mondo.

Mercimonio democratico

Immaginiamo paradossalmente che io approvi l’idea di esportare la democrazia. Ma anzitutto chi, quale autorità internazionale, in virtù di quali principi (se non sono condivisi da tutti i popoli del mondo) stabilisce l’esistenza o meno della democrazia, accerta il grado di democraticità di uno Stato e decreta, eventualmente, l’opportunità di esportarla, cioè di imporla con la forza delle armi?

Tale logica è semplicemente folle in quanto  concepisce la democrazia alla stregua di una merce alienabile ovunque, un articolo di lusso che non tutti i popoli possono permettersi. E qual è il prezzo corrente sul mercato? Forse milioni di morti o miliardi di dollari?

Dunque, ammesso per ipotesi che io accetti il presupposto di quella concezione che pretende l’esportazione di una lucrosa merce chiamata “democrazia”, perché mai questa deve essere esportata solo in alcune regioni come il Golfo persico, casualmente ricche di pozzi petroliferi, di risorse energetiche e altre pregiate materie prime, o di alcune produzioni che assicurano ingenti proventi economici criminali come, ad esempio, le coltivazioni di oppio in Afghanistan?

In questa fitta rete di scambi e traffici, leciti e illeciti, nel connubio tra politica e affari, si ripara un autentico mercimonio della democrazia, il cui costo in termini di denaro, di capitali, ma soprattutto di vite umane, sembra oltrepassare ogni ragionevole limite e ogni capacità di sopportazione terrena. In altri termini, mi domando se l’abominevole “merce democratica” acquisti maggior valore laddove esistono condizioni oggettive di ricchezza del sottosuolo e preziose fonti di sfruttamento e profitto economico.

Perché questa laida democrazia non viene esportata in altre realtà del mondo, in aree geografiche dove non esistono risorse petrolifere, né materie prime che possano attrarre gli interessi delle potenze occidentali e delle corporation multinazionali? Penso a sterminate regioni dell’Africa, dove intere popolazioni sono massacrate da una micidiale guerra alimentare, sono schiacciate da un apparato economico che genera solo miseria e sottosviluppo, sono perseguitate da feroci dittature militari che si susseguono senza soluzione di continuità con la complicità del mondo occidentale. Il quale finge di piangere, dissimulando commozione solo quando si consumano le catastrofi umanitarie e ambientali, prevedibili con largo anticipo.

L’esportazione brutale della “merce democratica” non sarebbe possibile in tutto il mondo, essendo sconsigliabile un’espansione bellicista globale, essendo inconcepibile una militarizzazione dell’intero pianeta.

In questo osceno binomio tra affarismo criminale e democrazia si svela l’origine di quella cinica e perversa logica dei “due pesi e due misure”: la democrazia non si può e non si deve imporre su tutto il globo, ma solo laddove conviene alle potenze occidentali, per conservare e accrescere i privilegi e l’opulenza economica dei paesi più ricchi. Quindi, per assicurare in perpetuo i profitti dei colossi multinazionali che continuano a rapinare impunemente le ricchezze, non solo materiali, dei popoli della Terra. I quali, in cambio, non potranno nemmeno godere dei vantaggi derivanti dalla “prodigiosa democrazia”.

Questa non intende essere una conclusione definitiva che esaurisce per sempre una riflessione che mi auguro possa proseguire e svilupparsi, fornendo spunti originali per l’interpretazione, ma soprattutto per la trasformazione dello stato di cose esistenti.

Lucio Garofalo


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Gli appalti dei furbetti del quartierino

pulizia3La crisi finanziaria ed economica in atto da tempo a livello mondiale, non poteva risparmiare la nostra già martoriata economia nazionale,appesantita oltretutto da un debito pubblico da record.

Il Governo sembra impotente davanti a questa emergenza, anche se quasi tutti i giorni attraverso i media ci rassicurano,ci fanno sapere che stanno attuando interventi mirati e miracolosi per sollevare la nostra economia. Molto spesso queste manovre si rivelano solo dei palliativi, la situazione economica del nostro paese continua a peggiorare inesorabilmente.

A pagare la crisi però sono solo le classi più deboli,in primis i lavoratori dipendenti (pubblici e privati) e poi man mano gli artigiani, le piccole imprese ecc.. Su tutti si abbattono, secondo i casi, tagli, stretta creditizia, una pressione fiscale che contrariamente a quanto veniva detto in campagna elettorale, non può essere alleggerita a causa del forte indebitamento pubblico, della diminuzione del gettito fiscale prodotta dalla perdita di posti di lavoro e dal crollo dei consumi. La conseguenza è una maggiore erosione dei già magri salari e utili di queste categorie.

Di fronte a una così  grave situazione, i cittadini sono coscienti dell’impossibilità di risolvere tutto e subito, ma sperano come minimo di vedere segnali di buonsenso da parte dei politici. Ad esempio,  che facciano di tutto per razionalizzare le risorse, per eliminare gli sprechi, per diminuire le sperequazioni tra le fasce di reddito, per favorire l’incremento dei consumi che è condizione imprescindibile per una possibile ripresa. Invece???….. Si aiutano le banche, le società finanziarie, si protegge la classe dirigente che ha stipendi milionari, si tengono in vita le province, le 500 mila auto blù con annessi autisti e portaborse, ci onoriamo del parlamento più affollato d’Europa, si affidano in appalto servizi che per vocazione dovrebbero essere esclusivamente pubblici, a lobby privilegiate e a costi più alti di quelli che si sosterrebbero se questi fossero gestiti direttamente dallo Stato.

Tutte pratiche di un sistema corrotto e clientelare. Come il caso degli appalti delle pulizie nella scuola, nei quali si utilizzano Ex Lavoratori Socialmente Utili, già presenti nella scuola da molti anni come collaboratori scolastici di serie B, sfruttati e sottopagati con sussidio inps e senza contribuzione. Dopo aver ovviato per anni a gravi carenze di organico, a un certo punto, invece di avere un riconoscimento per il servizio prestato a “buon mercato” ed essere stabilizzati dal Miur, indovinate cosa succede??…Arrivano i furbetti del quartierino che dopo aver fiutato il  business, s’inventano una esternalizzazione di tutte queste persone con il “nobile” fine di ottimizzare i servizi nella scuola. Ma come si può immaginare, hanno ottimizzato solo i loro portafogli, a discapito dei lavoratori, sottomessi a una intermediazione di lavoro illecita, un vero e proprio caporalato legalizzato. La scuola per funzionare ha bisogno di personale interno,coordinato dal proprio Dirigente scolastico, il quale conosce meglio di chiunque le esigenze di ogni plesso. Ha bisogno di collaboratori scolastici che svolgano servizi a 360 gradi, dalle pulizie fino all’assistenza alla persona e all’handicap, quello che in realtà gli Lsu facevano prima di essere trasformati in dipendenti part-time di cooperative. Bisogna considerare inoltre, che per finanziare gli appalti di pulizia, la scuola deve privarsi del 25% dei bidelli, con le immaginabili conseguenze.

Per curiosità, questi sono i dati ufficiali dell’anno 2005, che evidenziano quanto siamo bravi in Italia a sperperare il denaro pubblico:

finanziamento

2005 appalti ex

Lsu

Costo medio

annuo

Coll. Scolastico

Assunzioni

possibili con

finanziamento

ex Lsu

375.000.000 euro 19.300 euro 19.430

Se calcoliamo che gli Lsu attualmente sono circa 14.500 e che il costo medio di un coll. scol. sia  aumentato nel frattempo a 20.000 euro, a scelta si potrebbero assumere altre 4.250 persone, oppure affrancare le povere casse dello Stato di 85.000.000 di euro. Vi pare poco???

mimmo,ex Lsu e coamministratore del blog : http://exlsu-ata.blogspot.com/

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