LA CONOSCENZA RENDE LIBERI

per favorire l'incontro di idee anche diverse

Archivio per maggio 2011

Il manifesto della rivolta in Spagna

con 2 commenti

nofuncionaManifesto (Cast) – «Democrácia Real Ja»

Noi siamo gente comune. Siamo come te: gente che si alza ogni mattina per studiare, per lavorare o per trovare lavoro, gente che ha famiglia e amici. Gente che lavora duramente ogni giorno per vivere e dare un futuro migliore a chi ci circonda.

Alcuni di noi si considerano più progressisti, altri più conservatori. Alcuni credenti, altri no. Alcuni di noi hanno un’ideologia ben definita, alcuni si definiscono apolitici… Ma tutti siamo preoccupati e indignati per il panorama politico, economico e sociale che vediamo intorno a noi. Per la corruzione di politici, imprenditori, banchieri … Per il senso di impotenza del cittadino comune.

Questa situazione fa male a tutti noi ogni giorno. Ma se tutti ci uniamo, possiamo cambiarla. È tempo di muoversi, è ora costruire insieme una società migliore. Perciò sosteniamo fermamente quanto segue:

  • Le priorità di qualsiasi società avanzata devono essere l’uguaglianza, il progresso, la solidarietà, la libertà di accesso alla cultura, la sostenibilità ecologica e lo sviluppo, il benessere e la felicità delle persone.
  • Ci sono diritti fondamentali che dovrebbero essere al sicuro in queste società: il diritto alla casa, al lavoro, alla cultura, alla salute, all’istruzione, alla partecipazione politica, al libero sviluppo personale, e il diritto di consumare i beni necessari a una vita sana e felice.
  • L’attuale funzionamento del nostro sistema economico e di governo non riesce ad affrontare queste priorità e costituisce un ostacolo al progresso dell’umanità.
  • La democrazia parte dal popolo (demos = popolo, cràtos = potere) in modo che il potere debba essere del popolo. Tuttavia in questo paese la maggior parte della classe politica nemmeno ci ascolta. Le sue funzioni dovrebbero consistere nel portare la nostra voce alle istituzioni, facilitando la partecipazione politica dei cittadini attraverso canali diretti e procurando i maggiori benefici alla società in generale, non per arricchirsi e prosperare a nostre spese, mentre si dà cura solo dei dettami dei grandi poteri economici e si aggrappa al potere attraverso una dittatura partitocratica capeggiata dalle inamovibili sigle del partito unico bipartitico del PPSOE.
  • L’ansia e l’accumulazione di potere in poche mani crea disuguaglianza, tensione e ingiustizia, il che porta alla violenza, che noi respingiamo. L’obsoleto e innaturale modello economico vigente blocca la macchina sociale in una spirale che si consuma in se stessa arricchendo i pochi e precipitando nella povertà e nella scarsità il resto. Fino al crollo.
  • La volontà e lo scopo del sistema è l’accumulazione del denaro, che ha la precedenza sull’efficienza e il benessere della società. Sprecando intanto le risorse, distruggendo il pianeta, creando disoccupazione e consumatori infelici.
  • I cittadini fanno parte dell’ingranaggio di una macchina destinata ad arricchire una minoranza che non sa nulla dei nostri bisogni. Siamo anonimi, ma senza di noi tutto questo non esisterebbe, perché noi muoviamo il mondo.
  • Se come società impariamo a non affidare il nostro futuro a un’astratta redditività economica che non si converte mai in un vantaggio della maggioranza, saremo in grado di eliminare gli abusi e le carenze di cui tutti soffriamo.
  • È necessaria una Rivoluzione Etica. Abbiamo messo il denaro al di sopra dell’Essere umano mentre dovremo metterlo al nostro servizio. Siamo persone, non prodotti sul mercato. Io non sono solo quel che compro, perché lo compro e a chi lo compro.

Per tutto quanto sopra, io sono indignato.

Credo di poterlo cambiare.

Credo di poter aiutare.

So che insieme possiamo.

Esci con noi. È un tuo diritto.

Fonte: http://democraciarealjabarcelona.blogspot.com/p/somos-personas-normales-y-corrientes.html

Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.

Scritto da francacorradini

maggio 22, 2011 alle 08:43

Pubblicato in politica

“Trasferisco Roma a Milano”

con un commento

Dieci ipotesi su cosa farà, dirà, prometterà
Berlusconi ai milanesi per ribaltare il risultato elettorale

da Versi per Versi di ELLEKAPPA

"Trasferisco Roma a Milano"    Silvio Berlusconi

1) Pisapia è il nipotino di Bin Laden

2) Strauss-Kahn è innocente.
E’ stato Pisapia a stuprare la cameriera.

3) Sostituirò la Moratti con Lars von Trier

4) Trasferirò Roma a Milano

5) Trasferirò la nebbia a Roma

6) In caso di sconfitta anche al secondo turno
trasferirò a Milano la spazzatura di Napoli

7) Abolirò il voto di ballottaggio. Basta il giuramento
sulla testa dei miei figli che ho vinto io

8 ) Tutti gli elettori di Milano avranno un posto da sottosegretario

9) Le tasse dei milanesi verranno pagate dai romani

10) Se vinco mi dimetto

(20 maggio 2011)

Scritto da laconoscenzarendeliberi

maggio 21, 2011 alle 22:26

Meno male: è tornato come prima. Per un attimo ho temuto che avesse capito cosa gli è successo…

con un commento

Poco fà ho tirato un sospiro di sollievo. Erano giorni che se ne stava zitto tramortito dalla bastonata elettorale ed ho temuto che avesse capito la lezione e che ne prendesse atto cambiando strategia.

Invece no, per fortuna. Poco fa l’ho sentito ripetere a reti unificate, “neanche in Bielorussia” dice Bersani,  le solite cretinate, su comunisti e falciemartelli .  “Confonde le bandiere rossonere con quelle comuniste”, lo prende per il culo lo stesso Pisapia, ma lui imperterrito continua sui centri sociali, zingaropoli, ecc.. Già Bossi mi aveva tranquillizzato ore prima, dando del matto e parlando di zingaropoli a proposito di Pisapia ed il suo programma.

Il solito nano, la solita litania, il solito negare la realtà e far finta che tutto va bene madama la marchesa. iI povero guitto conosce solo qesto spartito, del resto, non è mai stato un cerevello fino, non è capace di analisi politiche, in quel modo è entrato nel 1994 , in quello stesso modo uscirà, senza capirci una mazza, gridando al destino cinico e baro.

Ormai è un peso per la sua parte politica, ma , essendosi circondato di guitti e di servi sciocchi, non ha più nessuno che glielo dica in faccia.

Meglio così, ho tirato un sospiro di sollievo, si ricomincia con la solita menata di stupidate a ripetizione, di invasioni mediatiche , di cortei di servi sciocchi in ogni trasmissione.

Quelle cose che abbiamo sempre evidenziato qui dentro e che piano piano hanno rotto le palle anche ad una parte consistente dei suoi elettori.

In teoria c’era il rischio che quel silenzio lungo fosse dovuto ad autocritica ed alla apertuta di una fase nuova: invece no, per fortuna, sempre lo stesso pagliaccio invadente ,  solo che ora quel che tocca non diventa magicamente oro ma merda.

Mezza C.L. lombarda e mezza lega si sono astenuti ed in piccola parte han votato addirittura il pericolOso comunista.

Addirittura il 17 % di artigiani e piccoli commercianti in più per la lista di Pisapia, rispetto a quella della Moratti.

Se pensa di fargli cambiare idea così, è tutto meglio per noi.

Vai che siamo ai titoli di coda di questo film incubo durato vent’anni…

Lorenzo68

Scritto da laconoscenzarendeliberi

maggio 20, 2011 alle 22:12

Non facciamo la sciocchezza di non andare a votare

con 24 commenti

Anche il satiro con la testa  asfaltata ha compreso l’importanza delle prossime amministrative.

Vuole che diventino un banco di prova del governo.

So che molti  ( io stessa negli anni ero arrivata a farlo ) in mancanza di alternative valide avevano deciso di non andare a votare.

So che molti schifati dal comportamento  dei politici di qualunque colore avevano deciso di buttare al vento questa grande possibilità democratica.

Le statistiche parlano chiaro, l’astensionismo, già altissimo, è in aumento.

Tutti sapete che non votando favoriamo chi della politica ha fatto  ormai una “professione”, spesso eticamente scorretta, sporca, se non addirittura connivente con il malaffare , mafia, camorra e tutta la merda umana.

Non è il momento di lasciare il campo a questa gentaglia.

Andiamo a votare, mandiamo a votare, invitiamo a votare !!!!

Poi se non trovate nessun nome per cui valga la pena di consumare la penna, esprimetevi graficamente come meglio credete..ma  andate a votare.

Non lasciamo che per un puro meccanismo matematico  diventi maggioranza ciò che invece è minoranza.

Io mi sono candidata in due comuni, Arezzo e Montevarchi  nella speranza che , offrendo il mio nome, il mio essere sempre dalla parte dei più deboli e della giustizia , qualcuno si convinca ad utilizzare questo grande strumento democratico….uno dei pochi che ci rimane.

La mia campagna elettorale sarà questa : non importa chi voterete, ma andate a votare !

Franca

Scritto da francacorradini

maggio 14, 2011 alle 14:22

12 Maggio 1977 : perchè Kossiga con il k ( ed anche con le doppie “ss naziste” se si potessero riprodurre sulla tastiera…)

con 3 commenti

Ripropongo il post dello scorso anno in memoria di Giorgiana Masi. L’unica cosa che è cambiata rispetto ad allora è il riproporsi sempre più forte del tema della strategia della tensione  e della pratica dei doppi estremismi, alla luce degli ultimi scontri causati dai fascisti del terzo millennio  nelle città, con le complicità ovvie del potere politico, dal governo fino alle municipalità in mano ai protettori in doppio petto della solita marmaglia nera. 

12 maggio 1977. Fino a che non si scoprirà tutta la verità sulla strategia dela tensione e sui veri mandanti politici di decine di assassinii di stato , ritengo giusto ed opportuno appellare l’ex presdiente Kossiga con la ” K”.

Aggiungeri anche la doppia “ss” a mo’ del reparto scelto nazista , ma quel tipo di “s” non c’é sulla tastiera.

Giorgiana Masi venne colpita mortalmente alle spalle mentre fuggiva con i suoi compagni dalle cariche della polizia. L’inchiesta ha stabilito che a sparargli fu un tiratore inginocchiato che prese la mira. Voleva uccidere.Nei giorni successivi diverse persone, tra i quali Marco Pannella, sottolinearono nelle loro dichiarazioni la presenza di agenti in borghese nascosti tra i dimostranti.

Nel tardo pomeriggio (il sole era quasi calato poiché nel 1977 l’ora legale entrava in vigore dal 22 maggio), tra le ore 19 e le ore 20, due ragazze e un carabiniere furono raggiunti da proiettili esplosi da Ponte Garibaldi e da altre direzioni: primo a essere colpito, dopo le 19, il carabiniere Francesco Ruggeri (o Ruggero) ferito alla mano; verso le 20 vengono colpite Giorgiana Masi, 19 anni, alla schiena da un proiettile calibro 22, deceduta durante il trasporto in ospedale, e Elena Ascione, ferita a una gamba.

Kossiga smentì in tutti i modi ma alcune foto lo inchiodarono: aveva usato agenti provocatori ed era responsabile di quell’omocidio.

A 33 anni di distanza da quel tragico giorno non si conosce ancora il nome dell’assassino. Noi non lo conosciamo. Francesco Kossiga, presidente emerito della Repubblica Italiana, che all’epoca era Ministro dell’Interno, invece sa benissimo come sono andati i fatti e chi sono i responsabili, come ha ammeso lui stesso in una famosa intervista di un anno e mezzo fa.

Niente di strano, dal momento che è stato lui il mandante confesso di quell’omicidio di Stato: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quando ero Ministro dell’Interno (…) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto…”

Si riferiva alle prime uscite del movimento dell’onda nell’autunno 2008  ed agli scontri di Piazza Navona tra i ragazzi del movimento degli studenti che contrastavano la controriforma Gelmini ed i fascisti del blocco studentesco che mostravano la solita faccia accondiscendente col potere e violenta coi movimenti.

Oggi come allora i fascisti servivano al potere per destabilizzare  i progressi delle lotte e , come dice Kossiga, per attuare la strategia della tensione .

Ma a parte i piccoli Fioravanti servi della strategia Kossighiana, il consiglio a Maroni è sull’ utilizzo di agenti provocatori. Uno dei  peggiori grandi vecchi della notte e del buio del nostro paese ( l’altro è Andreotti) vuole consigliare ai giovani epigoni fascio leghisti come imparare presor e bene la strategia utile 30 anni fa: da Piazza Alimonda agli omicidi in carcere, questi fascistelli in erba verde sono ancora dilettanti…

Rosellina970

Scritto da rosellina970

maggio 12, 2011 alle 16:52

Pubblicato in GIORGIANA MASI, politica

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Peppino è vivo e lotta insieme a noi….

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Scritto da francacorradini

maggio 9, 2011 alle 20:30

Pubblicato in politica

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Sì sì certo… hanno ammazzato bin laden, ora tocca a gambadilegno…

con 3 commenti

da il Il Fatto Quotidiano.

Migliaia di persone a Ground Zero per festeggiare la morte di Osama Bin Laden. A quasi 10 anni dall’attacco contro le Torri gemelle, New York scende in piazza: clacson suonano per la città.
Cantando l’inno nazionale e al grido di ‘Yes we can’, i newyorkesi celebrano la morte dell’autore dell’attentato più sanguinoso in territorio americano. C’è chi arriva avvolto nella bandiera americana, chi piange, chi ricorda le vittime dell’attentato con fiori e candele.
Ecco la cronaca della Bbc con collegamenti da Ground Zero e da Washington

Adesso il mondo sarà molto più sicuro”, urla una ragazza a una delle tante troupe tv che si aggiravano tra la folla. “Bin Laden ha avuto quello che si meritava”, gli risponde un altro, con la maglietta dei Capitol, la squadra locale di hockey.

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Facendo la tara alle differenze culturali e storiche e col  rispetto dovuto per ogni popolo del mondo, io credo veramente che gli americani siano un popolo di deficienti.

Questi credono veramente  che esista o sia esistito tale Bin Laden , e che questi sia stato  il capo dei terroristi antioccidente ed autore dell’11 settembre, che sia fuggito in tutti questi anni nascondendosi chissà dove  e che ora sia stato finalmente ucciso.

Bene, se credono veramente a tutto ciò e inutile che poi ci prendano per il culo guardandoci dall’alto in basso per via del nano vergognoso:  non ce ne è una delle tante menzogne che questi  ha detto al popolo italiano  che sia del livello stratosferico di quella su bin laden.

Alfonso

Scritto da laconoscenzarendeliberi

maggio 2, 2011 alle 20:30

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PRIMO MAGGIO dedicato ai primi morti operai (Portici 1863)

con 4 commenti

Nostra patria è il mondo intero, nostra legge è la libertà

ed un pensiero ribelle in cor ci sta…

canzone del poeta anarchico Pietro Gori

autore dell’inno del primo maggio

Dopo un piccolo omaggio a Rosellina con gli auguri migliori, inizio a ricordare e non è sempre facile perchè intorno a me tutto si muove per confondermi, semplificare, dimenticare e consumare.

Per molta gente il primo maggio significa solo una bella scampagnata con fave e pecorino se il tempo è clemente. Per qualcuno più giovane è il concerto di Piazza San Giovanni a Roma organizzato dai sindacati fin dal 1990. Ma quella che oggi è una istituzione automaticamente considerata una festa di primavera è qualcosa che in Italia, come nel mondo, ha una storia di lutti e prevaricazioni che nessuno dovrebbe dimenticare.

Ricordare il primo maggio in Italia significa ricordare l’infamia di Portella delle Ginestre.

Il 1º maggio 1947, nell’immediato dopoguerra, si tornava a festeggiare la festa dei lavoratori, spostata al 21 aprile durante il regime fascista in concomitanza del natale di Rroma.

Circa duemila lavoratori della zona di Piana degli Albanesi, in prevalenza contadini, si riunirono nella vallata di Portella della Ginestra per manifestare contro il latifondismo, a favore dell’occupazione delle terre incolte, e per festeggiare la vittoria del Blocco del Popolo nelle recenti elezioni per l’Assemblea Regionale Siciliana, svoltesi il 20 aprile di quell’anno e nelle quali la coalizione PSI – PCI aveva conquistato 29 rappresentanti (con il 29% circa dei voti) contro i soli 21 della DC (crollata al 20% circa).Nel 1947 la ricorrenza venne funestata a Portella della Ginestra (PA) quando, la banda di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone undici e ferendone una cinquantina.

Le prime vittime della storia operaia in Italia furono invece napoletane e l’episodio, ben argomentato musicalmente e nei testi nel video qui sotto dagli Stormy Six , è il paradigma della storia d’Italia e spiega benissimo in “poche note” il rapporto potere politico- mezzogiorno d’Italia fin dagli albori dello Stato.

Nell’estate del 1863, accade un triste episodio a Portici, nel cortile delle officine di Pietrarsa. Una vicenda storica poco conosciuta, ma riportata dai documenti del “Fondo Questura” dell’Archivio di Stato di Napoli.

Dopo l’Unità d’Italia, il Real Opificio Borbonico di Pietrarsa, il più grande e importante della penisola, passa alla proprietà di Jacopo Bozza. Costui, artificiosamente, prima dilata l’orario di lavoro abbassando nello stesso tempo gli stipendi, poi taglia in maniera progressiva il personale mettendo in ginocchio la produzione. Il 23 giugno 1863, a seguito delle proteste del personale, promette di reimpiegare centinaia di operai licenziati tra i 1050 impiegati al 1860.

Sui muri dello stabilimento compare questa scritta: “muovetevi artefici, che questa società di ingannatori e di ladri con la sua astuzia vi porterà alla miseria”. Sulle pareti prossime ai bagni vengono segnate col carbone queste parole: “Morte a Vittorio Emanuele II, il suo Regno è infame, la dinastia Savoia muoia per ora e per sempre”.

La promessa di Bozza è uno dei tanti bluff che l’impresario nasconde continuando a rassicurare i lavoratori e attenuando la loro ira elargendo metà della paga concessa dal nuovo Governo, una sorta di prima forma di cassa-integrazione.

Il 31 luglio 1863 gli operai scendono ad appena 458 mentre a salire è la tensione. Bozza da una parte promette pagamenti che non rispetterà, dall’altra minaccia nuovi licenziamenti che decreterà.

La provocazione supera il limite della pazienza e al primo pomeriggio del 6 agosto 1863, il Capo Contabile dell’opificio di Pietrarsa, Sig. Zimmermann, chiede alla pubblica sicurezza sei uomini con immediatezza perché gli operai che hanno chiesto un aumento di stipendio incassano invece il licenziamento di altre 60 unità. Poi implora addirittura l’intervento di un Battaglione di truppa regolare dopo che gli operai si sono portati compatti nello spiazzo dell’opificio in atteggiamento minaccioso.

Convergono la Guardia Nazionale Italiana, i Bersaglieri e i Carabinieri, che circondano il nucleo industriale. Al cancello d’ingresso trovano l’opposizione dei lavoratori e calano le baionette. Al segnale di trombe al fuoco, sparano sulla folla, sui tanti feriti e sulle vittime. Le forze dell’ordine parlano di sole due vittime e sei feriti trasportati all’Ospedale. Ma i morti sono almeno quattro: Luigi Fabbricini, Aniello Marino, Domenico Del Grosso e Aniello Olivieri.

La Conoscenza rende Liberi dedica la giornata di oggi a queste prime vittime operaie della storia di Italia,  auspicando che , nonostante le pericolose e retrive tendenze attuali, non si debba più tornare ai tempi in cui era considerato normale per un padrone chiamare in aiuto l’esercito ed ottenere di far mitragliare i propri operai.


Crazyhorse70

Scritto da crazyhorse70

maggio 1, 2011 alle 03:35

Pubblicato in politica

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