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Il mondo di Mafiopoli

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Durante la colonizzazione del selvaggio West americano, il Popolo degli uomini venne massacrato dall’esercito yankee nel corso delle sanguinose “guerre indiane”. La tribù pellerossa dei Sioux Dakota Hunkpapa era guidata dal grande capo e sciamano indiano Toro Seduto. In realtà il suo nome era Bufalo Seduto, o Tatanka Yotanka nella lingua dei nativi americani. Egli divenne famoso in seguito alla storica vittoria ottenuta nella battaglia del Little Big Horn contro le truppe comandate dal tenente colonnello George Armstrong Custer, soprannominato “capelli gialli”, grande capo dei “visi pallidi”.

Molto tempo dopo, nel mondo della mafia siciliana, esattamente a Cinisi, sovrastava e tuonava don Tano Seduto, come a Corleone troneggiava don Totò Seduto, mentre altrove spadroneggia qualche altro don Seduto sul trono. Ma la mafia non è tramontata con l’arresto dei boss più spietati, cioè Riina e Provenzano, braccati e latitanti per anni, improvvisamente catturati allorché si sono rivelati inutili come arnesi ormai vecchi.

La rivoluzione antropologica della mafia

Quella che è morta e sepolta è senza dubbio la mafia più arretrata, anacronistica e tradizionale, la mafia rurale messa sotto processo dalle inchieste dei giudici Falcone e Borsellino, uccisi proprio dai sicari della cosca più feroce e sanguinaria, all’epoca vincente, quella dei Corleonesi. Al contrario, oggi la mafia è più ricca e potente che mai, non è scomparsa solo perché non ammazza più come sua abitudine, con metodi brutali e truculenti, vale a dire usando le armi, minacciando e terrorizzando la gente, compiendo stragi cruente per eliminare fisicamente i suoi nemici, siano essi tenaci e audaci sindacalisti come Placido Rizzotto, intrepidi attivisti politici come Peppino Impastato, giudici onesti e integerrimi come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Ci sono altre mafie che continuano a massacrare le persone, ricorrendo ad eccidi eclatanti e indiscriminati: la Camorra dei Casalesi, la ‘Ndrangheta calabrese o alcune mafie straniere. La mafia siciliana evita di ammazzare perché si è in qualche modo “evoluta” e “civilizzata”, per meglio dire si è “mimetizzata”, in quanto non vuole più esporsi alle eventuali ritorsioni dello Stato, non intende più essere visibile per offrire l’impressione di non esistere più. Infatti rinuncia a mostrarsi, preferisce ripararsi dietro una facciata apparentemente più civile e rispettabile. Ciò significa che Mafiopoli non esiste più? Niente affatto. La mafia ha solo imparato a dissimularsi meglio.

Essa continua ad agire indisturbata, molto meglio di prima, in una veste moderna e aggiornata. L’assetto del potere di Mafiopoli si è modificato profondamente, riciclandosi in forme nuove e più sofisticate. Anche la mafia, quella arcaica e primitiva, ha subito un processo di rivoluzione capitalistica che ha generato una mutazione antropologica e culturale, la stessa che Pasolini ha descritto a proposito dell’odierna civiltà edonistica e consumistica di massa. Dunque, la mafia si è ristrutturata e globalizzata, diventando una holding company estremamente potente, una corporation tecnologicamente avanzata, un’impresa finanziaria multinazionale. Insomma, la mafia è a capo di un vasto Impero economico mondiale ed è oggi la prima azienda del sistema capitalistico italiano, una grossa compagnia imprenditoriale che può vantare il più ricco volume di affari del Paese.

Mafia S.p.A.

La mafia è diventata una complessa e potente società finanziaria privata, che potremmo chiamare Mafia S.p.A.: una Società per Azioni. Azioni criminali! Come criminale, o quantomeno immorale, è l’intero apparato economico capitalistico, le cui ricchezze sono di origine perlomeno dubbia. “Dietro ogni grande fortuna economica si annida un crimine”, scriveva Honoré de Balzac. Questa citazione mi serve per chiarire come la natura della proprietà privata, del grande capitale, delle immense rendite economiche, sia sempre illecita e sospetta, se non di origine criminale, in quanto discende da un atto iniquo di espropriazione violenta del prodotto, ossia del valore materiale creato dal lavoro collettivo. La matrice reale del sistema capitalistico è di per sé violenta e disonesta, come tenta di dimostrare Roberto Saviano nel suo best seller, Gomorra.

“Gli affari sono affari” per tutti gli uomini d’affari, siano essi personaggi incensurati, approvati moralmente e socialmente, siano essi figure losche e notoriamente riconosciute come criminali. Belve sanguinarie o meno, assassini e delinquenti o meno, pregiudicati o incensurati, gli uomini d’affari sono sempre poco onesti, in molti casi astuti e crudeli, cinici e spregiudicati per necessità, per indole o vocazione individuale.

Del resto, le mafie non sono altro che imprese economiche criminose. La mafia è fondamentalmente un’organizzazione imprenditoriale che esercita i suoi affari e le sue attività illecite con un obiettivo primario: il profitto economico. Per raggiungere il quale è disposta anche a servirsi dei mezzi più disonesti, a ricorrere al delitto più atroce. Per vincere la competizione delle società rivali è pronta a ricattare e corrompere, ad eliminare fisicamente i suoi avversari. Parimenti ad altri gruppi imprenditoriali, come le compagnie multinazionali che uccidono gli attivisti politici e sindacali che in America Latina o in Africa si oppongono all’ingerenza economica e imperialistica occidentale.

In altri termini, il delitto e la sopraffazione appartengono alla natura più intima dell’economia borghese, in quanto componenti intrinseche di un ordine retto sul “libero mercato”, sulle sperequazioni e le ingiustizie che ne derivano. La logica “mafiosa” è insita nella struttura medesima del sistema economico affaristico dominante, a tutti i livelli e in ogni angolo del pianeta, ovunque riesca ad insinuarsi l’economia di mercato e l’impresa neocapitalista. Ciò che eventualmente può variare è solo il differente grado di “mafiosità”, cioè di irrazionalità e di aggressività terroristica dell’imprenditoria capitalista. C’è chi elimina direttamente e brutalmente i propri nemici, come nel caso di tante “onorate” società riconosciute come criminali, c’è chi invece impiega sistemi meno rozzi, più eleganti e raffinati, ma altrettanto spregiudicati, cinici e pericolosi.

Non vedo, non sento, non parlo

In dirittura d’arrivo un ragionamento finale, ma non esaustivo, vorrei riservarlo al fenomeno dell’omertà sociale. Mi permetto di suggerire anzitutto una definizione sommaria assunta da un comune dizionario: “l’omertà è la solidarietà col reo, è l’atteggiamento di ostinato silenzio teso a coprire reati di cui si viene direttamente o indirettamente a conoscenza”. Il termine omertà è di origine incerta, con molta probabilità è riconducibile all’etimo latino humilitas, cioè umiltà, adottato successivamente nei dialetti dell’Italia meridionale e modificato in umirtà. Da questa fonte vernacolare potrebbe scaturire l’odierna voce italiana.

Nel gergo mafioso chiunque infranga il codice dell’omertà, o tenti di far luce su una verità, viene disprezzato come “infame” e “presuntuoso”. Il codice dell’omertà, consuetudine tipica del sistema mafioso, rappresenta da un punto di vista psicologico la salvaguardia dell’ambito familiare, la tutela dell’onore del clan di appartenenza. La famiglia mafiosa impartisce ai suoi membri il culto del silenzio, della reticenza, quale requisito essenziale della virilità. L’infausta catena omertosa si configura come una delle basi su cui si erge il lugubre potere della mafia. Per estensione, il codice omertoso si impone ovunque sia egemone una realtà di stampo mafioso, nell’accezione più ampia del termine, cioè nel senso di un potere costrittivo, violento e terroristico.

Dunque, l’uso intelligente e raffinato del linguaggio, se necessario urlato, il parlare ad alta voce, può esprimere un gesto di rottura e di rivolta contro il silenzio dell’omertà mafiosa in senso lato, può ispirare anche un modello di educazione basato su codici di comportamento meno oscurantistici, più liberi e democratici. Personalmente credo molto nel potere e nella priorità della parola, intesa ed esercitata non solo come veicolo di comunicazione, ma anche come metodo di critica e denuncia della realtà, come strumento di interpretazione e trasformazione del mondo, che non è l’unico esistente.

Il linguaggio contiene in sé la forza necessaria a mutare lo stato di cose presenti, a migliorare le nostre condizioni di vita e la realtà circostante. Potenzialmente la parola vale molto più di un pugno nello stomaco e può contribuire a spezzare le catene dell’oscurantismo e dell’indifferenza sociale derivanti dal codice omertoso. Il linguaggio della verità può giovare e concorrere alla causa della libertà e della giustizia sociale, rompendo o rettificando situazioni e comportamenti che ci opprimono e ci indignano.

La parola, come testimonianza di un altro modo di vivere, di intendere e costruire i rapporti interpersonali  improntati ai principi della solidarietà, della libertà e della convivenza democratica, è senza dubbio una modalità alternativa, “eversiva” e destabilizzante rispetto all’ordine oppressivo ed omertoso imposto dalla mafia. L’uso della parola rinviene un senso concreto ed acquista maggior vigore e consapevolezza nella misura in cui può servire a violare il potere coercitivo della malavita organizzata, provando a vincere la diffusa e coatta mentalità mafiosa.

Lucio Garofalo

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13 thoughts on “Il mondo di Mafiopoli

  1. “La mafia è diventata una complessa e potente società finanziaria privata, che potremmo chiamare Mafia S.p.A.: una Società per Azioni. Azioni criminali! Come criminale, o quantomeno immorale, è l’intero apparato economico capitalistico, le cui ricchezze sono di origine perlomeno dubbia. “Dietro ogni grande fortuna economica si annida un crimine”, scriveva Honoré de Balzac”

    ancora con queste litanie pauperistiche?
    dietro l’inizitiva privata c’é una società libera che si evolve, che cresce e che migliora la qualità della vita di tutti…

    cosa sono stati gli anni’60 ed il boom economico se non il risveglio di un paese in cui tutta la popolazione, anche la classe operaia, ha accresciuto la propria ricchezza, ha acquisito diritti e si è evoluta grazie – in gran parte- a quella iniziativa privata che ha prodotto i soldi che poi son stati distribuiti?

    Sotto sotto a voi comunisti piace la povertà in cui non si distribuisce nulla, i lavoratori non guadagnano e voi con le vostre strutture burocratiche e le vostre caste sindacali riuscite a gestirli meglio, mantenendoli informati ma poveri

    ( o meglio: riuscivate, perchè ora neanche più quello potete fare per mancanza assoluta di rappresentività…)

    come succedeva in URSS, quando andava bene
    perchè nei periodi di magra vera

    si moriva e basta

    la storia insegna che la libertà è indissolubilmente legata alla iniziativa economica libera e di mercato…
    le tue sono chiacchiere confutate dalla realtà, cose utili solo a riscaldare i cuori di ingenui ignoranti che hanno paura di rischiare e vogliono rimenere sotto tutela
    dello stato

    l’alternativa alla libertà è l’assistenzialismo di stato e la dittatura

    sinceramente i tuoi trattati di sociologia da 4 soldi
    mi hanno un po’ stufato
    ma siamo in libertà ed ognuno si annoia come vuole…

    • Se i miei “trattati di sociologia da 4 soldi” ti “hanno un po’ stufato” (sono parole tue) sei libero di non leggermi. Perché lo fai? E perché rispondi in maniera così sgarbata e inviperita? E’ evidente il tuo disappunto, ma perché lo esprimi in modo così villano, insultante ed offensivo?

      Tu non sopporti più le “litanie pauperistiche”, ma francamente non se ne può più della facile, ampollosa e vuota retorica filoconfindustriale, tesa ad esaltare e celebrare le “virtù salvifiche” della “libera iniziativa privata” e del “libero mercato”, esistenti solo per assurdo nella tua immaginazione e in quella di altri ingenui e sprovveduti come te, visto che persino i bambini sanno che nella realtà economica non può esistere la “libera concorrenza”, ma vige solo la legge della giungla, in cui vince il soggetto più forte, cinico e spregiudicato, per non dire più sleale e criminale.

      I risultati fallimentari e disastrosi di questa propaganda capziosa e fraudolenta sono sotto gli occhi dei lavoratori e dei popoli del mondo intero.

      Di fronte allo sfascio e al crollo del sistema produttivo, di fronte alla dissoluzione di ogni tessuto di convivenza civile e democratica, di fronte alla più grave depressione del secondo dopoguerra, non è possibile continuare ad ingannare la buona fede della gente, accreditando tutte le menzogne propagandate da decenni di egemonia neoliberista.

      Un’ideologia che ha messo in ginocchio le economia di interi stati e continenti, e sta rovinando milioni di piccoli risparmiatori e lavoratori, per favorire l’arricchimento crescente di un’esigura minoranza di affaristi e speculatori senza scrupoli, i veri padroni della finanza e dell’economia internazionali.

      La realtà dimostra in modo irrefutabile che l’attuale modello di sviluppo economico, imposto per secoli con la violenza delle armi e con la propaganda mediatica, attraversa una fase di crisi strutturale e ideologica, nella misura in cui non riesce a convincere più nessuno, tranne quelli come te.

      Lo stato di irreversibile decadenza in cui versa il mondo capitalista è talmente palese da non poter essere negato nemmeno dai fautori più incalliti della globalizzazione neoliberista. E tu continui a nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi.

      La pesante recessione economica sta facendo riemergere segnali che inducono a ragionare meglio sull’origine e la natura della crisi, che non è solo economica, in quanto tradisce uno stato di dissoluzione di un mondo imperniato storicamente sulle fragili certezze della scienza e della tecnica al servizio del profitto privato. Si tratta di un sistema di convinzioni pompate e sbandierate come assiomi granitici, ma che si sono rivelati per ciò che sono: facili ed ingenue illusioni.

      La crisi economica globale è solo l’aspetto più evidente di un processo di decomposizione avanzata di un ordine sociale incentrato sui dogmi della nuova religione pagana del capitale che si arroga il ruolo di padrone assoluto del mondo. E’ la religione più ottusa e fanatica che venera il dio denaro, promuove con ogni mezzo il feticismo del mercato, predica l’adorazione cieca dei falsi idoli del neoliberismo e del consumismo sfrenato, esercita il culto idolatrico di un modello di sviluppo vorace, inquinante e distruttivo che in pochi decenni ha saccheggiato le risorse ambientali del pianeta, depredando popoli ed ecosistemi inviolati per millenni.

      Il governo Berlusconi ha annunciato una nuova manovra economica “anti-crisi”. Ancora una volta le misure saranno tese a colpire duramente i lavoratori dipendenti e i pensionati: tagli salariali, congelamento delle liquidazioni, blocco totale del turn-over, negazione del diritto al contratto nazionale, furto sul salario accessorio, rinvio del pagamento delle liquidazioni, chiusura delle finestre di uscita per i pensionamenti.

      Le conseguenze di questo piano di “rientro dal deficit” sono chiare. I lavoratori dovranno compiere nuovi sacrifici, diminuirà ancora il loro potere di acquisto e si approfondirà l’abisso sociale esistente fra le masse e i gruppi oligarchici.

      In tal modo il governo Berlusconi, dopo aver mentito spudoratamente per mesi parlando di “ripresa” e “fuoriuscita dalla crisi”, sta intenzionalmente aggravando la crisi economica, le cui conseguenze saranno subite dagli operai con licenziamenti, cassa integrazione, ristrutturazioni, delocalizzazioni.

      Insomma, la crisi odierna prepara altre crisi future, sempre più gravi e massacranti, che saranno i lavoratori a dover pagare, come sempre.

      Tu continua a cullare i tuoi sogni e le tue sciocche illusioni, mentre il mondo circostante va in malora…

    • “cosa sono stati gli anni’60 ed il boom economico se non il risveglio di un paese in cui tutta la popolazione, anche la classe operaia, ha accresciuto la propria ricchezza, ha acquisito diritti e si è evoluta grazie – in gran parte- a quella iniziativa privata che ha prodotto i soldi che poi son stati distribuiti?”

      quand’è che si ride?

  2. “Se i miei “trattati di sociologia da 4 soldi” ti “hanno un po’ stufato” (sono parole tue) sei libero di non leggermi. Perché lo fai? E perché rispondi in maniera così sgarbata e inviperita? E’ evidente il tuo disappunto, ma perché lo esprimi in modo così villano, insultante ed offensivo?”

    – ti leggo perchè qui faccio il redattore
    ma mi annoi molto e comunque anche nella replica sei prolisso ed autoreferenziale: troppi aggettivi in replica al mio appunto sulla noia, sentimeno aumentato anche e specialmente dal tuo tono da professorino sfigato che indica la via…
    ma va là : ti prendi troppo sul serio

    “facile, ampollosa e vuota retorica filoconfindustriale”

    niente di più sbagliato, la confindustria difende i grandi gruppi ed io sono, anche spiritualmente, per i piccoli imprenditori…

    “vige la legge della giungla”

    è l’unico concetto serio ed affidabile del tuo trattato palloso
    non so se tu e l’esercito di assistiti pieni di diritti e senza doveri potrai mai capire quanto vi farebbe bene anche a voi la fatica vera del rischio e del combattimenro, un po’ di sana lotta per la vita, un po’ di giusta selezione nel merito

    tutti concetti ricompresi nel mercato di oggi

    ma tu che puoi saperne, sei come altri fuori mercato…

    ” lo stato di irreversibile decadenza del capitalismo”

    ah ah ah ah ah
    ma che film hai visto? Sono 150 anni che vedete crisi irreversibili, nel frattempo di irreversibile è stata la vostra sparizione, ormai completa…
    è anche per questo che sei palloso, per la lontananza dalla realtà delle cose che scrivi

    prendi un pezzo come questo:

    “La crisi economica globale è solo l’aspetto più evidente di un processo di decomposizione avanzata di un ordine sociale incentrato sui dogmi della nuova religione pagana del capitale che si arroga il ruolo di padrone assoluto del mondo”

    Potrebbe esser scritto esattamente identico da qualche seguace di Lenin verso la fine dell’800…
    ritrovarlo copiaedincollato oggi nel 2010 in una situazione completamente nuova e diversa
    è la cifra della tua ottusità politica e culturale

    alla fine te la prendi con il governo Berlusconi e già comunque sarebbe un miglioramento dall’astrattezza precedente, ma ti riferisci a misure annunciate dandole per scontate mentre ancora ad oggi non si conoscono

    la smania di applicare il tuo modellino mentale identico da 200 anni ti ha fregato anche stavolta…

    il mondo ha problemi da tempo ciclicamente ma la struttura economico finanziaria attuale li risolverà ineluttibilmente anche stavolta…

    mentre tu e quelli come te fuori dal mercato e dalla lotta, e quindi dalla vita vera, pontificate le vostre inutili ricette sconfitte da decenni,
    noi piccoli ed egoisti squaletti sociali ci arrabbattiamo per produrre beni e servizi ed aumentare il benessere che verrà poi ridistribuito anche ai mangiapane presuntuosi come te
    che con il culo coperto da montagne di diritti sindacali ( avete mai sentito di un maestro o un professore licenziato? Evento raro), si permettono di mordere la mano che li sfama

    visto che prima ti sei sentito insultato solo dalla mia noia, almeno adesso hai qualche motivo in più
    tutto politico si intende
    di sentirti offeso

  3. Replico molto semplicemente e brevemente, evitando di essere “prolisso” e “verboso”. Ti rispondo parafrasando il Califfo: eliminando dal tuo commento le citazioni virgolettate che riportano le mie frasi, tutto il resto è noia! Le tue parole da rozzo leghista sono intrise di invidia, rancore e livore. Tu sei noioso e monotono persino quando insulti…

    • mi era sfuggito che almeno nei gusti musicali sei meno scontato di quanto appari quando scrivi di politica e ci fai due palle così…

  4. la verità fa male anche per gli assistiti chiacchieroni

  5. Ciao donfrengo, hai perfettamente ragione. Infatti, nell’ultimo commento sono stato molto (cir)conciso…

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