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Intervista ad Alessandro Tambellini, candidato sindaco per la coalizione di centrosinistra a Lucca

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Sviluppo sostenibile, contrasto alla disoccupazione adulta e giovanile, welfare locale e reddito minimo garantitoCinque domande ad Alessandro Tambellini, candidato sindaco per la coalizione di centrosinistra * a Lucca.

* (Partito Democratico, Sinistra Ecologia Libertà, Federazione della Sinistra, Italia dei Valori, Lucca civica Tambellini Sindaco)

Luchino Galli, blogger e mediattivista, intervista Alessandro Tambellini

Il sindaco del centrodestra Mauro Favilla è in corsa per il sesto mandato, ma nello scenario politico lucchese consolidati equilibri si sono rotti e saranno undici i candidati sindaco alle prossime elezioni amministrative del 6 e 7 maggio. 

Dottor Tambellini, come è nata la Sua candidatura a sindaco, e quali sono le Sue parole d’ordine “per aprire una nuova stagione” nella città di Lucca?

La mia candidatura è nata da un percorso condiviso dei partiti del centrosinistra che mi hanno scelto come candidato sindaco all’unanimità. Insieme ai partiti c’è stato, e c’è, un pezzo importante della società civile che mi accompagna e mi sostiene da tempo e che rappresenta un valore aggiunto notevole. Sono persone che fanno parte di associazioni e gruppi organizzati o singoli cittadini che hanno sempre spinto affinché nella classe politica ci fossero persone nuove, competenti e oneste. In questi mesi sto poi ricevendo attestati di stima e anche sostegno da parte di persone storicamente legate alla cultura e ai partiti di centrodestra le quali, avendo visto il livello di divisioni, opacità nelle scelte e immobilismo della classe politica che ha amministrato la città negli ultimi anni, sono stufe di certi spettacoli e credono che la mia candidatura possa essere comunque positiva per la città. Stiamo portando avanti una campagna solida e sobria, orientata all’incontro con i cittadini, alla trasparenza nelle intenzioni programmatiche, alla partecipazione. Stiamo svolgendo veri e propri “tour” nei quartieri e nei paesi della lucchesia che mi portano a parlare e confrontarmi con tante persone. Sulla scorta del modello campagna di Pisapia a Milano, si sono creati nel territorio una decina di comitati locali che sostengono la mia candidatura e organizzano incontri e attività. Al programma elettorale hanno lavorato duecento persone, militanti dei partiti e cittadini fuori dalla politica partitica: il programma nasce dalle esigenze quotidiane che la nostra città continua a disattendere ed è molto concreto. È il disegno della città del futuro, una città nuova e vivibile per tutti.

L’economia lucchese è trainata dalle esportazioni verso i mercati esteri (nella nostra provincia, nei primi nove mesi del 2011, il valore dell’export ha segnato un aumento del 10,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), ma l’occupazione cala, peggiora la qualità complessiva del lavoro; diminuiscono, in termini reali, il reddito disponibile e il potere d’acquisto della maggioranza delle famiglie; stentano i consumi; si acuiscono le diseguaglianze sociali. 

E’ possibile un modello di sviluppo sostenibile che, a partire dal territorio locale, crei occupazione stabile e redditi decorosi, conciliando crescita economica e benessere sociale anche all’insegna di una più diffusa ed equa distribuzione della ricchezza?

Credo che uno dei compiti più importanti di una buona politica sia quello di dimostrare che è ancora capace di essere realmente al servizio dei cittadini e del reale benessere. Incontrando ogni giorno molte persone, noto che la cosiddetta “antipolitica” è un sentimento che si sta diffondendo a macchia d’olio: i cittadini non hanno più fiducia che i partiti possano risolvere realmente i problemi quotidiani. Le casse delle amministrazioni pubbliche languono – anche quella del Comune di Lucca le cui finanze mal gestite hanno portato ad una situazione drammatica che sarà impegnativo risanare – sono vuote o hanno limitate disponibilità ed è facile arrendersi e limitarsi a “gestire” la situazione facendo finta che niente stia accadendo sui territori. Ma come dice lei, sui territori la situazione sta diventando allarmante: anche per quello che riguarda le politiche del lavoro un Comune – che pur ha poche competenze – può fare molto. E lo può fare anche partendo dal sostegno concreto ad imprese che hanno in mente un modello di sviluppo sostenibile. Per questo l’equità nelle politiche locali deve tornare centrale. Per questo devono essere sostenuti progetti dei giovani che siano innovativi. Per questo la burocrazia delle macchine amministrative deve essere veramente semplificata per fare in modo che chi ha idee e talento possa affermarsi e crescere. Le amministrazioni locali devono coordinare il loro impegno per il mantenimento dei livelli occupazionali esistenti, rafforzando i distretti industriali sul territorio. Ma devono anche dimostrare di avere il coraggio e la fantasia di dare attenzione alla nuova economia, quella che non consuma risorse, ma le rispetta, quella che non cancella i diritti dei lavoratori ma li promuove, quella che si basa anche sulle relazioni di fiducia fra le persone come dimostra il filone dell’economia solidale che anche nel nostro territorio è molto forte e presente. Un Comune può fare tanto per promuovere, sostenere ed appoggiare queste iniziative a cominciare dal settore agricolo.

La questione occupazionale sarà il problema centrale dei prossimi anni anche nel nostro territorio. Le ricadute della crisi economica sul mercato del lavoro sono pesanti: nell’area lucchese continuano  ad aumentare i lavoratori precari, mentre sono migliaia i disoccupati e gli inattivi scoraggiati. Come può il sindaco di un’importante città fronteggiare la precarietà lavorativa, la disoccupazione adulta e giovanile nel territorio che amministra?

Purtroppo i giovani sono i più colpiti dalla situazione di crisi che viviamo: a Lucca circa il 30% dei giovani non trova lavoro. Per questo è urgente operare per rafforzare l’incontro della domanda e l’offerta di lavoro anche tramite una maggiore informazione e coordinamento e finanziando i progetti più significativi che verranno proposti dai giovani stessi. Così come è necessario coordinare le politiche locali con le molte possibilità per i giovani che giungono dal progetto “GiovaniSì” della Regione Toscana e dai fondi europei. Ma il problema non riguarda solo i giovani: il Comune deve fare tutto il possibile per fare in modo che le realtà economiche continuino ad investire su Lucca, mettendo in campo tutte le azioni possibili sul piano delle infrastrutture, del coordinamento con gli altri enti del territorio, della concertazione con le aziende in crisi. Il Comune deve fare la sua parte, l’immobilismo non porta alcun risultato e peggiora la situazione dei lavoratori.

La precarizzazione del mercato del lavoro, le basse retribuzioni, la disoccupazione e la mancanza di adeguati ammortizzatori sociali espongono a nuove forme di povertà un numero sempre crescente di cittadini lucchesi.

Il dossier “Comunità in ascolto. Rapporto sulle povertà e le risorse nella Diocesi di Lucca 2010”, curato dalla Caritas Lucca in collaborazione con la Fondazione Volontariato e Partecipazione, fotografa il crescente disagio sociale connesso al progressivo impoverimento economico che anche nella nostra città sta segnando le  vite di tante persone e famiglie.

Come realizzare un sistema di welfare locale che dia risposte concrete ed efficaci ai nuovi bisogni esplosi con la crisi economica? E come creare sul territorio forme di protezione sociale che preservino i cittadini dalla povertà?

Per aiutare le famiglie lucchesi non basta la beneficenza, ma occorrono politiche sociali innovative ed efficaci. Il sostegno pubblico è insufficiente, ma le famiglie non possono essere lasciate sole di fronte alla crisi. Anche su questo tema serve lavorare molto sulla prevenzione e il sostegno ai problemi quotidiani delle famiglie, a partire dagli aspetti più concreti. Ricostruendo ad esempio una rete di servizi di supporto educativo, che va dal nido al dopo scuola fino alle attività ricreative e di tempo libero, collegata ad una proposta per un’adeguata politica rivolta alle realtà giovanili, nelle diverse fasce di età. Lavoreremo ad un miglioramento nell’accesso ai servizi a domanda individuale (dal nido alle mense scolastiche ai trasporti), ridefinendo criteri e priorità di accesso e le fasce di contribuzione ai costi. La scuola e l’educazione saranno al centro dell’azione amministrativa: rafforzeremo le attività rivolte al recupero di quei ragazzi che hanno difficoltà di inserimento attraverso specifici programmi di assistenza sociale. Daremo priorità al rafforzamento dei servizi territoriali e a domicilio per disabili e anziani.  Infine, ma non meno importante, la casa: realizzeremo nuovi complessi di edilizia residenziale pubblica e recupereremo beni abitativi rimasti abbandonati. Particolare attenzione sarà data alle giovani famiglie, con contributi in conto affitto e affitti a canone concordato dove, anche in questo caso, l’amministrazione comunale dovrà svolgere ruolo di garanzia. Vorremmo che finalmente i cittadini trovassero nel Comune un alleato nei problemi che incontrano quotidianamente, non una controparte che agisce secondo logiche proprie ed inefficienti.

Un’ultima domanda. Nell’Unione europea solo Ungheria, Grecia e Italia non hanno istituito il reddito minimo garantito. Recentemente Elsa Fornero, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha dichiarato: “L’Italia è un Paese ricco di contraddizioni, che ha il sole per 9 mesi l’anno, e con un reddito di base la gente si adagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro”.

Dottor Tambellini, qual è la Sua posizione in merito al reddito minimo garantito, ed eventualmente in che termini può essere introdotto nel nostro ordinamento giuridico e come finanziarlo?

Sono questioni che esulano dalle competenze del Comune a cui rispondo però volentieri da cittadino. Credo che ogni sforzo per sostenere ed accompagnare i giovani e tutti coloro che hanno problemi di lavoro sia da sperimentare. Altri paesi che hanno politiche sociali avanzate lo fanno e non vedo perché non si possa aprire la discussione anche in Italia. Purtroppo mi sembra che in generale ci sia sempre più interesse ad ideologizzare i problemi, le discussioni e le soluzioni, mentre un po’ più di pragmatismo farebbe solo bene. Il problema di tutte queste misure che sarebbero utili al sistema Italia è proprio come reperire i fondi: basterebbe trovare il coraggio di tagliare alcune spese inutili e razionalizzare e ripristinare le misure utili come i fondi sociali agli enti locali che gli ultimi governi hanno praticamente azzerato. Ma serve una riforma complessiva perché il nostro ordinamento è cresciuto con misure troppo frammentate e sovrapposte. E serve fissare in ogni ambito dei livelli essenziali per fare in modo che su certe conquiste non si torni più indietro. A quel punto sarebbe possibile anche sperimentare nuove misure come potrebbe essere il reddito minimo garantito o anche altre che sono ugualmente interessanti.

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