Archivio per ottobre 2009
che sia chiaro : il No Berlusconi Day nasce su Facebook il 9 ottobre 2009 per iniziativa di alcuni blogger
L’appuntamento sarà per il 5 dicembre a Roma, da alcuni giorni infatti la Questura di Roma ha dato l’autorizzazione per il corteo, che partirà da piazza della Repubblica alle 14.00 e giungerà a piazza San Giovanni.
Dal momento in cui l’iniziativa ha cominciato a diventare un evento concreto, spontaneamente sono nati gruppi locali da diverse province italiane, che si stanno occupando di organizzare gli autobus per il trasporto a Roma, di stampare volantini e di fare promozione nel territorio anche attraverso gazebo informativi.
Ogni provincia che aderisce all’iniziativa ha una sua pagina Facebook che si occupa di raccogliere adesioni per collaborare attivamente all’evento.
Anche gli artisti hanno aderito al No Berlusconi Day. Il 15 ottobre è stata aperta la pagina Artisti No Berlusconi Day che oggi conta quasi 3.000 adesioni. Gli Artisti hanno appoggiato l’iniziativa unendo, a quello ufficiale, un proprio appello, al quale stanno aderendo come firmatari sostenitori diversi personaggi più e meno famosi del mondo dello spettacolo e della cultura. Il Coordinamento Artisti No Berlusconi Day si sta occupando di organizzare il concerto previsto all’arrivo del corteo a piazza San Giovanni. Al concerto parteciperanno per primi tutti quei musicisti che da tempo esprimono una contestazione alla politica, ma anche musicisti che vogliono solo dichiarare il sostegno mettendo a disposizione il proprio talento. Alcuni di questi artisti sono molto apprezzati sia nel panorama artistico italiano che internazionale. Oltre a musicisti il concerto vedrà la partecipazioni di ballerini, artisti visivi e attori, il tutto condito con contributi dal web, l’elemento unificatore della manifestazione.
Da alcuni giorni al No Berlusconi Day hanno aderito anche gli universitari, che vogliono anche loro far sentire la propria voce distintamente. Si uniscono alla pagina Facebook ufficiale dell’evento anche tutti i gruppi pacifici che da diverso tempo sulla rete esprimono disappunto per la politica Berlusconiana.
Il colore simbolo del No Berlusconi Day è il viola. La scelta di questo colore ha diversi significati che vanno oltre quello comunemente associato al “lutto” cristiano. Il viola nello studio dei significati del colore rappresenta l’energia, la vitalità espressiva, e per diverse culture orientali è il colore dell’autoaffermazione.
Comitato No Berlusconi Day
Stefano Cucchi torturato ed ucciso dalle nere forze del disordine
Questa è la foto di Stefano Cucchi vivo e vegeto quando era ancora di questo mondo, prima di stirare i piedi per colpa degli sbirri fascisti che l’hanno interrogato torturato ed ucciso per qualche canna.
Chi vuole può andarsi a vedere le foto del suo cadavere ( vedi link più sotto ) . E basterà per capire . Tutto.
Fra i motivi per cui io odio Berlusconi, forse il motivo più grande, c’è la costante progressiva fascistizzazione dell’italia.
Ogni mese da una decina d’anni con frequenza progressiva accadono centinaia di episodi di razzismo , di aggressioni impunite, di sempre maggior spazio alla mentalità fascista.
Anche fra le forze del disordine sembra esserci stato, dopo i fatti di Genova con cui la sbirraglia più retriva si presentò al nuovo governo di allora ( con Fini in prefettura a dare indicazioni, lo stesso Fini che oggi fa il sensibile democratico ), un progressivo uscir fuori senza remore dell’anima nera schifosa e repressa, ma neanche tanto, nei decenni precedenti.
Già perchè non è che prima le cose in quegli ambienti fossero molto diverse, ma certo da quei giorni di Genova in poi vi fu una escalation di fatti , dichiarazioni, leggi ed altro che legittimarono certi comportamenti criminali delle camice nere, anche quelle in divisa.
Così che la storiaccia che riprendo qui sotto non è neanche la prima e non sarà purtroppo l’ultima della serie degli omicidi di stato.
E’ una brutta storia che racconta anche dell’atteggiamento infame e vile di tutta la stampa di regime, che ha tenuto nascosta la notizia per diversi giorni, perchè dava fastidio al governo ed era poco interessante per l’opposizione moderata, l’unica presente anche nei media oltre che nel parlamento.
Stefano Cucchi, fermato dai Carabinieri di Roma per il possesso di pochi grammi di marijuana è morto in circostanze misteriose dopo l’interrogatorio, da solo come un cane e senza aver potuto incontrare neanche i suoi genitori, con la faccia tumefatta, qualche vertebra rotta e la mandibola frantumata.
Se cliccate sull’immagine qui sotto per ingrandirla potete leggere l’articolo ripreso pari pari dal post di METILPARABEN del 27 ottobre 2009, che riportava la notizia de Il Manifesto di quel giorno a pag. 5 citata anche nella rassegna stampa di Radio Radicale.
Se non fosse stato per questi due media, la notizia di un fatto così’ grave accaduto il 22 ottobre sarebbe passata completamente sotto silenzio.
In realtà dopo qualche ora , nella mattinata del 27 scorso, la notizia è finalmente uscita nelle cronache locali di qualche giornale on line.
Questa vicenda è stata “silenziata” dalle famose sette sorelle dell’editoria e finchè il Manifesto e Radio Radicale non si sono presi la briga di raccontarlo, gli altri giornali si sono guardati bene dal ficcarci il naso.
Queste sono le foto scattate al cadavere di Stefano Cucchi ( si consiglia la visione ad un pubblico adulto ). È stata la stessa famiglia ad autorizzarne la pubblicazione perchè serva a scoprire la verità sulla sua morte.
Stefano venne fermato il 15 ottobre scorso per droga al Parco degli Acquedotti di Roma. È morto all’ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre dopo essere passato per gli ambulatori del Tribunale, del carcere di Regina Coeli e dell’ospedale Fatebenefratelli senza avere mai la possibilità di essere visitato dai parenti.
‘‘L’atto di morte e’ stato acquisito dal pm – ha spiegato il legale Fabio Anselmo – per cui non abbiamo in mano nulla, se non le foto scattate dall’agenzia funebre e un appunto del medico legale. Non sono stati riscontrati traumi lesivi, a quanto appare, chepossono averne causato la morte. Si parla di ecchimosi ed escoriazioni e sangue nella vescica, per cui e’ difficile sapere quando e soprattutto come e’ morto”. Stefano, a quanto conferma il legale, soffriva di epilessia. Il Ministro Alfano ha parlato di “caduta accidentale dalle scale”.,
Ma non basta. E ora il padre di Stefano chiede la verità anche al ministro La Russa. “Mio figlio in quei momenti era sotto la tutela dello Stato – ha detto Giovanni Cucchi – dunque questa vicenda non può passare sotto silenzio. E dato che e’ stato preso in consegna dai Carabinieri chiediamo chiarezza anche al ministro della Difesa Ignazio La Russa”.
La tesi della caduta accidentale dalle scale non sembra credibile nè compatibile con le ferite riportate.
Quanti Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi e Aldo Bianzino saranno necessari, prima che ci si decida a fare chiarezza sui comportamenti delle forze del disordine?
E soprattutto, quanti ce ne vorranno, se le loro storie continueranno ad essere silenziate in questo modo?
Stampa democratica, stampa infame, stampa di regime, tutta.
Bertoldino
Il cinghiale ed i suoi servi : dossier e servilismo
La bella edificante storia di Berlusconi che avverte Marazzo dell’esistenza di porno video su di lui.
Una antica e sempre meno premiata tattica per mettersi al riparo dall’eventuale accusa di essere il regista dell’operazione. Una cosa che fanno spesso gli indagati colpevoli per confondere le acque e precostituirsi un falso alibi morale , una ipoteca sui motivi per cui si mettono le mani avanti per non cadere , una specie di autosclusione per i gonzi, insomma.
Del resto ci ha pensato a lungo sul da farsi se è vero che sono passate ben due settimane di attenta e lenta meditazione tra il giorno in cui il cinghialone ammette di essere stato avvertito dalla figlietta buona - Marina, le altre son già da considearare ingrate e figlie politiche di Cacciari, poco meno che puttane, direbbe Feltri – ed il giorno in cui ha deciso di chiamare Marrazzo per fare il “gesto nobile”. Come mai tutto questo tempo?
A sentire i commenti frizzanti dei berluscloni sul caso Marrazzo sembrava di assistere ad un coro animale di
godimento, tipo ricci in calore. Essi notano gaudiosi , come tentò di fare il loro rimpianto Bettino Craxi, che essendo tutti ladri, nessuno era ladro. Tutti porci, quindi nessun porco, vai tranquillo Silvio, grufola sereno.
Altri un pò imprudenti sono usciti addirittura con improbabili distinguo sulle abitudini sessuali della destra e della sinistra formulando orgogliosamente una prefernza destrica per le donne-donne. Beh le ultime notizie su due parlamentari di destra beccati coi trans nella stessa indagine per cui Marrazzo si è dimesso fa ritenere probabile un’altra bella figura di cacca per i teorici di cui sopra. Ma stiamo a vedere.
Magari qui qualcuno arriva prima dei ROS, compra tutto e fa sparire.
Per altro verso si avverte nell’aria il fastidio dei servi per quello scandalo di andare a votare in 3 milioni alle primarie. Si avverte il rodimento di (censura) dei criceti giornalistici del governo che denunciano i “pasticci elettorali” alle primarie del Pd. Qualcuno ha votato più di una volta, stridono i criceti e magari è pure vero. Orrore. Scandalo.
Ma sarebbe interessante sapere quante volte gli iscritti al Pdl abbiano potuto votare per eleggere Berlusconi alla guida del loro democratico movimento. Facciamo zero?
Anche perchè un’acclamazione dentro un capannone al suono melenso e sciropposo di “Meno Male che Silvio C’è” non viene considerata un’elezione popolare neppure in Corea del Nord, dove peraltro usano canzoncine simili per incensare il capo.
Mentre parliamo saranno invece già pronti i dossier per la Operazione Bersani sul neo eletto segretario del PD (che schifo , un leader di partito eletto), da passare ai vari mandamenti tele-radio-giornalistici del Padrone affinchè, in assoluta autonomia e libertà naturalmente, decidano di pubblicarli.
Forse diranno delle sue giacche stazzonate ed un pò retrò, stravaganti simboli di malessere psichico ?
Peraltro la strada è in discesa per i moralisti a pagamento del boss. Difatti pur avendolo addirittura cercato a suo tempo per fargli fare il ministro, oggi Berlusconi lo considera certamente più affidabile di Franceschini – ha dietro D’Alema - ma comunque poco meno di un bolscevico.
E’ stato iscritto al Pci, possibile che non abbia un paio di pedalini stravaganti, che non vada mai dal barbiere e che zio Vladimiro, qui ritratto nello splendore della propria gloriosa uniforme, non abbia trovato qualche papello negli archivi del suo caro KGB, giusto per farsi un paio di risate fra amici tra le betulle, durante una visita personale e una vacanza? Forza brigadie’, al lavoro. La fotocopiatrice attende.
Un pensiero rispettoso ad un fascista che fu: Ignazio La Russa.
L’altra sera a Ballarò è stato prima bastonato dall’ironia del duo Bindi-De Gregorio e poverino si sentivano le unghie stridere sullo specchio. Poi per confermare che quando le sere partono male finiscono peggio, appariva talvolta terreo con quella sua faccia mesta e con gli occhi bassi e spenti mentre Berlusconi imperversava umiliando tutti , ma ancor di più lui ed Alfano, che è di gomma, con la telefonata riparatrice delle “cattiverie” di Floris.
Il boss urlante al telefono è fuori di testa: attacca i giudici rossi dimenticando che uno di quelli lo aveva assolto sul caso SME (lo smemorato di Cologno) grida come un OSSESSO di mancato contraddittorio così sotterrando la serata inutile del duo di centrodestra…
Che pena La Russa: dalle barricate di Milano allo scodinzolare triste di Ballarò…
Intanto refoli di palazzo dicono di un Tremonti sempre più isolato a difendere un rinvio del taglio dell’IRAP: berlusconi gli ha scatenato contro il partito della spesa per fargli pagare quel suo agitarsi per la successione…
Bossi lo difenderà ancora o in cambio di una regione al nord lo lascerà nei guai e si ripeterà la sua esclusione di qualche anno fà?
Crazyhorse70
Sicurezza e tolleranza zero: le bugie di Berlusconi
I Sindacati della Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria e Corpo Forestale sono scesi nuovamente in piazza in queste ultime settimane per chiedere al Governo “risposte concrete” di fronte ai tagli al Comparto Sicurezza.
Lo stato di agitazione è iniziato il 6 ottobre e culminerà domani con una manifestazione nazionale a Roma.
Ci sarà un corteo che partirà, alle ore 9.30, da piazza della Bocca della Verità (Roma) e giungerà a piazza Navona, contro i tagli alla sicurezza e per la difesa di dignitose condizioni economiche e professionali.
Con questa giornata di protesta i sindacati delle Forze di polizia denunciano le irresponsabili scelte del governo di ridurre di oltre 40mila unità il numero degli operatori in servizio, di sottrarre il 44 per cento delle risorse alle attività operative e organizzative, di rinviare di tre anni il rinnovo del contratto collettivo di lavoro e di sottrarsi all’impegno di realizzare un nuovo modello di sicurezza che esalti le professionalità.
Queste scelte smentiscono gli impegni assunti in campagna elettorale e esprimono una sostanziale indifferenza verso il diritto alla sicurezza dei cittadini e verso i diritti professionali di chi in condizioni di crescente disagio assicura il massimo impegno a garanzia della convivenza civile e la sicurezza del paese.
Ed adesso un pò di amare risate.
Il vestiario estiva arriva d’inverno e solo a metà
Viminale povero e anche distratto. Lettera dal ministero degli Interni, data 5 ottobre. Tema, il vestiario estivo. Il Siap, sindacato di polizia, chiede ragioni del perché mancano camicie, scarpe, pantaloni, anfibi. Insomma, qualsiasi cosa. I burocrati inviano, appunto in autunno inoltrato, una nota in cui annunciano di «aver provveduto all’assegnazione di 649 camicie…», contro le 1300 necessarie.
Il sentimento che domina è un misto di tristezza e rassegnazione : «E’ stato rappresentato che la limitata disponibilità finanziaria di risorse relative al capitolo di spesa non ha consentito, al momento, il completo soddisfacimento delle esigenze segnalate». Il segretario provinciale Siap, Michele Cerviere, attacca: «Sono totalmente insufficienti, siamo in autunno e le consegne non sono state ancora completate».
Tutto questo è paradossale e, per certi versi, suona anche irridente per il personale. Che già si compra gli scarponi anfibi ( come ha fatto il sottoscritto ) perchè non non ce ne sono più da tempo.
La base della Polizia è fatta di gente che si sacrifica senza indulgere in chiacchiere, ma almeno pretende di essere messa in condizione di lavorare, altrimenti me lo dite voi come minchia si fa a produrre sicurezza a garantire il rispetto della legge?
La squadra mobile e le auto troppo potenti per essere usate.
Parla il segretario provinciale del SAP , Silverio Sabino: «La situazione più comica è alla squadra mobile. Anzi tragicomica. Dunque, come è noto, mancano auto civili. Le poche ci sono, carrette esauste e da tutti straconosciute. Nel garage di via Tirreno, però, ci sono sette auto di grossa cilindrata, di cui tre nuovissime, confiscate. Pronte per essere utilizzate. Invece sono da mesi ferme. Perché? Colpa di norme e circolari inesistenti o contraddittorie. Da una parte il ministero ha stabilito che le auto superiori a 2500 cc devono ritornare all’autorità giudiziaria per essere vendute all’asta. Costi di gestione troppo alti, spiegavano. Ma c’è un’altra direttiva, emanata proprio dal ministro, che libera questi mezzi dai vincoli. A Torino, nonostante la buona volontà dei dirigenti locali, la situazione non si sblocca. Con effetti negativi per i servizi. A volte usiamo persino le auto di nostra proprietà, con tutti i pericoli che una scelta del genere comporta. Chiediamo semplicemente di essere messi in condizioni di lavorare, nient’altro».
Gli aumenti sono un insulto.
Continuana l’intervento di Sabino “40 euro di aumento, 20 netti al mese. Una miseria in tempi come questi. E poi il blocco del turn over, l’età media dei poliziotti sempre più alta e la cronica mancanza di mezzi. Le carenze di organico si faranno sentire sempre di più, corriamo il rischio di un corto circuito, dalle conseguenze imprevedibili per la macchina della sicurezza. Il governo cambi politica, basta con i tagli».
In ultimo abbiamo anche i ministri ( Maroni ) che smentiscono la realtà e che ci prendono in giro apertamente e senza alcuna remora di sorta: vogliono per caso appaltare la sicurezza alle ronde leghiste?
Questi devono esser sicuri e convinti di beccarsi i voti del comparto e quindi ci trattano da pezzenti tanto pensano che siamo di destra e per sempre fedeli : secondo me non hanno ben capito una beneamata mazza e se ne accorgeranno presto.
Cosa rispondere al Ministro dell’Interno secondo il quale le forze dell’ordine non sono carenti né di uomini nè di risorse. “In ogni settore ed in ogni servizio, ormai da tempo, si manifestano le gravi difficoltà che i colleghi si trovano ad affrontare anche soprattutto per via di una politica scellerata che li mette sempre all’ultimo posto nella scala delle priorità e Maroni ha il coraggio di dire che è tutto a posto – ha detto il Segretario Generale del Coisp Franco Maccari”.”
La realtà é che la Finanziaria 2010 ha portato in dote al sistema sicurezza un miliardo di euro di tagli generalizzati.
A Milano mancano 600 agenti, a Torino 300, a Napoli almeno 500, a Roma addirittura 1400. In totale sono tra i 15 e i 20 mila gli uomini (e le donne) che mancano in tutta Italia, soprattutto under 40, cioè giovani, e quindi è difficile mettere insieme i servizi che richiedono maggiore energia e agilità: le volanti, le pattuglie dei celerini, gli organici dei poliziotti di quartiere.
Tolleranza zero è una frase che han detto in molti facendosi belli col nostro lavoro e sentendosi campioni della legalità e dell’ordine; in effetti annunciarla negli spot pubblicitari non costa nulla, tanto poi a metterla in pratica si vedrà…
Le ultime notizie sono che berlusconi per la prima volta deve aver avuto una flessione nei suoi sondaggi e che per questo la solita cartellina coi sondaggi miracolosi non è uscita fuori durante l’ultima riunione del C.d.M: vorrà dire qualcosa?
Spero che questo mentitore di professione abbia una scoppola fragorosa nelle prossime elezioni, avendo completamente tradito le mie aspettative.
Quanto al ministro Brunetta ed i suoi insulti ai fannulloni panzoni vorrei dirgli:
Perchè non contribuisce facendoci avere la sua auto blu – e quelle dei suoi colleghi – che inutilmente ed a spese nostre portano a spasso le loro mogli ed le loro amanti a fare shopping intasando il centro di Roma?
Lorenzo 68
Il governo e il corpo-rativismo
La stitichezza si accompagna sovente all’avarizia, all’introversione, alla malinconia, alla reticenza verbale, mentre la scioltezza di corpo si associa più facilmente alla generosità, all’estroversione, all’allegria, alla loquacità. Non a caso, all’inizio della sua brillante carriera il comico Roberto Benigni scrisse e dedicò un surreale inno al corpo sciolto intitolato, per l’appunto, “L’inno del corpo sciolto”.
Chi è sciolto di corpo è sciolto di mente e di spirito, ma è sciolto anche con il linguaggio. Chi evacua facilmente e frequentemente l’intestino è una persona ironica e spiritosa, che usa con facilità le parole ed è in grado di cogliere i concetti più sottili e raffinati.
A proposito di corpo sciolto vorrei soffermarmi sul tema del corpo-rativismo.
Qualche noto esponente governativo, facendo riferimento alle vertenze sorte nella scuola, ha rimproverato gli insegnanti di condurre una “battaglia corporativa”. Ebbene, se per costoro il posto di lavoro, i diritti e le regole sindacali sono una questione corporativa, è probabile che abbiano un urgente bisogno di un potente lassativo, non tanto per sciogliere e svuotare l’intestino, quanto per liberare la mente dai troppi pregiudizi e luoghi comuni che provocano la stitichezza e l’impaccio del pensiero.
E’ alquanto probabile che costoro confondano il “corporativismo” con lo “spirito di corpo”, e con ciò intendo dire che il loro spirito è stitico ed impacciato, ossia incapace di “andare di corpo”, allo stesso modo in cui il loro corpo è stitico ed impacciato, nel senso che è incapace di spirito, cioè di essere spiritoso, sciolto, ironico ed arguto.
A voler essere precisi anche sul piano lessicale, il vero corporativismo corrisponde ad un atteggiamento sistematico volto a conservare e perpetuare i privilegi esclusivi della propria categoria professionale.
Mi chiedo: è “corporativismo” anche l’ostinata lotta di chi vuole salvaguardare la propria salute fisica o tutelare l’integrità del proprio ambiente e del proprio territorio? Secondo tale logica la dura vertenza condotta, ad esempio, dagli abitanti della Val di Susa contro l’alta velocità sarebbe una “battaglia corporativa”? E altrettanto corporativi sarebbero gli scioperi e le lotte sostenute dagli operai per difendere i propri posti di lavoro contro la crisi economica e i licenziamenti di massa? Certamente, mi sembrano battaglie assolutamente giuste e dignitose, sacrosante e necessarie.
Probabilmente si crede che il “corporativismo” degli insegnanti costituisca una tendenza conservatrice e piccolo-borghese, ossia classista ed opportunistica, in quanto finalizzata esclusivamente alla preservazione dei privilegi economici (ma quali sono questi privilegi?) di una sola categoria professionale, cioè il corpo docente. Al contrario, il “corporativismo” degli operai avrebbe maggior dignità e valore in quanto potrebbe trasformarsi (ma in virtù di quale meccanismo o processo?) nella lotta di classe.
Pertanto, il corporativismo operaio corrisponderebbe all’operaismo rivoluzionario, alla lotta di classe contro il capitalismo, spettante alle masse operaie. Di conseguenza, la lotta di classe sarebbe il risultato di un processo storico determinato dalle tendenze economiche, sindacali e politiche di origine operaia? Non mi pare proprio. Basta vedere come vota una parte cospicua degli operai nel nostro Paese.
Riassumendo in breve il pensiero stitico ed impacciato di taluni esponenti governativi “anti-statalisti”, questo sarebbe il loro schema di ragionamento “anti-corpo-rativista”:
- corporativismo operaio = lotta di classe rivoluzionaria;
- corporativismo degli insegnanti = tendenza egoistica e classista in difesa dei propri privilegi economico-professionali = opportunismo piccolo-borghese.
Complimenti, dunque, ai suddetti ministri, che dimostrano di non possedere idee molto chiare e molto sciolte, ossia hanno poche idee, oltretutto confuse. Suggerirei di assumere un efficace lassativo per sciogliere il loro pensiero dai tanti impacci mentali che ne impediscono le capacità di analisi e di ragionamento. Ovviamente non alludo ai metodi purgativi di stampo fascista, in modo particolare alle soluzioni a base di olio di ricino adottate da quel regime politico dittatoriale che, per un ventennio, ha dispensato “purghe” in tutta Italia, non certo per sciogliere o liberare la mente degli italiani. Anzi!
Concludo dicendo che una coscienza di classe matura anche attraverso battaglie che sorgono inizialmente come “corporative”, laddove una mente originariamente corporativistica riesce a liberarsi, ad acquisire e ad esprimere una crescente capacità di analisi e di critica della società nel suo insieme. Il salto di qualità politico-intellettuale avviene nel momento in cui da uno stato di “autocoscienza individuale”, il soggetto si evolve verso un livello superiore di “autocoscienza universale”.
Mi accorgo di essere diventato un pò troppo astruso e complicato, per cui i poveri esponenti del governo potrebbero sentirsi ancora più ingolfati nel loro cervello oltremodo stitico ed impacciato.
Lucio Garofalo
Gossip e potere
L’ennesima vicenda “scandalistica” e “gossippara” che coinvolge Piero Marrazzo, così come lo scandalo Berlusconi/escort, tutto sommato ci investe e ci tocca da vicino, malgrado la gente sia interessata direttamente da questioni più concrete, ossia da priorità di ordine evidentemente economico.
A mio parere, gli scandali politici e morali si intrecciano con quelli economici e con le pesanti ingiustizie sociali e materiali che investono la condizione delle classi lavoratrici e subalterne nel nostro Paese.
Il tema della moralità pubblica, così pure la crisi della democrazia liberale borghese, che sta spingendo il nostro paese ad assomigliare ed avvicinarsi sempre più ad un regime di stampo sudamericano, sono tutte emergenze reali ed importanti che pesano ed incidono direttamente anche sul versante sociale.
Dunque, non si tratta di questioni distinte e separate come si vuol far credere.
La riduzione degli spazi di agibilità democratica, la carenza di un minimo di opposizione in ambito parlamentare, non dico di segno “comunista” ma persino di natura “socialdemocratica” e riformista, la mancanza di un quadro politico che sia minimamente “di sinistra”, l’inesistenza di un soggetto politico interessato a salvaguardare e preservare la sfera dei diritti e delle garanzie costituzionali che appartengono e si riferiscono ad una mera democrazia formale e rappresentativa, sono intimamente legate all’assenza di una forza politica e sindacale in grado di tutelare i diritti e gli interessi dei lavoratori.
In effetti, sia a livello politico nazionale, come pure sul piano internazionale, è in atto uno scontro aspro e feroce per il potere, condotto anche con il ricorso a vicende scandalistiche e di gossip o di altro genere.
Lucio Garofalo
Il popolo affamato fa la rivoluzion…..
canticchiava Gian Burrasca ( Rita Pavone ) cappeggiando la rivolta dei collegiali affamati di pappa col pomodoro
Popolo che ha fame……
Popolo affamato…..
Non sto parlando dei nuovi poveri in continuo aumento.
Non sto parlando di chi la fame la fa davvero, e di chi rischia di farla se lo stato delle cose non cambia….
Chi si trova in queste condizioni non ha nemmeno la forza di pensare a niente di diverso che non sia la sopravvivenza quotidiana.
Parlo di fame di democrazia, di giustizia, di pulizia morale, di impegno sociale e civile incondizionato.
Questo popolo così affamato sta diventando il protagonista gioioso ed entusiasta di un evento che riguarda sì Berlusconi, ma nasconde un fenomeno culturale ben più profondo , ben più importante.
Una rivoluzione culturale, dal 5 dicembre 2009 niente sarà più come prima…
5 dicembre 2009 Roma ore 14,00
no berlusconi day
Franca Corradini
Al via le primarie del PD
Stanno per partire le primarie Democratiche. Tra domenica notte e lunedì mattina arriveranno i risultati.
Non sono un sondaggista, ho raccolto però una serie di sensazioni che consentono previsioni abbastanza attendibili.
Intanto il clima sembra abbastanza diverso da quello di tre anni fa quando il povero Veltroni venne proiettato sulla ribalta politica per costruire l’argine contro Berlusconi. Fu grave il fatto che, in modo poco responsabile, Veltroni credette di poter interpretare questo ruolo: il buonismo populista trasformato in ideologia.
Nella sinistra c’era ancora molto entusiasmo e la incerta sensazione di poter ritornare al governo del paese.
Oggi nella sinistra si è preso coscienza del fatto che non esiste, al momento, un leader che abbia doti e capacità di grande statista.
Ci si è resi conto che nessuno dei dirigenti è in grado di contrastare Silvio Berlusconi sul piano delle sue grandi capacità di imbonitore, piazzista e clown.
La campagna pre-congressuale è apparsa alla base potenziale dei Democratici, debole, poco consistente, e non ha saputo dare soluzioni ai gravi interrogativi.
Come diceva Rossana Rossanda il 21 ottobre su la 7, i dirigenti in lizza non hanno né il carisma né le capacità politiche per affrontare una situazione politica tanto impegnativa.
Attuare una politica economica adeguata alla gravità della situazione, impostare una seria lotta all’evasione fiscale, porre mano alle varie riforme (con particolare riguardo alla giustizia, alle procedure mostruose a cui la burocrazia ci sottopone), fare una seria e rigida legge sul conflitto di interessi: tutte cose molto urgenti che richiedono un partito molto forte, unito, che abbia superato le sue gravi contraddizioni interne.
Tra gli iscritti e soprattutto tra i simpatizzanti d’area della sinistra questi fatti sono stati adeguatamente percepiti e troveranno riscontro nei risultati delle primarie.
E’ facile prevedere che tutta la servitù berlusconiana sta per scatenarsi per “celebrare” l’ennesimo trionfo di Re Silvio I° e per giorni ci scaricheranno addosso l’inno a Silvio e ogni sorta di improperio sulla sinistra morente.
Superata la mazzata ci rimetteremo a costruire il movimento e le strutture avendo molto più chiaro il percorso da seguire per ritornare alla democrazia.
Mario S.
Priorità vere ed emergenze finte
Riporto in breve due inquietanti ed emblematici casi di cronaca della scorsa settimana.
Il primo episodio si è verificato a Milano lunedì 12 ottobre. Un uomo di origini libiche ha fatto esplodere un ordigno rudimentale di bassa potenza, contenente all’incirca due chili di esplosivo artigianale, all’ingresso della caserma Santa Barbara, sede del Primo Reggimento Trasmissioni e del Reggimento artiglieria a cavallo dell’esercito di piazzale Giuseppe Perrucchetti, nella zona di San Siro, provocando una violenta esplosione. Una compagnia di questo reggimento è attualmente dislocata in Afghanistan. Il bilancio dell’attentato è di due feriti: oltre all’attentatore, che versa in gravissime condizioni, è rimasto coinvolto un caporale di 20 anni, che ha riportato solo lievi ferite.
Il secondo episodio è accaduto a Napoli sabato 17 ottobre. In una casa del rione Sanità, nel centro storico di Napoli, un bambino di 6 anni è morto asfissiato dal monossido di carbonio generato da un braciere che la madre aveva acceso in camera per vincere il freddo. Da due settimane l’Enel aveva staccato i fili della corrente elettrica perché i genitori non riuscivano nemmeno a pagare la bolletta. Il corpo esanime del bambino è stato rinvenuto accanto alla madre agonizzante, anche lei intossicata dalle esalazioni di gas velenoso prodotto dal legno bruciato nella piccola stanza. Entrambi sono originari delle isole di Capo Verde, situate al largo delle coste del Senegal, in Africa Occidentale.
Questo tragico e raccapricciante avvenimento denuncia in modo crudo e inequivocabile la triste realtà in cui sono costretti a vivere molti stranieri immigrati nel nostro Paese.
Il reato di “immigrazione clandestina” è stato introdotto dall’articolo 10 comma bis della Legge n. 94 del 15 luglio 2009 (facente parte del cosiddetto “pacchetto sicurezza”) pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 24 luglio 2009, n. 170. Il Decreto Legislativo è in vigore dal 3 agosto. Tale provvedimento ha indotto molte procure a sollevare rilievi e dubbi di legittimità presso la Corte costituzionale. A Torino la Procura guidata da Gian Carlo Caselli ha scritto che le nuove norme prevedono sanzioni pecuniarie irragionevoli e inapplicabili e puniscono “una mera condizione personale dello straniero”.
Il 2 luglio su Micromega, vari intellettuali, tra cui Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia e Gianni Amelio, avevano sottoscritto un “Appello contro il ritorno delle leggi razziali in Europa”, in cui si legge: “Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l’adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali. È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti”.
Come è noto, il tema della sicurezza collegato in termini strumentali al problema dell’immigrazione clandestina, è uno storico cavallo di battaglia della Lega, che istiga ed asseconda gli istinti e i sentimenti peggiori diffusi tra la popolazione, in modo particolare tra gli strati più insoddisfatti e frustrati sotto il profilo economico e sociale.
Di fronte all’enorme tragedia rappresentata dalle nuove povertà che affliggono soprattutto gli immigrati, ma anche i settori più degradati e marginali della società italiana, persino le fasce che un tempo godevano di un relativo benessere, le questioni securitarie cavalcate in chiave elettorale dalla Lega Nord passano inevitabilmente in secondo piano. La vera emergenza è costituita dalla guerra tra i poveri e contro i poveri, non dalle finte emergenze di ordine pubblico legate al bisogno di sicurezza urbana di natura privata ed egoistica o dalle false pandemie inventate ad arte dai mass-media.
Lucio Garofalo
Mentre la nave affonda e molti topi in fuga provano a salvarsi un gustoso Luttazzi vince tutte le cause…
E’ tempo di rivolgimenti nella politica italiana. Non possiamo chiamarla rivoluzione perché l’operazione del cambio di bastone del comando non è – almeno finora – una fase caratterizzata dall’efficacia della partecipazione e della democrazia diretta. Non vedo infatti alcun recepimento delle istanze dal basso ( come quella della manifestazioni recenti o delle belle iniziative future , vedi il NO BERLUSCONI DAY organizzato attraverso il web per il prossimo 5 dicembre ) quanto piuttosto una lenta ma progressiva esautorazione del cavaliere.
Ciò avviene attraverso manovre interne al potere e causate solo dall’eccessivo sbracamento dello stesso leader , dalle sue gaffes che lo rendono impresentabile ( e qui risuonano inascoltate le parole della moglie sullo stato mentale del marito ), da alcuni eccessi dei suoi servi ( vedi gli ultimi Feltri e Brachino ) nonchè non ultime le sue improvvide scelte di politica internazionale.
Comunque il trapasso è un fatto ormai deciso di cui è incerta solo la tempistica ed allora molti degli informatissimi suoi soci sembrano una miriade di topi in fuga dalla nave che affonda; magari pronti fin d’ora a dichiarare di non sapere neanche chi sia Berlusconi, di non averlo mai “veramente conosciuto”, di non aver saputo in tempo l’entità della sua attitudine delinquenziale, di aver sempre sperato che risolvesse da solo il conflitto di interessi e balle del genere .
A seconda delle dimensioni del sorcio – media , grande e piccola – la litania delle balle raccontate è più o meno rivoltante. Voglio dire : le mosse delle zoccolone di nome Casini, Fini e Tremonti non sono paragonabili ai deboli squittii di peones di compagnia come , non so, Paolo Guzzanti…
Tutti annacquando le proprie responsabilità in un mare di distinguo e di “non sapevo” - ovvero “non c’ero e se c’ero dormivo” - ma determinatissimi ormai a prenderne ipocritamente le distanze.
Per i topi in fuga è già pronta la scialuppa di salvataggio, rappresentata dal nuovo nutrito esercito di terzisti, gente che ha sempre obiettivamente aiutato l’affermarsi di berlusconi, un pò per ignavia ed un pò per interessi di bottega ( vedi quanto detto sui poteri forti e sulle sette sorelle dell’editoria ) e che è pronta ad armistizi e “volemose bene” sull’altare del principio di dover a tutti i costi “evitare una guerra civile strisciante” e ” tornare a parlarsi fra eserciti contrapposti“, per esser chiari il comportamento tenuto dal Corriere della Sera.
Tutta questa storia era peraltro già prevista ed in verità facilmente prevedibile: ciò non toglie che lasci comunque una traccia di trasformismo sempre vomitevole .
Ed allora vogliano ricordare agli eventuali smemorati uno degli atti d’imperio più efficaci e dirompenti del berlusconi premier , il famoso editto bulgaro che epurò alcune voci indigeste, tra cui quella di Daniele Luttazzi.
Eccovelo in una gustosa intervista presentata di recente da Fabio Barbera su Agoravox : “Per non dimenticare: Il Times intervista Daniele Luttazzi, uno dei grandi epurati dal berlusconismo!”
” Suvvia – dice qualcuno – non è mica un regime. Eppure degli strascichi di regime questo governo se li porta dietro. Ad una settimana dalla mobilitazione nazionale per la libertà di stampa (se ne parla qui http://www.agoravox.it/300-000-in-piazza-a-Roma-per.html e qui www.barberafabio.spaces.live.com) per farci vedere com’è difficile fare satira, informazione e controinformazione in Italia in tempo di berlusconismo, qualche tempo fa una giornalista del Times, Lucy Bannerman, ha intervistato Daniele Luttazzi. Ecco cosa ne è venuto fuori!
Ci spiega per favore come è stato citato in giudizio da Berlusconi e perché?
Che genere di conseguenze ha avuto questa causa sulla sua carriera?
La satira, dai tempi di Aristofane, dà fastidio perché esprime un giudizio sui fatti, addossando responsabilità. I miei monologhi colpiscono Berlusconi ma anche la religione organizzata e l’opposizione inesistente del PD, inclusi gli scandali in cui sono coinvolti dirigenti di sinistra (il caso Unipol). Ecco perché anche l’opposizione qua si disinteressa alla libertà della satira in tv, che è libertà della democrazia. Neppure Rai3, i cui dirigenti sono di sinistra, mi ha mai chiesto di tornare in tv, in questi anni. Il potere, in Italia, è suddiviso fra clan di destra e di sinistra. Scandali recenti hanno mostrato come questi clan si mettono spesso d’accordo sulla gestione della cosa pubblica, a livello locale e a livello nazionale. Lo stesso tipo di accordo precede le nomine dei dirigenti Rai. Il risultato è che la democrazia sostanziale è corrotta.
Quali somiglianze vede tra il controllo della stampa nel ventennio fascista e il controllo dei media al tempo di Berlusconi?
L’altra minaccia è legata all’enorme conflitto di interessi di Berlusconi. Ha aziende tv e imprese di assicurazione e di distribuzione pubblicitaria e cinematografica. Questo inquina la libertà del mercato. Un’inchiesta recente ha dimostrato che, da quando è al governo Berlusconi, molte aziende hanno tolto pubblicità dalle reti Rai per spostarle su quelle Mediaset di Berlusconi. Berlusconi inoltre controlla la politica economica e i servizi segreti. La sua influenza si estende su OGNI settore della vita italiana. E’ un potere di ricatto enorme. Uno dei pochi giornali di opposizione vera, il manifesto, sempre documentatissimo e corretto, stenta a sopravvivere perché le aziende italiane non comprano spazi pubblicitari. Ecco un altro tipo di strozzatura. Non stupisce allora che i passi della quasi totalità della stampa e della tv italiana siano felpati. Il caso recente di Veronica Lario e Noemi ha dimostrato una volta per tutte l’esistenza di una sorta di Agenzia Stefani contemporanea, prontissima a ubbidire alle esigenze del Capo e a massacrare la vittima di turno (sua moglie, in questo caso). Fra giornalisti e testate, la lista dell’inquinamento berlusconiano è lunga.
Perché il suo contro-racconto è stato rapidissimo e pervasivo, mentre sua moglie (la vittima) è stata zittita e insultata come una poco di buono e come cornuta (“Libero”, editoriale dell’allora direttore Feltri ora passato al Giornale, ndr). La propaganda dell’Agenzia Stefani funziona e Berlusconi ne è un maestro. Sua moglie lo conosce da trent’anni e lo ha definito un uomo malato. Ecco un’altra domanda che avrei fatto a Berlusconi, se fossi stato ospite di “Porta a porta”: di che malattia sta parlando sua moglie, presidente?


