Archivio per gennaio 2010
MONOPOLI S.p.A.
Dopo Tangentopoli, Calciopoli, Vallettopoli, l’ultimo scandalo degno di una “Repubblica delle banane”, è Monopoli. Gli scandali emergono in modo frequente a riprova che il Belpaese è da tempo “un popolo di ladri, furbetti, finanzieri rampanti, calciatori, veline, excort, magnacci, paparazzi, manager falliti, spie e giocatori di Monopoli”.
La retorica nazionalpopolare esaltava la nostra “amata Patria” come “un popolo di santi, poeti, eroi e navigatori”. Oggi gli unici “navigatori” che l’Italia vanta sono gli utenti della Rete, i “navigatori solitari” del World Wide Web, che sta per “ragnatela grande come il mondo” e si configura appunto come un’enorme “ragnatela”, anche nel senso di una “trappola gigantesca” in cui possono cadere i “navigatori”. Perciò, Internet rischia di diventare, se già non lo è, un terreno di caccia dello spionaggio planetario.
Ma torniamo alle vicende di “cosa nostra”. Francamente, l’aspetto più inquietante e grottesco è la conferma di essere tutti, tranne ovviamente gli spioni, puntualmente schedati e spiati, quindi coinvolti in un sistema salito alla ribalta come “la grande spiata generale”. Le vicende “scandalistiche” e “gossippare” che hanno coinvolto prima Marrazzo, poi il sindaco di Bologna, e lo scandalo Berlusconi/escort, tutto sommato ci investono da vicino, benché la gente sia toccata da questioni più concrete e prioritarie.
In realtà gli scandali politici e morali s’intrecciano con quelli economici e con le pesanti ingiustizie sociali che investono la condizione delle classi lavoratrici nel nostro Paese. Il tema della moralità pubblica, come la crisi della democrazia rappresentativa, che sta spingendo il nostro paese ad assomigliare sempre più ad un regime sudamericano, sono emergenze reali che pesano ed incidono direttamente anche sul versante sociale.
Non si tratta di questioni distinte e separate come si vuol far credere. Non a caso le vicende coinvolgono alcuni tra i maggiori esponenti della “casta politica”. Il dato va inquadrato nell’attuale contesto politico, nel quale si inserisce una prepotente campagna mediatica orientata in direzione anti-politica e filo-tecnocratica, in funzione antidemocratica e filo-confindustriale. Infatti, mi sembra poco casuale, ma molto ben calcolata la tempistica con cui gli scandali sono messi fuori, in un momento di grave imbarazzo e difficoltà per un settore vitale dell’industria e della finanza nazionali. In tal senso l’odierna campagna di anti-politica è senz’altro servita a distrarre l’opinione pubblica dallo stato di profonda crisi gestionale e finanziaria in cui versano alcune aziende italiane, per sferrare un violento attacco contro il ceto politico, ritenuto (non a torto) corrotto, colluso e connivente con il mondo degli affari, anch’esso corrotto.
A livello politico nazionale è in atto un aspro scontro per il potere, condotto anche con il ricorso a dossier scandalistici di gossip o altro genere. Insomma, in queste vicende è ravvisabile una sorta di “rivincita” della vera casta dominante contro la “casta” intesa come nomenclatura politica. Entrambe le caste fanno parte della stessa classe dirigente, ma è evidente che la prima, quella confindustriale, non si fida più della seconda, anzi sembra volersene sbarazzare per occuparsi liberamente dei propri affari senza fastidi o ingerenze, mettendo le loro luride mani sulle risorse pubbliche e sui “tesoretti” statali.
Riparato dietro gli scandali e protetto dall’oscurità, qualcuno trama per invocare e legittimare una svolta autoritaria del sistema politico, preparando una sorta di “golpe” morbido. Una chiave utile per interpretare l’uso strumentale che la lobby tecnocratica sta facendo dell’ennesimo scandalo, potrebbe rivelarsi in un’ipotesi relativa alla nascita di un esecutivo tecnico, molto spinto in senso moderato e antioperaio, peggiore di altri governi tecnocratici come quelli che, nella prima metà degli anni ’90, in piena bufera giudiziaria, gestirono il trapasso dalla prima alla seconda Repubblica.
Mi riferisco ai governi guidati da Giuliano Amato nel 1992-1993 (benché questi non fosse un tecnico, ma un politico di provata fede craxiana, il suo governo rivestì un ruolo favorevole al capitalismo della casta tecnocratica e finanziaria) e da Carlo Azeglio Ciampi nel 1993-1994 (già governatore della Banca Centrale Italiana). I quali furono responsabili di accordi siglati a scapito dei lavoratori. E si pensi all’esecutivo presieduto nel 1995 da Lamberto Dini (uno dei massimi dirigenti del Fondo Monetario Internazionale) il cui governo fu artefice della prima “contro-riforma” del sistema pubblico previdenziale. Cito questi elementi storici per fornire un’idea di quanti sacrifici e iatture possa procurare un eventuale “governo tecnico” alle classi lavoratrici.
La riduzione degli spazi di agibilità democratica, la carenza di un minimo di opposizione parlamentare, non dico “comunista” ma persino “socialdemocratica” e riformista, la mancanza di un quadro politico che sia minimamente “di sinistra”, l’inesistenza di un soggetto politico interessato a salvaguardare la sfera delle garanzie costituzionali che appartengono ad una democrazia formale, sono intimamente legate all’assenza di una forza politica e sindacale in condizione di tutelare i diritti e gli interessi dei lavoratori.
Inoltre, credo valga la pena di spendere alcune parole a proposito della cosiddetta “questione morale”. L’approccio risolutivo non può essere affidato semplicemente allo zelo moralizzatore di qualche onesto e laborioso magistrato di periferia, né alla solerzia repressiva di altri soggetti istituzionali, nella misura in cui non si tratta di un problema meramente penale e giudiziario, bensì va affrontato e risolto in sede politica e culturale, ponendola al centro di un incisivo e organico progetto di trasformazione radicale della società. La questione morale è una questione politica, intimamente legata alla società borghese, sempre più corrotta e putrescente. E come tale va affrontata alla radice, inserendola nel quadro di un’ipotesi di cambiamento totale della società, rimuovendo il ceppo, ormai deteriorato, del connubio tra politica e affari, un intreccio deleterio che è inevitabile perché insito nelle basi stesse dei rapporti capitalistici.
In conclusione, la questione morale non si può subordinare e vincolare ad un problema di ordine pubblico, ad iniziative, per quanto audaci e apprezzabili, di tipo giudiziario, ma deve rilanciarsi e ricollocarsi nella prospettiva di una più vasta azione di lotta e di trasformazione della società in un senso profondamente e decisamente anticapitalista.
Lucio Garofalo
Lo Stato, ancora, condannato per la durata di un fallimento.I politici prendano atto dei veri problemi della giustizia civile!!!
Non so se i parlamentari, i politici, abbiano davvero compreso la gravità della situazione in cui si trova, in Italia, la giustizia civile. Credo che molti, soprattutto i parlamentari-avvocati, dovrebbero tornare più spesso nelle aule di giustizia ed assistere, magari, alle udienze prestando particolare attenzione ai rinvii tra un’udienza e la successiva.
I tempi infiniti e la durata “irragionevole” di una causa civile, privando, spesso, la parte dei diritti fondamentali della persona umana, possono comportare pregiudizi gravissimi: il fallimento di un’impresa, la perdita di un patrimonio o, perfino, la compromissione dei mezzi di sussistenza.
Ancora più insidiosa è la durata irragionevole di una procedura fallimentare. In alcuni casi, anzi, oltre che irragionevole, è scandalosa perché, mentre il “fallito” attende di tornare “in bonis”, intorno alla procedura gravitano consulenti, legali, curatori, custodi, ausiliari ben pagati ma il cui operato non sempre, a mio avviso, è ineccepibile.
Giorni fa, mentre mi trovavo in una cancelleria a consultare un fascicolo, ho chiesto ad una cancelliera se, anche in quel Tribunale, ci fossero procedure eccessivamente lunghe. Ha risposto, sorridendo, che pende una procedura fallimentare da oltre trent’anni. Mi è venuto in mente un bellissimo aneddoto raccontato, oltre cinquant’anni fa, da Piero Calamandrei ne “L’elogio dei giudici” che, ricordando come dai tempi di Giustiniano il processo venisse immaginato come un organismo vivente che nasce, cresce e si estingue col giudicato, racconta come di una tale “personificazione” fosse consapevole un contadino toscano che gli chiedeva di assisterlo per un appello in una causa che, in primo grado, era durata sei anni. Diceva il contadino, con un accento di tenerezza -racconta Calamandrei- simile ad un nonno che presenta la nipotina alla maestra: “Sor avvocato, a questa causa mi ci sono affezionato. La metto nelle sue mani. Vede, l’ha sei anni: l’è digià grandina. La si può cominciare a mandare a scuola”.
Un solo popolo, un solo stato: differenze tra antisionismo, antisemitismo e “antiscemitismo”
L’antisemitismo non è uno scherzo e non si può liquidare con freddure stupide e inappropriate sull’“antiscemitismo”, che suscitano solo l’ilarità di qualche pennuto affetto da aviaria. Quando parlo di “antisemitismo” mi riferisco anzitutto all’antisemitismo storico, convenzionalmente inteso, al classico razzismo contro gli Ebrei, ma pure all’antisemitismo contro il popolo palestinese, che appartiene anch’esso alla stirpe “semitica”, anch’esso vittima di una politica di persecuzione e di aggressione militare, di spietati eccidi di massa di cui sono note le responsabilità sioniste.
Il razzismo vero e proprio, il peggior “antisemitismo”, non comunemente ideologico, ma brutalmente militare, è quello messo in pratica da quelli che sono i veri assassini e terroristi, vale a dire il regime sionista di Israele e i suoi alleati storici anglo-americani.
Altrimenti, come si potrebbe definire la politica di persecuzione e sterminio portata avanti negli ultimi decenni dallo Stato di Israele con l’appoggio, più o meno tacito, degli USA, contro popolazioni inermi e non militarizzate che vivono nella striscia di Gaza?
Rammento una risoluzione dell’ONU, la 1544 del 19 maggio 2004, che ha condannato le violenze israeliane in quella regione, chiedendone l’immediata cessazione. Come altre risoluzioni delle Nazioni Unite, anche questa è stata disattesa e violata da Israele. Rammento che Israele possiede da anni la bomba atomica, ma nessuno si è mai azzardato a condannarla per questo, mentre si cerca di strumentalizzare e criminalizzare in modo pretestuoso la volontà del regime iraniano, indubbiamente dispotico e tirannico, di dotarsi di armi nucleari, come hanno fatto in passato gli USA (gli unici ad aver usato armi atomiche contro popolazioni civili, in Giappone nell’agosto del 1945), l’ex Unione Sovietica, la Gran Bretagna, la Francia, l’India e il Pakistan.
Se con l’orribile accusa di “difensore di criminali” si intende infamare chiunque si schieri a fianco delle popolazioni palestinesi, assolutamente inermi, che vivono nella striscia di Gaza e sono massacrate senza pietà dalle truppe israeliane, ebbene, ammetto che quella definizione si adatta al sottoscritto. Come sono uno strenuo difensore della causa e delle ragioni del popolo ebraico quando questo è stato ed è oggetto di razzismo, come quando fu vittima della Shoah, nei lager nazisti durante il secondo conflitto mondiale.
Questa parentesi mi serve a spiegare la mia posizione in materia di “antisemitismo”. Sarebbe assurdo se cominciassimo a risalire indietro nel tempo, agli albori dello Stato di Israele, o più indietro, alla nascita del sionismo. Un movimento che propugna da sempre la causa ebraica più oltranzista, che ha fatto ricorso a metodi e pratiche di stampo terroristico, tuttora una prerogativa politica di Israele e del sionismo internazionale.
Per il momento mi limito a formulare una elementare, ma agghiacciante domanda: perché chi difende a spada tratta Israele contro i suoi nemici e si adopera in tutte le maniere per denunciare ogni accenno di antisemitismo, non reagisce allo stesso modo, non si indigna e non si commuove neppure a compassione di fronte alle sofferenze e alle sopraffazioni subite dal popolo palestinese ad opera di uno Stato il cui popolo ha vissuto per secoli le stesse ostilità e persecuzioni, specie durante la seconda guerra mondiale? La “diaspora” sofferta dal popolo palestinese non merita lo stesso rispetto e la stessa considerazione che riconosciamo giustamente alla “diaspora” del popolo ebraico? Lo sterminio a danno del popolo palestinese non merita la stessa condanna, la stessa risposta assunta nei confronti del genocidio consumato in modo crudele contro gli Ebrei?
Detto questo, mi preme far presente che non sono antisemita. Non lo sono in quanto non disprezzo, non perseguito e non insulto alcun popolo di origine semita, sia che si tratti del popolo ebraico che di quello arabo, dato che non ho ragioni personali, o di altro genere, per farlo. Invece, confesso di essere antisionista, nella misura in cui condanno con fermezza la politica di aggressione e di espansionismo economico militare perseguita da Israele a scapito dei Palestinesi, confinati e incalzati nella striscia di Gaza, costretti a subire stragi, ostilità, persecuzioni e violenze d’ogni tipo dalle truppe occupanti.
Ricordo uno dei più grandi uomini della storia universale, un ebreo socialista, laico e antisionista: Martin Mordechai Buber. Il quale sosteneva che lo Stato di Israele, che non era ancora nato, non avrebbe dovuto assumere un’identità etnico confessionale. Quest’uomo di buon senso pensava alla creazione di uno Stato che riunisse tutti i semiti in Palestina. Invece, altri “padri fondatori” della nazione israeliana hanno voluto la formazione di uno Stato su basi etniche, strutturato in senso esclusivista e razzista.
Tra i nomi dei vari leader sionisti che hanno contribuito alla fondazione dello Stato israeliano come si configura oggi, bisogna citare: Davide Ben Gurion, capo dell’Hagamah, l’Agenzia ebraica sionista; Shamir e Begin, capo dell’Irgun, nonché la famigerata Banda Stern, descritte dai Britannici come vere e proprie organizzazioni terroristiche. In direzione esattamente opposta si muoveva Martin Buber. Questi è ritenuto uno dei padri spirituali della patria e della nazione israeliana, un po’ come Giuseppe Mazzini. E’ stato uno dei più importanti filosofi del XIX secolo. Era di orientamento esistenzialista e socialista, ma dissentiva profondamente nei confronti dell’ideologia sionista.
Martin Mordechai Buber era di nazionalità austriaca e di origine ebraica. Aderì inizialmente al movimento sionista, ma se ne distaccò non appena si rese conto della vera natura del movimento, per aderire ad una filosofia di ispirazione esistenzialista e socialista, ed abbracciare la causa della convivenza pacifica tra i popoli in Palestina. Egli sosteneva che lo Stato di Israele, che si sarebbe costituito nel 1948, non dovesse reggersi su un fondamento etnico confessionale (come poi è accaduto), tantomeno di tipo oltranzista. Basti pensare ai gruppuscoli estremistici di destra e alle formazioni politiche e religiose integraliste, ben rappresentate nel Parlamento israeliano. Si pensi al Likud, un partito di orientamento ultraconservatore, che costituisce la principale forza politica del paese, insieme al partito socialista (“socialista” per modo di dire). Martin Buber pensava alla creazione di uno Stato che riunisse Ebrei e Arabi musulmani, per metterli in condizione di coesistere pacificamente e di condividere, con pari dignità e pari diritti, le responsabilità della direzione e dell’organizzazione politica, economica e sociale di uno Stato non confessionale o integralista, ma laico e inter-religioso.
Altro che “due popoli e due Stati”: un solo popolo e un solo Stato! Questa era la geniale, ambiziosa, ma non utopica, soprattutto “profetica” visione di Martin Mordechai Buber.
Invece, Ben Gurion, Begin, Shamir e altri leader sionisti, moderati o estremisti che fossero, hanno pensato e partecipato alla creazione di Israele come si struttura oggi: uno Stato ebraico di tipo etnico confessionale, con aspirazioni imperialistiche prepotenti, con una decisa predisposizione all’aggressività e all’espansionismo verso l’esterno.
Restando in tema, voglio citare una frase molto bella. L’autore è sicuramente ebreo, ma ignoto; tuttavia il senso è condivisibile da parte di tutte le persone dotate di buon senso.
La frase dice: “Se tu scrivessi ebrei invece di israeliani, coinvolgeresti anche me che sono ebreo, ma non israeliano, e che sono antisionista”. In questa asserzione è riassunta tutta la differenza semantica, politica e culturale tra “antisemitismo” e “antisionismo”.
Alcuni opinionisti “filoscemiti” e filosionisti di casa nostra affermano che Israele avrebbe fatto bene a violare le risoluzioni dell’ONU, per proteggersi dai suoi nemici. Dunque costoro, come Israele, il principale “Stato canaglia” del Medio Oriente, si auto-escludono dalle norme della legalità internazionale, dalla civile convivenza tra i popoli, per cui meritano solo parole di disapprovazione.
Tornando alla questione dell’antisionismo, ribadisco la mia posizione contraria al sionismo come dottrina politica. Tuttavia, tale posizione non può essere confusa, se non in malafede, con l’antisemitismo, tantomeno con il negazionismo. Bisogna condannare qualsiasi manifestazione razzista, contrastare ogni insorgenza neonazista, rigettare le opinioni che tendono a separare gli uomini e i popoli in “superiori” e “inferiori”. Proprio per tali ragioni ritengo che l’assunzione del sionismo come fondamento dello Stato israeliano abbia condotto a politiche aggressive e persecutorie verso i popoli confinanti e soprattutto verso i legittimi abitanti della Palestina, gli Arabi Palestinesi.
Occorre proclamare con forza che Israele, fino a quando sarà lo Stato Ebraico anziché uno Stato laico e non confessionale, sarà sempre uno Stato fondato sull’esclusione e sulla discriminazione religiosa e razziale. E’ necessario denunciare le occupazioni e le aggressioni israeliane contro i popoli e i Paesi mediorientali, fino a quando Israele continuerà ad aggredire ed occupare territori altrui, violando le risoluzioni dell’ONU.
Infine, è molto importante saper distinguere tra ebrei e israeliani, e parlare di “politiche aggressive di Israele e dell’esercito israeliano”, e non di Stato ebraico.
Lucio Garofalo
I giorni della merla
I giorni della merla della democrazia.
I cosiddetti giorni della merla sono, secondo la tradizione, gli ultimi tre giorni di gennaio, ovvero il 29, 30 e 31; sono considerati i giorni più freddi dell’inverno.
Il nome deriverebbe da una leggenda secondo la quale, per ripararsi dal gran freddo, una merla e i suoi pulcini, in origine bianchi, si rifugiarono dentro un comignolo, dal quale emersero il 1º febbraio, tutti neri a causa della fuliggine. Da quel giorno tutti i merli furono neri.
Sono i giorni della merla fa tanto freddo dappertutto e sono un pò meno ottimista del solito.
Ci hanno cacciato tutti i bisonti, noi ne uccidevamo quel che serviva per le necessità, questi si divertono a farli fuori tutti come per uno sport.
Ci fanno firmare trattati di pace che il giorno dopo non valgono più, i visi pallidi sono come cavallette dappertutto ed io devo smontare i miei tepee ed andare a svernare con la mia tribù in posti dove esista ancora la possibilità di cacciare qualcosa per far mangiare la mia gente.
Sento il fiato del potere dei bianchi sul mio collo, ne fai fuori a decine e centinaia li sostituiscono.
Oggi mi gira male. Sarà stata la vista dell’esercito dei berlusconidi uniti e massicci per il capo che ogni giorno serrano le fila, se manca o ha dei dubbi il soldatino anziano ( vedi Pecorella sul processo interruptus ) subito qualcun altro lo sostituisce ubbidiente. Una unità di intenti che neanche nei migliori eserciti, solo denaro e potere tengono così uniti.
Tutto uguale, stesse notizie finte, stessi 5 tg 5 di Raiset schierati a non dir nulla della disoccupazione vera e della realtà ( la sentenza della cassazione sulla legittimità dell’arresto al sottosegretario Cosentino è stata silenziata da RAISET, bankitalia ha appena sputtanato Tremonti sul numero vero di disoccupati, 2 milioni, sui poveri in aumento, la notizia delle centrali nucleari già decise ed i cui nomi non vengono pubblicizzati prima delle elezioni regionali, passa in cavalleria come acqua che non lasci traccia…)
Ci sono ben 3 procedimenti legislativi 3 aperti in parlamento che riguardano esclusivamente il premier ( se qualche deputato se lo fosse scordato ci ha appena pensato il piduista Cicchitto a rammentarglielo ) mentre palazzine di poveri crollano in Sicilia, costruite con la sabbia dei suoi amici mafiosi a cui sta per regalare miliardi del ponte.
Voci flebili, disunite , rissose all’interno della sinistra, stridule macchiette di un tempo che fu non spaventano più nessuno, non convincono neanche loro stessi.
Le uniche novità ( Vendola, Bonino ) sono personaggi della periferia che hanno dato buona prova di sè ma sono candidati quasi a forza da un apparato di potere sclerotico: il pd è debole nel pensiero e nella azione , gli è rimasto solo l ‘ apparato elefantiaco e tardivo di un tempo, senza il contenuto di quel tempo.
Fa freddo in Italia nei giorni della merla ed anche il compagno ho-chi-FINI ha smesso di litigare acconciandosi ad un accordo col padrone , tutto quel polverone per un po’ di Polverini?
Vien voglia di un po’ di silenzio, di raccogliersi e pensare senza parlare a cosa altro ci sia rimasto da fare. Contro uno che chiama il suo partito forza italia c’era fin dall’inizio da porre la questione in termini di ordine pubblico , cosa vuoi rispondergli politicamente, alla luce di tutto quel consenso? Il consenso fa la differenza tra l’ordine pubblico e l’ospedale psichiatrico, se solo vent’anni fa qualcuno avesse proposto una cosa simile avrebber riso tutto l’arco costituzionale ed anche Giannini qualche decennio prima col suo Uomo Qualunque avrebbe sorriso imbarazzato!
Che fai ti compenetri nella sua logica e fondi un nuovo partito, che ne sò, Viva il Mare e la Montagna ?
Lui è per dna portato ad inquinare la verità ed a camuffare le sue malefatte dietro ovvietà, come appunto forza italia, viva la fica, i giovani azzurri, che bello il processo breve, meno tasse per tutti, meglio essere belli ed intelligenti che brutti e stupidi e così via
Un vero delinquente della comunicazione ha preso il potere, chi l’avrebbe mai detto, non hanno funzionato gli anticorpi tanto decantati, la sinistra più brutta ed appecoronata della storia lo ha permesso, complice..
Intanto fa freddo e così ne fa ancora di più…
Mentre smontiamo le tende il vecchio sciamano inseguito dai cani va gridando e bestemmiando i visi pallidi ” Io comunque lo avevo capito chi eravate fin dall’inizio: perché parlate male e chi parla male pensa male ed agisce peggio…“
Ma ora fa così freddo che anche di costui se ne frega nessuno - come un Giorgio Bocca qualsiasi che sempre meno gente conosce – l’ acqua del fiume è gelata sotto i denti e speriamo che ci riscaldino buone notizie da tutte le piazze di oggi, Sabato 30 gennaio…
Crazyhorse70
Gestione personale della cosa pubblica ?? no , tutte invenzioni (foto documento )
su carta intestata della Camera ….
e pensare che ho contribuito a tutto ciò…, uno schifo del genere non l’avrei mai immaginato….
Franca
Acqua, un’occasione persa
In tutta italia la legge 166/09 ha risvegliato appetiti privati di ogni tipo sulla gestione dell’acqua.
Il mondo degli affari che segue come una formazione di squali famelici la nave liberista di questo governo sta facendo pressioni in ogni consiglio provinciale del paese per accaparrarsi la gestione del bene pubblico essenziale.
Abbiamo visto come la gestione privata di beni pubblici essenziali non abbia mai dato buona prova di sè nel nostro paese, ma le sirene liberiste affascinano ancora nonostante i guasti che han fatto nel mondo.
Ciò spesso apre aspre contraddizioni anche nella cosiddetta sinistra moderata – il PD – in cui ancora molti parvenus del pensiero politico debole e confuso, ancora alla ricerca di una identità a 21 anni dalla caduta del muro, spacciano per buone le motivazioni dei gruppi privati.
In realtà proprio le cattive esperienze passate stanno finalmente muovendo in controtendenza e dappertutto si sta discutendo in opposizione a questa legge per ripristinare le gestioni pubbliche efficienti dal momento che il procedimento di questi squali è sempre lo stesso: rendere inefficiente di proposito la gestione pubblica dell’acqua per poi far giungere sul tavolo proposte migliorative della gestione di privati buoni samaritani …
Ma la logica del privato è il profitto o la cura dell’interesse collettivo? Vorrei che i soloni del pensiero unico liberista – un po’ ammaccato ultimamente - mi rispondessero.
Ecco un contributo del dibattito che sta avvenendo localmente.
Il gruppo dell’Italia dei Valori in Consiglio Provinciale e l’intero coordinamento IDV della Provincia di Arezzo esprimono rammarico per quanto accaduto nella ultima seduta del Consiglio Provinciale.
L’Italia dei Valori aveva presentato degli emendamenti migliorativi ad una mozione di Sinistra e Libertà relativa al servizio idrico integrato, emendamenti che sono stati bocciati dal gruppo consiliare del Partito Democratico. Gli emendamenti riguardavano un invito alla giunta e al Presidente a sostenere “ove tecnicamente e economicamente possibile, gradualmente e senza aggravi per la collettività, il ripristino di gestioni pubbliche efficienti”.
Riteniamo che sia una grande opportunità mancata per il PD, oggi che anche a livello nazionale si vede crescere la consapevolezza del diritto degli Enti Locali di scegliere la gestione migliore per i servizi pubblici essenziali.
Ancor più alla luce della delibera della Giunta Regionale della Toscana la quale ha deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale la norma approvata dal Governo Berlusconi (art 15 L. 166/09) con la quale si consegnano di fatto in mano ai capitali privati le gestioni dei servizi pubblici.
A tal proposito l’IDV sarà impegnata nella campagna per la raccolta delle firme per il referendum abrogativo di questa legge che affossa la possibilità di ottenere gestioni pubbliche efficienti, inserendo capitali privati dediti solo al loro interesse in danno dell’interesse pubblico.Ancor più grave la bocciatura del punto in cui l’IDV chiedeva una sollecitazione all’ATO per una revisione delle tariffe a favore delle famiglie in difficoltà in un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo.
Arezzo è la 2° città in Italia dove l’acqua è più cara per i cittadini e dove una gestione come quella dell’ATO aretino ha dato modesti risultati in termini di investimenti e nessuno in termini di economicità.
Poteva essere un primo accenno di apertura ad un percorso che aveva invece trovato la disponibilità da parte del Presidente Vasai in campagna elettorale, e che il gruppo consiliare PD ha oggi avversato.
IDV AREZZO
Rimaniamo in attesa di ricevere altri contributi delle discussioni in atto in Italia in questo periodo sulla gestione dell’acqua pubblica.
Rosellina970
Reticenza atomica
Sul nucleare il governo sembra avere molta fretta* ma sta facendo di tutto per tenere fuori il tema dalla campagna elettorale.
In barba alla legge ed al federalismo, che la lega sbandiera solo quando fa i comizi, il governo ha intenzione di dire alle regioni “arrivederci e grazie, decido io“.
Le balle si dividono in due categorie: la falsa testimonianza e la reticenza.
La prima consiste nel dire il falso, la seconda nel tacere il vero.
Nelle fasi preelettorali questo governo ha diffuso a profusione le balle del primo tipo.
Celebre quella sul taglio delle tasse, che invece sono aumentate.
Il non-dico invece, con l’appoggio dei media controllati dal banana malato, giunge a sostegno, una specie di completamento delle prime.
Questo è il caso della reticenza atomica
Il governo ha individuato i siti dove costruire le centrali nucleari, e vuol fare tutto rapidamente senza però comunicare nulla alle regioni interessate né al parlamento né ai cittadini che fra pochi mesi andranno alle urne e potrebbero essere un po’ irritati se sapessero che nella loro regione si costruirà un sito nucleare.
Tutto ciò in spregio al sentimento comune ed al risultato di un referendum popolare che ha deciso l’orientamento del popolo italiano, che è contro il nucleare.
Se fossero in buona fede ne parlerebbero e proverebbero a spiegare le loro ragioni, politiche e scientifiche, argomentando pubblicamente.
Invece sono reticenti e si muovono sottotraccia. Questa è la destra truffaldina che abbiamo in Italia.
Ve lo immaginate il candidato leghista alla presidenza del Piemonte dire che si farà il sito a Leri Cavour o la Polverini rispondere su Montalto di Castro? La Bonino se la sbranerebbe…
Ed allora? Silenzio, omertà anzi reticenza atomica…
Ecco le aree individuate tra cui scegliere le 4 centrali da costruire: Monfalcone (Gorizia), Chioggia , Leri Cavour( Trino Vercellese ), Caorso (Emilia Romagna), Montalto di Castro ( Viterbo), Ostuni( Puglia), Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento), Termini Imerese ed infine Oristano in Sardegna
A sbarcare in Italia sarà l’European Pressurized Reactor di tecnologia francese, figlio della joint venture tra Enel ed Edf che hanno affidato la realizzazione degli studi di fattibilità alla neonata Sviluppo Nucleare Italia srl.
I siti saranno presidiati militarmente e non sarà possibile avere informazioni: sembra un film di quelli brutti ma è la realtà.
Crazyhorse70
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* tanto che il ministro per i rapporti col parlamento il 28 dicembre scorso ha inviato al presidente del senato lo schema del decreto legge che regolerà lamateria con una sorprendente lettera di accompagnamento che invita a fare in fretta senza far caso se manchino il parere del consiglio di stato e quello della conferenza stato-regioni.
Smemorati
Come si sa, il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita dal Parlamento italiano con la legge 211 del 20 luglio 2000, in ottemperanza alla proposta internazionale di dedicare il 27 gennaio alla commemorazione delle vittime dell’Olocausto. La scelta della data rievoca il 27 gennaio 1945, quando le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, rivelando al mondo intero l’orrore del genocidio nazista.
Il ricordo della Shoah è celebrato da molte nazioni e dall’ONU in ossequio alla risoluzione 60/7 del 1° novembre 2005. Il concetto di olocausto, dal greco holos, “completo”, e kaustos, “rogo”, come nelle offerte sacrificali, venne introdotto alla fine del XX secolo per indicare il tentativo nazista di eliminare i gruppi di persone “indesiderabili”: Ebrei ed altre etnie come Rom e Sinti, cioè gli zingari, comunisti, omosessuali, disabili e malati di mente, Testimoni di Geova, russi, polacchi ed altre popolazioni di origine slava.
Il vocabolo Shoah, che in lingua ebraica significa “distruzione”, o “desolazione”, o “calamità”, nell’accezione di una sciagura improvvisa e inattesa, è un’altra versione usata per indicare l’Olocausto. Molti Rom usano l’espressione Porajmos, ”grande divoramento”, o Samudaripen, ”genocidio”, per definire lo sterminio nazista. Sommando agli Ebrei queste categorie di persone il numero delle vittime del nazismo è stimabile tra i 10 e i 14 milioni di civili, e fino a 4 milioni di prigionieri di guerra.
Oggi il termine “olocausto” è usato anche per esprimere altri genocidi, avvenuti prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale, e designare qualsiasi strage volontaria e pianificata di vite umane, come quella causata da un conflitto atomico, da cui discende la voce “olocausto nucleare”. Talvolta la nozione di “olocausto” serve per descrivere il genocidio armeno e quello ellenico, che provocò lo sterminio di 2,5 milioni di cristiani da parte del governo nazionalista ottomano dei Giovani Turchi tra il 1915 e il 1923.
Tuttavia, con questo articolo mi preme resuscitare la memoria di altre terribili esperienze storiche in cui furono consumati orrendi eccidi di massa troppo spesso ignorati o dimenticati dai mass-media e dalla storiografia ufficiale. Mi riferisco in modo particolare allo sterminio perpetrato contro gli Indiani d’America e a quello contro i “Pellerossa” del nostro Sud, i briganti e i contadini ribelli del Regno delle Due Sicilie.
Dopo la scoperta del Nuovo Mondo ad opera di Cristoforo Colombo nel 1492, quando giunsero i primi coloni europei, il continente nordamericano era popolato da un milione di Pellerossa riuniti in 400 tribù e circa 300 famiglie linguistiche. Quando i coloni bianchi penetrarono nelle sterminate praterie abitate dai Pellerossa, praticarono una spietata caccia ai bisonti, il cui numero calò drasticamente rischiando l’estinzione. I cacciatori bianchi contribuirono allo sterminio dei nativi che non potevano vivere senza questi animali, da cui ricavavano cibo, pellicce ed altro. Ma la strage degli Indiani fu opera soprattutto dell’esercito statunitense che per espandersi all’interno del Nord America cacciò i nativi dalle loro terre attuando veri e propri massacri senza risparmiare donne e bambini. I Pellerossa furono letteralmente annientati attraverso uno spietato genocidio.
Oggi i nativi nordamericani non formano più una nazione, essendo stati espropriati della terra che abitavano, ma anche della memoria e dell’identità culturale. Infatti una parte di essi si è progressivamente integrata nella civiltà bianca, mentre un’altra parte vive ghettizzata in centinaia di riserve sparse nel territorio statunitense e in quello canadese.
Un destino comune, anche se in momenti e con dinamiche diverse, associa i Pellerossa ai Meridionali d’Italia. Questi furono definiti “Briganti”, vennero trucidati, torturati, incarcerati, umiliati. Si contarono 266 mila morti e 498 mila condannati. Uomini, donne, bambini e anziani subirono la stessa sorte. Processi manovrati o assenti, esecuzioni sommarie, confische dei beni. Ma i Meridionali erano cittadini di uno Stato molto ricco.
Il Piemonte dei Savoia era fortemente indebitato con Francia e Inghilterra, per cui doveva rimpinguare le proprie finanze. Il governo della monarchia sabauda, guidato dallo scaltro e cinico Camillo Benso conte di Cavour, progettò la più grande rapina della storia moderna: cominciò a denigrare il popolo Meridionale per poi asservirlo invadendone il territorio: il Regno delle Due Sicilie, lo Stato più civile e pacifico d’Europa. Nessuno venne in nostro soccorso. Solo alcuni fedeli mercenari Svizzeri rimasero a combattere fino all’ultimo sugli spalti di Gaeta, sino alla capitolazione.
I vincitori furono spietati. Imposero tasse altissime, rastrellarono gli uomini per il servizio di leva obbligatoria
(facoltativo nel Regno delle Due Sicilie); si comportarono vigliaccamente verso la popolazione e verso il regolare ma disciolto esercito borbonico, che insorsero. Ebbe inizio la rivolta dei Briganti Meridionali. Le leggi repressive furono simili a quelle emanate a discapito dei Pellerossa. Le bande di briganti che lottavano per la loro terra avevano un pizzico di dignità e di ideali, combattevano un nemico invasore grazie anche al sostegno delle masse popolari e contadine, deluse e tradite dalle false promesse concesse dall’“eroico” pirata, mercenario e massone, Giuseppe Garibaldi.
Contrariamente ad altre interpretazioni, non intendo assolutamente comparare il fenomeno del Brigantaggio meridionale post-unitario alla Resistenza partigiana del 1943-1945. Per varie ragioni, anzitutto perché nel primo caso si trattò di una vile e barbara aggressione militare, di una guerra di rapina e di conquista che ebbe una durata molto più lunga della guerra civile tra fascisti e antifascisti: l’intero decennio dal 1860 al 1870.
I briganti meridionali furono costretti ad ingaggiare un’aspra e strenua resistenza che ha provocato eccidi spaventosi, in cui vennero trucidati centinaia di migliaia di contadini e di briganti, persino donne, anziani e bambini, insomma un vero e proprio genocidio perpetrato contro le popolazioni del Sud Italia. Una guerra conclusasi tragicamente, dando luogo al fenomeno dell’emigrazione di massa dei contadini meridionali. Un esodo di proporzioni bibliche, paragonabile alla diaspora del popolo ebraico. Infatti, i meridionali sono sparsi nel mondo ad ogni latitudine e in ogni angolo del pianeta, hanno messo radici ovunque, facendo la fortuna di numerose nazioni: Argentina, Venezuela, Uruguay, Brasile, Stati Uniti d’America, Svizzera, Belgio, Germania, Australia, e così via.
Se si intende equiparare ad altre esperienze storiche la triste vicenda del brigantaggio e la feroce repressione sofferta dal popolo meridionale, credo che l’accostamento più giusto sia quello con la storia dei Pellerossa e le guerre indiane combattute nello stesso periodo, vale a dire verso la fine del XIX secolo. Guerre sanguinose che hanno causato stragi e delitti raccapriccianti contro i nativi nordamericani. Un genocidio ignorato o dimenticato, come quello consumato a discapito del popolo dell’Italia meridionale.
Nel contempo condivido solo in minima parte il giudizio, forse oltremodo drastico e perentorio, probabilmente unilaterale, che attiene al carattere anacronistico, codino e antiprogressista, delle ragioni storiche, politiche e sociali, che furono all’origine della lotta di resistenza combattuta dai briganti meridionali. In politica ciò che è vecchio è quasi sempre retrivo e conservatore. E’ in parte vero che dietro le imprese e le azioni di guerriglia compiute dai briganti si riparavano gli interessi di un blocco reazionario, filo-borbonico, sanfedista e filo-clericale. Tuttavia, inviterei ad approfondire le motivazioni e le spinte che animarono la strenua resistenza dei briganti contro gli invasori sabaudi.
Non intendo annoiare i lettori con le cifre sui numerosi primati detenuti dalla monarchia borbonica e dal Regno delle Due Sicilie in ampi settori dell’economia, dell’assistenza sanitaria, dell’istruzione e via discorrendo, né mi sembra opportuno esternare sciocchi sentimenti di nostalgia verso una società arcaica, dispotica e aristocratico-feudale, quindi verso un passato di barbarie e oscurantismo, ingiustizia ed oppressione, sfruttamento e asservimento delle plebi rurali del nostro Sud. Ma un dato è certo: la dinastia sabauda era senza dubbio più rozza, retriva e ignorante, meno moderna e progredita di quella borbonica. Il Regno delle Due Sicilie era uno Stato molto più ricco e avanzato del Regno dei Savoia, tant’è vero che costituiva un boccone appetibile per le maggiori potenze europee del tempo, Francia e Inghilterra in testa. Questo è un tema estremamente vasto, complesso e controverso, che esige un approfondimento adeguato.
Concludo con una rapida chiosa circa le presunte tendenze progressiste incarnate nei processi di creazione e unificazione degli Stati nazionali nel XIX secolo e nella costruzione dell’odierno Stato europeo. Non mi pare che tali processi abbiano spinto e assicurato un autentico progresso sociale, ideale, morale e civile, ma hanno favorito uno sviluppo prettamente economico ad esclusivo vantaggio delle classi dominanti e possidenti. Intendo dire che l’unificazione dei mercati e dei capitali, prima a livello nazionale ed ora a livello europeo, non coincide con l’integrazione dei popoli e delle culture, siano esse locali, regionali o nazionali. Ovviamente le forze autenticamente progressiste e rivoluzionarie, devono puntare a raggiungere il secondo traguardo.
Lucio Garofalo
La gastrite di D’Alema fra cannoli amari e abbuffate di orecchiette

Il nuovo laboratorio politico, come pomposamente viene definito il tentativo dalemiano di allearsi dove possibile con Casini, da ieri mostra crepe profonde bombardato da due eventi che smorzano gli entusasmi dei nuovi inciucisti.
Brutta domenica per Massimo D’Alema: in questa fredda domenica che porta ai giorni della merla i nuovi parenti dello zio Casini all’ora di pranzo gli portano ben infiocchettato su carta del tribunale un bel pacchetto di Cannoli inaciditi.
Per rifarsi del palato rovinato verso sera cerca di rifugiarsi sul salato, orecchiette alla cima di rapa dalla puglia. Ne aveva ordinato un buon piatto ma gliene arrivano si e no due forchettate scarse ed immangiabili. In entrambi i casi è la natura, la forza e l’efficacia del rapporto con Casini ad essere sondata da questa strana e per lui maledetta domenica…
Per aver favorito la mafia , in Appello Totò Cuffaro viene condannato a sette anni, due in più che in primo grado, perché secondo i giudici e’ stato provato che egli fosse consapevole di favorire Cosa Nostra. Vasa Vasa Cuffaro che all’epoca del suo regno distribuiva cannoli e baci a profusione ( a lui Berlusconi deve aver rubato l’idea del partito dell’amore, brevetto vasa vasa), rimane senatore ma si è dimesso dal partito.
Tra qualche giorno dovrà rispondere anche di associazione mafiosa, il miracolo della grazia di Sant’ Enrico a Calogero Mannino non si è ripetuto.
Piuttosto non sapremo mai cosa intendeva dire Berlusconi il 10 Gennaio 2004 quando Totò gli chiese consiglio ed il papi replicò ( intercettato ) “ io ho saputo….il ministro dell’interno mi ha parlato…e mi ha detto che tutta la …è tutto sotto controllo” . La telefonato non fu utilizzata e sfumò ogni possibilità di chiederne spiegazioni al super papi.
Chissà che cosa era ad essere sotto controllo, eh silvietto?
D’altra parte vasa vasa in queste condizioni è un enorme problema sulla strada dell’accordo strategico D’alema- Casini non solo in sicilia; è un fardello pesantissimo per lo stesso Casini che non può vantarsene nè troppo facilmente gettarlo a mare , essendo il baciatore un buon serbatoio di voti a cui il belloccio non intende rinunciare.
Altro schiaffo al leader più lucido della sinistra - più che altro lucido nell’andar dritto dritto verso la sconfita convincendo tutti di quanto sia una scelta intelligente, l’unica possibile, s’intende - viene dalla puglia dove l’ex premier si è sprecato come una balia asciutta vicolo per vicolo per spingere tal Boccia , già perdente 5 anni fa da Vendola nelle primarie, con quest’ultimo che poi trionfò alle elezioni vere e divenne “governatore “.
La sconfitta di Boccia viene confermata ieri con proporzioni inaspettate anche dal clan di Nichi ed è una vera batosta per il protetto di D’Alema, con Vendola che vola dappertutto e D’Alema che nel suo antico feudo mostra di aver perso potere ed influenza.
Ed ora due domande: può Vendola rapresentare qualcosa di nuovo ed utile non solo per la Puglia ?
A cosa è servito questo cannoneggiamento interno alla sinistra contro colui che appariva a tutti il vincitore?
Dove sta la lucidità del leader maximo? Se il prezzo da pagare a Casini era fare questa manfrina anche sapendo di perdere, dove porta la sinistra questa misera tattica completamente subalterna a Casini?
Quando si capirà l’enorme ostacolo rappresentato da D’Alema per lo sviluppo della opposizione? Quando ci si chiederà davvero il motivo per cui la destra Berlusconica si è sempre sostanzialmente ed animosamente battuta per avere D’Alema come contr’altare politico?
Quando infine si chiederà conto al più baldanzoso dei reduci del PCI di tutti i suoi lucidissimi errori di strategia nel rapporto con berlusconi ?
Diceva Belzebù Andreotti che a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca
Crazyhorse70
Difendiamo la Costituzione : sabato 30 gennaio SIT IN davanti alle prefetture di tutta Italia
Bandiere italiane, bandiere viola, copie della Costituzione, uomini sandiwch con gli articoli della legge fondamentale italiana, letture collettive del testo costituzionale……ecco cosa vedrete sabato in molte città italiane.
Sabato 30 gennaio 2010
SIT-IN davanti alle prefetture
per difendere la Costituzione da possibili e ventilati attacchi.
Qui sotto un simpatico video del popolo viola milanese durante un volantinaggio .
Franca
