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Archivio per gennaio 17th, 2010

Non c’é la casta dei politici, ma le caste degli sfruttatori

con 9 commenti

Una facile e comoda persuasione assegna ai politici l’etichetta di “casta” per  antonomasia, nel senso deteriore del termine. Non c’è nulla di più distorto che assecondare tale mistificazione, alimentando un clima di qualunquismo che è più deleterio del male stesso, più nocivo della corruzione e dell’inettitudine del ceto politico.

I cittadini, indignati dai loro osceni “rappresentanti”, reagiscono con atteggiamenti di crescente distacco dalla vita politica. La conseguenza inevitabile per la democrazia è che l’esercizio della professione politica diviene un appannaggio riservato a una cerchia sempre più ristretta ed elitaria, dunque più corrotta e corruttibile dai grandi potentati economici sovranazionali, esenti da ogni azione di controllo esercitabile dalle masse popolari.

In tal modo le democrazie occidentali, esistenti solo sulla carta, degenerano in forme oligarchiche controllate da comitati d’affari formati dalle corporation multinazionali e dai padroni incontrastati del capitalismo bancario e finanziario.

Pertanto, di caste privilegiate e corrotte non c’è solo quella politica. Lungi da me l’idea di difendere la casta politica. Tuttavia, ci sono altre caste parassitarie che sono addirittura peggiori, molto più corrotte e potenti della casta politica.

Si pensi solo all’alto clero, che usufruisce di franchigie speciali quali, ad esempio, l’esenzione da varie tasse, tra cui la vergognosa dispensa dal pagamento dell’imposta ICI sugli immobili ecclesiastici.

Si pensi alle colossali rendite godute dall’alta finanza, ai profitti completamente detassati che inoltre causano la rovina di milioni di piccoli risparmiatori. In genere si tratta di semplici e onesti lavoratori, illusi e sedotti dalle “sirene mediatiche” degli investimenti in borsa, alla ricerca di “facili fortune”, mentre li attende solo la peggiore delle iatture: il crack finanziario.

Si pensi, dunque, alle grandi speculazioni borsistiche che, nel giro di pochi giorni, hanno mandato in rovina intere nazioni, addirittura intere regioni continentali come il Sud-Est asiatico o vaste aree dell’America Latina: si pensi al crack argentino di qualche anno fa.

Si pensi alle popolazioni dell’Africa, letteralmente stremate dallo sterminio alimentare, stritolate dai debiti su cui speculano i pescecani dell’alta finanza internazionale. Si pensi a queste inaudite forme di parassitismo generato dall’establishment capitalistico globale: un insieme di caste parassitarie e speculative che prosperano a spese della stragrande maggioranza del genere umano. Un sistema affaristico che schiaccia i diritti più elementari degli esseri umani, che stentano persino a sopravvivere fino al tramonto.

Nell’abbrutimento causato dall’alienazione, dalla servitù e dallo sfruttamento, nell’imbarbarimento provocato dalla logica criminale del profitto, miliardi di esseri umani sono costretti nella condizione più abietta e intollerabile, ridotti allo stato brado: l’uomo è condannato ad essere la più feroce tra le belve.

Lucio 2008

Scritto da rosellina970

gennaio 17, 2010 alle 19:48

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