Su non me lo chiedete, non posso disturbare Gheddafi…
Mentre le unità di mercenari massacrano la popolazione libica che sembra abbia
liberato la parte orientale della cirenaica con Bengasi, l’esercito e le altre armi tentano di sottrarsi agli ordini più biechi del massacratore.
Non è il primo socialisteggiante ( do you remember i libretti verdi e Nasser? ) della storia a finire nell’elenco dei dittatori fascisti, nè puo’ dirsi che non abbia girato molti valzer con i governi italiani precedenti a questo, anche se è con Berlusconi che l’amicizia è sbocciata in amore con molti soldi spesi da parte nostra ( miliardi di euro regalati, autostrade ed altre opere da fare gratis ) e poche promesse mantenute dal dittatore sugli sbarchi, dove lo stesso ha più che altro fatto sparire fisicamente molte carovane di schiavi diretti verso di noi, più che limitare il flisso complessivo di sbarchi.
Insomma gli facevano la corte in tanti, D’Alema, Dini e Prodi ma solo il nano di Arcore l’ha impalmato definitivamente.
Giusto in tempo con la l’orologio della storia, giusto in tempo per divenire complice ufficiale del massacratore eda ccomodarsi sotto l’ombrello bianco qui sotto.
Completamente fuori di testa, con l’ombrellino aperto mentre fa piovere bombe sulla popolazione civile libica, a bordo di un ridicolo Tok Tok, così si è appena mostrato sulla tv libica Gheddafi: “grazie al cielo piove”.
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DA “IL FATTO – I COMPLICI – FURIO COLOMBO” del 22 febbraio 2011.
Improvvisamente si è scatenata la meno prevista delle rivolte nel mondo arabo, di gran lunga la più violenta: il popolo libico contro il dittatore Gheddafi. Il mondo assiste a uno spettacolo tremendo: i dimostranti di manifestazioni politiche disarmate vengono sterminati da unità militari mercenarie. Gli Stati Uniti condannano, anche se la voce della prima potenza del mondo appare troppo debole. L’Europa ha detto che ciò che accade in Libia viola ogni principio politico e umano e non può essere accettato da nessuno dei Paesi membri.
Nessuno? Ma l’Italia è legata alla Libia del dittatore che sta sterminando il suo popolo da un trattato che la vincola al punto che – si dice all’articolo 4 – “l’Italia si impegna ad astenersi da qualunque forma di ingerenza, diretta o indiretta, negli affari interni o esterni che riguardino la giurisdizione dell’altra parte. L’Italia non userà mai ne permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia”. Ma il trattato che – come ricorderete – è stato votato non solo da tutta la destra ma da tutto il Pd, con l’eccezione dei Radicali eletti nelle liste del Pd, e di due Deputati del Pd, Sarubbi e chi scrive, ha in serbo altre sorprese. Art. 20: “Le due parti si impegnano a sviluppare, nel settore della Difesa, la collaborazione tra le rispettive Forze Armate, anche attraverso lo scambio di informazioni militari e di un forte partenariato industriale nel settore della Difesa e delle industrie militari”. Ma anche (art. 19) “le due parti promuovono un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche da affidare a società italiane”.
In poche parole siamo complici. Siamo legati da uno “stretto partenariato” con un Paese che era ed è senza alcuna garanzia di rispetto dei diritti umani. Frecce Tricolori si sono viste volteggiare festosamente nel cielo di Tripoli, sugli edifici di governo che, in queste ore, i cittadini libici oppressi e senza diritti hanno dato alle fiamme.
È dovere urgente dello stesso Parlamento italiano che ha ratificato quasi alla unanimità quel trattato già allora facilmente riconoscibile come vergognoso, di agire subito per sospenderlo. Cominceremo la nostra denuncia con la frase pronunciata da Berlusconi, mentre i dimostranti di Bengasi venivano falcidiati con mezzi e armi forse italiani: “Non chiedetemi di intervenire adesso. Non posso disturbare Gheddafi”.
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Alfonso
Porca escort! Ma la stampa libera dov’era mentre veniva firmata ‘sta schifezza?
datiefatti
febbraio 22, 2011 alle 17:58